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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Pre-testi del Gioco Ermetico ed Immaginale del Sogno: L'Ontoteologia del Fagiolo   Aprile 2011
Di Stanton Marlan
Traduzione di Diego Pignatelli Spinazzola
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Stanton Marlan, Ph.D., ABPP è un autorevole analista junghiano, psicologo clinico e professore aggiunto di psicologia clinica alla Dusquesne University. E' analista supervisore dell'Inter-Regional Society of Jungian Analysts e Presidente della Società di junghiani analisti di Pittsburgh. Tiene entrambi i corsi di psicologia clinica e psicoanalisi all'American Board of Professional Psychology. Ha pubblicato numerosi articoli sulla psicologia junghiana, è editore di tre libri ed autore di The Black Sun: the Alchemy of Art of Darkness (Texas A&M Press 2005). Le sue aree di interesse variano dalla psicologia archetipica, l'alchimia, il buddhismo Tibetano, la fenomenologia, la teoria postmoderna e la psicologia dei sogni.

 

 

 

Pre-testi del Gioco Ermetico ed Immaginale del Sogno:
L'Ontoteologia del Fagiolo
(1)

 

Sii saggia, Arianna! … Lei ha delle piccole orecchie, lei ha delle orecchie come le mie: Ha lasciato una saggezza in loro! — dobbiamo dapprima odiare noi stessi se non amiamo noi stessi? … Sono il tuo labirinto.
Friedrich Nietzsche, i Ditirambi di Dioniso (2)

 

Ed uno Spirito areo informa le cellule dell'ascolto, il buio che acceca; il labirinto Intricato,più timore per il pensiero di entrare nella cava oracolare.
William Wordsworth, “Sul Potere del Suono" (3)

 

Lo psicoanalista si preoccupa di lasciare che la saggezza entri nell'ascolto. Se gli psicoanalisti parlano di cura è perché sono capaci di ascoltarla - visto che il sentire è essenziale sia per il paziente che per l'analista. L'ascolto deve essere aperto ed in sintonia: questa applicazione vale sia per l'ascolto pratico che per "l'ascolto interiore", l'organo immaginale dell'ascolto.

Lo psicoanalista Theodor Reik descrive l'importanza dell'ascoltare con il "terzo orecchio", riferendosi ad esso come ad un "eccellente ascolto" per il quale egli intende un ascoltare ed un sentire di "ciò di cui la gente non dice, ma sente e pensa". (4)

Reik suggerisce che la capacità dell'ascolto deve essere "voltata all'inverso" (5) in modo da ascoltare le voci dall'interno.

Per Reik questo genere di ascolto è un ascoltare i contenuti "all'interno del sé che altrimenti sarebbero non udibili perché tagliati fuori dal rumore dei pensieri dei processi della coscienza".

Reik incita gli studenti di psicoanalisi ad ascoltare queste voci interiori - "ècouter aux voix entèrieures" - per "la notte che rivela cose meravigliose che sono nascoste al giorno". (6)

Ma cos'è interiore, cos’è l'interiorità? Come analisti diveniamo consapevoli dell'oltre dei sentimenti e dei pensieri che sentiamo,ma c'è qualcosa di più, cose sconosciute ed inesplicabili, un silenzio al di sotto dell'ascolto e profondamente incorporato nella costituzione stessa del linguaggio. Per questo, anche, noi dobbiamo sviluppare una sensibilità, una sensibilità all'approccio al linguaggio che si esprime in se stesso nell'oscurità, la grammatica della notte. Come noi ascoltiamo i sintomi e i sogni del mondo notturno, possiamo sovra udire un altra scena, la scena del silenzio invisibilmente "presente" nel (pre)testo del linguaggio stesso. Siccome il linguaggio notturno alle volte è strano e tortuoso dato gli standards delle aspettative del giorno, è un linguaggio che può sottrarci agli impegni di ogni giorno, al nostro "fallimento ad ascoltare" il nostro stesso . (7) Secondo Heidegger e Lacan, noi dobbiamo interrompere il nostro tipo di ascolto quotidiano in modo da prestare ascolto. Nell'esperienza analitica questo interrompere, questo rompere con la quotidianità è spesso provocato da una crisi, sintomo, o sogno e da un tipo di linguaggio che è inscritto nello spazio del mythos, in uno spazio che intercorre tra la patologia e la poesia. Nel sintomo, sogno, mito, patologia e poesia, c'è una "chiamata "dall'oltre, una "chiamata" che Heidegger descrive come il venire "da me ed oltre da me". (8) La chiamata di questi testi suggerisce che stiamo parlando di un ascolto e di una complessità oltre la semplice identità, che come Lacan ironicamente fa notare, non può semplicemente essere ascoltato da un "terzo orecchio" come se i due orecchi non fossero abbastanza sordi". (9)

Una donna sulla cinquantina presentò il seguente sogno: "Avevo avuto una lima di fagiolo conficcata nel mio orecchio mentre l'affettavo longitudinale in mezzo". Trovava il sogno piuttosto sciocco ma io ero interessato ad esplorarlo. Le chiesi di dirmi di nuovo su quanto lei stesse raccontando se aveva effettivamente della difficoltà nell'udire dallo stesso orecchio in cui il fagiolo era conficcato. Lei notò anche un ulteriore riflessione e cioè che la strana sensazione che aveva avuto nell'orecchio era simile a quello che aveva sentito nel sogno, "come se ci fosse un tipo di blocco". Era un torpore fastidioso e non poteva sentirlo chiaramente. Questo l'ha condotta a consultare un numero di medici che non trovarono niente di sbagliato. Un dottore, lei riferì, le aveva suggerito la possibilità di un operazione chirurgica esplorativa ma senza alcuna garanzia. Come stava parlando del suo problema all'udito divenne ancora più agitata.

Le  chiesi quando era iniziato il sintomo ed ella riferì che era successo, da quello che poteva ricordare all'incirca un anno fa.

Le ho chiesto della lima di  fagiolo e mi ha detto che da bambina li mangiava, ma dopo ne ebbe la repulsione da trovarli brutti, e indigesti. Le ho chiesto se c'era qualcosa che era accaduto in quell'anno che li trovò brutti. Questo commento la fermò e improvvisamente cambiò visibilmente faccia. Iniziò a piangere e mi disse dopo brevi momenti di panico che ella era addolorata per aver perso suo marito a quel tempo.

Come conversava mi riferì che stava cercando di andare avanti nella sua vita; era inconsapevole del dolore che stava provando. Lei disse che non poteva parlare molto della sua perdita giacché l'emozione le cresceva. Lei disse che non aveva avuto delle perdite importanti prima e che lei e suo marito erano "in stretti rapporti". Perderlo era come "essere spezzata in due" e si sentiva profondamente come un "piccolo bambino indifeso ed insignificante come un essere a metà".

Ripetei le parole "un essere a metà" in tale modo che le risuonò come nell'immagine di "un fagiolo a metà". Entrambi sorridemmo per lo strano motivo del "fagiolo a metà" del sogno nella sua esistenza. Per questa donna (la donna) la perdita di suo marito voleva dire la perdita del senso di integrità, la perdita del suo sè/lui a cui lei stava disperatamente ed inconsciamente aderendo. Senza di lui lei si sentiva indifesa, insignificante fratturata, come uno spettro di una persona. Stranamente a volte, lo psicanalista ed il filosofo arrivano a percepire similmente l'umanità, usando differenti percorsi. Leggendo la condizione della nostra sognatrice attraverso lo Zarathustra di Nietzsche con lucidità, otterremo una fortissima sensazione della fragile condizione che giace al di sotto dell'ascolto. In "Sulla Redenzione", Nietzsche asserisce:

 

E quando sono uscito della mia solitudine ed ho attraversato questo ponte per la prima volta non mi sono fidato dei stessi miei occhi e ho guardato e guardato di nuovo, e ho detto finalmente, 'Un orecchio! Un orecchio tanto grande quanto un uomo'! Ho guardato tuttavia più attentamente — e veramente, al di sotto dell'orecchio c'era qualcosa che si muoveva, qualcosa di penosamente piccolo ed infelice ed insignificante. No c'era dubbio,il tremendo orecchio era stato attaccato a un piccolo, sottile stelo — ma questo stelo era l'essere umano! .... Quando Zarathustra parlò così...  si voltò ai suoi discepoli in profonda costernazione e disse: "In verità, miei amici, cammino fra gli uomini come se camminassi tra frammenti e le membra di un essere umano. Tutto ciò è terribile per i miei occhi. Trovo l'uomo nelle rovine e disperso come sopra ad un campo di battaglia o in un terreno da macello.  ..." (10)

 

sopra, Nietzsche fa riferimento al più grande dramma dell'umanità, che l'analista incontra regolarmente nei casi individuali con i pazienti; incontri che lasciano l'analista con una consapevolezza acuta dei frammenti martoriati e maciullati del "sé" che giace appena al di sotto del nostro ascolto. Nel caso che è stato discusso, sembra che l'orribile verità della morte del marito che non sarebbe potuta essere accettata, ne ascoltata da una donna che era stata sempre sola con lui e che ora si sentiva come un intero essere/fagiolo. In questo non c'è niente di particolarmente nuovo. La letteratura tradizionale psichiatrica e psicanalitica descrive come nelle situazioni di lutto e di perdita, uno può sentirsi "indifeso, inadeguato, incapace, infantile, o personalmente fallito". (11) Allo stesso modo la letteratura ha compreso che queste emozioni sono da attribuire al collasso di ciò che è stata chiamata "la "funzione specchio" del coniuge" (12) che può servire come un riflesso ed un'estensione del sé. Le percezioni del coniuge, gli atteggiamenti, i sentimenti, i giudizi, la filosofia di vita, lo stato sociale, ecc... possono servire da contenitore o sostituto dell'identità dell'altro, dando un senso allargato del senso dell'essere — un senso di integrità e di totalità attraverso la fusione. Così, la perdita dell'altro potrebbe essere sperimentata come una perdita di quel primitivo senso di estensione e di unità che la persona in lutto combatte per mantenere. L'implicazione più esatta di questo tipo di perdita è fatta notare comunque da Brice che osserva, "che la morte dell'altro è la morte di un mondo; un intero nesso di possibilità. ...” (13)

Accettare tale perdita è la cosa più difficile e la letteratura analitica abbonda di problematiche così.

Freud aveva postulato inizialmente una differenza importante tra il normale lutto e la malinconia, che considerava una condizione patologica.

Volkan discute la dinamica del lutto patologico come uno stato nel quale chi porta il lutto tenta di intrattenere l'altro attraverso una sostituzione — una rappresentazione marcata della perdita o dell'assenza attraverso un immagine/simbolo patologizzata di un sintomo.

In questi casi, la rappresentazione è sperimentata come  "un corpo estraneo all'interno di se stessi". (14)

Volkan definisce questo corpo “un introiezione che consente al portatore del  lutto di sospendere il processo del lutto in ciò che chiama uno stato di fissazione dello stabilizzarsi del lutto patologico". (15)

Nel suo lavoro intitolato "Fors" Derrida elabora ulteriormente su questa costernata condizione asserisce che l'oggetto perso è un tipo di incorporazione che segna così un rifiuto al lutto. Derrida fa riferimento a questo processo come di una "corporazione criptica". (16)

Immaginiamo il nostro fagiolo non solo come un oggetto/luogo di "corporazione criptica" ma anche un tipo di crittogramma. In questa modo, la perdita è diniegata e il fagiolo prende inconsciamente il posto di suo marito. O forse nel matrimonio del fagiolo e dell'orecchio ciò che è marcato è una primordiale unità vegetale dove lei e suo marito restavano fusi in un essere/fagiolo. In primo luogo, l'immagine serve a negare un nuovo stato relazionale e a proteggerla dall'esperienza di essere in una metà essere/fagiolo. In secondo luogo questa soluzione la lascia con un sentimento di ottusità ed una difficoltà esperita nell'udire. Questo sintomo, la sua perdita del sentire, rimpiazza l'ansietà della perdita dell'altro e l'anticipata perdita del "sé". Ora c'è un dettaglio curioso nell'immagine della nostra sognatrice. Mentre il suo "orecchio" tiene il fagiolo, "lei" (l'ego di sogno) l'affetta nel mezzo come se partecipasse a quella separazione che supponiamo desideri evitare. In questo dettaglio c'è il complicato telos della doppia intenzione ,entrambi legati insieme nel tessuto mescolato del fagiolo. Potremmo immaginare quest' "affettare" come un'espressione del desiderio di separazione della sognatrice, di liberarsi dalla fusione dall'essere incorporata in un singolo essere/fagiolo. Qui la psiche è inflessibile nel calcare il suo messaggio di separazione, una separazione necessaria che guida l'anima nell'affrontare il vuoto alla base della sua perdita, una condizione che si ritrova anche nell'alchimia e nel mito, i quali ci dicono che essa risulti essere una condizione necessaria per la continua creazione. Come fa notare Edinger:

 

"la separatio è strettamente connessa con il simbolismo della mortificatio, il che significa che la separatio potrebbe essere l'esperienza della morte. L'estrazione dello spirito dalla pietra o dall'anima del corpo corrisponde all'estrazione del significato del valore psichico dal particolare, oggetto concreto di tale situazione. Il corpo - che è la manifestazione concreta del contenuto psichico - alla fine muore. Questo corrisponde all'introvergersi di una proiezione "che se piuttosto forte, comporta il processo del lutto. Così, la morte di una persona amata è un aspetto dell'individuazione.

La morte di un genitore, un fratello, un bambino, un amante o un coniuge sono crisi di individuazione che sfida gli stati elementari dell'identificazione e della partecipation mystique. Il collegamento tra l'ego-inconscio con il Sé  è incorporato in queste identificazioni primarie e quindi l'occasione di tale morte si rivela cruciale. Essa condurrà a una crescente realizzazione del Sé, nel caso peggiore se le potenzialità della coscienza sono abortite, potrebbero poi seguire degli effetti negativi, regressivi, ed anche fatali. (17)

Gli alchimisti erano consapevoli della necessità archetipica di tale taglio e l'hanno espresso nel ricco simbolismo della separatio: "Ogni nuovo incremento della prima materia porta avanti un'azione affilata ….”

"La creazione della coscienza," Edinger ci dice, "richiede che il nuovo contenuto sia tagliato fuori dall' inconscio". (18)

Spade, coltelli e lame affilate di tutti i tipi appartengono al simbolismo della separatio. …. Uno dei primi attrezzi d'avanguardia degli aborigeni. Il Logos è il grande agente di separatio che porta il potere della coscienza al di sopra della natura…. (19)

 

Edinger illustra la separatio in un'immagine interessante presa da Maier un classico lavoro alchimistico, Atalanta Fugiens, intitolato "Tagliando l'Uovo Filosofico". L'immagine illustra l'alchimista che tiene una spada sopra l'uovo, e l'affetta in due. Questo processo è anche noto nei miti di creazione che iniziano con un uovo cosmico. La Von Franz nota che:

 

"dopo chè l'uovo è stato creato viene diviso generalmente in due parti. … Frequentemente uno trova lo stesso motivo di separazione dell'unità preconscia in connessione con la separazione dei genitori primordiali.

In molti miti di cosmogonici i genitori primordiali, Padre Celeste e Madre Terra, per esempio, esistevano dapprima in un abbraccio continuo. Poiché formano, l'essere ermafroditico nella coabitazione reciproca costante. In questo stato niente può venire in esistenza, perché il Padre Celeste è strettamente unito con la Madre Terra,così che non c'è spazio per nessun altra cosa all'infuori di loro". (20)

 

Uno potrebbe immaginare questo stato archetipico come condizione basilare della nostra sognatrice in cui l'essere/fagiolo risiede non solo nella perdita del marito ma anche nella residua aderenza dei genitori archetipici.
Qui la sua psiche tenta di mantenerla ed allo stesso tempo di liberarla dalla fusione con l'azione di tagliare il fagiolo in due. I miti della creazione descrivono il primo atto di creazione come una "separazione di questa coppia divina, spingendoli sufficientemente fuori, estraniandoli in modo che venga creato uno spazio per il resto della creazione.

Questo può essere paragonato al taglio dell'uovo". Nella situazione che discutiamo, la separazione è provocata dalla morte e dalla perdita, e mentre la psiche resiste disperatamente a tale taglio, entrambi la psiche e la nostra sognatrice partecipano a questo desiderio archetipico che mira ad una nuova vita. In tale desiderio, come è stato spiegato da Freud, si rileva la possibilità di colpa e di ambivalenza che può risultare in un processo del lutto bloccato che rimpiazza intenzioni opposte. (21)

Una persona in lutto si sente spesso colpevole del suo desiderio di staccarsi dall'amato, mentre la psiche oggettiva sostiene questo movimento.

E' interessante far notare di come la pressione/desiderio di liberarsi sia presente non solo nel sogno della sognatrice, ma risulti anche nel mondo del letteralismo pratico come sostituto del coltello del chirurgo, l'operazione esplorativa suggeritale a priori dalla simbolizzazione del suo sogno.

 

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Note:
1. Revised version of paper first presented at a Festival of Archetypal Psychology, University of Notre Dame, July 7-12, 1992.
2. Friedrich Nietzsche, Ditirambi di Dioniso, trans. R.J. Hollingdale (London: Black Swan Books Ltd., 1984), 59.
3. http://www.bartleby.com/145/ww746.html. Retrieved 1/27/2007.
4. Theodor Reik, Listening with the Third Ear (NY: Garden City Books, 1948/1951), 146.
5. Ibid., 147.
6. Ibid.
7. Martin Heidegger, Essere e Tempo (NY: Harper & Row, 1962), 315.
8. Ibid., 320.
9. Jacques Lacan, The Four Fundamental Concepts of Psycho-Analysis (NY: W.W. Norton & Company Inc., 1978), 258.
10. Friedrich Nietzsche, Thus Spoke Zarathustra in The Portable Nietzsche, trans. W. Kaufmann (NY: Viking Press, 1954), 250.
11. S. Schuchter, Dimensions of Grief (San Francisco: Jossey-Bass Publisher, 1986), 11.
12. Ibid.
13. Charles Brice, “What Forever Means: Some Thoughts on the Maternal Mourning of a Child Lost Through Death” (Pittsburgh: Duquesne University, 1986). Early draft of unpublished dissertation.
14 Vamik D. Volkan, “The Need to Have Enemies and Allies: From Clinical Practice to International Relations” (Northvale, NJ: Jason Aronson, 1988), 161.
15. Ibid.
16. Jacques Derrida, “Fors,” in Georgia Review, Vol. 31, 1977, 78.
17. Edward Edinger, Anatomy of the Psyche (LaSalle, IL: Open Court, 1985), 202-3.
18. Ibid., 189-191.
19. Ibid., 191.
20. Von Franz quoted in Edinger, Anatomy of the Psyche, 185.
21. Freud describes such a situation as a “cleavage” that, according to Lukacher, “marks the site of incorporation.” In this Lukacher hears an ontological echo. He states that in the notion of “Zweispalt” (cleavage) “psychoanalytic theory approximates Heidegger’s ‘primal incorporation of the oblivion of Being.’ “Like the melancholic’s relation to the lost object, thinking in the epoch of the closure of metaphysics cannot fully overcome the lost metaphysical object. Overcoming ontotheology is not unlike overcoming a death in the family.
Metaphysics, like the loved person, can be overcome only by being incorporated. What Freud posits as a marginal and pathological process becomes in Heidegger the fundamental event in the history of philosophy.” Ned Lukacher, Primal Scenes: Literature, Philosophy, Psychoanalysis (Ithaca: Cornell University Press, 1986), 89-90.

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