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Riflessioni sulla Psicologia TranspersonaleRiflessioni sulla Psicologia Transpersonale

di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Una prospettiva junghiana sul Mercurio come simbolo alchemico, parallelo ed esperienza oltre la soglia.  Febbraio 2013

 

Va oltre le mie forze occuparmi di un argomentazione mitologica relativa all'ermetismo per cui non approfondirò più di tanto in questa sede ma tenterò di delineare, impresa alquantuo ardua, le aree di interesse che riguardano l'ermetismo nel simbolo enucleato del mercurio filosofico.

 

Va a C. G. Jung il merito di aver dato un profilo psicologico all'imago mercurialis che avvicenda mito e folklore, alchimia e religione.

 

Inutile proporre qui il parallelo più prossimo al Mercurio, cioè Cristo. Tuttavia nel mio esiguo tentativo di delineare una sintesi, mi affido deo concedente alla pazienza del lettore perché possa perdonare il breve accenno che ivi sto per trattare. E' di pertinenza dell'analista individuare attraverso un analisi costruttiva ed amplificativa le dinamiche che invadono la sfera personale e quella transpersonale. Jung considerava il mercurio un' istanza psichica, un ponte con le quote subliminali della psiche oltre che essere guardiano e messaggero dell'Ade. E' di importanza preliminare trattare l'iniziazione ai misteri della soglia, poiché tali esperienze liminali fungono da portali per la comprensione del portato mercuriale e simbolico-ermetico. La circumambulatio che ne conviene figura più come una gravitazione psichica (Neumann 1956) della coscienza rimescolata alle immagini dell'inconscio. Mercurio è un symballein, un ponte verso un' altra regione psichica dell'inconscio. Ogniqualvolta ripetiamo l'esperienza liminale siamo come borderline ammantati presso la soglia di Mercurio, il mistagogo par excellence dell'esperienza visionaria.

 

Hillman sostiene che "Hermes si situa sui confini" (Hillman, On Paranoia 1985) come la stessa tendenza borderline che tocca zone liminali e potenzialmente accessibili. La psicologia primitiva considera il limen così come anche Jung, una zona tabuica, un temenos. Le divinità che sono succedute variandosi in sequenze mitologiche hanno occupato il recinto sacro fin dai primordi generando matrici di matrici. Thoth ed Ermete Trismegisto, divinità egizie ctonie, sono stati i primi prototipi del Mercurio che è stato tenuto poi a battesimo dai teologi alchimistici medioevalisti. Thoth o meglio la simia dei è una delle prime rappresentazioni della creatura ancestrale e dell'elemento divinatorio di iniziazione ai Mysteria. Sorta nel crepuscolo del vestibolo infero d'Egitto, la simia dei è il back to the basics degli antichi. Nel medioevo mercurio si evolve dall'alchimia araba e diventa spirito teologico prendendo le veci di Cristo. Jung alluse al parallelo Mercurio/Cristo-lapis come effige ed emblema ermetico della pietra filosofale, corrispettivo simbolico di quel processo psichico che tende verso la totalità. La pietra come miracolo e come lapis exilisetvilis perché rigettata allorché ritenuta preziosa. E' sul confine che Mercurio nel corrispettivo mitico di Asklepio porta veglia e stati ipnagogici. Jung si servì del parallelo ipnagogico in un periodo storico in cui Freud stava esaminando l'ipnotismo e le associazioni libere come metodo di indagine onirica. E Mercurio fu adottato da Jung come parallelo dell'inconscio portatore del sogno al di là della soglia e della barriera sensibile, lì nei regni onirici ed immaginali. Portatore quindi di istanze immaginali e liminali, il mercurio ripeteva oniricamente quell'esperienza circumambulatoria dell'ouroboro primordiale, il serpente che morde a se stesso la coda. E' questo infatti il miglior parallelo del sogno come esperienza di contenuti onirici che gravitano nei reticolati dell'inconscio a mò di un magnete psichico. Jung stesso prese a prestito l'immagine del mercurio per denominare questo processo. Sarà proprio l'immaginazione attiva, metodo fondato da Jung (1918) dopo l'esperimento individuale con il Libro Rosso, e basato su gli esercizi di Ignazio di Loyola e  varie pratiche alchimistiche come la filosofia meditativa di Gerardus Dorneus. Da ora in poi Mercurio diverrà un punto di riferimento metaforico ed allegorico riprendendo il Viatorium di Michael Maier e il viaggio nelle stazioni planetarie, le ostia Nili (Maier 1918). Jung troverà nel panorama Egizio e mitologico di Michael Maier, una valida formulazione del suo descensus nel vestibolo di immagini primordiali. Il domicilium mercurii è lo stadio del viaggio in cui Maier intervista il Mercurio sito nei pressi dell'Arabia felix e delle terre d'Egitto dove la circulatio planetaria invoca lo stesso Mercurio. Come allegoria christi Mercurio è un cervus fugitivus paragonato all'Unicorno che abbraccia la Vergine come il fanciullo carezzato nel grembo di Maria (Psicologia e Alchimia, Op. Vol. 12 pp.416-430). Mercurio è anche monstrum hermaphroditum, drago, leone e tricefalo nonché allegoria dello Spirito Santo. Nelle sembianze del leone verde è il simbolo della pietas e della viriditas cristica. Come ermafrodito è difatti un aenigma regis, rebis della prima materia e dell'ultima come pietra filosofale e filius noster. Ogni qualvolta entriamo nel sogno ci stiamo sporgendo nel limen ai confini dell'Ade e Mercurio come spirito traghettattore guida le nostre premonizioni e sensazioni. Per Jung il Mercurio nell'immagine dello psicopompo, del drago velenoso e paradossalmente del rimedio, farmaco e panacea, era un imago criptica che svolse quasi quel ruolo che anzi tempo svolse Filemone nel guidare lo psicanalista nelle vie traverse della Nekyìa come spirito aleggiante verso i misteri dell'oltretomba e dei sepolcri (LN Septem Sermones in Prove pp. 331-360). Mercurio come ermafrodito sprona Jung verso il significato emblematico e psicologico dell'anthropos mistico e dell'homo totus. Mercurio quindi non solo come allegoria cristico-ermetica ma come immagine per il . Non più mythos ma processo psichico funzionale all'attività onirica di dispiegamento dei processi dinamici dell'inconscio. Il valore funzionale di tale processo rendeva l'idea di come da un simbolo ctonio sorgesse un contenuto psichico autonomo, (il tertium non datur), per assurgere a sintesi degli opposti psichici ed antinomici. Materiale questo che fu trattato da Jung per esteso e con appositi approfondimenti tematici nel Mysterium Coniunctionis, (Op. Vol. 14),opera tardiva dell'esteso opus junghiano alchemico.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

C. G. Jung, Op. Volume 9** Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, ristampa 2005.
C. G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung, L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.
C. G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.
C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino (pp. 416-430).
C. G. Jung, The Red Book (Liber Novus) edited by Sonu Shamdasani., Norton New York/London 2009.
C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., Curato da: Massimello M. A., Editore: Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19.
J. Hillman, On Paranoia, Eranos Jarchbuch LIV 1985 e XLIII 1974.
E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore, 1978 Roma (pp. 330, 377).
E. Neumann, La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio; Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981.

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