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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Il Roseto dei Filosofi: simboli simbolizzanti della psicologia analitica.  Agosto 2013

 

Il Rosarium philosophorum, un testo alchemico del 1550, forse il testo par excellence dell'alchimia affine alle immaginili nuziali, il matrimonio alchemico tra Rex e Regina riflettenti le dinamiche controsessuali. Tale prefigurazione interessò Jung che scorse molti riferimenti al Rosarium nel suo lavoro sui sogni dei pazienti. Gli emblemi allegorici ed immaginifici del Rosarium proponevano quel roseto dei filosofi la cui imago praestabilita, la rosa fu adottata da Rosenkreutz per il movimento dei rosacrociani. Dat rosa melapibus, il motto rosacrociano spalancò a Jung profondi significati sulla simbolizzazione del processo alchemico. Il Rosarium è un hortus conclusus di cui la rosa è simbolo come attributo di Maria. Al contrario il miele e l'essenza per le api, lo schiudersi della coscienza che assimila l'intera paut neteru, l'intera compagnia degli dèi anticamente raffigurati nei 12 pianeti. Al fulcro di questo processo sta la rosa come virgo, come Venere voluptas. Verde come il leone viriditas la cui pietà e misericordia sgorga come sangue rosa dal costato di Cristo. Il rosa ed il rosso sono gli stessi colori della voluptas o della peccatrice di babilonia, la meretrix la cui coppa è ripiena di peccati immondi (Mysterium coniunctionis Op. Vol. 14 pp.313-317). Il figlio della meretrix, della concubina come Venere è per l'appunto il filius philosophorum, il Cristo-lapis.

 

Un attributo della Venere che viene designata come "Luna nostra" è la malattia dei metalli. Ella ha in germe una macula, una malattia che corrompe tutti i metalli. Solo il filius regius anch'egli portatore di questa macula corruptibilis può redimere i corpi. Ciò che conferisce peccato alla mater il figlio lo redime. Questa segreta homoousia impegnò Jung nell'esplorazione della dinamica endogama dell'incesto materno ma non solo. Il matrimonium alchymicum era il corrispettivo riflesso delle istanze di Anima ed Animus, ambedue controparte femminile e controparte maschile nell'inconscio individuale. La relazione controsessuale si svolgeva come una lotta tra partners. Nel Rosarium da cui la Philosophia reformata di Mylius (1622) ne estrapola i contenuti c'è il bagno del Re e della Regina nel talamo nuziale conseguente ai processi di mortificatio, separatio, divisio ed incenerimento o calcinatio sino alla fuga dell'anima dal corpo nell'ascesa e discesa al cui processo si dà il nome di solificatio conseguente la coniunctio tra Re e Regina, lapis rosso e lapis bianco in cui Re come Sol e regina come Luna tentano un nuovo approccio. Il contesto in cui avvengono le nozze è il roseto a cui segue l'immagine della fontana mercuriale, il veleno ed il contravveleno, pericolo e allo stesso tempo rimedio. Era proprio in quella tinozza alchemica o in quella fons mercurialis che la coppia di partners doveva immergervisi esalando il calore ed i liquami simboli dell'attrito coniugale. E' proprio dalle immagini del Rosarium che Jung e la psicologia analitica elaborarono quelle emblemata attraverso un processo simbolico di amplificazione alchemica al processo psicologico della realtà psichica e dinamica partneriale. Il roseto funge in tempi moderni da ricaptaggio analitico all'immagine del temenos, del recinto sacro per Jung e del setting clinico. In questa commistione di emblemi ed allegorie rosacrociane ravvediamo ancora una volta il profondo fascino simbolistico e simbolizzante che in tempi moderni la stessa psicologia analitica prese ulteriormente a prestito. Se il temenos svolge lo stesso concetto che svolse il roseto dei filosofi, c'è almeno da scongiurare quel tentativo di medicalizzazione della terapia e del percorso analitico al subentrare di un processo filosofico, di un ermeneutica e di un linguaggio dell'inconscio che ci parli e ci evochi antiche virtù, di re e regina, di Sol e Luna, di bagni magici in fontane mercuriali e di colluttazioni o duelli tra parti opposte. Se l'analisi riesce a dare voce filosofica ed emblematica a queste imagoes, rendendole realtà vive e psichiche perché processi simbolizzati ed oggettivati ambedue nella psiche dell'analista e dell'analizzando, allora c'è da auspicare che la regale natura del roseto e della rosa mistica prosperino nella stessa psiche oggettiva come quei spontanei processi inconsci trasferiti su immagini secolari e secolarizzate che offrano nel contesto del setting una potenziale virtù terapeutica ed in definitiva un ineludibile incontro tra alchemiche alleanze.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

C. G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung, L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri, 2006, Torino.
C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56) Mysterium coniunctionis, Curato da: Massimello M. A., Editore, Bollati Boringhieri, Collana: Gli archi 19.

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