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Riflessioni sulla Psicologia TranspersonaleRiflessioni sulla Psicologia Transpersonale

di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

La Situazione Archetipica dell'Umanità.

 

E' facile constatare di come l'umanità viva una situazione archetipica degenerata in epidemie psichiche, ciò che noi comunemente chiamiamo schizofrenia collettiva. Non potremmo mai trovare casi isolati di questo fenomeno regressivo, se non comprendiamo che tale fenomeno appartiene all'attuale umanità.
Con la presunzione di voler liquidare la sua situazione archetipica, l'uomo ha commesso un grave errore. Il dominio di un autocontrollo sull'archetipo ha invece predisposto l'archetipo ad assoggettare l'individuo. Queste epidemie sociali e collettive chiaramente lo dimostrano.
La psiche è di natura costitutiva dell'archetipo dell'inconscio collettivo ed in essa si costella il simbolismo psichico come potente catalizzatore archetipico. La dissociazione prodotta dall'uomo sulle dominanti dell'inconscio collettivo ha provocato un indescrivibile scissione dall'archetipo costituente, simbolo di una situazione originaria della psiche, partecipativa e co-creativa da cui l'essere umano ha preso vertiginosamente le distanze. Il risultato è il disastro tecnologico, ambientale, ecologico e socio-politico riflesso di vere e proprie ipertrofie di questo fenomeno antropocentrico ed individualistico sociale collettivo.
L'imbarbarimento sociale si estende a quello ossessivo maniacale, patologico ed intrapsichico conflittuale dell'uomo che non trova rimedi e panacee possibili alla sua eccentrica atomizzazione individuale di natura omologante.
Ci apriremo forse a nuovi fenomeni di una società delirante?
Servirebbe forse un ultima regressione positiva per l'uomo per tornare alla sua situazione originaria ed ad una nuova identità che prenda in mano le radici dell' l'universo? Servirà forse un nuovo contatto con l'Invisibile e con i suoi Spiriti? Servirà forse per l'umanità ritornare al suo primordiale simbolismo di natura archetipica e scartare la componente referenziale e materialistica che tende ad assoggettare il dominio delle idee e dei simboli ed a confonderlo con un concreto individualismo di massa?
L'uomo non potrà mai liberarsi dalla sua situazione archetipica a prezzo di procurarsi una nevrosi, come direbbe Jung.
E' il prezzo che l'umanità sta affrontando:quello di sganciarsi dalle determinanti archetipiche e farsi indipendente da esse. Ne conviene però che uomo ed archetipo sono inseparabili più che mai e che dovunque ci sia l'individuo è prefigurata per così dire la sua situazione archetipica pregna di costellazioni simboliche fin dall'inizio.
Ma la presunzione individualistica è stata quella di smantellare i simboli e di sradicarsi da essi, con una conseguenza a dir poco epidemica e sociale. I simboli non partono più dal centro, dalla totalità del , ma dipartono dalla periferia, dall'ego e diventano psicopatologie.
Siamo così confluiti dalla visione unitaria del centro, del Sè, situazione originaria della psiche, alla periferia dell'ego, con tutte le sue diramazioni e sottodiramazioni patologiche inquadrate in odierne schizofrenie e disturbi della personalità.
L'uomo non ha più il visto per avere accesso al suo inconscio ed è per lo più troppo debole per esplorarlo ed autoesplorarsi dall'interno. Ecco che così la scienza e la neuroscienza ufficiali lanciano nuovi paradigmi sul cervello con strumenti per esplorarlo a dir poco "materialisticamente" riduzionistici che parlano di logiche computazionali e connessioniste che in nessun modo possono permettersi di avere accesso alla regione inconscia, giacché essi non osano tentare la grande esplorazione, la grande avventura interiore, così com'è stata per Jung e William James, veri e propri pionieri dell'inconscio.
No, lo scienziato odierno è più un pallido vivisezionatore, disincantato, scettico materialista che non osa guardare al di là della "soglia" non solo per mancanza di strumenti e assenza di indole eroica ma perché egli ha scisso l'oggetto dal soggetto scartando come unica e probabile variabile di ricerca l'oggetto e lo sperimentante dell'esplorazione, cioè se stesso.
Il panorama attuale neuroscientifico offre ben poche ipotesi per una possibile riscoperta della psiche ed al suo ineffabile mistero. Si interessa per lo più di ipersemplificare quei processi dinamici ed intrapsichici che sarebbero più  pertinenti alla psicologia dinamica e junghiana con teoretiche ipotesi sperimentalistiche, che come direbbe Freud, non fanno altro che deviare strumentalmente la ricerca sbarrando preventivamente la strada alla via regia per l'inconscio.
Strumentalizzare riduzionisticamente la psiche, è un errore che le neuroscienze e le scienze cognitive stanno commettendo nell'ignorare le determinanti psichiche funzionali alla natura della psiche umana, cioè la dimensione archetipica e l'inconscio.
Non spetterà che alle nuove generazioni scientifiche far quadrare il cerchio.
Gli junghiani sanno che questo compito spettò al Maestro, e che esso potrebbe rivelarsi comunque un arduo e gravoso compito al cospetto di un umanità sempre più insensibile e staccata dal fine, dal significato e dal messaggio archetipico che i grandi ci hanno da sempre consegnato.

 

      Diego Pignatelli Spinazzola

 

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