Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

Riflessioni sulla PsicosintesiRiflessioni sulla Psicosintesi

di Fabio Guidi     indice articoli

 

Guarigione e psiche

Marzo 2016

 

 

La perdita del significato della vita, accompagnata da un senso di vuoto interiore e dalla depressione, costituisce il disagio psichico maggiormente legato all’insorgenza della malattia. Il dottor Bernard Fox della Boston University Medical School sostiene che i depressi hanno il doppio di possibilità di contrarre il cancro rispetto alla media.

Coloro che antepongono i desideri degli altri ai propri, che non fanno richieste alla vita, che cercano di corrispondere diligentemente alle aspettative altrui, che non riescono a difendere la propria dignità personale, tutte queste persone interrompono il flusso dell’energia vitale nel proprio organismo.

Magari sorridono esteriormente e si mostrano affabili, ma dentro sono svuotati e celano una distruttività che non può far altro che rivolgersi contro il proprio sé e il proprio corpo. Lo stato depressivo – o la “quieta disperazione”, secondo l’espressione di Bernie Siegel – può non trovare altra via di uscita che la malattia.

Lo psicologo Lawrence LeShan, analizzando, attraverso la terapia del profondo, la personalità di 71 malati di cancro in fase terminale, ha rilevato che ben 68 di essi avevano sviluppato questo atteggiamento interiore di quieta disperazione già prima di aver contratto il cancro. In pratica, la malattia avrebbe il significato di un arrendersi alla vita, un lasciarsi andare verso il non essere.

Altre volte, la malattia insorge in seguito ad una perdita, dopo aver perso il proprio lavoro o aver raggiunto l’età della pensione, dopo la morte del coniuge o una separazione, o perché i figli sono andati via da casa… Altre volte ancora, ci ammaliamo quando ci sentiamo ‘in trappola’, impotenti di fronte ad una situazione o ad un ruolo che non riusciamo ad accettare… In un caso o nell’altro viene a crearsi un dramma esistenziale che non si riesce ad affrontare.

I sistemi viventi - e tanto più l’essere umano - sono organismi che presentano una duplice tendenza. Da una parte quella verso l’omeòstasi, la tendenza, cioè, a mantenere un equilibrio dinamico tra i vari elementi. Dall’altra, manifestano l’impulso all’autotrascendenza, a superare continuamente se stessi, a espandersi oltre i propri confini, a ri-crearsi incessantemente. Queste due tendenze non devono essere considerate come forze opposte e inconciliabili, ma come i due processi bipolari e complementari della vita stessa. Vedere ogni organismo vivente, attraverso queste due tendenze, come sistema auto-organizzantesi, implica il riconoscimento che la vita sia finalizzata, abbia cioè un progetto ‘intelligente’. La salute e il benessere, allora, vanno inquadrati entro una visione molto ampia, che comprende da una parte il rispetto dei propri equilibri (bio-chimici, energetici, relazionali...) e, dall’altra, l’attenzione ai bisogni insopprimibili di autotrascendenza, crescita e creatività. Rimanere sordi a questi appelli vuol dire ammalarsi, presto o tardi, a qualche livello.

La malattia è il prezzo che paghiamo nel tradire le leggi che ineriscono alla propria natura. Qualsiasi deviazione dalle leggi della vita comporta un malessere, e questo malessere, in ultima istanza, affonda le sue radici in un processo mentale. Il termine ‘mente’ non sta qui a significare semplicisticamente l’attività razionale dell’uomo, ma l’intero psichismo, conscio e inconscio, psichismo inerente a qualsiasi manifestazione dell’esistenza. Noi siamo oggi disposti ad accettare la natura mentale dei disturbi psichici e sociali, ma siamo ancora ben lontani dal riconoscere che qualsiasi malattia fisica è in primo luogo una malattia mentale. Riconoscere questo significa inoltre superare il concetto stesso di ‘malattia psicosomatica’, perché tutte le malattie sono psicosomatiche, anzi sono somatiche, psichiche e spirituali insieme.

Pertanto, il processo di guarigione può essere attivato e nutrito attraverso un profondo lavoro interiore, che non può iniziare se non con la conoscenza di sé, dell’intero nostro mondo esistenziale. Il primo oggetto d’indagine è la propria situazione personale nei mesi precedenti alla malattia. In secondo luogo, è necessario chiedersi quale significato la malattia assuma per me e perché io abbia avuto bisogno di ammalarmi.

Si tratta di una vera e propria ‘analisi esistenziale’, attraverso cui far emergere:

- le convinzioni che sono alla base dei propri sentimenti negativi, soprattutto il senso d’impotenza, che è l’emozione più distruttiva;

- che cosa è cambiato nel proprio comportamento e nelle relazioni con gli altri dopo l’insorgenza della malattia;

- in che modo cerchiamo di essere ciò che non siamo e disattendiamo ciò che sentiamo e vogliamo veramente;

- qual è lo specifico messaggio d’amore per se stessi che chiama ad una profonda trasformazione;

- in base a questo, quali cambiamenti è possibile apportare alla propria vita e quali reazioni esterne a tali cambiamenti sono prevedibili.

La malattia può essere, sul piano inconscio, un tentativo di manipolare le persone che ci stanno vicino, una richiesta di riposo da parte del corpo, un ultimo disperato grido di aiuto, una capitolazione di fronte alla vita… Tutto questo va compreso, in modo da afferrare quanto la malattia coinvolga l’intero essere psico-fisico e non semplicemente una manifestazione del ‘corpo’. Ricordiamoci, ancora una volta, che siamo un tutto unico, inseparabile, strettamente interconnesso.

Ora, se la comprensione profonda dei motivi che ci portano alla malattia ci guida verso la guarigione, perché mai non dovremmo condurre una seria ricerca interiore, al fine di conoscere i nostri intimi condizionamenti psichici e prevenire la malattia, coltivando una condizione psicofisica ricca di salute? Certamente, se la scarsa salute emozionale aumenta in modo significativo la possibilità di ammalarsi, allora il lavoro interiore che conduca ad una crescita personale aiuterà a mantenersi in buona salute. In definitiva, si tratta di abbandonare la posizione infantile secondo la quale la malattia ‘ci capita’, per sviluppare un atteggiamento più responsabile verso se stessi, attraverso l’affinamento della consapevolezza e scelte esistenziali creative.


     Fabio Guidi

 

Altri articoli di Fabio Guidi

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook


I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...