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di Paolo Bancale   indice articoli

 

La castità dei preti: colpevole utopia

Giugno 2016

 

Prostituti dei gay e pedofili

Nell’ottimo studio del prof. Galavotti che segue, l’autore, ben noto ai nostri lettori, affronta un problema da sempre già risolto nelle altre religioni, e cioè quello del celibato dei preti, ma al riguardo va dovutamente tenuto conto che il problema del celibato assieme a quello delle donne amanti o prostitute dei preti, che troverebbe nel loro matrimonio una soluzione socio-fisiologica, è soltanto uno degli aspetti della inanità della pretesa di castità che viene imposta ai membri del clero cattolico, e che non affronta il generale e smisurato problema della loro sessualità sia come l’essere gay frequentatori di giovani prostituti uomini, o ancora, l’aspetto è più scabroso e immorale, di essere pederasti e pedofili, cioè portatori di una inclinazione o compulsione a violentare ragazzi e bambini approfittando delle proprie posizioni di “educatori” in parrocchie, scuole, seminari e nella vita. Trattasi di un verminaio di sesso abnorme e morboso che appesta il rapporto di chiunque con l’immagine della chiesa cattolica in Italia e nel mondo. Dalla ammissione di papa Bergoglio all’esordio del suo pontificato “C’è una lobby gay in Vaticano”, dove specie di sera circolano tanti giovani gigolò (ma dove non viene accettato l’ambasciatore di Francia perché anche lui è gay), ai tanti preti che, riportano i giornali, entrano nei bagni pubblici in abito talare con valigetta per uscirne in abiti civili e stessa valigetta per frequentare poi parchi bui ed equivoci vicoli con giovani prostituti (quanti ne sono stati fermati a Roma a villa Borghese!) fino all’ultimo “monsignore”, con marito al seguito, che ha fatto uno spettacolare coming out a Roma, tutto lascia pensare che l’omosessualità dei preti cattolici sia un fenomeno di larghissime proporzioni. E poi c’è l’universo della pedofilia ecclesiastica che non ha risparmiato alcun angolo del mondo né ordine religioso. Le diocesi cattoliche negli Usa si sono dissanguate per pagare processi e tacitare le vittime, e poi ricordiamo, almeno in parte andando a mente, i gesuiti in Germania, i Christian Brothers in Irlanda, il cardinale primate d’America a Boston e quello d’Austria a Vienna, recentemente a Roma il vertice dell’ordine dei Carmelitani Scalzi, per finire con lo squalificato ordine dei Legionari di Cristo il cui stesso fondatore è stato un incallito pedofilo per 40 anni e chi sa quanti proseliti ha potuto formare a sua stessa immagine.

 

Ma chi converge nel clero cattolico, e perché?

E chi sa mai perché la chiesa cattolica, nel grande emporio mondiale di chiese, culti e religioni, è l’unica a portare sulle spalle tanta vergogna di comportamenti, oltretutto fino a poco fa tacitamente tollerati. Se il matrimonio dei preti al posto di un loro illusorio celibato potrebbe sanare la loro vita sessuale e affettiva condotta necessariamente e dolorosamente nell’ombra, resta però da vedere perché nel campione in analisi, e cioè il clero cattolico, sia così devastantemente ampia la massa dei gay e quella dei pedofili. Perché da loro il testosterone assume connotati devianti o scabrosi? Perché certe persone portatrici di disturbi si imboscano così massicciamente dentro il clero cattolico piuttosto che tra i notai, dentisti, idraulici o tra i tantissimi militari anche al tempo della naja? Perché protestanti, ebrei e ortodossi non subiscono lo stesso fenomeno nei loro cleri? Con tutti i successi delle neuroscienze, possibile che non vi sia un mezzo di screening per gli aspiranti preti? O magari va ammesso che la tanto esaltata “vocazione” alberga in effetti soprattutto nelle loro gonadi? Perché chi ha problemi di diversità sessuale o peggio di parafilie e perversioni si sente così al sicuro nell’ambiente ecclesiastico e vi si rifugia ben accettato da tutti? Considerando l’istituto della confessione come capace di cancellare tutto, non meno della massima chiesastica “non dare scandalo” che comunque va sempre coperto, nonché la viscosità e omertà del milieu confessionale, per chiudere con la sbandierata quanto falsa pretesa di “superiorità morale” del prete soltanto in quanto prete nel contesto sociale: non saranno anche tutti questi autoconferitisi privilegi i colpevoli catalizzatori che favoriscono il massiccio pellegrinaggio verso il rifugio nel clero cattolico di tanti uomini che, come si vede, non gli danno certamente prestigio? E se il clero cattolico è rimasto ai costumi di Abelardo, Brunetto Latini e Gianni Schicchi, perché, prima del sinodo della famiglia, il Vaticano non indice pro domo sua il sinodo della decenza?

 

Paolo Bancale
Dalla rivista "NonCredo"

 


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