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Non credenteReligioni?
Il mondo di NonCredo

di Paolo Bancale   indice articoli

 

Intervista a Paolo Bancale

Novembre 2011

 

 

Com'è nata l'idea di "NON CREDO" che lei dirige?

L'ho visto come un problema di cultura identitaria: ogni categoria professionale, politica, sportiva, ludica, religiosa, ha i suoi, anche necessari, mezzi di comunicazione, di informazione, di documentazione. La categoria dei NonCredenti, che in Italia dice l'ISTAT essere il 18% ovvero 11 milioni di cittadini, non ne ha nessuna. Ho voluto colmare questo vuoto cognitivo.

Quando?

Tre anni fa, come volume periodico, cioè bimestrale, edito dalla mia Fondazione ReligionsFree Bancale.

Ho avuto modo, leggendo questo bimestrale, di costruirmi un'idea a proposito. Dietro una rivista c'è un pensiero e, nel suo caso, la volontà di creare un movimento sulla laicità ben connotato, che vada a rinsaldare e, è il caso di dirlo, risvegliare i temperamenti dei laici italiani. Quanto crede che questo luogo di discussione e confronto, la rivista, possa contribuire alla causa dello stato laico?

Un chiarimento è doveroso: laico è il tollerante, relativista, che rispetta tutte le credenze e che può appartenere a qualsiasi religione o a nessuna. NonCredo si rivolge soltanto a questi ultimi: certamente tolleranti, relativisti ma anche illuministi che non si riconoscono in nessuna religione dogmatica, strutturata, rivelata ecc ma nell'Etica empatica e solidaristica del "non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", nella Libertà che abbia come limite soltanto la libertà altrui e nel Rispetto delle leggi che democraticamente si è data la loro comunità nazionale organizzata a Stato.

Non si fa che parlare di eutanasia, testamento biologico, dico, pacs, legge contro l'omofobia, riconoscimento a tutti gli effetti delle unioni. Non si può ammettere, anche a livello mediatico, che non si dibattano queste tematiche, ora anche su internet attraverso i numerosi blog e luoghi di discussione. Eppure, in Parlamento, viene sempre affossata ogni nuova proposta, di disegno di legge che va in questa direzione, quella di uno stato laico. Come mai secondo lei?

E' sotto gli occhi di tutti la deriva filo-clericale (cattolica) della nostra politica: che c'è da aspettarsi? Pedofilia sottotraccia, quella sì; il valore dei sentimenti al di là dei problemi puramente convenzionali di genere e sesso, quelli no. Per non parlare della immondizia spirituale dell'ostracismo al dolore crudele quando è senza speranza di chi invoca per sé o per chi ama, l'eutanasia.

 

Parlamentari illuminati non mancano, eppure lo scollamento tra rappresentati e rappresentanti continua, soprattutto su questi temi, a fare la differenza. Come valuta questo dato?

Ogni parlamentare ama essere rieletto, però sa bene che un veto occulto vaticano o CEI può troncare la "agognata" carriera. "Nemo tenetur se detegere", nessuno è tenuto ad auto danneggiarsi, a meno di riconoscersi in Valori quali onore, dignità, non compromissorietà (ricordiamo Muzio Scevola o Attilio Regolo o Salvo D'Acquisto) ma questo non fa parte, a mio parere, del retaggio e del patrimonio del Paese di Machiavelli.

 

Quali strumenti nuovi ritiene, da intellettuale e direttore di una rivista, possano essere adottati per scalfire il muro di ipocrisia, ignoranza e incapacità di superare consuetudini medioevali e rozze? Considero "rozze", ad esempio, le dichiarazioni di chi rimanda alla nostra Costituzione l'unico margine possibile di discussione su eventuali unioni tra omosessuali o, più semplicemente, il riconoscimento dei basilari diritti già garantiti alle coppie unite negli unici matrimoni ammessi dalla Chiesa e dallo Stato.

Si ricorda quel "per fare l'Italia bisogna prima fare gli Italiani"? E dove stanno? A differenza dei Paesi protestanti, tanto per restare nel Cristianesimo, nei quali è molto alto il senso dello Stato, quello comunitario, il senso dell'onore e il civismo. Lei pensa che ove c'è il top del compromesso con la propria coscienza e con quella collettiva come gli istituti cattolici della "Confessione" o dell'indulgenza plenaria letta dietro un santino, entrambe istituti coi quali un furto, uno stupro, un omicidio commessi si cancellano d'incanto, tranne che per le vittime, ci si possa aspettare qualcosa di diverso? Qui si inserisce il ruolo culturale di NonCredo: contribuire a creare una cultura, una corrente di opinione, una presa di coscienza che compensi la clericizzazione invadente, che ci ricordi il pensiero di uomini che vanno dalla Costituzione americana come Jefferson, Madison e Franklin, alla rivoluzione francese, l'illuminismo di Voltaire, Diderot e Kant, il liberalismo inglese, la rivoluzione scientifica ostracizzata dal papato cattolico di Darwin, Marx, Freud, Einstein e Popper, il superamento dell'Io del Buddha e la mistica empatica di Gandhi e Krishnamurti. Sono convinto che pur nel generale disinteresse degli Italiani, chi legge NonCredo nel tempo non resti lo stesso ma diventa cittadino della civile mittel-Europa senza saperlo.

 

Alcuni esponenti della sinistra attuale rispetto a questi temi invocano sempre la libertà di coscienza. Io credo, anche se di fatto "non credo", che oggi sia arrivato il punto di adottare, invece, sistemi più drastici. Che la protesta e la sensibilizzazione sulla laicità debbano passare attraverso gesti eclatanti, simboli, dimostrazioni tanto potenti da indurre anche gli scettici a prendere una posizione chiara.

Il discorso sarebbe troppo lungo: uno Stato si fonda sulla legalità, questo è il portato del jus positivismo in cui mi riconosco. La legge va rispettata e semmai si lotta politicamente per cambiarla. Le rivoluzioni sono momenti stupendi nella storia del progresso dell'Uomo, ma sono tali proprio per la loro episodicità. Non si può, a mio avviso, andare oltre il lecito solo perché si ritiene qualcosa iniquo, anche perché l'iniquità dipende anche dai punti di vista. Credo che ci vorrebbe una maggiore qualità della politica intesa non secondo Platone ma semmai Aristotele e Montesquieu. Ma questa purtroppo non è l'Italia.

 

Proprio in questi giorni, rispetto all'outing, ha fato molto scalpore l'idea di alcuni anonimi internauti che hanno pubblicato una lista dettagliata con tutti i nominativi dei parlamentari di destra, omofobi, che pertanto hanno votato contro la "legge sull'omofobia", e che sarebbero gay non dichiarati. Certo, il segno evidente di un'urgenza che costringa la Politica ad occuparsi seriamente di Laicità c'è. Cosa ne pensa a proposito?

Ritengo che tutto e tutti in politica debbono essere trasparenti, altrimenti si tradisce la politica stessa e con essa il Paese e il popolo che dovrebbero esserne i destinatari. Smascherare gli ipocriti che hanno voluto liberamente fare politica mi sembra un atto dovuto, civile e utile.

 

Ancora, sempre di questi giorni, la notizia delle Associazioni americane delle vittime dei preti pedofili che hanno depositato, presso la Corte dell'Aja, un fascicolo dettagliato ed esaustivo con il quale condannerebbero l'attuale pontefice per crimini contro l'umanità e per omissione di intervento. Il pontefice non avere adottato, sempre, provvedimenti seri contro preti dalla dubbia condotta che sarebbero stati solo allontanati di diocesi in diocesi senza pagare per gli abusi commessi. Cosa pensa di questa denuncia?

La denuncia, se corretta e provata, è un diritto e anche eticamente un dovere in uno Stato di diritto. Poi il giudice naturale valuterà.

 

"Noncredo" dove vuole arrivare? Ci sono speranze che intacchi davvero la coscienza della gente o lo ritiene uno strumento prevalentemente di informazione e basta?

La laicità è una assoluta necessità, però il "core business", il fondamento di NonCredo è la NonCredenza, cioè la giustezza e la razionalità di una società possibilmente senza le religioni così come le conosciamo, ma dove il Bene Comune, la pace, la libertà, l'armonia possano essere risolte dall'Etica, che non ha bisogno di dèi, di miracoli, di cleri e di aldilà. Questa è la" cultura della ragione", sottotitolo di Noncredo, che noi portiamo avanti.

 

Leggendo il bimestrale ho riscontrato che lei da molta enfasi all'aspetto medico per quanto concerne l'elaborazione della fede, come cioè viene vissuta dai preti e più in generale da certi credenti. Quella di affidarsi alla medicina mi sembra una chiave di lettura molto interessante e poco battuta. D'altronde parliamo di un bimestrale "laico" ed "illuminista". Ecco, probabilmente c'è bisogno di illuminismo. Cosa possiamo fare, noi laici, per determinare qualche risultato, per non limitarci ad interessanti speculazioni e infinite discussioni intellettuali che, alla fine, rimangono chiuse sempre all'interno della stessa cerchia di persone?
Leggere e diffondere NonCredo (e mi perdoni la battuta!)


Tratta da: 25stilelibero

 

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