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di Paolo Bancale   indice articoli

 

Religioni?   Novembre 2011

 

Se le credenze religiose, o religioni, così come gli orientamenti etici, si concretizzassero nella costruzione morale della personalità umana, nel suo arricchimento spirituale e culturale e nella conseguente coerenza dei comportamenti individuali, questa rivista non sarebbe mai nata. Religioni KantSe libertà responsabile e autonomia cosciente fossero gli obbiettivi di crescita spirituale, morale e intellettuale delle credenze religiose, o religioni, operanti come visioni sapienziali della vita, con i suoi misteri, ansie, fragilità, sofferenze e speranze, certamente non ci sarebbero state nel passato dell’uomo, né ci sarebbero nel suo presente, tante religioni così diverse, antitetiche, concorrenti e ostili tra loro.

Ma da troppo tempo, purtroppo, esse hanno abdicato al ruolo specifico di veicoli di amore, solidarietà, pietà e pace per approdare invece sulla ben difforme e disvaloriale sponda del potere: potere dell’uomo sull’uomo, potere sulle masse, e quindi potere politico. È dai tempi dei sacrifici di Ifigenia e di Isacco, e via via diacronicamente dei riti dei preti atzechi, del sati-indù, dei roghi cattolici di dissidenti arsi vivi, fino alle odierne stragi ad opera dei kamikaze islamici, è da sempre che le religioni hanno scoperto di poter essere anche un efficace mezzo di potere: di conversione, di dissuasione, di intimidazione, di persecuzione, di catechizzazione, di legislazione, in pratica di forza politica autocrate con vocazione alla totalizzazione dell’obbedienza, sia dei propri seguaci, sia di chiunque altro su cui esse riescano ad imporre la loro autorità.

Dopo di ciò, sia detto grazie al presidente USA, il credente protestante Barack Obama, che ha solennemente ufficializzato l’esistenza e lo status di cittadini liberi ed uguali per le decine di milioni di noncredenti: cittadini che studiano, pagano le tasse, fanno il servizio militare, lavorano creando prosperità, fanno cultura, prendono premi Nobel, vivono, procreano e muoiono rispettando le leggi del loro paese ed il pluralismo delle idee, senza tentare di imporre le loro legittime credenze agli altri componenti del corpo sociale. C’è questo in Italia? Direi di no. Anche se ipocritamente ci proclamiamo uno Stato “laico”, parola che l’ambasciatore Sergio Romano preferisce giustamente correggere in “concordatario”, le discriminazioni, le marginalizzazioni, l’imposizione di leggi di convivenza assolutamente di parte sono ancora la norma. Disse una volta Giuliano Amato che nella storia d’ Italia è passato molto dio ma poco Lutero e Kant. Lo condivido.

Nel nostro paese i noncredenti dichiarati dovrebbero essere, dicono alcune statistiche serie, il diciotto per cento, cioè oltre dieci milioni. Per me l’entità del numero è abbastanza irrilevante: quanti che essi siano, in un paese ove fortunatamente ogni categoria professionale, culturale, religiosa, sportiva o ludica ha le sue pubblicazioni, la rivista NONCREDO nasce per poter dare a tutti i noncredenti, quale che sia la motivazione che li fa essere o sentire tali, il loro correttissimo e tollerante veicolo culturale, informativo, aggregativo, l’ombudsman dei loro diritti, il tazebao delle loro legittime istanze.

E sarà la loro rivista con un impegno: che mai verranno infrante da parte nostra le regole voltairiane della convivenza delle idee e del rispetto per le opinioni altrui, quandanche ci fossero ostili. Perché per noi Socrate e Kant sono passati ed hanno lasciato una traccia nitida. E noi la seguiremo.

 

Paolo Bancale
Dalla rivista "Non Credo" numero 1 - 2009

 

 

Non Credo NonCredo rappresenta l'unica pubblicazione culturale italiana totalmente dedicata alla informazione e documentazione dei NonCredenti, cioè di quei cittadini che, nel primato della laicità dello Stato, per qualsivoglia motivo NON SI RICONOSCONO IN ALCUNA RELIGIONE, ma soltanto nel rispetto delle leggi, di un'etica condivisa e nella solidarietà, optando in termini culturali per la cultura del dubbio contro ogni dogmatismo, per una consapevole autonomia della coscienza e per la più totale libertà della conoscenza e del pensiero.

 

 

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