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Il mondo di NonCredo

di Paolo Bancale   indice articoli

 

Il grande divario tra "No god" e "ReligionsFree"

Agosto 2012

 

Il dio di un eremita, di qualsiasi dio si tratti, anche del più esigente e vendicativo, non fa alcun danno a chicchessia e rimane un inoffensivo concetto custodito in quella persona come patrimonio della sua propria interiorità.

Un dio, anche quello considerato il migliore, detto magari il “dio dell’amore”, solo che lo si inserisca in una religione che se ne appropria facendone un feticcio per i suoi “credenti”, ecco che si trasforma in un ispiratore di stragi, crociate, roghi di vivi, inquisizioni, torture e bieche oppressioni. E questo ce lo dice la Storia.

 

Morale?

 

Meglio un’infinità di qualsivoglia “pseudo-dèi” individuali, ciascuno come tacito testimone della interiorità o della ricerca intellettiva in qualsiasi persona a cui, per motivi tutti propri, piaccia pensarla in quel modo, che non anche una sola religione la quale, animata dai propri proconsoli ecclesiali alla guida dei loro “credenti”, inalberi un dio come proprio vessillo.

Il discrimine sta tutto nel ruolo passivo e complice del credente, cioè di chi “crede, si affida, recepisce, subisce, si identifica” in qualcosa che gli hanno raccontato o imposto, a lui estraneo, e se lo fa andare bene. Ma allora non è meglio, più sano e più antropico qualcuno che si pone delle domande e che in qualche modo si risponde come meglio può? Però così, si potrebbe obbiettare, questi non è né ateo né agnostico: e allora? È qualcuno che in proprio ha cercato e ha pensato e ha dubitato e si è dato una risposta esistenzialmente valida per se stesso: che, così agendo, non è affatto un “credente” (che meglio sarebbe chiamare un “fedele”, cioè fedele a precetti altrui avendo abdicato ad una ricerca propria); egli invece ha fatto esattamente tutto quello che un Uomo ha il dovere interiore di fare: cercare e cercare di capire, sia pure a modo suo se ciò gli basta. Tutto l’opposto, quindi, del “credente/fedele” condizionato da pseudo-verità altrui, d’accatto, subìte o raccolte per strada.

Ecco perché visioni deiste o giù di lì (Voltaire? Hume?) che possono rappresentare oneste ed etiche posizioni intellettive o spirituali strettamente personali, non vanno affatto omologate con il dramma della storia post-antica dell’umanità, rappresentato dalle masse eterodirette di “fedeli”, creduli e credenti, spesso fanatici ma sempre pilotati dai teurghi delle gerarchie, aggregati nelle categorie delle religioni organiche, rivelate, istituzionalizzate.

NonCredo e ReligionsFree, quando parlano di credenti, cioè di ”fedeli”, e di noncredenti sono convinti portatori di questa visione.

 

Paolo Bancale
Dalla rivista "NonCredo"

 


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Religioni? Il mondo di NonCredo NonCredo rappresenta l'unica pubblicazione culturale italiana totalmente dedicata alla informazione e documentazione dei NonCredenti, cioè di quei cittadini che, nel primato della laicità dello Stato, per qualsivoglia motivo NON SI RICONOSCONO IN ALCUNA RELIGIONE, ma soltanto nel rispetto delle leggi, di un'etica condivisa e nella solidarietà, optando in termini culturali per la cultura del dubbio contro ogni dogmatismo, per una consapevole autonomia della coscienza e per la più totale libertà della conoscenza e del pensiero.

 

 

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