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di Gianmichele Galassi   indice articoli

 

Considerazioni sul ragionamento latomistico: induzione e deduzione per il progresso dell'umanità   Ottobre 2012

 

Considerazioni sul ragionamento latomistico: induzione e deduzione per il progresso dell'umanitàI termini induzione e deduzione distinguono essenzialmente la direzione intrapresa in un processo razionale, cioè il metodo utilizzato per unire premesse e conclusioni nella dissertazione in essere.

La base del procedimento deduttivo è caratterizzata dal fatto che nel suo sviluppo muoviamo con l’uso esclusivo del ragionamento senza far ricorso a dati empirici ovvero all’esperienza.

Il metodo categorico-deduttivo prevede la presenza di assiomi, ovvero concetti veri per definizione, da cui si dipana una fitta rete di teoremi, corollari, proposizioni ed asserzioni che devono essere rigorosamente dimostrati in base ai postulati iniziali mentre quello ipotetico-deduttivo si fonda su mere supposizioni. Il concetto comune è comunque quello di procedere dal generale al particolare; poi, distinguendo aristotelicamente, si ha deduzione perfetta (apòdeixis) se le premesse contengono tutto il necessario per derivarne le conclusioni. Un famoso esempio di logica deduttiva è quella proposta da Cartesio con il “cogito ergo sum”: deduco l’esistenza dalla capacità di pensare. Al contrario, il metodo induttivo, essenzialmente empirico, prende come punto di partenza l’osservazione e l’esperienza per giungere alla formulazione della teoria generale: si parte quindi dall’esame osservazionale del caso o dei casi particolari per arrivare ad una conclusione che è estesa, poi, a tutti i casi simili non direttamente sottoposti ad indagine. A questo proposito Hume rilevò che il ragionamento induttivo è basato sulla convinzione psicologica, ma non razionale, della validità del concetto di uniformità della natura che, quindi, presuppone il “necessario” rapporto fra causa ed effetto del fenomeno.

In modo sbrigativo e superficiale sembrerebbe palese affermare che l’istituzione massonica si avvale esclusivamente del metodo induttivo contrapponendosi nettamente al pensiero dogmatico-deduttivo. Da un certo punto di vista è indubbiamente vero e risulterebbe lapalissiano dimostrarlo in questa sede, ma la distinzione potrebbe non apparire così netta ad un osservatore più attento: dipende tutto dalla controversa interpretazione delle argomentazioni proprie della filosofia della conoscenza. Ad esempio, lo stesso Locke considerato dai più, un fervido e puro empirista, scrive: “....la certezza universale non si può trovare che nelle idee. Tutte le volte che cerchiamo altrove, nell’esperimento o nell’osservazione esterna, la nostra conoscenza non va oltre le cose particolari. Soltanto la contemplazione delle nostre idee astratte ci può dare la conoscenza universale.”, questo dimostra come deduzione ed induzione siano spesso complementari alla costruzione di un sistema epistemologico (1).

Senza ombra di dubbio l’apparato teorico liberomuratorio è esente da caratteri dogmatico-fideistici, ma è altrettanto vero che basa le proprie fondamenta su valori indiscutibili come l’uguaglianza, la fratellanza, l’onestà intellettuale ed il dovere del dubbio, arrivando in qualche modo a “postulare”, come conditio sine qua non, la convinzione  nell’esistenza di un essere supremo, il GADU appunto.

Certo questi non sono dogmi, ma punti di partenza e fulcro dell’idea massonica del mondo, se vogliamo, paragonabili a quelli di alcune scienze come la fisica teorica.

Molti hanno cercato una linea di demarcazione nei concetti di induzione e deduzione soprattutto con lo scopo di giungere ad una distinzione netta fra scienza ed arte, considerando l’attitudine della scienza all’astrazione, e quindi generalizzazione, che sfocia nella teoria pura, libera dall’empirismo osservazionale, che al contrario ha bisogno, per propria natura, di continue verifiche.

La pietra angolare della ricerca scientifica è in qualche modo legata al concetto di scienza, il quale rimane forse il più storicamente dibattuto. Già Platone ne La Repubblica ed Aristotele nel De Caelo trattarono argomenti scientifici che hanno influenzato le teorie successive, producendo dibattiti secolari fra i razionalisti (aristotelici) e gli altri. Prendiamo ad esempio Galileo, legato alla tradizione razionalista, che mai accettò l'idea di Keplero dell'influenza lunare sulle maree; oppure lo stesso Newton mostratosi riluttante, come successivamente i cartesiani francesi, ad accettare la propria teoria sull'attrazione. Ma il dibattito maggiore sembra scaturire durante gli anni venti-trenta del secolo scorso tra Carnap e Popper. Quest'ultimo nel suo "Congetture e Confutazioni", riferendosi alla tesi kantiana sulle teorie di Newton che per due secoli erano assurte allo status di “dogma”, dimostrò chiaramente come la storia della scienza avesse confutato l'idea baconiana per la quale, iniziando dalle osservazioni, si potesse giungere alla formulazione di teorie. In questo senso Kant era stato illuminato da Hume, intelligente critico della validità delle inferenze induttive. Giunse infatti alla conclusione per cui «nessuna osservazione futura logicamente possibile può mai contraddire la classe (insieme) delle osservazioni passate». Da tale risultato Kant derivò, palesandolo, il cosiddetto enigma dell'esperienza, paradosso delle scienze empiriche, che lungamente aveva impegnato studiosi di grande fama: la dinamica newtoniana procede sostanzialmente oltre tutte le osservazioni. Essa è universale, esatta ed astratta - storicamente ha avuto origine da dei miti - e possiamo mostrare con mezzi puramente logici che non è derivabile da asserzioni osservative. Parlare di miti all'origine di teorie matematico-fisiche così fondamentali può apparire quantomeno strano, ma a dimostrazione di ciò può essere citato il caso più eclatante rappresentato dalla teoria eliocentrica copernicana che nacque dall'influsso platonico trasmesso dal maestro Novara. Nacque, perciò, non dall'osservazione, ma dalle reinterpretazione di antiche teorie ispirate dalla religione, da credenze e miti. Quindi il primo passo da compiersi è quello della formulazione della teoria e degli assiomi che la rendono tale, solo successivamente possiamo passare alla validazione tramite la verifica empirico-osservazionale. Allo stesso modo si può dire che una teoria è valida finché non viene confutata o smentita da prove contrarie e concrete.
In un certo senso la massoneria ha astratto una determinata teoria filosofico comportamentale la cui pietra angolare è l’idea di libertà: solo l’individuo libero ha le capacità di raziocinio e riflessione necessarie a pervenire alla formulazione di nuovi e superiori valori che possano condurre ad un qualche perfezionamento dell’umanità.

Schopenauer disse: “è certo che l’uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che non vuole”; questo aforisma ha accompagnato i miei pensieri a lungo, l’interpretazione si è affinata con gli anni e le esperienze, ad oggi sono giunto alla conclusione che la libertà assoluta, in senso filosofico, non esista. Ciascuno di noi, in quanto essere umano, agisce stimolato dalle propensioni interne, ovvero dalle proprie esigenze e necessità, piuttosto che dagli input esterni. Soffermandoci a considerare l’esistenza umana, ritengo che il valore di un individuo può essere forse misurato dall’apporto dato allo sviluppo della società (2) in cui vive. Naturalmente per apporto deve intendersi qualsiasi forma di agire sia fisico che mentale, quindi anche sentimentale, in questo senso è da interpretarsi il ragionamento umano in generale e quello massonico in particolare.

L’uomo può dirsi essenzialmente tale, distinguendosi dal mondo animale, per il linguaggio, ovvero l’abilità di tramandare ai posteri il proprio bagaglio esistenziale (3). La costante è l’individuo come conseguenza e rappresentazione (nel bene e nel male) della società in cui vive, intesa nella sua accezione più ampia.

Con ciò ho inteso dimostrare come il progresso e l’elevazione dell’umanità – scopo principale della vita oltre che del nostro ordine iniziatico - dipenda in egual misura dalla libertà intellettuale dell’individuo, che in tal modo può essere creativo, e dalla capacità della società di infondergli nuovi impulsi, ovvero ad ispirarlo.

Sulle attitudini della società odierna conviene poi dibattere apertamente, ma la realtà di fatto è che la nostra opinione è influenzata dall’informazione di massa che spesso risulta frammentaria ed artatamente predisposta per scopi ignoti ai più: pensiamo solo ai grandi processi mediatici che certo non si risolvono nelle sedi previste, come tribunali o parlamento, ma si svolgono il sabato sera nei salotti buoni della televisione o nella confusione informativa dei notiziari.

Concludendo, ecco quindi l’importanza del lavoro di Loggia, in cui si entra lasciando al di fuori le convinzioni, l’agire, le logiche politiche ed egoistiche del mondo profano per spingersi liberi all’elevazione intellettuale, sincera e creativa, del ragionamento iniziatico. Al fine di avvicinarsi all’obiettivo ultimo, dobbiamo tendere con tutte le nostre forze al vero ed al giusto, abbandonando completamente bassezze e pregiudizi talora indotti dal vivere profano.

Certamente non tutti e non ognivolta potremmo esprimere il nostro genio, ma almeno dovremmo essere stimolati a farlo.

Non importa se in modo deduttivo o induttivo l’importante è ragionare sempre, per giungere al concetto di speculazione iniziatica che, ogni volta, deve trasformare il nostro “essere” in qualcosa di superiore, elevandone il livello di consapevolezza.

 

Gianmichele Galassi
Da Considerazioni sul ragionamento latomistico: induzione e deduzione per il progresso dell'umanità. Sixtrum vol. 1/06, pg.47-61, Atanor Editore, Roma, 2006.

 

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NOTE
1)  (dal voc. Treccani) Termine coniato dal filosofo scozzese J.F. Ferrier nel 1854 per definire quella parte della gnoseologia che più in particolare si occupava dei metodi e dei fondamenti della conoscenza scientifica, più modernamente si intende come filosofia della scienza, ovvero l’indagine critica intorno alla struttura ed ai metodi (osservazione, sperimentazione ed inferenza) delle scienze, riguardo anche ai problemi del loro sviluppo ed interazione.

2)  Società ben definita da Fichte come “la relazione reciproca degli esseri razionali”.

3) Jaspers stesso disse, durante la terza celebre lezione: “La comunità umana è storica: ricorda il passato e se ne arricchisce, fa continui e nuovi progetti per il futuro, si trova sul cammino di un’incessante trasformazione, per la quale non possiamo mai scorgere il principio e la fine”.

 

BIBLIOGRAFIA
▪ Locke G. Saggio sull’intelletto umano. Fabbri Editori, Milano, ©1996.
▪ Hume D. Trattato sulla natura umana.
▪ Galassi G. Manuale di metodologia statistica. Società Editrice Universo, Roma, ©2005.
▪ Platone. Respublica. Fabbri Editori, Milano, ©1996.
▪ Aristotele. De Caelo.
▪ Aristotele. Analitici primi.
▪ Karl R. Popper – Congetture e Confutazioni (Vol.1 e Vol.2). Fabbri Editori, Milano, ©1996.
▪ Kant. Critica della ragion pura. Fabbri Editori, Milano, ©1996.
▪ Schopenauer – Aforismi per una vita saggia. Fabbri Editori, Milano, ©1996.
▪ Jaspers – Ragione ed esistenza. Fabbri Editori, Milano, ©1996
▪ AA. VV. – Vocabolario della Lingua Italiana (Vol.1-5). Istituto della Enciclopedia Italiana – Fondata da G. Treccani, Roma, ©1986/94.
▪ Cortellazzo M., Zolli P. Dizionario etimologico della lingua italiana (Vol.1-5). N. Zanichelli S.p.A Editore, Bologna, ©1979.

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