Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

Riflessioni Iniziatiche

Riflessioni Iniziatiche
Sull'Uomo, lo Spirito e l'Infinito

di Gianmichele Galassi   indice articoli

 

Fra Squadra e Compasso
GOI e GLDI: Parlano i Gran Maestri delle principali Obbedienze Italiane

- Luigi Pruneti Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia

Di Gianmichele Galassi e Andrea Aromatico da Secreta Magazine n.1 Giugno 2009

 

Cosa significa essere massoni e perché decise a suo tempo di aderirvi? Quali i valori fondanti il massone?

Luigi Pruneti Gran Maestro della Gran Loggia d'ItaliaGianmichele GalassiLuigi Pruneti: Sono entrato giovane, giovanissimo, in Massoneria, nel ’74, casualmente come spesso succede, attraverso un parente che era stato iniziato da poco. La Massoneria è stata per me una meraviglia continua – nel bene e nel male – confrontandomi con gli altri, ho acquistato sempre più forza e volontà di andare avanti… Ho conosciuto, fra i tanti nostri Confratelli, uno in particolare il quale, pur avendo avuto un vissuto massonico limitato - era preso su tanti fronti – secondo me aveva capito tutto: ..Hugo Pratt.
Lo incontrai ormai uomo celeberrimo, affermato, apprezzato da tutti, specialmente in Francia. Diceva che il percorso in Massoneria gli era servito tantissimo: era uno spaccato della società, delle tensioni, dei desideri non appagati dell’uomo e, andando avanti, riusciva in questo microcosmo fatto da 3/4 Logge di Venezia a capire, ad andare oltre orizzonti che non si era mai precedentemente preoccupato di vedere, pur avendo viaggiato in lungo e largo per il pianeta. Le sue considerazioni sulla Massoneria, erano oltremodo vere. E il lato umano della Massoneria in effetti, è sicuramente uno degli aspetti più affascinanti; senza poi dire del metodo il quale, anche se sicuramente non perfetto, resta comunque un tentativo di avvicinarsi alla verità affascinante.
Il fatto stesso che si parta da dei valori ampiamente condivisi da tutti - il famoso trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza - interrogandosi sulle modalità con cui questi non debbono rimanere parole, ma principi calati da una dimensione di ideale a una dimensione di vissuto, è un grande traguardo.
Ad esempio, la tolleranza è un qualcosa di estremamente semplice da definire, ma il viverla, sino a rispettare davvero anche ciò che è completamente e totalmente diverso da te, ha un valore maieutico incredibilmente alto; il considerare la libertà, la propria libertà, il sentirsi libero è di tutti, ma lo scoprire poi come la libertà individuale – la tua libertà – possa essere condizionata dal giudizio e dal pensiero altrui (e che pertanto la schiavitù del pregiudizio è un male che continuamente rischia di colpirti ed avvincerti), credo lo si impari sino in fondo solo all’interno di una Loggia massonica.

 

Perché a proposito della Massoneria è stato detto di tutto di più, meno quello che era giusto dire: c’è da domandarselo...

Della Massoneria è stato detto di tutto e di più, specialmente in Italia. Tuttavia non si può fare un discorso generalizzato: se si varcano le Alpi ad esempio già la cosa è molto diversa. Bisogna capire che nel nostro Paese coesistono tre componenti ideologiche essenziali, fortemente antimassoniche. La componente cattolica, rimasta avversa a partire dalla scomunica clementina del 1738. Quella nazionalista, ereditata poi dal fascismo (storico l’atto di Mussolini, quando nel ’23, fa votare al Gran Consiglio del Fascismo l’incompatibilità fra l’iscrizione al partito e l’appartenenza alla Massoneria… basti ricordare con le parole di Ciano, che nel 1939 definiva ancora Italo Balbo, già Oratore della loggia massonica Gerolamo Savonarola di Ferrara, “quel porco democratico”). La terza componente è quella marxista, dominante nell’Italia del dopoguerra. La scomunica nei confronti della Massoneria avviene nel IV Congresso della Terza internazionale patrocinato da Zinovief e da Trotzkj - in quel momento al settimo cielo perché le armate bianche sono state completamente sbaragliate - e su proposta, fra l’altro, dei delegati italiani. Queste tre componenti hanno visto nella Massoneria un nemico assoluto e totale: se le componenti ideologiche l’hanno sempre considerata la quintessenza della borghesia, e dunque il pericolo più grosso per uno spostamento dell’asse politico italiano, d’altro canto la Chiesa l’ha sempre identificata con la casa del libero pensiero e dunque la negazione di ogni dogmatismo religioso, capace di aggredire le coscienze. Poi, certo, c’è stato anche qualche errore di percorso, qualcuno che ha deviato dalla via, altri che hanno tentato di utilizzare l’idea per scopi egoistici, ma il modo stesso con cui abbiamo reagito internamente – con forza, fermezza e chiarezza – è già di per sé indice della nostra piena volontà di rimanere fedeli ai nostri alti principi. Eppure…

 

Un tempo, la tradizione iniziatica si avvaleva dei simboli lasciati nella pietra e nella musica: quale ritiene essere il mezzo più adeguato oggi per tramandare nuovi insegnamenti e “conoscenza” ai massoni posteri?

Bisogna partire da un presupposto: come e perché nasce la Massoneria nel 1717 in questo famoso giorno solstiziale? Nasce in un humus, in un ambiente tipicamente britannico, dove il processo di aggregazione è molto forte, avvalendosi di una struttura precedente, che è la massoneria operativa. Quali sono i suoi fini? Essere buoni cittadini innanzitutto, buoni anglicani, buoni sudditi di Sua Maestà britannica, con in più questa eredità precedente e nobilitante dei costruttori di cattedrali. Il contenuto ideologico di questo aggregato massonico è sicuramente di sapore illuminista/locchiano, che è fondamentale in quanto la prima massoneria è mossa certamente da una volontà di ricomposizione totale da un punto di vista religioso nel Regno Unito. Quando noi si pensa alle rivoluzioni si pensa sempre alla Francia, e si pensa a tutto il processo rivoluzionario e sanguinolento che c’è stato in Francia. L’Inghilterra ha avuto di più, e prima: parliamo di tre rivoluzioni, morti su morti, spesso e volentieri dovuti a lotte di carattere religioso. Ad un certo punto si crea la corrente dei Latitudinari, che cercano di creare un principio di tolleranza: molte sono le cose che uniscono tutti i cristiani, poche e marginali sono le cose che li dividono. E la comprensione e la tolleranza sono virtù cristiane: su questo si innesca la speculazione bellissima e perfetta di Locke. La Massoneria, la prima Massoneria, riprende questa idealità di creare una società dove le divisioni e le spaccature che ancora ci sono da un punto di vista religioso possano trionfare. Il tutto si arricchisce col passare del tempo… Siamo nel 1751, quando gli “antichi” (ancients) di York prospettano un significativo ritorno alle tradizioni precedenti; ecco l’esegesi dei nostri rituali, derivano tutti dal primo rituale degli antichi: The Three Distinct Knocks che, se non erro, risalgono al 1752. Questo testo dette una valenza simbolico-esoterica maggiore alla Massoneria ed al lavoro di Loggia. In quel momento... siamo alla fine della prima metà del ‘700, la Massoneria – quella per capirci destinata ad avere poi tanto successo - ha un processo di acquisizione di numerose tradizioni esoteriche e mitologiche, alcune delle quali crea Lei, sua sponte. Una delle prime mitologie create dalla Massoneria è proprio il mito di Hiram: Hiram, osservando bene, è appena citato, nelle Costituzioni del 1721: non se ne parla assolutamente; persino la sua derivazione è alquanto strana… Chi lo tiri fuori, non si sa. Quali siano le fonti di ispirazione non si conoscono: probabilmente un passaggio del Talmud, dove si dice unicamente che le grandi feste per l’inaugurazione del tempio furono, in un certo qual senso, offuscate per la morte dell’architetto Hiram; però non si dice altro, non si dice sia stato ucciso…
Un’altra fonte è certamente il III Libro dell’Eneide ove Enea scopre il corpo del cugino Polidoro, inumato in un tumulo, segnato da un ramo divelto. Il brano è evocativo e ricco di significati simbolici: il giusto ucciso per ignobili motivi, la verità rivelata, il ramo d’oro sacro alle divinità infere e per i misteri di Eleusi. Fortissimo poi, sarà l’assorbimento di tutta la precedente tradizione rosacrociana, visto che già Elias Ashmole nel 1646 viene accettato in una loggia con caratteristiche rosacrociani. L’antologia templare riassume tutto questo, e diventa un percorso di viaggio in sé stessi, di elaborazione e riscoperta dell’uomo, passando attraverso miti e tradizioni di carattere iniziatico anche molto diverse. Vengono cioè sistematizzate nelle varie ritualità, nei vari riti che si formeranno già a partire dal 1730 fino a tutto l’ ‘800.
Tutto questo oggi, come dicevate all’inizio, “canta” nascosto in universi di simboli la cui decrittazione è mezzo e fine di un cammino interiore profondissimo, e dunque inesprimibile a parole. Ho ragione di ritenere che sarà così anche in futuro…

 

Ora, ritorniamo alla domanda iniziale, come può trasmettere e cosa trasmette la Massoneria ai suoi membri?

La cosa importante della Massoneria è soprattutto la Loggia; il resto è accessorio, dovrebbe essere funzionale al lavoro dell’officina: laboratorio umano e spirituale profondissimo, incentrato su una metodologia apparentemente semplice, ma molto difficile da applicare. Tutto parte dalla scoperta del silenzio, ovvero da una specie di capacità di svuotare il bicchiere, la coppa che ognuno di noi rappresenta - piena di tutto, a cominciare dalla presunzione di sapere - per imparare ad aprirsi a sé e agli altri...
L’insegnamento al silenzio dunque, come capacità ritrovata di ascoltare. Sé stessi innanzitutto, e dunque gli altri. Perché noi non siamo più abituati ad ascoltare, udiamo e basta, distrattamente; spesso e volentieri non ascoltiamo né i nostri figli né la nostra compagna, non ascoltiamo niente.. udiamo solamente. La capacità di ascolto è fondamentale per sperare d’intraprendere qual si voglia cammino iniziatico, e attraverso l’ascolto, si passa alla capacità di ascoltare il simbolo, di capirlo. Il simbolo vela un archetipo ed è una sorta di strumento, di catalizzatore del pensiero. Noi possiamo fare un repertorio dei simboli, dar loro tutte le spiegazioni possibili, ma non saranno mai esaustive, perché il simbolo è di sua natura evocativo, serve ad andare oltre; il simbolo attraverso la mente va al cuore, e fa agire il cuore. Il simbolo riesce (delle volte anche la parola, che in Massoneria ha un valore di simbolo, ha un valore evocativo) anche a suscitare delle sensazioni che non sono comunicabili, ma acquisiscono e danno conoscenza: è un po’ forse questo il “segreto dei massoni”... (Ride Pruneti, mentre lo dice…, ma qui ritorna serio!) …Nella comprensione, nell’avvicinarsi, nel vivere questo metodo, si acquisisce un aspetto importantissimo che è tipico, secondo me, del massone: la capacità di comprendere come la nostra esistenza sia una sorta di contenitore, che ha un fondo che noi non vediamo perché il contenuto impedisce il passaggio della luce, esso è costituito dal relativo che noi spesso scambiamo per assoluto. Siffatto materiale, di color grigio impedisce di cogliere la complessità della vita, la difficoltà nelle relazioni umane, fa confondere un’onesta ricerca della verità con soluzioni preconfezionate che acquietano il desiderio individuale di conoscenza, fa scambiare lo stato di libertà interiore col fantasma della stessa. Il metodo massonico tende a far sedimentare ciò che è in sospensione per distinguere e percepire contenuto e contenitore: Visita Interiora Terrae Rectificando Inveniens Occultum Lapidem.

 

Quindi vuol dire che il massone deve imparare a farsi come il “vaso” dell’alchimista, come il profeta biblico, “contenitore”? Quasi a concepire una Verità che appunto è altra da noi, che senza un cammino di purificazione giammai potremo sperare d’attingere...

Si. E’ così. Tant’è vero che nel processo massonico noi troviamo compendiate senza che la Massoneria abbia avuto mai rapporti diretti con queste, elementi i più disparati delle grandi tradizioni mistiche ed esoteriche. Il “vaso” che si vuota ad esempio, lo ritroviamo anche nella tradizione zen e nelle sue mille storie... Famosa quella del celebre professore universitario che va da un maestro zen perché vuol capire – lui si è formato negli Stati Uniti, in Occidente – qualcosa sullo zen. L’ospite, dopo aver ascoltato la lunga celebrativa auto-presentazione da parte del professore, il maestro lo fa accomodare, e offre del the. Nella tazza del professore comincia a versare il the, la tazza si riempie, ma questi continua a versare the; il the fuoriesce dalla tazza, si spande sul tavolo, cade per terra e lui imperterrito continua a versare. Il professore ad un certo punto lo interrompe e gli dice: “Maestro, ma cosa fa?”. Lui risponde: “Questa tazza non sei altro che tu; come puoi avvicinarti allo zen se sei pieno di te, se ti consideri già depositario di mille certezze? Svuotati, altrimenti non potrai contenere niente. Ribalta l’albero: ciò che dà la vita sono le radici, le foglie se ne vanno”. E’ così. E potremmo fare altri cento esempi. Non so, un’altra cosa che mi colpisce, la si trova negli scritti di Valentino, il pensatore gnostico alessandrino del II secolo, quando lui parla del Principio. Il Dio che cosa è? Per lui Dio è una sorta di vuoto, di stasi indefinita e indefinibile, insieme al vuoto vi è il silenzio che una sua stessa categoria. Insieme a questa sorta di non essere, di vuoto c’è, insieme a Lui, il silenzio: è al tempo stesso, silenzio. (39,45)
La creazione avviene quando il vuoto pone un seme nel silenzio, e questo germe nel silenzio fa sì che nasca, che sia partorito il logos e con il logos lo splendore della luce. Questa mitologia illustra bene il processo conoscitivo del massone, egli deve partire dal postulato che per sapere non si può presumere di sapere, ma mettersi in discussione, far tacere l’orgoglio, costringere al silenzio quel narciso saccente che è in ogni uomo, per apprezzare il diverso da noi.
Ciò è il primo passo per un processo di crescita sempre in divenire, un processo che al tempo stesso affranca dai pregiudizi, dalle semplificazioni fuorvianti, da una tendenza a ostacolare la libera ricerca e la riflessione individuale.

 

Si può dunque parlare di Massoneria come contenitore della tradizione iniziatica? Un contenitore particolare, pur tuttavia teso a creare un continuum con altre discipline...

Si, questo continuum c’è. Ogni tanto viene a galla, ed è lì che pur emerge in evidenza questa tradizione iniziatica, nero su bianco di fronte agli occhi di tutti. Anche se solo chi fa parte della tradizione riesce a captarla.
Guardate, i messaggi iniziatici sono tantissimi: anche negli aspetti culturali più conosciuti. Se noi ci mettessimo a rileggere in questa chiave la letteratura - ma non cose complesse; non andiamo agli autori esoterici per eccellenza, a quelli massonici conosciuti - ne vedremo delle belle...
Prendete ad esempio un romanziere di grande fama e che amano anche i ragazzi: Verne. Leggete, “Le Indie nere”, ebbene vi accorgerete che questo romanzo è una sorta di apologo del viaggio massonico, tant’è vero che alcuni hanno visto in “Le Indie nere” di Verne una sorta di traduzione letteraria del contenuto del “Flauto Magico”. …La storia è semplice: c’è un ingegnere minerario dal quale va a un certo punto il figlio di un vecchio minatore, egli è preoccupato per il padre che continua ad abitare nella miniera, perché è convinto che in essa vi sia ancora un grande giacimento. L’ingegnere va a parlare con questo uomo, e questi lo convince ad esplorare la miniera. Fanno questo viaggio nella profondità della terra ed ad un certo punto arrivano davanti ad una grande caverna sotterranea piena di minerale, con un lago. Vi è però un crollo e rimangono intrappolati, ma c’è una presenza misteriosa che comunque, nonostante siano rimasti isolati, procura loro del cibo. Alla fine si scopre che la presenza misteriosa è una bella fanciulla che un anziano cercatore di grisou ha tenuto sempre rinchiusa: è una ragazza che non ha mai visto il cielo, non ha mai visto il sole, è lei che li salverà. Li porterà in superficie ove conoscerà la luce. Tutto finirà con un matrimonio secondo la tradizione favolistica. Le Indie nere è comunque una novella iniziatica di notevole caratura simbolica. Prendiamo in esame un altro celebre romanzo Moby Dick, capolavoro della letteratura americana, anche esso è l’allegoria di un viaggio iniziatico con diversi riferimenti alla Massoneria: Moby Dick è chiamato “il gran maestro delle balene”, ad esempio, e il ricorso al linguaggio massonico è frequente. La narrazione si conclude con la tragedia finale e la vittoria dell’abisso, giacché il viaggio era iniziato con presupposti sbagliati, le motivazioni dello stesso ispirate alle sete di vendetta e al rancore potevano condurre solo al fallimento, come al fallimento è destinato chi si accosta alla Massoneria con le idee sbagliate desunte dall’immaginario collettivo. Voglio infine citare il capolavoro di De Saint Exupéry Piccolo Principe che cela dietro l’apparenza di una delicata favola un affresco gnostico. Non manca niente: L’anima caduta, gli arconti, il pleroma, il desiderio struggente del ritorno, il serpente... Potremo continuare a lungo ...molti sono i messaggi nascosti come diverse sono le vie verso la conoscenza e la crescita spirituale, l’importante è il cercarle...

 

Cosa direbbe ad un ragazzo che volesse entrare in Massoneria?

Beh, io direi che è una splendida occasione. Che se non ha fretta di comprendere, di capire tutto e subito, se ha la pazienza di attendere i tempi anche lunghi, può trovare all’interno della Massoneria non risposte, perché la Massoneria non dà risposte, ma può trovare strumenti per darsi delle risposte: questo sicuramente si. Bisogna che abbia pazienza, perché può entrare nella Massoneria e trovare, in un primo momento, solo vuoto – ma non vuoto positivo, vuoto negativo – cioè, può trovare il nulla, può trovare discorsi, chiacchiere, presunzioni, atteggiamenti, vanagloria, può trovare questo. Però, se scava e se ha la coerenza e la pazienza di perseguire nei suoi intenti, prima o poi avrà quello che cerca... Costanza ci vuole, molta! Ecco, un’ultima cosa: verso quale direzione guiderà la sua obbedienza, sempre in ambito culturale visto che nelle scuole, purtroppo, ancora oggi, se non qualche raro corso universitario, la Massoneria non viene mai citata. Bisogna cercare di sdoganare al massimo la Massoneria; cioè, di incidere in quella sorta di pensiero dell’opinione pubblica per la quale la Massoneria, in Italia, è male, o qualcosa di simile.
Cercare di rompere questo muro. E lo si può fare agendo soprattutto sul piano della cultura, unicamente sul piano della cultura, perché la Massoneria non può agire su altri piani. Diciamo poi anche un’altra cosa: che la cultura è trainante rispetto a tutto il resto. Agire sul campo della cultura non significa avere dei risultati subito, ma a lungo termine, che poi comporta una ricaduta su tutto l’indotto che gravita intorno alla cultura, dalla politica, al sociale, ecc. ecc. Impegnarsi sul piano culturale dunque, e porsi come problema l’antimassoneria. Lottando contro questo “mostro” in ogni modo e in ogni maniera. Con la Voce delle Voci non abbiamo chiuso la partita: ora ci stiamo costituendo parte civile.
Continueremo ad andare avanti, producendo anche in lingua francese in modo tale da veicolarlo in tutta l’Europa massonica, un particolare documento relativo l’antimassoneria nostrana, perché dappertutto si conosca la discriminazione feroce che esiste qui in Italia nei nostri confronti. Sì, opereremo sicuramente su questo piano con tutte le nostre forze.

 

Ecco, quindi ci sarà un investimento sempre maggiore nell’ambito della cultura?

Quest’anno noi facciamo dieci convegni, a livello regionale e a livello nazionale, investiamo tantissimo su questo; si sappia però, che potremo investire quanto vogliamo e desideriamo su questo campo, ma non saremo a nulla se non partiremo dal presupposto che la Massoneria deve rimanere tale. Cioè, l’investimento poi più grande lo dobbiamo fare sulle Logge; la Massoneria per sé stessa, per sua natura, siccome non è una chiesa, siccome non ha libri sacri, siccome non esiste nessuno che è stato investito dal Grande Architetto dell’Universo, tende a deviare; non dico a deviare in maniera negativa, ma tende a diventare un club, tende a diventare un’accademia... Allora noi bisogna investire profondamente su quello che è la caratteristica fondante della Massoneria: la sua natura iniziatica, la sua natura alchemica o para-alchemica – chiamatela come volete – però la sua natura. Un investimento sulle Logge, un aiuto a un auto-formazione da parte dei Maestri perché il problema fondamentale è spesso che i Maestri non sono in realtà Maestri: cattivi Maestri significa avere cattivi Maestri Venerabili, avere cattivi Maestri Venerabili significa avere cattivi Apprendisti e cattivi Compagni; e tutto crolla. Sicché investire al massimo su questo, aiutando Le Logge ed aiutando i Fratelli ad un’autoformazione iniziatica e massonica: questo deve essere il primo problema.
La prima cosa è questa. Poi viene tutto il resto, naturalmente. Perché la comunione esiste in quanto deve essere uno sportello aperto sul resto del mondo.
Un’altra cosa fondamentale, è quella di avere una certezza normativa interna totale.

 

Intervista al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi

 

Altri articoli di Gianmichele Galassi

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook


I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...