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di Gianmichele Galassi   indice articoli

 

La leggenda di Hiram   Febbraio 2011
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Le fonti
La Leggenda di Hiram cominciò a diffondersi non prima del 1723 fra le Logge, che rivendicavano una discendenza diretta dai costruttori del Tempio di Salomone. Molte sono le versioni redatte che, pur presentando differenze formali, sono sostanzialmente equivalenti nella sostanza e nel simbolismo.
La prima fonte certa: nel 1725, in un libello antimassonico, si parla "d’un albero che sarebbe spuntato dalla tomba di Hiram".
Quale figura centrale della tradizione liberomuratoria quella di Hiram merita un approfondimento particolare. Innanzitutto è importante concentrarci sulle fonti che sono di variegata origine: dalle bibliche sino alle massoniche del ‘700 passando per la letteratura giudaico-cristiana.
Partendo dalle fonti più antiche possiamo fare riferimento alla Bibbia. Di Hiram "il maestro", da non confondere con il Re di Tiro, si parla nel I° Libro dei Re (7-13), che risale presumibilmente al periodo tra il 621 e il 586 a.C., a proposito degli arredi del Tempio, e poi ancora nel II° Libro delle Cronache, che risulta però essere compilato due secoli più tardi - in quanto è descritta cronologicamente la successione davidica – quindi meno attendibile a priori.

 

Il I° Libro dei Re Cap.7:
“13 Il re Salomone fece venire da Tiroun certo Hiram, 14 figlio di una vedova della tribù di neftali; ma di padre tirio, artefice in lavori di bronzo, di grande capacità tecnica e pieno di talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo.
egli venne presso Salomone ed eseguì tutti i suoi lavori. 15 fuse due colonne di bronzo, ognuna alta diciotto cubiti e dodici di circonferenza… -continua- 21 Salomone fece poi innalzare le due colonne davanti al vestibolo del Tempio: eresse la colonna di destra e le dette il nome di «Iachin»;
elevò quindi quella di sinistra e la chiamò «Boaz». (cioè stabilità e forza)”

 

Più avanti: “40 Hiram preparò infine le caldaie, le pale e dei bacini. Così egli terminò tutti i lavori che Salomone gli aveva ordinato per il Tempio del Signore: 41 cioè, le due colonne, le loro due modanature sferiche in cui vennero inseriti i due capitelli posti sulla sommità delle colonne, le due reti d’intreccio per coprire le modanature dei due capitelli, che erano sopra le colonne; 42 le quattrocento melagrane per le due reti d’intreccio, due ordini di melagrane per ciascuna rete; 43 i dieci carrelli, i dieci bacini sui carrelli portanti; 44 il mare unico di bronzo ed i dodici buoi che lo sostenevano; 45 le caldaie, le pale e i bacini. Tutti questi oggetti, che Hiram preparò al re Salomone per il Tempio del Signore, erano di bronzo lucente.”

 

Ed il II° Libro delle Cronache, Cooperazione di Hiram (Re di Tiro), Cap.2:
“12 Ti mando dunque un uomo esperto e di grandissima abilità, Hiram-abi, 13 figlio di una donna Danita, e suo padre è di Tiro: egli sa lavorare in oro, in argento, in rame, in ferro, in pietre, in legno, come pure in filati violetti, in porpora, in bisso e in cremisi; sa eseguire ogni sorta di intagli e tradurre in realtà qualsiasi progetto artistico che gli venga affidato. Lavorerà con i tuoi operai e con quelli del mio signore Davide, tuo padre.”

 

Questo secondo scritto trova alcune differenze con il racconto riportato nell’antecedente Libro dei Re, come per il nome di Hiram che in questo delle Cronache viene detto Huram e solo per uniformità abbiamo continuato a scrivere Hiram. Le incongruenze esistono in quanto – come detto – il Libro delle Cronache non è antecedente al 400 a.C., le genealogie davidiche infatti giungono alla fine del V sec. Differenze, in parte spiegabili come errori di trascrizione quali l’altezza delle colonne o il nome di Hiram, altre, come nella maternità dello stesso, imputabili a differenti notizie che però non sono incompatibili e di conseguenza non riconducibili ad errori veri e propri: la madre poteva essere danita e suo padre della tribù di neftali e residente a Tiro.
Seppur in nessun modo Hiram venga menzionato quale architetto del Tempio, possiamo affermare che gli viene conferita addirittura una valenza maggiore, in quanto è descritto come “maestro” nella lavorazione dei metalli: è lui l’autore della meraviglia del “Mare di bronzo” e delle due colonne Jakin e Boaz… a questo proposito, è bene ricordare che, al tempo, l’arte metallurgica era appannaggio di pochissimi e coloro che sapevano dominare e manipolare i metalli occupavano uno dei posti più alti nella scala del ceto sociale: la potenza di uno stato si misurava attraverso la capacità di sfruttare i metalli per armi, decori, arte e costruzioni.
Adesso, passando alle fonti più recenti, vediamo come vari manoscritti, risalenti al periodo medievale-rinascimentale e di chiara origine massonico-esoterica, riportino varie versioni di quella che si definisce la leggenda di Hiram.
Prima di tutto è bene fare riferimento alle “Costituzioni Gotiche”: la più antica raccolta di documenti massonici, databili dal 1150 ad oltre il 1550, così chiamati per la prima volta nel 1738 da James Anderson. Secondo A.L. Vibert, uno dei maggiori studiosi fra coloro che tentarono una classificazione di questi manoscritti, afferma che la “Storia Tradizionale” degli antichi massoni è giunta a noi in varie forme: “La prima versione era molto breve ed è conosciuta da noi per mezzo di due testi, il Ms.Regius e la parte conclusiva del Ms. conosciuto come il Cooke Text. La prima parte di questo stesso testo consiste in una Storia molto elaborata, la quale molto probabilmente fu compilata nel quindicesimo secolo, e poi fu riscritta al principio del sedicesimo, mentre le Ordinanze, le clausole separate delle quali erano conosciute come articoli e Punti, furono rifuse come un Codice dei Doveri Generali e Speciali e che si assunse essere stati approvati da Enrico VI e dal suo Consiglio, nel 1437.
Dal sedicesimo secolo in poi, la grande maggioranza dei Manoscritti comprende una trascrizione della History quale allora venne riscritta, ed il Codice di Enrico VI, ma essi hanno tutti variazioni testuali loro proprie... Le versioni cadono in cinque principali gruppi o famiglie, note come Plot, Grand Lodge, Sloane Roberts e Spencer. Il gruppo Plot ha la History elaborata e quelli Grand Lodge, Sloane e Roberts hanno la History quale fu riscritta, ma tutti e quattro hanno il Codice di Enrico VI, al quale il Roberts ha aggiunto quanto viene indicato come New Articles e certi testi hanno anche speciali Apprentice Charges. Gli Spencer sono l'ultimo gruppo ed in questo la History è stata ancora una volta revisionata. È a questi documenti che Anderson si riferisce nella sua Intestazione, quando dice che la parte storica è «presa dai loro documenti generali» e i suoi Charges «estratti da antichi documenti.». (Cfr. a.L.Vibert, Anderson's Constitutions, Introduzione alle Costituzioni di Anderson del 1723, facsimile 2ª edizione a cura della Q.C.L., London, 1978, p. xi.)

 

Con ciò abbiamo compreso l’origine degli “Antichi Doveri” del 1723, ancora oggi alla base dell’Istituzione massonica. Passando poi alle fonti più recenti, già il Reghini (in PAROLE SACRE E DI PASSO, ed. atanor, Roma 1962), afferma che un breve cenno alla morte di Hiram (si parla della morte dell’architetto del Tempio, senza nominarlo) si trova nel Talmud, e che nel MANOSCRITTO COOKE (1430÷40) si menziona la morte di Hiram.
Per Bonvicini, il c.d. Ms. Cooke (1430÷40), a proposito di Hiram (senza nominarlo), dice: "Il figlio di Tiro era il capo" degli 80.000 operai muratori al "servizio" di Re Salomone per la costruzione del Tempio, iniziata da Re David; mentre il Sessa a proposito di tale manoscritto, facendolo risalire al 1410, riporta “e il figlio del Re di Tiro era il suo Maestro Massone”. Questa citazione sembra più affidabile in quanto molti altri manoscritti dell’epoca –  denominati racconti o M Mss. gotici – riportano l’errata traduzione di Abif, ed in luogo dell’Hiram biblico venivano utilizzati nomi sostitutivi quali Aymon (Ms. Dowland 1500c.) o Amnon etc., a tal proposito si può fare riferimento allo studio del Tuckett. La sostituzione è frequente in scritti latomistici e in tal senso viene spontaneo chiedersi se, sussistendo intenzionalità, tale pratica non debba significare qualcosa di profondo e nascosto.
Personalmente, ricordando il Tuckett, mi sembra più ragionevole pensare che la perdita del doppio nome “Hiram abif” sia imputabile all’eliminazione delle bibbie protestanti inglesi durante il regno di Enrico VIII.
Infine, giova ricordare anche Maurizio Nicosia che, nell’articolo “La piramide del rito e la leggenda di Hiram”, afferma che essa non ha origini bibliche, ma è ricavata da un apocrifo dell’antico Testamento.
È comunque una leggenda che troviamo in molte tradizioni iniziatiche e religiose sin dai tempi degli antichi egizi: il mito di neferotep (nefer= perfezione e bellezza, otep= pienezza) maestro architetto ucciso dai suoi adepti per denaro. Al di là delle fonti, è certamente curiosa l’assonanza con la vicenda di Osiride, tramandataci da Diodoro Siculo (cfr. f. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, (1906), Roma, 1990, p. 79. Oltre Diodoro l’altra fondamentale fonte sui misteri osiriaci è Apuleio, Le metamorfosi o l’asino d’oro.):
"…il dio (Osiride) all’uscita del tempio cadeva sotto i colpi di Set (fratello di Osiride); si simulavano attorno al suo corpo le lamentazioni funebri, lo si seppelliva secondo i riti: poi Set era vinto da Orus, e Osiride, a cui la vita era resa, rientrava nel suo tempio dopo aver trionfato sulla morte. Lo stesso mito era rappresentato a Roma. Iside oppressa dal dolore cercava in mezzo ai pianti desolati dei preti e dei fedeli il corpo divino d’Osiride, le cui membra erano state disperse da Tifone (altro nome di Set). Poi ritrovato, ricostituito, rianimato il cadavere si sprigionava una lunga esplosione di gioia".
Oltre a quest’ultima, una qualche corrispondenza con la vicenda hiramitica può individuarsi – come suggeritomi dal Prof. Luigi Pruneti - nel racconto su Polidoro nell’Eneide virgiliana:

 

ENEIDE CANTO III – POLIDORO

 

IN TRACIA: DE POLIDORI UMBRA (3.13-68)
… Tertia sed postquam maiore hastilia nisu adgredior genibusque adversae obluctor harenae, eloquar an sileam? Gemitus lacrimabilis imo auditur tumulo et vox reddita fertur ad auris: 'quid miserum, Aenea, laceras? iam parce sepulto, parce pias scelerare manus. non me tibi Troia externum tulit aut cruor hic de stipite manat.
Heu fuge crudelis terras, fuge litus avarum: nam Polydorus ego. hic confixum ferrea texit telorum seges et iaculis increvit acutis…

 

L’ORRIBILE OMBRA DI POLIDORO (3.13- 68)
… Ma dopo che con maggior sforzo afferro il terzo rametto e con le ginocchia lotto con la sabbia avversa, - parlare o tacere? - si sente dalla profondità dell'altura un gemito lacrimevole e la frase data sale alle orecchie: “Perchè, Enea, torturi un infelice? orma risparmia un sepolto,
risparmia di macchiare le pie mani. Troia non mi pose estraneo a te o questo sangue non emana da un legno. Ahimè fuggi terre crudeli, fuggi un lido avido: io son Polidoro. Qui trafitto mi coprì una messe ferrea di dardi e crebbe in acute lance…

 

Concludendo, è bene precisare che la Leggenda di Hiram riportata è solamente una rielaborazione di una delle molte versioni presenti in letteratura.
Infine, è importante ribadire che, per quanto riguarda la Leggenda, non è fondamentale se
veramente sia accaduto ciò che narra, bensì il valore iniziatico e simbolico rappresentati, così come avviene per le “parabole” cattoliche.
Chiarito ciò, è vitale comprendere gli insegnamenti contenuti nella vicenda del “maestro” per
progredire ad un livello superiore di consapevolezza.

Gianmichele Galassi
Da Secreta Magazine n.1 - 2010

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Altri articoli di Gianmichele Galassi


Bibliografia
• Bonvicini E. Esoterismo nella Massoneria antica 2 vol., Atanòr Editrice
• Bonvicini E. I Gradi della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, Bastogi
• Bonvicini E. Massoneria antica, dalla “Carta di Bologna” del 1248 agli “antichi doveri” del 1723, Atanòr Editrice
• Bonvicini E. Massoneria di Rito Scozzese, Atanòr Editrice
• Boucher J. La Simbologia Massonica, Atanòr Editrice
• Di Castiglione R. Alle sorgenti della Massoneria, Atanòr Editrice
• Di Castiglione R. Corpus Massonicum. Atanòr Editrice
• Farina S. Rituali dei Lavori del Rito Scozzese Antico e Accettato, Arktos
• Fiche J.G. Filosofia della Massoneria, Bastogi
• Mola A.A. Storia della Massoneria in Italia, Bompiani
• Nicosia M. Il sepolcro d’Osiride. Zenit Studi massonici - Le origini storiche del Rito Scozzese. www.zen-it.it
• Pike A. Morals and Dogma 6 vol., Bastogi
• Porciatti U.G. Simbologia Massonica: Gradi Scozzesi, Atanòr Editrice
• Reghini A. PAROLE SACRE E DI PASSO, ed. Atanor, Roma 1962.
Per approfondire l’argomento: Sessa L. Hiram e la leggenda di Hiram, Bastogi.

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