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Riflessioni Iniziatiche

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Sull'Uomo, lo Spirito e l'Infinito

di Gianmichele Galassi   indice articoli

 

Massoni toscani del mondo dello spettacolo:
Silvio Gigli, Guido Cantini, Riccardo Billi, Gioacchino Forzano
- Luglio 2012

 

 

Silvio Gigli: poliedrico massone senese

 

Silvio GigliLei ha una bella cravatta color singhiozzo di pesce… questa una delle tante invenzioni della genialità di Silvio Gigli, senese doc, che seppe assurgere alla fama attraverso una lunga carriera radiofonica piena di successo.
Personalmente non ho avuto modo di conoscerlo, del resto è passato all’Oriente Eterno circa 23 anni fa, ma di lui a Siena ho sempre sentito parlare, tant’è che ho cominciato ad interessarmi alla sua figura frequentando l’Accademia delle Scienze di Siena, detta de’ I Fisiocritici, che ha sede proprio nella Piazzetta intitolata a Silvio Gigli, proprio accanto alla nuova società della sua amata contrada, la Tartuca. Dall’apposita cerimonia nel 2003, Siena ed i suoi cittadini hanno così voluto rendergli onore, intitolandogli proprio quel piccolo, ma pieno di storia, largo a lui tanto caro…

Nato agli inizi del secolo scorso, più precisamente nel 1910, iniziò la sua carriera giornalistica nel ’27 al quotidiano toscano La Nazione, per poi passare a Il Telegrafo. Nel 1939, arrivò alla notorietà con “Radio Igea” una trasmissione dell’allora Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR) che si occupava dei ricoverati in ospedale; poi durante gli anni difficili della guerra inventò “Botta e risposta”, il primo quiz radiofonico, trasmesso inizialmente da Radio Firenze Libera, poi diffuso su tutto il territorio nazionale dall’EIAR, trasmissione nata con l’intento di risollevare lo spirito popolare afflitto dagli anni di guerra, risultato che il Gigli raggiunse appieno sfruttando le naturali ed innate doti di simpatia ed ironia…

Negli anni di carriera si distinse oltretutto come un notevole scopritore di talenti musicali (Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Orietta Berti, Loretta Goggi), in più fu anche autore dei testi di “Mario Pio” la straordinaria macchietta dell’esordiente Alberto Sordi… Queste, solo alcune delle molteplici attività portate avanti con successo da questo artista a tutto tondo, che a Siena viene ricordato soprattutto per le accorate radiocronache del Palio, da contradaiolo intemerato qual’era.

Per l’occasione ho voluto riascoltare alcune trasmissioni radiofoniche dell’archivio Rai, in particolare, sono memorabili quelle del Gigli insieme a grandi personaggi come Filogamo, Ciotti, Zivelli in cui si narrano scorci di vita passata, di momenti che ci appaiono remoti, lontani, quasi come appartenessero ad una dimensione ormai dimenticata; testimonianze di persone che hanno vissuto un’altra epoca, ma che chiaramente andavano alla ricerca di quel qualcosa che anche oggi andiamo tutti cercando…

Momenti difficili, quelli ricordati insieme a Franco Rossi, nella sede di Radio Firenze durante gli anni della guerra: si dormiva in quella che oggi sarebbe la direzione, due nascosti rifugiati in cantina, celati dalla sottile porta che sola si frapponeva alle SS tedesche di ronda nelle strade vicine…  Vita vissuta, esperienze a volte tristi a volte felici, la passione intramontabile per la propria terra, le lastre di pavimentazione della propria Città, Siena, un popolo, una contrada… la Tartuca. Servita ed amata da mangino, ossia da colui che ha la responsabilità del cavallo assegnato dalla sorte per correre il “Palio”, vero ed indimentico amore del senese purosangue Silvio Gigli.

Per concludere, “e in un tripudio di bandiere e colori Siena trionfa come sempre immortale”, come Silvio Gigli era solito chiudere la sua radiocronaca del Palio…

 

Luca Cava: la storia singolare e curiosa di un “eroe” leggendario del senese…

 

Luca CavaDi questa storia, presente nella tradizione orale dei canti popolari toscani, ne troviamo numerose versioni, fra cui ne ho scelte due, certamente fra le più diffuse:

Si racconta che il proprietario di un'osteria del paese (San Gusmè), stanco di dover ripulire quotidianamente intorno alla sua bottega la sporcizia maleodorante lasciata da avventori e passanti, decise di costruire all'esterno uno stanzino che corredò con la scritta "Bagno pubblico". Ma nessuno lo usava perché - analfabeti - nessuno capiva il significato di quelle parole. Allora l'oste fece costruire una statuina che raffigurava un uomo accovacciato, in una posizione dall'inequivocabile significato. La gente capì al volo, il luogo ritornò pulito e alla statuina venne messo il nome e il cognome di "Luca Cava", al quale venne poi affiancata anche una signora con l'opportuno nome di Francesca e dunque "Checca Cava".

Nel lontano 1888 un contadino del posto, tale Giovanni Bonechi, per invogliare i passanti a fare i suoi bisogni nel suo pezzetto di terreno, vi pose una statua in pietra da lui scolpita, così da rendere più pulito il resto del paese indicando un unico luogo da usare per i bisogni corporali, in un’epoca dove non esistevano non solo i bagni pubblici ma neanche quelli all’interno delle abitazioni; l’intento era quello di unire all’aspetto ambientale, una necessità produttiva: il refluo sarebbe poi stato utilizzato dallo stesso contadino a scopo “fertirriguo”.

La statua raffigurava un uomo accovacciato che copriva le vergogne con il suo cappello, intento nello svolgere le sue quotidiane funzioni.

Negli anni ’30, alcuni paesani, esausti dall’esser derisi, gettarono la statua in un vicino laghetto. Tutto rimase invariato per circa quattro decadi quando… Da buon massone - era stato iniziato alla Loggia Arbia 138 di Siena nel 1955 - Gigli aveva compreso il vero senso dell’uguaglianza racchiuso nella curiosa ed ormai dimentica leggenda di “Luca Cava”, per questo motivo, dopo un referendum consultivo fra la popolazione del piccolo centro di San Gusmè, decise di incaricare Marcello Neri, maestro delle Ceramiche Santa Caterina di Siena, di riplasmare l’opera in terracotta su disegno del vignettista Emilio Giannelli. Accanto alla nuova statua, una piccola targa a corredo che recita:

 

Luca Cava
“re, imperatore, papa, filosofo, poeta, contadino e operaio: l’uomo nelle sue quotidiane funzioni. Non ridete, pensate a voi stessi”.
(Silvio Gigli)

 

Se poi ne siamo rimasti incuriositi, della irriverente ed ironica storia di Luca Cava ne troviamo anche una versione musicata ed interpretata dal celebre Riccardo Marasco su internet (Youtube)…

 

Da: Silvio Gigli: poliedrico massone senese. Di G. Galassi. Il Laboratorio vol.92:22, Turri Editore, Firenze, 2011

 


Riccardo Billi

 

Riccardo BilliCome non ricordare il cameo di Aronne Piperno, l’ebanista giudeo che doveva riscuotere dall’indimenticabile Alberto Sordi nei panni del Marchese Onofrio del Grillo del maestro Monicelli. L’attore che lo interpretava era proprio il fratello Riccardo Billi, senese di nascita e romano d’adozione, che nel corso della sua vita interpretò magistralmente un’infinità di ruoli: dalla magnifica collaborazione radiofonico/teatrale con Mario Riva e Wanda Osiris, da cui nacque la celebre coppia comica Billi&Riva della prima televisione, alle apparizioni cinematografiche nei Clowns di Fellini o nel Pinocchio di Comencini, ove interpretò l’«uomo di burro».

Anche a Lui, come accaduto per Silvio Gigli a Siena, la città di Roma ha voluto omaggiarlo ed onorarlo, intitolandogli una Via a Tor di Mezzavia, proprio fra la Tuscolana e l’Anagnina. Attore, cantante ed all’occorrenza ballerino sapeva fare spettacolo nel modo migliore; garbato ed intelligente animava le trasmissioni radiotelevisive con fine umorismo e sane risate. Concluse poi la sua carriera dedicandosi al teatro per ragazzi, mettendo in scena i classici delle favole da Pollicino a Cenerentola passando per Il Gatto con gli Stivali. Appartenuto alla Loggia Honor 506 di Roma, si spense nella Città Eterna nel 1982 all’età di 76 anni.


Da: Riccardo Billi, attore e fratello. Di G. Galassi. Il Laboratorio vol.92:23, Turri Editore, Firenze, 2011

 


Guido Cantini

 

A Livorno, presso la sua casa, sita nella strada che prende il suo nome, troviamo una targa commemorativa:

 

A RICORDO
DI GUIDO CANTINI
AUTORE DRAMMATICO
I CONCITTADINI
NEL DECENNALE DELLA MORTE
1 GENNAIO 1955
QUESTA PIETRA HANNO APPOSTO ALLA CASA
OVE SEDICENNE APPENA
EGLI SCRISSE LA PRIMA COMMEDIA
INIZIO
DELLA SUA LUMINOSA ASCESA
A. M

 

Come si evince dall’effige, il Cantini, appartenente alla RL Alto Adige di Roma, fu un commediografo e sceneggiatore di fama nella prima metà del Novecento, ma anche discreto scrittore che riuscì a farsi apprezzare per il suo “Sonetti e poemi”.

Nacque a Livorno da Ferdinando e da Ida Parrini il 9 aprile 1889, il primo vero successo teatrale lo ottenne al Teatro Carignano di Torino con la commedia “Loro quattro” diretta da Falconi nel Giugno del 1921. Da quel momento si susseguirono innumerevoli opere, sino all’insuccesso dell’ultima sua opera presentata nel 1943 dal titolo Aurora. Operò anche nel primo cinema con la sceneggiatura del film musicale Maria Malibran (1943), infine è bene ricordare il grande successo di pubblico al Quirino di Roma con Ho Sognato il Paradiso, scritta nel 1939, unica rappresentazione della stagione 1944-45, e messa in scena dalla compagnia Miranda-De Sica dal 6 al 12 Novembre 1944. Poco dopo, il 1° gennaio 1945, passò all’Oriente Eterno.


Da: Guido Cantini, commediografo livornese. Di G. Galassi. Il Laboratorio vol.92:23, Turri Editore, Firenze, 2011

 


Gioacchino forzano

 

Nato a Borgo San Lorenzo (FI) nel 1883 fu avvocato, regista, drammaturgo, giornalista ed, infine, si distinse come librettista per alcune opere dell’olimpo musicale, opere musicate, fra gli altri, da Mascagni, Puccini, Leoncavallo e Riccitelli. Traeva la sua ispirazione nella tranquillità armoniosa di un piccolo borgo dell’Appennino pistoiese, ove amava risiedere nei periodi di vacanza che spesso si protraevano per lungo tempo.

Personaggio eclettico, cominciò con lo studio della medicina, seguito da giurisprudenza, si dedicò poi al canto come baritono, ma il successo arrivò più tardi come scrittore. Nella sua vita dette vita anche alla prima “città del cinema” in Italia con lo studio Pisorno, evidente composizione dei nomi di Pisa e Livorno: aveva rilevato gli stabilimenti cinematografici della Tirrenia Film che si trovavano appunto a metà strada fra queste due città.

Da: Gioacchino Forzano, il drammaturgo. Di G. Galassi. Il Laboratorio vol.92:23, Turri Editore, Firenze, 2011


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