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di Danilo Campanella   indice articoli

 

Dall'eteronomia alla circolarità

Ottobre 2014

 

Nell'antichità vigeva, anche politicamente, uno schema eteronomo: tutto partiva dall'alto e per principio di autorità-verità ciò che era in basso ad esso doveva riferirsi. La teologia aveva come base la filosofia, come dire che il cielo si riferisse alla terra, per restare nell’ambito del reale e non cadere in quello dell’ideale, con tutti i suoi pericoli, uno fra tutti l’idealismo. La filosofia, maggiormente nell’antichità classica e meno dal medioevo ad oggi, aveva come punto di riferimento le scienze che, a loro volta, dettavano l’agenda di lavoro alla tecnica e a sua volta ispiravano l’arte; pensiamo agli studi sulle proporzioni, la geometria e la numerologia “sacra” (phi greco) nella scultura e nella pittura. Partiamo con un rapido escursus storico della storia umana. Sinteticamente, nell’antica Grecia religione, politica e cultura erano collegate. Le singole scienze non erano che branche della filosofia e i filosofi riflettevano sugli archetipi, sulla giustizia, sul miglior modo di coabitare, su cosa fosse l’uomo.

Oggi li chiameremmo fisici, giuristi, politologi, antropologi. I pensatori antichi si dedicavano alla ricerca di un’ idea unitaria di sapere, partendo dalle cose, dalle res, per arrivare all’idea (cosa che andrà scemando in seguito a causa di una corrente parallela, il pirronismo da cui si evolverà lo scetticismo, il relativismo e in una certa misura contribuirà alla nascita dell’idealismo(1) ). Socrate fu il primo uomo a pensare in senso autonomo, e non è un caso che dal suo allievo “prediletto” Platone nascerà quell’accademia in cui, con Arcesilao di Pitane (315 a.C.-240 a.C.) verrà innestato il seme dello scetticismo(2) . Cosi sarà anche nel medioevo: teocrazia e monarchia; i pensatori medievali, inoltre, cercheranno da sempre di mantenere vivo il principio di “unità” del sapere, da Tommaso D’Aquino a Bonaventura di Bagnoregio. Questo principio di unità del sapere sarà invero duro a morire, se pensiamo alla tenacia dei primi illuministi, in particolare la corrente enciclopedista, nel tenerlo vivo.

Se la religione non viene vista, per più di venti secoli, diversa dalle altre attività umane e necessaria alla vita dell’uomo, in un secondo tempo si comincia, in Occidente, a separarla dal resto della vita umana, prima dividendo il cristianesimo in più confessioni, poi abbandonando definitivamente la pretesa di una necessità dello stesso nell’organizzazione dello Stato. Da una visione monista si passa ad una dualista ed infine nichilista, negando definitivamente ogni istanza religiosa.

Quest’ultimo elemento non rende giustizia all’uomo poiché lo spoglia di ogni prerogativa tendente all’assoluto, al quale noi, invece, naturalmente tendiamo. Il risultato sociale, psicologico e politico è stato quello di “chiudere” l’uomo in se stesso, come era prima dell’avvento della dottrina teologica cristiana e del suo innesto nel diritto romano, riducendo la persona a individuo, una monade vagante nella società che vive solo, insieme agli altri e in sè stesso, anziché vivere con gli altri e per sè stesso:

 

La classe dominante, il cui nuovo modo di produzione ha creato una nuova forma di potere e quindi una nuova forma di cultura, ha proceduto … al più completo e totale genocidio di culture particolaristiche (popolari) … i giovani … hanno perduto … il loro modo di essere, di comportarsi, di parlare, di giudicare la realtà: a loro è stato fornito un modello di vita borghese (consumistico): essi sono stati, cioè, classicamente, distrutti e borghesizzati. La loro connotazione classista è dunque ora puramente economica e non più anche culturale. La cultura delle classi subalterne non esiste (quasi) più: esiste soltanto l’economia delle classi subalterne … l’atroce infelicità o aggressività … deriva appunto dallo scompenso tra cultura e condizione economica: dall’impossibilità di realizzare (se non mimeticamente) modelli culturali borghesi a causa della persistente povertà mascherata da illusorio miglioramento del tenore di vita(3) .

 

   Danilo Campanella

 

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NOTE

1) Si veda D. Campanella, La distruzione delle realtà sottili, Nuova Cultura, Roma 2008 e Luz 2010.
2) Lo “scettico” Arcesilao diventerà scolarca dell’Accademia platonica nel 265 a.C. Si veda Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV 28.
3) Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Einaudi, Torino 2003, p. 176.

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