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di Danilo Campanella   indice articoli

 

La contestazione del '68 e la crisi dell'autorità: nasce l'era del controllo dall'alto

Novembre 2014

 

Il potere politico, in tutte le sue varianti ha dovuto adattarsi alle “dinamiche indipendenti” applicando dei metodi di controllo sempre differenti. Così si è passato dal feudo al commercio, dal lavoro nei campi a quello nelle città, dal campo alla fabbrica e infine all’impresa. Per gran parte della storia umana le società si sono basate sulla disciplina, e il loro culmine si ha tra il XVIII e il IX secolo.

L’uomo, ormai ridotto a mero individuo per essere controllato viene inserito nelle fabbriche, gli spazi chiusi, e tutta la sua vita in società si evolve (o si de-evolve) in tale senso: famiglia (infanzia), scuola (istruzione), caserma (servizio militare), fabbrica (lavoro). Gli altri due spazi che vengono vissuti (rigorosamente al chiuso) sono l’ospedale (cure) e la prigione (punizione), e naturalmente la bara (morte). In quelle società della disciplina di tipo europeo di cui parlo vengono utilizzati gli ambienti di reclusione per meglio gestire la massa, che è in un perenne stato d’attesa favorevole alla suggestione in cui l’idea fissa si tramuta in azione(1) , usando lo stesso meccanismo del sistema tipico di reclusione: quello carcerario; ne sono la dimostrazione tre elementi:

  • concentrazione nello spazio;

  • suddivisione dello spazio;

  • ordinamento del tempo(2).

Questo tipo di organizzazione tempo-spaziale è chiara nella fabbrica, in cui si è chiamati a esercitare nell’insieme spazio-tempo una forza produttiva.

La crisi della società che ha preceduto il XX secolo ha portato alla necessità di ripensare i meccanismi del controllo sociale, non certo di eliminarli. I “riformismi” politici hanno progressivamente modellato un nuovo tipo di società, senza però emancipare l’uomo-persona. Con la crisi dei ruoli e delle istituzioni il potere politico ha dovuto necessariamente “correre ai ripari” sostituendo il controllo negli ampi spazi, (grazie alla disciplina, non più riconosciuta come un valore) con quello degli spazi aperti. Questo non sarebbe stato possibile prima, se non con l’uso della violenza (antichità romana, egizia, etc … ), ma ora è possibile grazie alle moderne tecnologie. Con l'avvento della grande contestazione la politica ha compreso che non poteva più seguire gli antichi schemi di controllo, che erano in realtà auto-controllo: dall'infanzia l'educazione "di Stato" costituiva l'individuo (non la per-sona che è altro soggetto) atto a obbedire alle regole sociali. Possiamo dire che in realtà noi siamo lo Stato o, meglio, siamo ciò che la società ci insegna ad essere. Contestando la "funzione del Padre", intesa come auctoritas, questa ha dovuto riconoscere l'impossibilità di irrigimentare le masse, desiderose di "uscir fuori" dai vecchia ambienti chiusi, fisici e mentali.

Stiamo assistendo sempre meno lentamente al passaggio dal “chiuso” all’ “aperto”: dall’ospedale al day-hospital (financo l’assistenza domiciliare), dall’università all’università telematica, dal lavoro al telelavoro(3), il denaro non più fisico ma digitale, e persino l’avvento dello sconto di pena carcerario passato ai domiciliari e, successivamente, alla libertà vigilata, sono esempi dell’abitudine psicologica che lentamente stiamo acquisendo al servizio del controllo sociale di massa di un nuovo ordine mondiale(4) che sostituisce, di fatto, l’era dell’autorità.

 

Sia Bush sia Clinton hanno parlato del nuovo ordine mondiale come se fosse dietro l’angolo; in realtà è ancora in gestazione e la sua struttura sarà visibile solo dopo l’inizio del prossimo secolo(5) .

 

Si è passati non già dall’individuo alla persona, come doveva essere, ma dall’individuo firma-matricola (la prima indica lui, la seconda la sua posizione nel sistema) all’individuo-cifra (codice).

L’uso continuo dei codici numerici, dei codici di accesso al lavoro, nelle comunicazioni, anche nell’uso di ciò che ci appartiene (tornerò sul concetto di proprietà più avanti), le pass-word, testimonia il passaggio da una società che dava ordini (autorità) che tutti rispettavano e a cui si riferivano, ad una parola d’ordine (controllo). Il fatto che l’individuo abbia conquistato lo spazio aperto, non è fonte di una ritrovata libertà, come si è dimostrato, di un potere che ha ammesso la sua impotenza di fronte alle rivendicazioni sindacali o alla realtà dei diritti umani; il potere si è fatto più forte, ha anch’esso conquistato gli spazi aperti per mezzo della tecnologia quanto della demagogia politica.

 

   Danilo Campanella

 

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NOTE

1) Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, Tea, Milano 2004, p. 63.
2) Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, Tea, Milano 2004, p. 115.
3) Francesco Ciocci, Le nuove frontiere del lavoro, Edizioni la Carmelina, Ferrara 2013, p. .
4) Cfr. Henry Kissinger, L’arte della diplomazia, Sperling Paperback, Milano 2011, p. 628.
5) Cfr. Henry Kissinger, L’arte della diplomazia, Sperling Paperback, Milano 2011, p. 629.

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