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di Danilo Campanella   indice articoli

 

Dal neo-liberismo alla democrazia di massa

Settembre 2014

 

Nasce tra il XIX e il XX secolo il Welfare State, (dopo la parentesi liberista) grazie alla Fabian Society (Società fabiana, Partito laburista inglese), attraverso gli sforzi di una grande donna: Beatrice Webb. L’idea dei poveri come meno fortunati, se non addirittura vittime della società, impose la tassazione per tutti, in modo da incentivare gli aiuti e i sussidi ai meno abbienti. Un tale modello riporta allo Stato gran parte dei suoi antichi poteri: nessuno quanto di lui conosce cosa sia meglio per i cittadini. Per mezzo di un fisco pesante e politiche interventiste, si delinea un modello di Stato che deve migliorare la vita degli individui, in particolare di quelli meno ricchi e fortunati. Queste idee politiche di ispirazione socialista (più che comunista) e cristiana reinterpreta i concetti di libertà, uguaglianza e fraternità (per i laicisti) o fratellanza (per i cristiani), portando a considerare, ad esempio, l’uguaglianza delle opportunità (avere tutti le medesime possibilità) con l’uguaglianza dei risultati (ognuno ha diritto a tutto, anche quando non riesce ad ottenerlo con le proprie forze); la fratellanza diventa diritto di tutti alle stesse prerogative, dimenticando la condivisione delle responsabilità e dei doveri. Vengono inseguiti, come si vedrà, sogni impossibili, più che utopie realizzabili, puntando più sull’intervento sussidiario a effetto immediato, che su programmi di formazione e di emancipazione a lungo periodo dei “sussidiarizzati”. Lo Stato si espande, si ingrandisce, si burocratizza e, di conseguenza, si appesantisce. I cittadini non riescono più a mantenere il controllo degli eletti e, i politici non riescono a monitorare la base sociale: in entrambi i casi l’andamento della macchina statale non viene monitorato adeguatamente; a volte la soluzione sembra essere un eccesso di tutto (più sussidi, più tasse, più controllo … ) che puntualmente si rivelano sbagliate.

Verso al fine del XX secolo statisti quali Margareth Thatcher (1925-2013) e Ronald Reagan (1911-2004), ispirati dal filosofo Milton Friedman (1912-2006)(1), capiscono il problema e cominciano a diminuire, attraverso interventi governativi, la pressione fiscale restituendo nuove opportunità alla libera impresa(2). Contro il “troppo Stato” questo ritorno al liberismo, anche se poi prevarrà il welfarismo. Gli statisti non riuscirono a convincere la società che uno Stato più snello è anche più dinamico e che meno servizi forniti dallo Stato permettono al singolo di “autodeterminarsi”. Malauguratamente, la sicurezza a milioni di persone che forniva il welfare era, ieri come in parte oggi, qualcosa di troppo ghiotto per potervi rinunciare, specialmente in Europa. Nondimeno i “costruttori” del XX secolo che crearono il welfare state portarono grandi risultati, come anche i loro predecessori. L’Europa moderna divenne un continente dinamico, fornendo servizi migliori (in particolare nell’Inghilterra vittoriana) a un minor costo per il singolo, vigilando sul corretto passaggio alla “democrazia di massa”.

 

   Danilo Campanella

 

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NOTE

1) Si vedano Milton Friedman, Per il libero mercato, Sugarco, Milano 1981; Nessun posto è gratis, Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, Torino 1978.
2) Friedman diede anche consigli per l’Italia durante la  cosiddetta “seconda repubblica”, si veda Gianni Riotta, Forza Italia? Io vi dico sveglia Italia! Corriere della Sera, 30 maggio 1994, p. 17, “Arrivate tardi, ma arrivate. Sveglia italiani: il comunismo è finito. Il socialismo pure, lo Stato semina disastri. Ci sono due modi per governare l’economia: uno, lo scambio volontario, il mercato. Due: il comando dall’alto, militare o statale …privatizzare, privatizzare, privatizzare… ”.

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