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di Danilo Campanella   indice articoli

 

Politica classica, politica realista e politica di guerra

Aprile 2014

 

Gli attori politici di tutto il mondo, oggi come ieri, si contendono i territori geograficamente intesi e, per meglio riuscirvi, ricercano sempre un metodo o un modello ispiratore e, quello della “politica reale”(1), ha tra i suoi precursori Machiavelli(2), Weber(3), e persino Tucidide ne La guerra del Peloponneso(4). Via di mezzo tra politica classica e Weltpolitik, la Realpolitik non è, come si potrebbe ritenere, scevra di processi mediatori ma utilizza questi con il solo scopo di accrescere il benessere materiale del “sistema sociale” e soddisfare “l’agenda” governativa senza alcuna impostazione morale e confessionale. Essa si basa su una rapida presa di decisione con il minimo di dati disponibili, al fine di risolvere quei problemi sociali che porteranno un largo consenso delle masse nei confronti di una data amministrazione politica(5), non puntando tanto sulla persuasione dei leaders quanto sulla “conoscenza della geometria delle forze in campo”.(6)

Il “superomismo” russo rispolvera gli antichi fasti dell’URSS e dell’impero zarista, proponendo una nuova forma di strategia, una sorta di warpolitik, con lo scopo di mostrare i muscoli per poi trattare con lo stato sovrano occupato e con la comunità internazionale. Può farlo? No, ma lo fa, e l’Ucraina non può reagire. Essere forte con i deboli è facile, soprattutto quando si vantano alcuni elementi. Il carattere indomito dei russi è dovuto al fatto che il loro “spirito”, in senso hegeliano, è forte della sicurezza che la religione ortodossa ha forgiato in secoli di storia costruendo, insieme allo zarismo passato, la convinzione di essere i successori di una “seconda Roma” nell’est europeo, il cui carattere cristiano è stato innestato dall’ordine teotonico, di origine tedesca. L’eggregore dell’ideologia comunista non è morta ma ha perdurato, anche grazie ad alcuni “fossili”, come l’inno nazionale e alcuni battaglioni dell’esercito e nuclei del ministero degli interni che non sono mai stati smantellati. Vantare crediti economici nei confronti di Paesi esteri, nonché la forza mercantile che la produzione di materie prime, ad esempio il gas naturale, aiuta non poco a tenere a bada alcuni “giganti”, primo fra tutti gli USA. Non va poi dimenticato che la Russia è un territorio che non è mai stato conquistato: ogni invasione ha dovuto fare i conti con il clima rigido, il territorio esteso e la strategia della “ritirata” in cui i russi si dimostrarono maestri più di una volta. Putin lo sa bene. E anche i plutocrati. Credere infatti che il Cremlino faccia tutto questo per la “santa madre Russia” o per il “popolo” significa non conoscere la politica locale che, in ogni ambito, è governata dai successori della dirigenza sovietica e che sono divenuti i nuovi ricchi. Essi si contendono ampi spazi nelle decisioni politiche, agendo tramite i loro “messi”, i politicanti, per accrescere la potenza delle realtà economiche da essi controllate. Questa plutocrazia compone in verità il “governo” vero e proprio della Russia, ha il suo centro nevralgico nelle attività dell’ intelligence ed ha sostenuto Putin dai tempi di Gorbaciov, chiedendo lui di “smembrare” l’imperium comunista perché, evidentemente, dopo avere “incamerato” era venuto il momento di “scorporare” per poi passare il testimone. Assistiamo in queste ore all’umiliante braccio di ferro della Russia con l’Ucraina, sotto lo sguardo non eccessivamente preoccupato della comunità internazionale, più indulgente a trattare che a riconoscere un pericoloso precedente: il motivo di invasione della Crimea per “proteggere” gli interessi della popolazione, in maggioranza di etnica russa, ricorda le stesse motivazioni di chi, nel 1939 invase la Polonia.

 

Danilo Campanella

Esperto in filosofia politica ed etica-politica è scrittore, ricercatore e saggista.

www.danilocampanella.org


 

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NOTE

1) Si veda S. Petrucciani, cit., p. 45.

2) Ivi., p. 16.

3) Ivi, p. 17.

4) Tucidide, La Guerra del Peloponneso, Libro I, XIX e LXXVI.

5) Si veda F. Trocini, L’invenzione della «Realpolitik» e la scoperta della «legge del potere». August Ludwig von Rochau tra radicalismo e nazional-liberalismo, Bologna, il Mulino, 2009.

6) S. Petrucciani, cit., p. 18.

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