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Salute e alimentazione naturale

Del dott. Giacomo Bo   indice articoli

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Cibo per il Corpo, la Mente e lo Spirito

Aprile 2008

Tratto dal libro “Salute Naturale” di Giacomo Bo e  Nadia Damilano Bo – Apogeo/Feltrinelli editore.

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Salute Naturale” di Giacomo Bo e Nadia Damilano BoUn argomento molto controverso è quello che riguarda la possibilità che ciò che mangiamo abbia degli influssi sul carattere, sulla personalità, e addirittura sulla parte più spirituale dell’essere umano – basti pensare a quale importanza viene data all’alimentazione da parte delle principali religioni del mondo.
Tale ipotesi non è ancora scientificamente riconosciuta in parte per mancanza di prove sicure, in parte per il preconcetto che il carattere sia determinato dai genitori, dall’ambiente, dall’educazione, ma non dall’alimentazione.
Non ci sono dubbi che la maggior parte della nostra personalità sia stata costruita in base agli stimoli ricevuti dalla nascita (o anche dal concepimento – secondo alcuni studi) fino intorno ai 3 anni, e in misura minore con il progredire dell’età. Sostenere però che questi siano gli unici fattori significa anche implicitamente affermare che la personalità dell’adulto è rigida e fissa, ossia non può più cambiare, a meno che non si ripercorrano gli eventi dell’infanzia, soprattutto quelli traumatici, integrandoli ed eliminandone il condizionamento negativo. Un approccio di questo tipo è quello proposto dalla psicologia.
Secondo la nostra esperienza tuttavia anche l’alimentazione può svolgere un ruolo fondamentale nel determinare gli stati interiori del carattere, o almeno nell’influenzarli in misura decisiva. Pur senza riscontro scientifico, possiamo confermare le nostre ipotesi attraverso l’analisi empirica, ossia lo studio di come in effetti si comportano le persone in base alle loro abitudini alimentari.

Il cervello è la sede dei pensieri, delle emozioni, degli stati d’animo, della coscienza e di molto altro, ma non dobbiamo dimenticare che è un organo fisico, al pari dell’intestino, dello stomaco e del cuore, e che quindi funziona grazie alle sostanze nutritive che riceve, sulla base di reazioni chimiche ed impulsi elettrici.
Fino a non molto tempo fa si riteneva in ambito medico che l’encefalo – la parte centrale del cervello – potesse mantenere inalterata la sua condizione interna indipendentemente dalle condizioni esterne grazie alla barriera emato-encefalica, la quale impediva alle sostanze tossiche di passare. Si riteneva che qualcosa di simile avvenisse anche per il feto nei confronti della madre. Purtroppo la seconda ipotesi fu smentita con la scoperta che l’alimentazione della madre influiva decisamente sul corpo del feto, e una sorte analoga sta per subire anche l’ipotesi che il cervello non possa essere inquinato dalle tossine presenti nell’ambiente esterno che vengono assorbite dall’organismo umano.
Quando avremo conferma definitiva del nuovo dato, saremo costretti a prestare molta più attenzione a ciò che mangiamo. Per il momento, ci limitiamo a fare alcune considerazioni empiriche basate sull’osservazione del comportamento delle persone: ci muoveremo sul terreno delle ipotesi e delle intuizioni, consapevoli che la probabile conferma scientifica darà ad esse valore definitivo.

Il primo dato certo da cui partire è che il cervello si nutre soprattutto di zucchero, sotto forma di glucosio ed è soggetto a forti sbalzi a seconda della disponibilità di esso.
Abbiamo già visto che gli zuccheri contenuti negli alimenti vengono scomposti in glucosio e giungono al fegato che a seconda della quantità a disposizione, lo invia nel sangue, oppure lo accumula. Il meccanismo di regolazione è governato da due sostanze prodotte dal pancreas: l’insulina e il glucagone.
Parlando del diabete, abbiamo visto che l’assunzione di una quantità eccessiva di zuccheri e soprattutto di zucchero concentrato – come lo zucchero comune, le bevande zuccherate, il miele e così via – manda progressivamente in “tilt” il meccanismo di regolazione, quindi è facile presupporre che il cervello non riceverà la quantità ottimale di glucosio.
Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che persone che assumevano troppi zuccheri semplici provavano poi sonnolenza, apatia, pigrizia e indolenzimento mentale e intellettuale, mentre coloro che si nutrivano di amidi (zuccheri complessi) non avevano questo effetto.

Possiamo trarre una prima conclusione: il consumo di zuccheri concentrati determina una modificazione dello stato d’umore nella direzione di un rallentamento delle funzioni mentali.

Un secondo dato certo è che il cervello è composto per il 60% di materia grassa, che ha il compito di far passare le sostanze nutritive. E’ evidente che una modificazione della sua struttura determinerà un differente apporto di tali sostanze.
Ancora una volta sotto esame sono i grassi saturi e quelli artificiali, ossia saturati artificialmente, come le margarine. Sembra che esse modifichino le pareti celebrali ostacolando in tal modo il passaggio dei nutrimenti. Le conseguenze sono nuovamente una diminuzione delle funzioni cognitive e della memoria. Viceversa, i grassi polinsaturi esercitano un effetto opposto.
Possiamo pertanto arrivare ad una seconda conclusione: i grassi saturi modificano la consistenza delle pareti cellulari peggiorandone la capacità di assorbimento delle sostanze nutritive provenienti dal sangue.

Per quanto riguarda le proteine, sappiamo che queste vengono utilizzate come mediatori degli impulsi nervosi. I più noti sono la serotonina, che induce stati di calma e di benessere, la norepinefrina e la dopamina che stimolano l’attività celebrale e motoria.
Ancora non sappiamo per certo se fonti differenti o qualità diverse di proteine possono indurre un cambiamento nella produzione di tali mediatori, ma se così fosse, ci troveremmo di nuovo di fronte alla considerazione che l’alimentazione può influire sugli impulsi nervosi. In effetti, dall’osservazione empirica si nota come gli animali carnivori siano in genere più aggressivi di quelli erbivori, così come, sempre a grandi linee, quelle popolazioni umane grandi consumatrici di carni sono più aggressive di quelle vegetariane.

A ben vedere quindi, la scienza dispone ancora di poche informazioni certe e la nostra speranza è che in futuro vengano promosse ricerche in questa direzione perché i risultati potrebbero aiutarci molto a comprendere meglio il funzionamento del cervello e della mente umana.

Molto più semplice e utile, in questo tentativo di collegare l’alimentazione con gli atteggiamenti mentali e la personalità, è attingere alle filosofie-medicine orientali, come la macrobiotica di cui abbiamo già parlato, la medicina cinese o l’ayurveda, che fanno un riferimento molto preciso e costante alla capacità che i cibi possono avere di influenzare la nostra energia vitale di base. I modelli interpretativi permettono di avanzare ipotesi sulla relazione tra cibo e stato d’animo che vengono poi confermate da anni di osservazioni empiriche.

Prendendo in prestito i termini usati dalla macrobiotica – antica filosofia alimentare proveniente dal Giappone - il cibo con energia yang, come quello animale e quello salato, tende ad avere caratteristiche legate agli elementi terra – materia quindi alla concretezza, alla forza, alla concentrazione, alla determinazione, alla volontà e alla praticità. Carne, pesce, formaggi e via dicendo sono cibi che richiamano qualità di questo tipo e le stimolano in noi.
Persone con carattere yang svolgono attività professionali molto pratiche, come gli artigiani, ma anche i commercialisti, i bancari, gli assicuratori, coloro che si occupano di finanza e così via. In campo sentimentale tendono ad essere concrete e a occuparsi principalmente degli aspetti pratici. Come individui, hanno mete precise e ben definite, e le raggiungono facilmente perché dispongono di una struttura mentale improntata alla finalizzazione.
Come sempre però, gli eccessi portano ad estremi spiacevoli, per cui un’alimentazione basata prevalentemente su cibi yang può creare a lungo andare una rigidità mentale, una fissità sulle proprie convinzioni ed un interesse unicamente per gli aspetti materiali della vita, come il denaro, la sicurezza, i beni materiali. Inoltre, l’eccesso di forza spinge a “forzare” gli eventi e le persone, a non prendere in considerazione l’altro e i suoi punti di vista, a non accettare i cambiamenti inaspettati o non voluti della vita. In campo sentimentale si diventa freddi e duri, si fa fatica a legarsi all’altro e a vivere le emozioni.
L’estremo degli estremi è in fanatismo di qualunque tipo.

All’opposto troviamo gli alimenti con qualità yin, come le verdure, la frutta, i dolci e l’alcol; le loro caratteristiche richiamano gli aspetti più legati all’elemento “aria – spirito”, quindi la fantasia, l’idealizzazione, l’arte, la spiritualità, la sensibilità, l’introversione.
Persone con carattere yin saranno artisti, poeti, mistici, creativi. In campo affettivo saranno sensibili e amorevoli. Come individui, saranno più contemplativi e riflessivi.
Anche in questo caso, un’alimentazione sbilanciata in tale direzione favorirà caratteri quali la timidezza, la fragilità, la fuga dalla realtà, il fantasticare e così via. Soprattutto nella nostra società, questo tipo di persone farà fatica ad affermarsi professionalmente, ad avere successo e fama, soprattutto denaro. In campo sentimentale, saranno sempre fragili e bisognosi di eterne conferme. Come individui, avranno poche mete confuse, tenderanno a realizzare poco e a vivere di fantasia.

E’ evidente che per avere un carattere equilibrato occorre mantenere in equilibrio dinamico i due estremi yin-yang, ma la cosa non è così facile da attuare, perché tendenzialmente una persona già yang di partenza, sarà attratta da cibo con quella caratteristica perché sentirà che questo gli da forza. Osservate ad esempio cosa mangia un muratore nella pausa pranzo… Così, più si è yang più si tende in questa direzione.
Lo stesso discorso vale per le persone con caratteristiche yin, che saranno attratte dai dolci, dalla frutta e dalla verdura – se non addirittura dal digiuno – ed eviteranno istintivamente i cibi troppo “pesanti”, divenendo di conseguenza sempre più yin.

Più si va agli estremi più difficile diviene vivere la vita. Ad esempio, di fronte ad un problema che inquieta, una persona yin tenderà ad assumere dolci per godere del loro effetto rilassante, ma così facendo aumenterà anche la propria fragilità e la propria debolezza; alla fine sarà tentata di fuggire nella fantasia invece che affrontare i problemi.
Al contrario, la persona yang ricerca cibi che le permettano di rafforzarsi e prepararsi alla battaglia, ma se esagera, la sua forza si trasformerà in rigidità oppure in aggressività, in tensione, in stress.

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