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Salute e alimentazione naturale

Del dott. Giacomo Bo   indice articoli

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La digestione dei cibi.

Se la conosci, non ti uccide!

Gennaio 2010

 

La digestione dei cibiForse il sottotitolo è eccessivo, però il nostro intento vorrebbe essere quello di porre l’attenzione su questo processo biologico che – se non gestito correttamente – può portare a gravi disturbi. Ci riferiamo a bruciori vari, coliti, spasmi, stitichezza, gastriti, ulcere, diverticoliti e tanti altri problemi che riguardano lo stomaco e soprattutto l’intestino, per i  quali la nostra medicina è in difficoltà a trovare soluzioni valide e definitive, e i medicinali proposti servono più che altro a gestire i sintomi piuttosto che a risolvere le vere cause.
La digestione è il processo grazie al quale i cibi della natura vengono smontati in modo da rendere disponibili i vari fattori nutritivi, come le proteine, gli zuccheri, i grassi, le vitamine e i sali minerali. Appare quindi evidente una prima considerazione: un cibo non digerito è inutile per l’organismo. Non basta quindi mangiare per essere sicuri di approvvigionarsi delle varie sostanze necessarie al corpo, bisogna anche digerire correttamente i cibi.
Purtroppo, quasi mai ci possiamo accorgere se la digestione di un pasto è andata o meno a buon fine. Raramente infatti si crea un blocco tale nello stomaco da farci stare veramente male, con magari vomito o diarrea.
Esistono però un’infinità di segnali che indicano una digestione andata a male, segnali che sono più tenui e per questo spesso vengono ignorati. Ad esempio, l’aria nella pancia e soprattutto nell’intestino è indicatrice del fatto che i cibi stanno fermentando (e quindi non sono stati digeriti). Quel gonfiore tipico del ventre (che sembra quasi un pallone) e che non è grasso, ma solo aria interna che gonfia, significa che i cibi stanno fermentando liberando gas.
Altro segnale importante sono le feci. Ogni madre di buon senso esamina sempre le feci del suo bambino quando gli cambia il pannolino per vedere se ha digerito le pappe. Purtroppo, smessi i pannolini, questa intelligente analisi viene abbandonata. Invece, dovremmo sempre controllare come andiamo di corpo. Una cattiva digestione si traduce in feci maleodoranti, dure, difficili da espellere (bisogna spingere). L’uso della carta igienica ha raggiunto dimensioni tali da essere diventato un business; basta vedere i reparti dei supermercati e quanti miliardi vengono spesi nella pubblicità di un prodotto di cui non possiamo più farne a meno. La stitichezza è ormai divenuta cronica, tanto che andare di corpo una volta al giorno sembra già un ottimo risultato, quando invece si dovrebbe andare indicativamente tante volte quanti sono i pasti della giornata, quindi almeno 2-3 sedute al giorno!
Altri segnali importanti di una cattiva digestione sono l’acidità di stomaco, l’alito pesante, il sudore di odore pungente, tutti indicatori spiacevoli che tentiamo di sopprimere in tutti i modi.
Tutti questi segnali sono un primo livello di allarme che la digestione non sta avvenendo come dovrebbe. Se ignorati o trascurati, la situazione peggiorerà. Una digestione andata a male significa cibo che fermenta e che di conseguenza diviene fortemente acido. Questa acidità rovina piano piano le pareti dello stomaco e soprattutto quelle dell’intestino che sono più delicate. Appariranno presto le prime infiammazioni, sotto forma di bruciori, che successivamente si trasformeranno in coliti, diverticoliti (l’infiammazione dei diverticoli) ulcere duodenali e nello stomaco, tutte situazioni estremamente pericolose per la salute. In questi casi i farmaci sul mercato abbondato ma raramente sono efficaci in termine di vera guarigione. Falliscono non tanto perché non funzionano, ma quanto perché se non si interviene prima sull’alimentazione ogni ulteriore rimedio è inefficacie. Un medico attento dovrebbe prima verificare come e cosa mangia il proprio paziente, correggere gli errori più gravi, e controllare nel tempo i miglioramenti. Solo nei casi più gravi sarà necessaria l’integrazione con farmaci.
La nostra personale esperienza conferma che la stragrande maggioranza di persone mangia in modo scorretto, mettendo insieme cibi che dovrebbero essere consumati separatamente, ha abitudini alimentari disastrose (come ad esempio mangiare la frutta a fine pasto), è convinta di cose che non hanno nessun fondamento scientifico, non sa riconoscere certi cibi (considera ad esempio il pomodoro una verdura e lo usa come salsa per condire la pasta), e come ‘dolce’, si lamenta dei propri disturbi!
Nel prossimo articolo approfondiremo il tema delle combinazioni alimentari, ossia come abbinare i cibi in modo che siano digeribili. Vedremo quali sono i principali errori che facciamo ‘a tavola’, e tracceremo almeno alcuni principi di base per una corretta alimentazione che potranno essere utili a tutti.

 

Nadia e Giacomo Bo
www.ricerchedivita.it

 

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