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Salute e alimentazione naturale

Del dott. Giacomo Bo   indice articoli

  

Prezzo, Qualità e Salute

Dicembre 2006

 

Gli slogan pubblicitari delle aziende produttrici o dei negozi si riferiscono spesso ai propri prodotti promuovendo l’idea che sia possibile avere un bene di qualità ad un prezzo contenuto; è facile ad esempio trovare nei supermercati messaggi promozionali del tipo: “Leader della qualità e del prezzo”.

 

In parole semplici, questi messaggi vogliono dirci che è possibile ottenere una condizione ottimale dove la qualità del prodotto è ottenibile con costi bassi.

 

Osserviamo il seguente schema:

 

 

La prima considerazione che emerge chiaramente osservando la parte sinistra del grafico è che man mano che diminuisce il prezzo di un prodotto, la qualità si abbassa, ossia, detto in altre parole, non è possibile ottenere un prodotto di qualità riducendo i costi; semmai, è vero il contrario: per avere la qualità, occorre pagarla.

 

Esistono alcune eccezioni, ma sono marginali. I processi produttivi migliorano con l’esperienza, per cui in effetti nel tempo è possibile avere una riduzione dei costi, legata soprattutto ad un aumento della quantità venduta. Per fare solo un esempio, una parabola satellitaria costava diverse migliaia di euro circa 15 anni fa, quando oggi è possibile acquistarla con poche centinaia di euro.

Allo stesso modo, a volte il prezzo pagato comprende costi elevati non legati alla produzione, come quelli pubblicitari, per cui è possibile trovare un prodotto analogo migliore a costi più bassi attraverso un’industria che non investe in pubblicità; ne sono un esempio le cosiddette “sottomarche”.

Comunque, nella maggior parte dei casi, un prodotto di qualità prevede costi ed investimenti elevati. In campo alimentare ad esempio, l’utilizzo di ingredienti di qualità incide notevolmente sul prezzo del prodotto finito.

 

Una seconda considerazione (parte destra del grafico) riguarda la relazione tra quantità e qualità. Dallo schema precedente si osserva come all’aumentare della quantità prodotta, diminuisca la qualità. Questa relazione è dovuta al fatto che più si produce, meno è possibile seguire con attenzione ogni singolo pezzo.

In termini pratici ciò si traduce nella considerazione che le grandi industrie difficilmente possono ottenere prodotti di elevata qualità. Ancora una volta gli slogan pubblicitari possono trarre in inganno con messaggi del tipo: “Fatto come una volta…”, “buono come solo la natura sa produrre…”, quando in realtà questi beni vengono prodotti in grandi stabilimenti che di naturale non hanno quasi nulla.

 

Veniamo ora all’aspetto che ci è più caro: la salute.

Non ci sono dubbi che essa sia legata indissolubilmente all’aspetto qualitativo. Potremmo quasi dire che salute e qualità sono sinonimi.

Perché? Perché nella maggior parte dei casi un prodotto salutare richiede componenti e processi produttivi di qualità superiore e molto costosi. Ad esempio, un conto è essiccare della frutta in pochi minuti con i gas, un conto e lasciarla al sole per tanti giorni, sotto stretta osservazione… Allo stesso modo, un contenitore in plastica costa notevolmente meno di uno equivalente in vetro.

Osserviamo il seguente schema:

Risulta evidente che per ottenere un prodotto salutare e di qualità i costi lieviteranno decisamente.

Esistono ovviamente delle eccezioni, nel senso che a volte miglioramenti qualitativi non si traducono in salute: ad esempio, un modello più recente di cellulare con maggiori funzioni e una migliore qualità di ascolto significa l’uso di onde più potenti e quindi più dannose.

 

Si tratta però di casi isolati, in quanto di solito per rispettare un elevato standard di salute occorre investire notevoli risorse per migliorare ogni aspetto qualitativo del prodotto, dalla sua produzione, all’imballaggio, alla conservazione, il trasporto e così via.

 

“Dove possiamo trovare dei prodotti di qualità e salutari?” potrebbe essere la domanda che da un senso estremamente pratico alle nostre considerazioni.

Di certo possiamo dire che difficilmente nei discount e nei supermercati troveremo prodotti di qualità elevata che possano garantire un alto standard di salute. Questi negozi funzionano su margini bassissimi e la loro redditività è data più dalla circolazione del denaro che dalla quantità accumulata. In parole semplici, il supermercato incassa immediatamente il denaro del cliente e paga i propri fornitori dopo diversi mesi. Nel frattempo investe questo denaro e lucra in modi a volte discutibili.

Questa è la ragione per cui troviamo quasi sempre prodotti in offerta e promozioni “3x2”. L’interesse del negozio è vendere il prodotto e far “girare” la merce sugli scaffali. Poco importa se quel prodotto ha un basso valore qualitativo. Per assurdo, molti prodotti qualitativamente validi vengono rifiutati perché sono poco vendibili.

 

Questo modo di funzionare ovviamente “strozza” non solo i clienti, ma anche le aziende produttrici, i cui margini di guadagno sono così bassi da permettere loro la mera sopravvivenza e la necessità spasmodica di trovare modi per ridurre i costi, piuttosto che investire nella qualità, che comunque non viene pagata dal supermercato.

Detto in parole semplici, quando si paga poco un prodotto, all’azienda produttrice arriva ancora meno e questo le impedisce di fare investimenti per migliorare la qualità del proprio prodotto. Invece, la sua attenzione si concentrerà sulla riduzione dei costi in modo da aumentare i margini di guadagno.

Alla fine di questa spirale discendente avremo prodotti sempre più scadenti.

 

Prediamo invece in considerazione un’azienda che investe nella qualità del proprio prodotto; essa sosterrà costi maggiori per cui il suo prodotto avrà un prezzo finale più elevato, tanto da impedire la vendita nei supermercati.

Fortunatamente, esistono altri canali, dalla vendita diretta ai negozi specializzati. I margini di guadagno saranno maggiori perché il piccolo negozio o ancora meglio il contatto diretto con il consumatore permettono all’azienda di poter fissare meglio il proprio prezzo.

Questi maggiori margini si tradurranno facilmente in investimenti qualitativi, sostenuti anche dalla richiesta del consumatore attento.

Inoltre, nel caso del negozio specializzato, spesso è il proprietario stesso interessato ai prodotti e a ricercare le soluzioni migliori per i propri clienti esigenti in termini di qualità/salute, per cui sarà ancora più facile trovare prodotti di alta qualità.

Siamo quindi di fronte ad una spirale ascendente, dove il consumatore richiede prodotti di migliore qualità ed è disposto a pagare un prezzo più alto purché questa differenza rispetto al prodotto tradizionale rispecchi l’investimento in termini qualitativi. Ad esempio, il cliente compra l’acqua in bottiglie di vetro piuttosto che di plastica perché conosce la tossicità di quest’ultimo, purché la differenza di prezzo rispecchi la differenza qualitativa.

 

Proviamo ora a tirare le somme: tutto questo discorso si traduce in una scelta di responsabilità per il consumatore. A seconda di dove andiamo a fare la spesa, nutriamo un sistema piuttosto che l’altro.

Purtroppo, finora la tendenza è stata quella di sostenere soprattutto la grande distribuzione – basti vedere il ritmo con cui nascono nuovi ipermercati sempre più grandi - per il semplice fatto che comodità e bassi costi hanno sempre attratto i consumatori. Fortunatamente, questa situazione sta cambiando perché i sempre più numerosi scandali alimentari, associati ad un pauroso aumento delle malattie legate alla tossicità degli alimenti, stanno spingendo il consumatore a ricercare soluzioni migliori.

 

Se da un lato la grande distribuzione continua la sua marcia apparentemente inarrestabile, è altresì vero che a volte si osserva il ritorno del piccolo negozio di prodotti naturali, apparentemente di nicchia, ma facilmente disponibile ad una clientela abbastanza ampia.

I miglioramenti dei processi produttivi e una richiesta sempre crescente da parte dei consumatori attenti alla qualità e alla salute, hanno permesso negli anni una discreta riduzione del prezzo d’acquisto per cui il margine rispetto al supermercato non è più così ampio come qualche decennio fa.

 

Comunque, i prodotti di qualità, acquistati in un negozio o direttamente dal produttore, costeranno sempre di più rispetto alle loro controparti nella grande distribuzione, e questo non è necessariamente un male, perché come abbiamo visto, spesso un prezzo più alto è sinonimo di una qualità maggiore che si traduce in una migliore garanzia di salute.

 

I prossimi anni saranno decisivi; come già detto, la grande distribuzione tenderà a divenire sempre più grande, inglobando progressivamente i negozi e i supermercati più piccoli. La conseguenza di questo processo sarà un continuo peggioramento della qualità dei prodotti venduti, perché se è vero che ci sarà una riduzione dei prezzi dei beni, dall’altro, come abbiamo già detto, le aziende produttrici avranno sempre meno potere nel definire il reale prezzo del proprio prodotto e i margini saranno sempre più ridotti.

 

I consumatori attenti stanno reagendo a questa situazione ricercando soluzioni alternative che spesso si sono rivelate vincenti, in termini di qualità/salute e a volte anche di prezzo. Sarà questa tipologia di persone che determinerà o meno la sopravvivenza e lo sviluppo di questo mercato alternativo composto ancora da persone che credono nel proprio lavoro e si impegnano seriamente, hanno cura della clientela e amano il rapporto umano prima del mero profitto.

 

Come già affermato, ognuno di noi è responsabile delle proprie scelte d’acquisto. Ogni euro che spendiamo incrementa un sistema al quale finora abbiamo dato poca attenzione ma su cui dovremmo per necessità riflettere attentamente.

Quando ad esempio fate la spesa in un grande ipermercato, vi siete mai chiesti dove vanno a finire i vostri soldi? E quando invece comprate in un piccolo negozio familiare?

Il mondo funziona attraverso la circolazione del denaro, ossia, dove va il denaro lì si crea una nuova realtà, a cui noi partecipiamo con le nostre scelte d’acquisto.

Quando ad esempio compriamo una semplice cioccolata, i nostri soldi possono andare ad una grande multinazionale, ad una corporazione solidale di produttori, al mercato biologico, alla piccola azienda familiare…

 

La maggior parte delle persone non si rende conto di questo processo; prende i prodotti dagli scaffali e li mette nel carrello.

La nostra direzione è invece quella di divenire più consapevoli di tutti gli aspetti legati all’acquisto di un prodotto, perché ognuno di questi ha delle conseguenze nei confronti nostri e della nostra salute.


dott. Giacomo Bo


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