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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Accettare i cookies: la conferma dell'ovvio

Settembre 2015

  • I cookies

  • Valutazione costi-benefici

  • La privacy

  • Sempre ridondanza

  • Cambiare le regole (e i regolamentatori)

 

I cookies

In questo periodo chi utilizza il web deve affrontare una nuova vessazione: pressoché tutti i siti gli infliggono un fastidioso banner ‘pop-up’ che li informa del fatto che il sito utilizza i ‘cookies’ (che, per chi non lo sapesse, sono dati che i siti web memorizzano nel browser di un utente per riconoscerlo negli accessi successivi) e chiede il consenso al loro utilizzo (indispensabile per il funzionamento del sito; se non sei d’accordo, puoi anche uscire). Questa richiesta non è un capriccio dei gestori dei siti, ma una precisa normativa del ‘Garante della privacy’.

Naturalmente la stragrande maggioranza degli utenti sa benissimo che i siti che visita possono salvare dei dati nel browser, e ne è anzi ben contenta – altrimenti ogni volta che entra dovrebbe ripetere l’indicazione di tutte le proprie preferenze. Se ho cercato una località in un sito di mappe, mi fa piacere che la volta successiva il sito mi proponga quella località, e non cominci la ricerca a livello del globo. Se devo vedere della pubblicità, meglio che riguardi qualcosa che mi interessa che qualcosa di cui non mi importa – tanto poi sono libero di non comprare niente. Infine, se per qualsiasi motivo voglio cancellare traccia di quello che ho fatto, posso eliminare i cookies dal browser.

 

Valutazione costi-benefici

Per gli utenti l’utilità di queste norme è nulla – non viene data loro nessuna nuova informazione, la maggior parte dei cookies devono comunque essere accettati per continuare a lavorare, e non c’è nemmeno senso a scegliere di non memorizzare i pochi cookies opzionali. La molestia invece è notevole, così come il lavoro degli amministratori dei siti.

 

La privacy

Queste norme assomigliano molto ad altre regole sulle privacy, che fanno sì che dopo avere firmato un contratto ci diano un altro po’ di fogli da firmare, ‘per la privacy’, che ormai non leggiamo neanche più (si perderebbe un mucchio di tempo). Se non firmiamo il contratto non si può completare, per cui siamo obbligati a farlo e la presenza della nostra firma non ha significato.

In quei fogli potrebbe esserci scritto che siamo Napoleone ed aspiriamo al trono di Francia, firmeremmo lo stesso. Sono comunque innocui e non significano niente, fanno solo perdere tempo (e sprecare fogli di carta).

 

Sempre ridondanza

Che la ridondanza sia di casa nei luoghi in cui si decidono questo regole lo si può vedere anche da questa immagine che campeggia sul sito del garante della privacy:(1)

 

cookies

 

La prima riga della tabella che illustra la normativa sui cookies dice che, se non usi i cookies, non devi fare niente, un po’ come se una legge sul falso in bilancio, al primo articolo, dicesse che se non hai fatto un falso in bilancio la legge non si applica, o una legge sul furto dicesse che, se non hai rubato niente, non ti devi preoccupare. Questa tabella è sinistramente simile alla tabella sugli effetti dell’alcol sulla guida(2), a dimostrazione di quanto i nostri burocrati amino la ridondanza.

 

Cambiare le regole (e i regolamentatori)

Chi scrive queste regole evidentemente non conosce il valore della semplicità, non conosce il ‘rasoio di Occam’ (‘non si devono introdurre entità senza necessità’) oppure la sua formulazione modificata ‘E’ opportuno introdurre soltanto le entità che si ritengono sufficientemente utili’. E’ chiaro che la prima riga della tabella non ha nessuna utilità, ma anche tutta la normativa ha una utilità pressoché nulla e quindi non andrebbe introdotta. Forse gli estensori di queste regole sono spinti a complicare le cose anche da un interesse inconfessabile a darsi importanza e ritagliarsi un ruolo. Se le cose fossero semplici ci sarebbe molto meno bisogno di regolamentatori e controllori.

Si dovrebbe invece non solo evitare di creare nuove regole inutili, ma soprattutto semplificare radicalmente tutte le normative esistenti, in una ‘società 2.0’ con norme riscritte da capo in modo semplice e in cui si potrebbe vivere molto meglio(3).

Decidere di semplificare drasticamente le cose è chiaramente una scelta politica, ma non riguarda la distinzione tra destra e sinistra, o tra liberismo e dirigismo; è una semplice, inoppugnabile, questione di ragionevolezza. Naturalmente non potrebbero farlo coloro che hanno creato e mantenuto le vecchie regole; ci vorrebbero altre persone, che conoscano il valore della semplicità.


   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com


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NOTE

1) www.garanteprivacy.it/cookie

2) www.riflessioni.it/scienze/effetti-paranormali-assunzione-alcol.htm

3) www.riflessioni.it/scienze/semplicita-per-una-vita-migliore.htm


 

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