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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

La futura catastrofe climatica

Gennaio 2010

  • Preoccupati per il pianeta

  • La verde Groenlandia

  • Quando arriva la catastrofe?

  • I disinvolti catastrofisti


Se foste un professore universitario, che cosa preferireste? Continuare una oscura carriera in qualche ricerca che non interessa a nessuno oppure diventare il paladino della salvezza da una possibile catastrofe? La risposta a questa domanda potrebbe spiegare perché così tanti gridino alla imminente catastrofe climatica.

 

catastrofe climaticaPreoccupati per il pianeta

Intendiamoci, c’è davvero da essere molto preoccupati per il nostro pianeta. Siamo sei miliardi di esseri umani, ma per centonovantamila dei duecentomila anni della sua presenza sul pianeta la popolazione globale di homo sapiens è rimasta sotto il milione di individui. Ottomila anni fa ha raggiunto i dieci milioni, duemila anni fa i duecento milioni e solo nel corso del 1800 il miliardo (1). L’attuale immensa popolazione rischia di esaurire rapidamente le risorse mondiali.

Buona parte delle riserve di petrolio sono state consumate negli ultimi cento anni, e quasi tutte da una minima parte della popolazione del globo, gli abitanti dei cosiddetti “paesi più evoluti”, Stati Uniti (i cui consumi pro-capite sono i più elevati di tutti) ed in misura minore Europa e Giappone. Enormi estensioni di terreno sono state distrutte e ricoperte di asfalto e cemento. Gli animali selvatici sono stati decimati.

In questa situazione penso che tutti dovrebbero adeguarsi ad uno stile di vita il più possibile ecologico e che gli stati dovrebbero adottare leggi severe contro chi inquina e spreca risorse. Tutti i governi hanno invece molta condiscendenza verso le varie forme di spreco.

 

La verde Groenlandia

Ma sarà poi vero che ci stiamo avviando verso un periodo di riscaldamento globale provocato da noi stessi e che ci porterà rapidamente alla catastrofe? Spaventose variazioni climatiche ci sono sempre state. Ai tempi dell’età del bronzo (circa tremila anni avanti Cristo) il clima era molto più caldo di quanto sia adesso, come provano i resti di insediamenti in zone ora fredde e inospitali. Anche l’espansione dell’Impero romano fu probabilmente favorita da un clima caldo, mentre un raffreddamento nel terzo e quarto secolo dopo Cristo avrebbe messo in difficoltà l’agricoltura delle popolazioni del Nord, provocando le invasioni barbariche e la caduta dell’Impero.

Dall’850 al 1250 circa ci fu il cosiddetto “periodo temperato medievale”, decisamente più caldo dell’attuale. Le viti producevano uva in tutta Europa fino al nord della Gran Bretagna, il territorio della Groenlandia, ora ricoperto dai ghiacci, era
coltivabile, come testimonia il suo nome (Grænland, “terra verde”).

Dal 1300 al 1850 ci fu invece la cosiddetta “piccola era glaciale”, caratterizzata da temperature molto fredde. Il fiume Tamigi ed i canali dei fiumi olandesi si congelarono durante l'inverno e si tennero fiere sul ghiaccio. Il porto di New York ghiacciò, consentendo alle persone di camminare da Manhattan a Staten Island. Il mare ghiacciato circondò la Groenlandia per molti chilometri impedendo l'accesso navale. La Danimarca, che ne aveva la sovranità, arrivò persino a dimenticare l’esistenza dell’isola, che nel 1500 fu trovata completamente disabitata da una spedizione. Le carestie furono frequenti (quella del 1315 uccise più di un milione di persone).

Oggi ogni bizzarria del clima viene attribuita all’”effetto serra”, ma quanto avvenuto nel passato prima della grande esplosione demografica  e della rivoluzione industriale ci dice che sappiamo molto poco sul clima e che è difficile stabilire i reali effetti del nostro comportamento.

 

Quando arriva la catastrofe?

L’idea della catastrofe imminente è molto interessante, ma fino ad ora tutti gli allarmi sono stati ingiustificati. Ci sono state decine di previsioni della fine del mondo (2), tra cui quella famosissima di Nostradamus che la fissava per il 1999. La prossima “fine del mondo” è prevista nel 2012, ma secondo me non c’è molto di cui preoccuparsi.

Anche le profezie di sovrappopolazione e di esaurimento di risorse fino ad ora si sono rivelate non corrette. All’inizio dell’800 l’economista inglese Thomas Malthus fece delle catastrofiche previsioni sull’incremento della popolazione in caso si fossero adottate delle misure di sostegno del reddito dei poveri (che in questo modo secondo lui sarebbero stati incoraggiati a procreare), sostenendo che l’umanità si sarebbe ridotta alla fame. Se però i calcoli di Malthus fossero stati esatti oggi la popolazione mondiale sarebbe di 256 miliardi di individui, invece dei sei effettivi.

Negli anni ’70 il “Club di Roma” di Aurelio Peccei fece scalpore pubblicando il “Rapporto sui limiti dello sviluppo” che indicava come una continua crescita economica non fosse sostenibile e che fu interpretato da alcuni come una predizione che le riserve di petrolio sarebbero finite nel 1992. Anche in questo caso le previsioni non si sono avverate, per una riduzione dei consumi e la scoperta di nuove abbondanti risorse petrolifere.

Può darsi quindi che anche l’allarme per la futura catastrofe climatica rientri nella categoria degli inaffidabili allarmi “fine del mondo” che tanto interesse suscitano nell’opinione pubblica.

 

I disinvolti catastrofisti

Qualche dubbio suscita anche la coerenza di taluni paladini dell’ambiente. L’ex vicepresidente statunitense Al Gore ha ottenuto il Premio Nobel per le sue battaglie per l’ambiente mentre nella propria casa consumava tanta energia elettrica quanto basta ad un intero paese (3). La principesca dimora di Al Gore ha infatti consumato nel 2006 220.000 kWh, venti volte la già elevatissima media americana e circa sessanta volte il consumo di una famiglia media italiana. Forse gli si dovrebbe chiedere di cominciare i risparmi dal proprio modo di vivere.

La conferenza ONU sui cambiamenti climatici del dicembre 2009 a Copenhagen ha attirato un totale di 30.000 persone tra delegazioni e seguiti dei politici, arrivate con un gran numero di voli privati, producendo oltre 46.000 tonnellate di anidride carbonica (4). I delegati si sono spostati tra gli hotel e la sede del summit con 1200 limousine altamente inquinanti. In totale il summit ha generato emissioni pari a quelle prodotte in un anno da 2000 americani o da 600.000 etiopi.

Quando un hacker è riuscito ad entrare nei sistemi di un importante centro di ricerca sul clima, il Climate Research Unit della University of East Anglia, si è visto che professori universitari che sostengono l’avvicinarsi della catastrofe climatica causata dall’uomo ammettevano nelle mail private di falsare i dati (5). In alcuni scambi di e-mail con altri scienziati sulla incapacità di comprendere le recenti variazioni di temperatura, il dr. Kevin Trenberth ha scritto: “Il fatto è che non possiamo dare spiegazione della attuale mancanza di riscaldamento globale.” Il professor Phil Jones ha detto di aver usato un trucco, già impiegato da un altro scienziato, Michael Mann, per nascondere il declino delle temperature, in disaccordo con le previsioni.

Al di là delle riserve sulla loro coerenza, può darsi che nonostante tutto i catastrofisti abbiano ragione, ma qualche dubbio rimane. In fondo, però, non ha molta importanza: il nostro pianeta è estremamente fragile e dobbiamo agire in modo più ecologico indipendentemente dalle probabilità di una catastrofe climatica e dalla correttezza dei suoi sostenitori.

 

  Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

- Nel Forum dedicato a questa rubrica Riflessioni sulle Scienze aperta la discussione: Ci sarà la catastrofe?

 

Note
1) http://en.wikipedia.org/wiki/World_population

2) www.randi.org/encyclopedia/appendix3.html

3) www.snopes.com/politics/business/gorehome.asp

4) www.reuters.com/article/idUSTRE5BD4D020091214

5) www.wired.com/threatlevel/2009/11/climate-hack/

     

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