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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Il cimento delle tasse

Febbraio 2013

  • In coda

  • La suddivisione

  • La semplicità

  • L'efficienza

  • La tecnologia necessaria

  • Mentalità arcaica

 

Il cimento delle tasseIn coda

Qualche settimana fa mi trovavo alle Poste per spedire una raccomandata e davanti a me un signore piuttosto anziano, arrivato allo sportello dopo un bel po’ di coda, si è visto rifiutare il modulo per il pagamento dell’IMU: si era dimenticato di suddividere l’importo da versare tra la parte dovuta al Comune e la parte dovuta al governo centrale. Tutto da rifare, una mattinata persa.

 

La suddivisione

Che si debbano pagare le tasse è purtroppo inevitabile, ma come suddividere tra i cittadini il pagamento di quanto serve allo Stato? La cosa più semplice sarebbe fare pagare ad ognuno la stessa cifra, ma sarebbe decisamente ingiusto. Di solito si fa pagare ad ognuno una cifra proporzionale a quanto guadagna (con la stessa aliquota per tutti) o più frequentemente si stabiliscono delle aliquote progressive (chi guadagna poco paga il 10%, chi guadagna di più il 20% e così via, fino ad aliquote molto alte per chi è veramente ricco). In quasi tutti i paesi del mondo la tassazione segue queste regole, e le aliquote per chi è molto ricco possono arrivare al 50% o più (Negli anni ’50 negli Stati Uniti d’America l’aliquota più alta era superiore al 90%) (1).

In aggiunta alle tasse sul reddito spesso si tassano i consumi (in Italia con l’IVA), con percentuali più alte per i generi “di lusso”, più basse per prodotti indispensabili come il pane. Un’altra cosa che spesso viene tassata è la proprietà di case e terreni, a volte con l’esclusione della prima casa (ma il risultato di questa esclusione è che finisce per pagare di più chi non possiede neanche la casa in cui abita e deve vivere in affitto).

 

La semplicità

Tutto questo, però, non è sufficiente a placare il desiderio di regolare tutto di chi ci governa. In Italia ci sono 1269 tributi riscossi a livello nazionale e 574 imposte locali e per buona parte di essi il costo di esazione è maggiore del ricavato, mentre il danno per chi deve pagarli è alto. La ricerca di un bollo (da 1.81 €, cifra non arrotondata) da applicare ad una ricevuta può fare perdere un sacco di tempo. Ci sono tasse come quella sulle insegne che hanno un gettito minimo ma rappresentano una grande scocciatura per chi vi è soggetto. Buona parte di queste tasse andrebbero semplicemente abolite ed il loro gettito (spesso minimo) ricavato aumentando leggermente le tasse principali.

 

L’efficienza

Ma anche una tassa sensata, come quella sulla casa, è resa molto più complicata del necessario. Ci sono aliquote diverse, importi da rivalutare, esenzioni, detrazioni; si devono compilare moduli astrusi, per cui molti hanno bisogno di farsi aiutare da commercialisti che si fanno profumatamente pagare, ed è facile commettere errori. Addirittura, spetta al contribuente calcolare che parte delle sue tasse deve andare ad un ente statale e che parte ad un altro. Eppure, lo Stato (o i Comuni, o qualunque organizzazione statale a cui si vogliano delegare questi pagamenti) ha tutte le informazioni necessarie per calcolare esattamente quanto deve pagare ognuno di noi. Tutte le informazioni sono disponibili presso il catasto (ormai completamente informatizzato) o presso l’anagrafe (è necessario conoscere la posizione anagrafica del contribuente per le eventuali detrazioni per la prima casa o figli a carico).

Lo Stato (o chi per esso) potrebbe inviare a casa di ogni contribuente un modulo già compilato con l’indicazione della cifra da versare. Se il contribuente ha comunicato il suo indirizzo di posta elettronica si potrebbero anche risparmiare le spese dell’invio cartaceo e risolvere tutto con una e-mail.

 

La tecnologia necessaria

Difficile da realizzare? No davvero. Farebbero tutto i calcolatori, e la potenza di calcolo necessaria è inferiore quanto serve per altri progetti (pensate ad esempio a quante bollette deve calcolare ogni anno l’Enel). Sicuramente non sarebbe un problema mandare le e-mail con la cifra e la causale da indicare nel bonifico (si suppone che chi ha fornito il proprio indirizzo e-mail abbia un conto on-line e possa effettuare i bonifici dal suo PC senza spese). Un po’ più complicato inviare a casa di chi non ha fornito l’indirizzo e-mail una lettera con il bollettino per versamento postale, ma non sarebbe certo un problema insormontabile.

 

Mentalità arcaica

Perché non si realizza una cosa che avrebbe tutto sommato un costo contenuto e faciliterebbe tanto la vita di tutti i contribuenti? Perché la gente non pretende che si faccia così? In realtà non lo si osa nemmeno pensare, il cimento a cui i contribuenti si devono sottoporre per pagare le tasse sembra una cosa normale. Il problema è la scarsa consapevolezza delle potenzialità della tecnica moderna e soprattutto del fatto che gran parte della complessità è dovuta alla mancanza di una chiara visione del ruolo di un’organizzazione statale.

Certo, se si adottassero questi criteri i commercialisti si troverebbero sul lastrico, banche e uffici postali avrebbero un po’ meno lavoro e anche gli Uffici delle tasse dovrebbero fare a meno di molto personale, ma sarebbe un mondo un po’ migliore.

 

   Alberto Viotto

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com


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NOTE
1) www.nens.it/_public-file/3Tasse%20america%20text.doc

 

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