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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

La logica e i divieti

Novembre 2012

  • Giardini pubblici

  • In metropolitana

  • La tabella dei giochi proibiti

  • L'impossibile completezza

  • Non buttarti sotto i treni

  • Le fave nel naso

  • Divieto di cellulare

 

Giardini pubblici

La logica e i divietiIn molti giardini pubblici c’è un cartello di divieto “vietato giocare a calcio”. Tutto bene? Beh, se l’intento di preservare i giardini erbosi è condivisibile, il divieto così formulato non è certo sufficiente: che dire a chi gioca a rugby o con il frisbee? Se si scrive “vietato entrare con le biciclette” che dire a chi entra con un velocipede o con un risciò?

 

In metropolitana

I cartelli che regolano l’accesso ai tappeti mobili di una metropolitana sono di una varietà sfrenata:

 

divieti

 

oppure

 

divieti

 

Non ci sono motivi per cui in una città sia, ad esempio, vietato salire sul tappeto mobile a piedi nudi ed in un’altra no, in una non si possano portare carrozzine ma biciclette sì, mentre in un’altra anche le biciclette sono vietate. E perché, allora, non indicare che è vietato anche l’accesso alle moto da cross? O a chi indossa scarpe esplosive da terrorista? E’ chiaro non si tratta di scelte ragionate: chi ha redatto il cartello ha indicato i comportamenti riprovevoli che gli venivano in mente, ed in ogni città i risultati sono stati diversi.

 

La tabella dei giochi proibiti

In alcuni locali un po’ retrò campeggia una tabella di questo genere:

 

giochi proibiti

 

In questo caso si sente il bisogno di enumerare tutti i giochi proibiti, alcuni con nomi improbabili come “Pitocchetto” o “Punto del marinaio”. Ma chi potrebbe decidere che, ad esempio, si sta effettivamente giocando a “Pitocchetto” o ad un gioco che gli assomiglia alla lontana e quindi non è nella lista e non è punibile?

 

L’impossibile completezza

Quando si formula un divieto si deve elaborare una descrizione della realtà, cercando di identificare e circoscrivere i comportamenti che si vogliono evitare: l’effetto però è che inevitabilmente non si riesce a descrivere completamente quello che si vorrebbe vietare e si apre la via ad ogni genere di contestazioni.

Ci si dovrebbe invece ricondurre il più possibile a regole generali: sono vietati i giochi d’azzardo, è vietato danneggiare i tappeti erbosi dei giardini, è vietato comportarsi in modo pericoloso sulle scale mobili.

Ci saranno contestazioni? Qualcuno dirà che giocando a pallone non danneggia il tappeto erboso? E’ probabile, ma non sarà difficile dargli torto. Più difficile, invece, dare torto a chi gioca a cricket se è vietato soltanto giocare a pallone.

 

Non buttarti sotto i treni

I principi generali a cui fare riferimento spesso sono così ovvi che non c’è neanche bisogno di elencarli. Evidentemente non si vuole che la gente si butti sotto ai treni, ma in nessuna stazione della metropolitana ci sono cartelli con scritto “Vietato buttarsi sotto ai treni”. Anche perché, a ben vedere, bisognerebbe anche precisare: “Non scendete sui binari” “Non fate pipì in pubblico” “Non appendetevi ai fili dell’alta tensione” “Non sputate agli altri passeggeri”…

Tutti questi divieti sono ovvi, perché derivano da regole generali implicite, tanto consolidate che è inutile ripeterle ogni volta e tanto numerose che è impossibile elencarle tutte.

 

Le fave nel naso

C’è però un altro motivo per non mettere il cartello "non ci si deve buttare sotto i treni" nelle stazioni della metropolitana, il principio delle “fave nel naso” (1). Se la mamma dice ai figli “e soprattutto non mettetevi le fave nel naso”, appena uscita dalla porta i figli, che non ci avevano mai pensato prima, correranno a farlo. Mettere i cartelli "non ci si deve buttare sotto i treni" potrebbe far pensare a qualche depresso che, sì, dopotutto buttarsi sotto il treno potrebbe essere una soluzione.

 

Divieto di cellulare

Parlare al cellulare mentre si sta guidando è molto pericoloso, ed una legge, peraltro largamente disattesa, lo vieta. Tutto bene, quindi?  In teoria, secondo questa norma, se uno usasse un tablet PC per telefonare via Skype non gli si potrebbe dire niente; ci si dovrebbe ricondurre alla norma più generale sulla “guida pericolosa”.

E, allora, non è meglio limitarsi ad invocare la “guida pericolosa”; come è indubbiamente quella di chi guida mentre sta parlando al cellulare? Altrimenti si rischia di discutere senza fine, ad esempio, sul caso di chi usava il cellulare non per telefonare ma per cercare un numero di telefono nella rubrica. E’ da punire oppure no? Tutto spazio per il lavoro degli avvocati.

 

   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com


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NOTE

1) http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Don't_stuff_beans_up_your_nose

 

 

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