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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Una nuova materia di insegnamento: la semplicità

Marzo 2012

  • A che binario arriva il treno?

  • Che succede in cantina?

  • Educare da piccoli

  • I due tipi di semplificazione

  • Creare la complessità

  • Corsi avanzati


A che binario arriva il treno?

Negli orari affissi in tutte le stazioni ferroviarie compare la frase: “I treni arrivano al binario loro assegnato, a meno che sia data comunicazione contraria”. Perché chi ha compilato l’orario ha sentito il bisogno di scrivere una tale ovvietà? Il tentativo di dare un’informazione completa? In questo caso avrebbe dovuto riempire il paginone di frasi simili: “I treni viaggiano sui binari”. “Si entra sui treni attraverso le porte, a meno che siano non funzionanti” e così via. Più probabile che sia invece un malinteso amore per la complessità, come quando si scrive “È severamente vietato”. Perché, se una cosa fosse vietata “non severamente” la si potrebbe fare? La tassonomia “permesso, vietato” ha solo due valori, insensato introdurne un terzo “severamente vietato”, che magari potrebbe essere accompagnato da “caldamente permesso”.

 

Che succede in cantina?

Italo Calvino raccontava di un contadino interrogato dai carabinieri a proposito di un furto, che dichiarava “Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone.” Il carabiniere così traduceva sul verbale: “Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile” (1)

La prima frase è perfetta, la seconda, senza introdurre una informazione in più, è ridondante e ridicola. Eppure molte persone pensano che la seconda frase sia migliore, che “valga di più” perché “più ufficiale”. È da questa mentalità che nasce l’orrenda complessità burocratica della nostra società, le leggi e le norme scritte in modo complicatissimo ed incomprensibile che causano una ingente perdita di tempo di lavoro.

 

Educare da piccoli

L’unico modo per evitare questa mentalità è insegnare l’importanza della semplicità fin dalla scuola dell’obbligo. Ci dovrebbe essere una apposita materia, in cui gli alunni potrebbero esercitarsi a tradurre i testi inutilmente complessi in modo che siano leggibili. Il numero degli esempi da cui partire è sterminato: buona parte delle leggi e dei regolamenti, la prosa di molti saggi e testi accademici, addirittura i segnali stradali.
Considerate ad esempio il cartello (autentico) qua sotto:

 

Una nuova materia di insegnamento: la semplicità

 

Era sufficiente scrivere “1 € per ogni ora o frazione” senza distinguere tra prima e seconda ora, tra feriali o festivi. Chi ha redatto il cartello non se ne è minimamente curato. Oppure, più probabilmente, gli piaceva di più così.

 

I due tipi di semplificazione

In certi casi, come gli ultimi due citati, si può semplificare senza perdere alcuna informazione, eliminando le ridondanze. E’ un po’ quello che succede quando si “zippa” un file: il risultato è un file più piccolo, ma da esso si può risalire ad ogni singolo byte dell’originale. Se invece si comprime un file sonoro portandolo in formato “mp3” si risparmia spazio ma si perde qualcosa (e cioè le frequenze non udibili all’orecchio umano) di cui si ritiene si possa fare a meno.

Quando si rientra nel secondo caso si deve giudicare di che cosa si possa fare a meno ed individuare il giusto livello di complessità, ed anche questo potrebbe essere argomento del corso. Per spiegare a qualcuno come si lavano le mani ci si può perdere in ogni genere di dettagli, oppure gli si può dire semplicemente di insaponarle e strofinarsele sotto l’acqua, e forse questo è il giusto livello. Se non si eliminano i dettagli si arriva a risultati come questo:

Una nuova materia di insegnamento: la semplicità

 

Creare la complessità

Per imparare ad individuare le complessità inutili un buon esercizio può essere quello di provare a crearle, simulando l’attività di tanti burocrati. Nello scrivere un documento di progetto, che deve raggiungere un certo numero di pagine per evitare che si pensi che l’autore non ci abbia lavorato come doveva, si possono aggiungere ogni genere di informazioni irrilevanti e dettagli inutili, lunghe descrizioni prese dai siti dei fornitori, chilometrici elenchi di abbreviazioni e cose di questo genere. Il tutto, è chiaro, deve essere fatto con una certa abilità ed evitando di essere troppo spudorati, aggiungendo comunque cose che, almeno a prima vista, abbiano un senso ed una correlazione con il tema.

I discorsi dei politici sono un altro esempio di complessità inutile, addirittura esplicita quando si cerca di fare ostruzionismo con interventi il più lunghi possibile. Un utile esercizio potrebbe essere chiedere agli alunni di emulare i politici, parlando per un certo periodo di tempo su un argomento di cui non sanno nulla, introducendo ogni genere di espressioni generiche e argomenti che non c’entrano. Si spera che, una volta scoperti questi meccanismi, non si faranno più impressionare da chi li usa.

 

Corsi avanzati

Nei corsi avanzati, ovviamente, si potrebbe parlare di argomenti più evoluti, come il concetto di entropia dell’informazione (2), e gli algoritmi di compressione, su cui c’è una letteratura sterminata.
L’aspetto più importante del corso, però, sarebbe di fare capire l’importanza della semplicità ed insegnare a riconoscere le complicazioni inutili, che molti introducono per trarne vantaggio o semplicemente perché così gli piace.

 

   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

NOTE

1) http://www.scudit.net/mdtabucarabinieri.htm

2) http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_(teoria_dell%27informazione)

 

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