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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perrieradi Matilde Perriera   indice articoli

 

La titanica scintilla

Ottobre 2015

Da IL CARRO DELLE MUSE 2015
Greco&Greco Editori, Milano.

 

Tutto è cominciato quando è arrivata, come inaspettato regalo, la PECORA NERA di Swarovski, tenerissima e triste nello stesso tempo, con gli occhi a mandorla malinconici e il muso camuso, in procinto di emettere il suo flebile bee … bee .. beeeeelato. La titanica scintillaLa fantasmagorica luce brillante del magnifico soggetto ha subito dominato la vetrinetta, accendendo la lampadina di Archimede sull’origine dell’ignobile polirematica e delle tante leggende a essa correlate. Mille domande bombardavano il cervello. E’ giusto che un povero ovino debba patire incomprensibili violenze perpetrate dalla forza rovinosa di atavici pregiudizi irrazionali? Ed è eticamente corretto imporgli una condizione di straniamento demistificante? I tanti interrogativi fluivano ininterrottamente quando, osservando dalla finestra lo scenario onirico di un prato lussureggiante allietato dalla magia dei petali bianchi di anemoni, narcisi, orchidee, magnolie, gigli, si scorse una grande macchia d’inchiostro nero. Molti esemplari dal vello corvino, con l’usuale imperturbabilità, pascolavano, s’inseguivano, balzavano, capriolavano. Su quelle bestioline innocue si poggiarono gli sguardi malevoli di quanti erano convinti che esse sprigionassero una tale energia negativa da far piombare sulla popolazione catastrofi rovinose, pestilenze micidiali, calamità sconvolgenti, eventi lugubri. Un coalizzarsi generale mentre la trenodia delle offese rincorreva impietosamente le incolpevoli vittime, deridendole, schernendole, maltrattandole ... “Quelle pecore velenose, responsabili degli atti più crudeli, dovevano essere eliminate per vanificarne la famigerata influenza nociva ipotizzata” ... Nessun tentennamento, nessuna voce benevola … I piccoli reietti grigio-fumo furono bruciati vivi dall'egoistica prudenza che aveva offuscato ogni sollecitazione interiore. Il misfatto di quegli uomini, però, aveva lasciato il segno e rimarcava l’urgenza di ascoltare gli accenti dolorosi di tante anime ingiustamente oppresse dalle implacabili dinamiche di relazione. Un AGNELLINO FILOSOFO sfuggito alla carneficina, intanto, annusando l’odore acre della lana bruciata, sentì crescere sulla propria schiena ali da gigante e cominciò a belare ininterrottamente. Per un eclettico processo di semi-antropomorfizzazione, avvertiva come, di fronte allo spietato immaginario collettivo, tacere fosse una colpa, parlare un imperativo categorico. Più energico dei fratelli trucidati, con i gemiti assordanti squarciava l’aria, interrogava e s’interrogava, diventando strumento ottico in grado di consigliare la linea di condotta più funzionale per affrontare i doveri insopprimibili della socialità. Dei bambini lo videro e, pensando, per lo strano colore del pelo, di trovarsi davanti a un essere del malaugurio, terrorizzati, gli scagliarono con forza dei sassi ferendolo brutalmente. CREMINO non era disposto a illividire nello sconforto, anzi, arricciando più intensamente la sua lana nera, nera come la pece, cercava di individuare il focolaio che aveva scatenato un astio tanto profondo. Azionata la macchina del tempo in un’indagine retrospettiva, cercava di dipanare le tenebre da polverose motivazioni socio-antropologiche in cui era annidata una delle prime fonti battesimali dell'atteggiamento discriminatorio in genere. Il suo diktat basilare, nel soffermarsi sull’ormai anacronistico accanirsi contro i diversi e sui valori sacri per ogni creatura, uomo, cavallo, lepre, tigre, leone e, perché no, anche pecora nera, era quello di mostrarsi pronto a combattere e a morire per il riscatto della propria dignità, a mettere un punto interrogativo a secolari verità apodittiche. La DINAMITE ESPLOSIVA, stigmatizzata ovunque andasse come portatrice di sciagure nefaste, si tormentava per le deliranti assurdità sedimentate nell’animo dei detrattori e percepiva l’inquietante sensazione di poter essere neutralizzata, ma, illuminando ed esplodendo, non demordeva e procedeva a testa alta, con l’obiettivo di scalfire le pseudo-certezze di gente che non riusciva a scorgere le virtualità insite in chi si contraddistingueva per peculiarità insolite. Il suo lamento era un’arma contundente ... “Basta!!! Gli stereotipi, molto spesso, germinano semplicemente dalla rabbia di quanti, gelosi della bellezza spirituale di personalità poliedriche, cercano di spegnerne la luce per far risaltare la propria. L’indifferenza e i soprusi devono finire, bisogna urlare contro ogni forma di razzismo, battersi con persuasione, rifiutare il subordinamento passivo, opporsi alle prepotenze, infrangere quei dogmi aprioristici che ledono i diritti di chi vuole autodeterminarsi”. E, azzardando, ribadiva che, per una placida convivenza, pareva improrogabile estirpare la feroce morale della giungla, interconnettere inestricabilmente gli interessi del singolo a quelli di tutta una comunità, aprirsi ai reciproci rapporti e favorire il confronto attivo, sostanziali congiunzioni tra l’aspirazione alla propria serenità e il rispetto altrui. Teorie astratte? Miraggi? Utopie? Chimere? Forse, ma quelle illusioni, circonfuse da una magnanima speranza, seppur evanescenti, erano linfa vitale che dava un significato all’esistenza di ciascuno. I giorni trascorrevano e il LAMPO DI GENIALITÀ, pur scacciato da chiunque lo avvicinasse, continuava a belare con infiammati assiomi dal pregnante sapore gnomico, ma, all’improvviso, … ZAC … IL PICCOLO MENTORE, che si era connotato per estremo buonsenso, fu arso vivo dalle imprevedibili reazioni di massa. Qualcuno, tra i tanti che avevano assistito alla terrificante malvagità, rimpiangeva già, in timoroso silenzio, gli ardenti discorsi del SAGGIO CREMINO e si chiedeva se la FIGURA ACUTISSIMA sarebbe, seppur solo allegoricamente, risorta dalle ceneri per far vagheggiare serene prospettive contraddette dalla realtà contemporanea ma sempre rinascenti. Non s’intravedevano ancora miracoli all’orizzonte, ci sarebbe voluto del tempo per riscoprire il battito pulsante di chi, contagiando con la propria essenza, aveva provato a far assaporare quella sete d’infinito indispensabile per costruire un mondo migliore. La scintilla, però, era stata scoccata. Essa sarebbe stata, in un ping pong continuo di ossimoriche reazioni, prezioso scrigno per i giovani stuzzicati da incandescenti paradigmi, stimolo per un’Italia smarrita nel mito intoccabile dei favolosi anni sessanta, prototipo per quanti, forzati dal destino a salire sulle barche della morte, avrebbero invaso i centri di accoglienza. La palpitante microstoria, insomma, sarebbe divenuta fonte inesauribile che avrebbe aiutato a non sostare nell’anticamera della storia, a rifiutare ogni approdo nichilistico, a sorreggere disperati sos, ad auscultare l’armonia di un canto per impedire al proprio IO di disgregarsi, a trasformarsi in variopinta farfalla pronta a tendere una mano nei giorni pieni di vento, di rabbia, di lacrime. LA CREATURA SEDUCENTE, dunque, fisicamente era morta, ma il suo spirito avrebbe continuato ad abbattere le pareti con le parenesi di grande respiro perfettamente significate dai suoi appassionanti belati, a segnare l’impronta indelebile di un arco vitale abbracciato e vissuto con la fervente sete di giustizia che l’aveva sempre contraddistinto. “Sic itur ad astra”, così si giunge alle più alte sfere … La via da percorrere per sciogliersi dalle catene del feroce occhio socia­le è piena di ostacoli, sembra ancora ripetere L’ECCELSA METEORA, ma anche una piuma, in una drammatica sfida al destino, se è spinta dalla decisa volontà di salvarsi dalle prigioni interiori che inaridiscono l'animo umano fino alla dissoluzione, può smussare un diamante e proseguire sulla strada titanicamente protesa verso la realizzazione dei propri sogni … GRAZIE, CREMINO, GRAZIE…

 

      Matilde Perriera

 

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IL CARRO DELLE MUSE

Premio Internazionale 2015 tutto al femminile

 

Carro delle muse 2015La Prof.ssa Matilde Perriera, anche quest’anno, è stata selezionata, tra le finaliste con diritto di pubblicazione, al Concorso internazionale IL CARRO DELLE MUSE. L’iniziativa, ideata e promossa dalla Dottoressa Loredana Reppucci per far venire alla luce, attraverso un racconto, una poesia, una favola o un disegno lasciati nel classico cassetto, una poetessa, una scrittrice, un’artista di pregio, è già alla seconda riuscitissima esperienza e ha coinvolto le donne che, residenti in Italia e all’estero, conoscessero la lingua italiana. La Docente del Liceo classico, linguistico e coreutico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, già distintasi per la favola IN CERCA DELLA LUCE dell’edizione 2014, ha partecipato, nel 2015, con il racconto dal titolo UNA TITANICA SCINTILLA, pubblicato nel volume IL CARRO DELLE MUSE 2015, Greco & Greco Editori, Ottobre 2015 – Milano.

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