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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perrieradi Matilde Perriera   indice articoli

 

The Danish Girl, l'ala della speranza

Maggio 2016

 

Una “storia d'amore e di coraggio”(1), incentrata sull’avventura esistenziale seducente e profondamente umana di due coniugi in perfetta sintonia, costituisce il tessuto narrativo di THE DANISH GIRL che, il 28 febbraio 2016, ha calcato il tappeto rosso californiano del Dolby Theatre di Los Angeles e meritato ben quattro mitiche statuette. Il film, distribuito in Italia dall’Universal Pictures il 18 febbraio 2016, è arricchito dalla grandiosa scenografia di Eve Stewart, Oscar 2016; ogni minuziosa inquadratura di questa “tragedia più attuale di quanto si possa pensare”(2) pare nascere dal fluire organico degli eventi con estrema naturalezza, tanto che, sin dai titoli di testa, nello scorrere dei fotogrammi in alta definizione, rifulge un mondo “vero” da cui traspare il sapore locale delle più antiche tradizioni danesi. Lo spettatore, nello snodarsi delle scene tra Copenhagen, Parigi e la Germania alla fine degli anni ’20, resta colpito dai fortissimi contrasti di luce che, sottolineati in buona parte dai toni malinconici dei dipinti “introspettivi”(3) di Einar Wegener, immortalano i suggestivi paesaggi velati dalla nebbia, i cangianti riflessi degli edifici sull'acqua, i caratteristici lembi di sabbia grigia del Kattegat e dello Skagerrak, la vista spettacolare dello Jammerbugten, le curiose formazioni geologiche della Limfjord, i rami ritorti degli abeti e dei faggi del Rold Skov, le aride brughiere di Lille Vildmose, le  alte e bianche scogliere di gesso del Møns Klint e su tutto scorrono perenni le nubi mutevoli.

 

Avvio in medias res … Il pubblico in sala è subito trasportato dalla complicità mistica tra due anime gemelle sempre in primo piano per tutta la durata di una monumentale produzione che ha fatto registrare un incasso di oltre 22 milioni di dollari. La vita dei due giovanisembra poter coesistere senza alcun problema nel rispetto e nell’affetto reciproci ma, inaspettata, giunge, durante una giornata qualsiasi, la piovra che non perdona. Amber Heard, nel ruolo della frizzante e famosa ballerina Oola Paulson cui Gerda sta ultimando il ritratto, ha telefonato per disdire la seduta di posa del pomeriggio e la pittrice danese, con l’aria divertita e la sua modulazione carezzevole ben doppiata da Valentina Favazza, invita il reticente marito a indossare abiti femminili al posto della fedele amica impegnata nelle prove di uno spettacolo ... “Il suo Einar aveva gambe così lunghe e femminili !!!” … E, poi, lo fa partecipare alla fantasmagoria del ballo degli artisti presentato come la “cugina Lilli” … Passatempi capricciosi che interagiscono prepotentemente distruggendo, in anticlimax, l’unione assoluta costruita dalla coppia ... Alicia Vikander,Oscar 2016 come “migliore attrice non protagonista”, se avesse intuito proletticamente che lo sguardo languido e accattivante, i sorrisi eterei, gli atti, la movenza delle sue mani, la postura di lui avrebbero favorito il lento disvelarsi di un’innata femminilità … Se avesse solo immaginato che quell’intrattenimento frivolo avrebbe scatenato nel cuore di Eddie un fuoco di passione irrefrenabile … Se avesse notato che lo sfiorare l’organza, il raso, il tulle del vestito poggiato addosso gli avrebbe fatto generare un’allarmante espressione incantata o che il morbido contatto con “quella stoffa tanto delicata e ariosa”, il fruscio delle calze di seta, le scarpe di raso ai piedi gli avrebbero fatto manifestare uno smarrimento indecifrabile … Se avesse captato che la biancheria intima e gli accessori femminili lo avrebbero sedotto spingendolo a imboccare un sentiero difficile e traumatizzante … Se avesse presagito che l’appellativo affettuoso di Lili lo avrebbe sospinto "in un mondo d'ombre e sogni … Se, durante la festa, avesse preconizzato che l’incontro della “cugina Lilli” con Henrik lo avrebbero spinto a cercare le querce, “le cui ghiande, se mangiate, consentono di diventare chiunque si voglia” …  SE … ma, ormai, “l’uomo che aveva occhi solo per una donna”, che riteneva “il matrimonio la unica vera cosa augurabile nella vita ciascuno” si è “smarrito” e attesta, attraverso il doppiaggio italiano di Flavio Aquilone, che, affiorata l’indole latente, è partito per un viaggio senza ritorno verso la propria epifania. Eddie Redmayne è già pronto ad abbattere le concause di questioni interiori irrisolte originate da un’identità sessuale diversa e a rivendicare la libertà spirituale in un percorso che, anche se lungo e accidentato per incomprensioni e paure, gli permetterà di auscultare l’insoddisfazione originata da ricordi lontani frenati da figure genitoriali o “messi in discussione dal pudibondo conservatorismo”(4). Il pittore Einar Wegener, dopo quell’esperimento, sente risvegliare in sé sensazioni gradevoli dell’infanzia, prima fra tutte quella accesa da un bacio ricevuto da Hans Axgil mentre egli gli faceva il ritratto su un sasso trovato per la via” ed è deciso a "liberare i suoi naturali istinti”… NO, non può più tacere o tornare a nascondersi fingendo di non esistere … Sempre meno attratto dalla splendida compagna, DEVE, a questo punto, far uscire dalle sue viscere la tenera e sensibile Lili, la figura che, leader delle commesse del negozio di cosmetici, con suadente civetteria, insegnerà alle clienti la filosofia dei profumi … “il  profumo si spruzza nell’aria e lo si attraversa” per  lasciare attorno a sè un’impronta inconfondibile con le magiche evocazioni olfattive “long lasting”(5) delle più raffinate fragranze. Alquanto esaustiva, in tale ottica, appare la locandina, esemplare perfetto della condizione di Einar e Gerda che vengono travolti da Lili; vi traspare chiaramente l’amore di una moglie che, vero fulcro della pellicola e, soprattutto, motore della transizione della “noce spaccata in due metà”, pur assistendo al naufragio del proprio vincolo coniugale, si protende con suprema devozione verso l'uomo che ha amato e continua ad amare. Lo sguardo intenso ne scopre i meandri dell’anima e ne fa percepire i pensieri più profondi … “nemmeno per un attimo pensa di estromettere “quella Lili che c’era sempre stata, anche quando Einar non lo sapeva” … Il protagonista, invece, è ormai nel suo universo, lontano, “Man into woman”, appunto, rigenerato nel “ventiquattrenne trans”(6) desideroso di sentirsi vivo, di diventare madre e lottare con tutte le sue forze per vincere la cecità dei tanti che, anelando a un concetto astratto di normalità, vorrebbero “imprigionarlo in una forma demistificante”(7).

 

The Danish GirlEddie Redmayne, Oscar 2016 come “miglior attore protagonista”, è entrato nei panni del personaggio con competente sicurezza sin dal momento in cui Tom Hooper, Hollywood Film Award 2015 come “miglior regista”, gli ha presentato il copione. “Folgorato dalla tessitura letta tutta di filato, profondamente commosso dalla difficile lotta interiore dell’artista danese di inizio Novecento nel tentativo di essere sé stesso, si è preparato, sin dal 2012, ad affrontare questo percorso, deciso “a guardare ogni cosa da una prospettiva femminile”(8); egli, infatti, “non assomigliando a Lili”(9), in una sfida incessante, ha dovuto elaborare gradazioni personali per perseguire l’obiettivo, certamente impossibile da centrare “ad unguem”(10), di trasmetterne l'estremo coraggio. Accettare la parte è stata per lui una continua crescita umana e professionale volta a giustificare il "gender confirmation"(11) partendo dal percorso emotivo di chi si sente nato in un corpo diverso. Questa “vera educazione professionale è stata favorita dalla straordinaria gentilezza di tanti transgender che, con la cronaca delle loro storie, gli hanno permesso di ricavare quanto più reale possibile per poi venirne fuori con freschezza"(12); per una più completa raffigurazione delle parti, del resto, “sono state coinvolte comunità di Copenhagen, Bruxelles, Londra e, addirittura, diversi attori e comparse sono entrati a pieno titolo in ruoli rappresentativi del film, come nel caso dell'attrice trans Rebecca Hoot a cui è affidato il ruolo dell'infermiera della clinica con un funzione apparentemente marginale ma altamente simbolica visto che scorta Einar verso la sua nuova identità”(13).

 

Gerda Gottlieb, “granello di sabbia in una spiaggia in prevalenza intollerante”(14), tiene delicatamente tra le mani un personaggio straordinario, “ne sente subito i desideri", lo aiuta e lo sorregge. Il pioniere nel mondo transgender, però, è spinto dal turbinio di emozioni confuse e tante domande affiorano nella sua mente … “Chi siamo? Chi vogliamo essere? Come percepiamo noi stessi? Come vogliamo essere percepiti dagli altri? … Perché quei crampi laceranti su base mensile?” … Comincia a pensare o ad agire autonomamente per familiarizzare con la sua nuova dimensione umana, si osserva compiaciuto interamente nudo allo specchio, controlla la moglie mentre si veste o mette il rossetto, scruta la gestualità erotica delle altre donne nel postribolo parigino, studia gli atteggiamenti che gli permettono di liberare la sua natura femminile, si scontra con i medici ottusi che parlano di esasperate deformazione mentali imputabili a squilibrio chimico(15), disturbo dissociativo dell’identità(16), schizofrenia(17). Singolarmente drammatiche sono le parti in cui si sdoppia inconsapevolmente … “Sogna i suoi sogni, pure di essere una bambina nelle braccia della madre che la guarda dolcemente negli occhi e la chiama …  Liliii” oppure racconta che "Einar sente ridere Lili" o, ancora, agitato dalla profonda lotta interiore, “il suo alter-ego, gli graffia la coscienza”(18) interponendosi tra “Einar che non sta bene nel suo corpo” e Lili che “si lascia baciare da Ben Whishaw, pur sapendo di far soffrire Alicia "non tanto “per la costruzione di una nuova identità quanto per l'emergere della vera identità”(19) ... La svolta arriva quando compare all’orizzonte Sebastian Koch che, ben interpretato nella traduzione italiana da Mario Cordova, si offre di aiutare Lili e di appoggiarne il cammino fino alla “riassegnazione sessuale”(20). Gerda, nonostante le lancinanti fitte al cuore, è predisposta a stare sempre al fianco di Wegener, “anche se egli non sarà più suo marito quando l’intervento sarà stato completato” … “Qualsiasi cosa purché Einar sia felice” ... e, in questa difficile fase, contatta Matthias Schoenaerts e si lascia suffragare dalla discreta presenza di lui. Il caro amico rivela, con l’accento italiano di Edoardo Stoppacciaro, di “non aver mai amato nessuno quanto Einar, soprattutto, l'altra parte di lui” e si offre spontaneamente “di star vicino alla persona che è diventata, nonostante sia un'altra rispetto a quella che aveva conosciuto”. Eddie, sapendo che “una vita inautentica non può essere considerata vita”, è ansioso di uscire allo scoperto, va in clinica e si presenta … Lili Elbe … “Lili”, con l’appellativo che Oola gli aveva assegnato nel vederlo avvolgere tra le braccia con tanta grazia il meraviglioso fascio di lilium candidi”, ed “Elbe, come il fiume” … Il dottor Warnekros riuscirà a compiere il miracolo in toto? Einar Mogens Andreas Wegener troverà la pace esponendosi, nel 1930, alla “riattribuzione chirurgica dei caratteri sessuali”(21)? E tutte le sofferenze patite verranno dimenticate nel momento in cui egli si sarà liberato definitivamente della parte maschile? E Alicia rifiuterà, con la stessa disperata fermezza, di instaurare con Hans una relazione stabile?

 

THE DANISH GIRL, ideato da David Ebershoff nel 2000(22), è strettamente connesso a MAN INTO WOMAN(23), il diario scritto da Lili Ilse Elvenes alias Lili Elbe come autoanalisi terapeutica e successivamente pubblicato, nel 1933, da Gerda Gottlieb dopo la morte dell’ex marito;  all’apprezzabile rimaneggiamento del memoriale si contesta, però, che, “per stessa ammissione dell’autore”(24), la struggente opera edita nel 2001 “ometta spunti basilari e soppianti spesso la fedele riproduzione dei fatti realmente avvenuti”. La variazione è palese, in particolare, nella disamina della sospetta “sindrome di Klinefelter”(25) che avvalorerebbe l’ipotesi dell’intersessualità congenita di Einar come causa della sterilità o, comunque, di una forte riduzione della fertilità e giustificherebbe l’amarezza di una sposina a ogni ciclo mestruale per la vana attesa di un “un bambino da far battezzare a Oola”. Il regista britannico, poi, trascurando interamente le confessioni di Einar-Lili e seguendo soltanto la scia dell’omonimo libro di Ebershoff, schiude, “grazie all’encomiabile sinergia tra tutto il cast, compresi veri interpreti transex frequenti nella serata di gala”(26), il suo occhio attento sulla singolare figura di cui molti “non avevano mai sentito parlare o che, pur avendone sentito parlare, ne avevano sempre riletto la storia come un semplice parto della fantasia”(27). Il bestseller, che scandisce i malesseri psicofisici di un’anima tormentata, e la messinscena, che, anche servendosi di scene crude come quella in cui due ragazzi francesi picchiano “la femminuccia”, orientale platee a cogliere, l’humus di un mondo contaminato da intolleranze ideologiche, sono, pertanto, quasi perfettamente allineati e permettono, a chi legge il romanzo e a chi segue il lungometraggio, di divorare libro e pellicola senza stancarsi. L’analogia è tanto evidente da sostenere che “il libro ispira il film, il film fa la fortuna del libro e la storia di Lili continua a posizionare il cono di luce sul coraggio delle avanguardie”(28).

 

Nel feedback Ebershoff- Hooper si rileva, comunque, che, nel film, vigorose ellissi sintetizzino in maniera criptica o, addirittura, alterino momenti salienti; la biografia romanzata di Hooper, però, per la sua stessa natura, deve registrare un Tempo del discorso maggiore del Tempo della storia(29) che, ovviamente, è più analitico e dettagliato nel romanzo in cui si chiarisce e commenta quanto non trova spazio nell’economia complessiva di essa. Sarebbe stato impossibile sviluppare, nei 120 minuti a disposizione, non solo il periodo tra l'infanzia del protagonista e la sua dipartita, oppure i sei anni che abbracciano la lunga gestazione del pioniere transgender(30), ma anche mettere in risalto la divisione in 4 parti che, nel libro, corrispondono alle esperienze maturate da Gerda, la Greta dello scrittore statunitense, ed Einar, rispettivamente a Copenaghen nel 1925, a Parigi nel 1929, a Dresda nel 1930 e di nuovo a Copenaghen nel 1931 o, soprattutto, la ricostruzione, in un periodo di due anni, delle varie fasi della trasformazione dettagliatamente registrate nel racconto. Dei cinque interventi storicamente documentati, Ebershoff ne descrive dettagliatamente tutte le fasi, dall’orchiectomia per la rimozione dei testicoli, al Disassemblaggio penieno e al trapianto delle ovaie, a due altre operazioni rese immediate dai continui rischi di rigetto, alla vaginoplastica per consentire a Wegener di diventare madre; Hooper, invece, ne presenta soltanto due, il primo “per asportare l’organo maschile, “il secondo per la “costruzione della vagina”, facendo anch’egli supporre il rischio di probabile necrosi della neocavità.

 

Cosa consigliare a chi si accosta per la prima volta all’intensissima pellicola? Prima il Romanzo o il Film? Prima il libro certamente perché respirare virtualmente l’atmosfera dell’Europa degli anni ’20-’30 e conoscerne, nella loro essenza, i vari gangli portanti predispone i fruitori del messaggio ad apprezzare la scrittura accurata attraverso cui l’energico Tom Hooper, contrassegnandosi persino nella scelta di una lingua tecnicamente perfetta,  affronta “il tema dei muri che si trovano nel proprio animo e i tentativi spesso vani su come superare quei muri stessi”(31). Nello scorrere delle pagine e/o dei fotogrammi che hanno reso celebre LA DANESE, si ritiene indispensabile, tuttavia, rifarsi prioritariamente al film quando il regista britannico, con apprezzabile chiarezza espositiva, focalizza sguardi, inflessioni, movenze, singhiozzi, sospiri; tali coordinate rafforzano impercettibili sfumature facilmente sfuggibili anche alla lettura più attenta e raccontano(32), con più vigore, la storia di uno dei primi “androginoidi” dell’umanità che si è opposto “al sistema eterosessista e genderista”(33). La precedenza alla visione rispetto alla lettura del romanzo è inoltre indispensabile quando scene a luci rosse, soltanto intuibili nelle pagine di David Ebershoff, vengono miniate in ipotiposi, tanto che, esse hanno subito, per esempio, il Rating R. da parte degli Stati Uniti(34) “per la nudità completa in alcune parti, per i frequenti rapporti sessuali e per gli incontri nel quartiere della prostituzione”. Altre note di pregio della visione sono insite nella competenza di Lucinda Coxon, candidatura Satellite Awards 2016 immeritatamente esclusa dall’Academy Awards per una sceneggiatura che, “pur ambientata nel passato, aggancia tematiche attuali”(35), o nelle potenzialità illustrative di Paco Delgado, Oscar 2016 “per i preziosissimi costumi d'epoca scelti con meticolosa cura” e splendidamente contestualizzati, o nella penetrante Fotografia quasi pittorica di Danny Cohen, che gioca con il chiaroscuro e si distingue per gli imponenti squarci di quotidianità. Un’approvazione ancora più manifesta si deve indirizzare all’avvincente commento sonoro di Alexandre Desplat, candidato al Golden Globe 2016 per la “miglior colonna sonora” ma incredibilmente trascurato nella nomination di Los Angeles. Il compositore francese, infatti, si distingue perché accompagna i dettagli salienti con l’avvicendarsi sempre coinvolgente delle delicate note create da pianoforti, Sax, trombe, flauti, tromboni, arpe, violini che creano un’atmosfera suggestiva e lasciano affiorare il potere catartico della musica anche nell’animo di chi, schiacciato da istituzioni incapaci di accettare il diverso, auspica “una società in cui i nastri di partenza per la corsa della vita dovranno essere gli stessi per tutti”(36).

 

17,00 € ben spesi, allora, per THE DANISH GIRL, che, sin dall’incipit, cattura l’animus del pubblico e gli lascia gli occhi imperlati di lacrime di fronte alla gioia ineffabile di Einar “che, adesso, interamente Lili”, si è esposto per non  restare vittima della logica di non accettazione della diversità, in qualunque accezione la si voglia intendere. Spenti i riflettori, così, si avverte il prepotente bisogno di concentrarsi a 360° sui frequenti entrelecements con cui il direttore artistico, senza mai retorica o moralismo spicciolo, ha scavato molto a fondo nella psicologia dei suoi personaggi e arricchito il nucleo della microstoria. Il film, appunto, affronta moltissime problematiche che, se a prima lettura paiono soffermarsi semplicemente su quanti, stanchi di “vedere la loro immagine in una vetrina senza più riconoscersi”(37), si protendono verso altri orizzonti, a un’esegesi più attenta, invece, a raggio costantemente ampliato, invitano a tendere una mano all’uomo di ogni giorno con l’urgenza di “giudicare qualcuno solo per il bene o il male che fa agli altri e non perché lo si crede diverso”(38). Il diktat più impellente è, dunque, quello di dimostrare che, se le idee, spesso, si poggiano su fondamenta di fragile cristallo, “di fronte alle barriere, ci si deve chiedere se affrontarle, o abbatterle, o, nel peggiore dei casi, convivere con esse, ma l’audacia e il coraggio necessari per essere sé stessi non devono mai essere neutralizzati”(39). Si riuscirà nell’intento se si confiderà su una forza propulsiva in grado di dar voce a quei guizzi indispensabili per eternarsi nell’attimo che valga una vita intera... E’ un’esile ala di speranza, è vero, ma essa, nell’avviarsi all’explicit della proiezione, trova il suo correlativo oggettivo nella stola di Einar regalata a Gerda che continua a volteggiare nell'area del Monte Mannen in Norvegia, librata tra l’azzurro delle fiduciose aspettative “cercando di smantellare le pareti e far rifiorire il paesaggio interiore di chiunque si trovi in difficoltà”(40).

 

      Matilde Perriera

 

Indice articoli

 

NOTE

1) Tom Hooper, Intervista, 2015

2) Tom Hooper, Tom Hooper, Intervista, 2015

3) Eddie Redmayne, Intervista, 2015

4) Matilde Perriera, Vivere osando, Recensione del film Philadelphia, www.psicolab.net, 16/01/2013

5) Fragranza persistente

6) Transgender: da trans ("al di là") e gender (genere sessuale), sostantivo invariabile. L’origine del termine è da identificarsi all'interno del Movimento di liberazione omosessuale (LGBT) nato negli Stati Uniti d'America intorno ai primi anni Ottanta;  i testi medici e legali declinano il termine al maschile per le persone che effettuano una transizione da maschio a femmina (androginoide) e al femminile per le persone che effettuano una transizione da femmina a maschio (ginoandroide). E’ in atto, però, la protesta delle varie comunità trans che, invece, pretende la concordanza regolare tra articolo e sostantivo

7) Luigi Pirandello, Uno, Nessuno e Centomila, 1926:  La forma è la parte che l’uomo è costretto dalle convenzioni sociali a recitare e per mezzo della quale egli s’inserisce nelle relazioni sociali

8) Eddie Redmayne, Intervista, 2015

9) Eddie Redmayne, Intervista, 2015

10) Ad unguem, Orazio, Satire, I, 5, 32, locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa fino all'unghia, alla perfezione; essa, oggi traslata in molti altri campi, è stata coniata dagli scultori perché, passando il bordo dell'unghia del pollice, posto sensibilissimo per individuare eventuali scanalature, si può verificare se, per esempio, una statua è ben levigata

11) Loren S. Schechter, MD, FACS, “gender confirmation”, “riassegnazione sessuale” o “riassegnazione chirurgica del sesso”, altrimenti indicata con “chirurgia di cambiamento di sesso”, “riattribuzione chirurgica dei caratteri sessuali” e “operazione di cambiamento di sesso”, anche se nessuna espressione nessuno è così precisa quando si tratta di descrivere ciò che sta realmente avvenendo al momento della “chirurgia conferma genere”, translate.google.it, 20/4/2012

12) Eddie Redmayne, Intervista, 2015

13) Chiara Ugolini, Il film di Tom Hooper, Intervista a Tom Hooper, www.repubblica.it, 05/9/2015

14) www.filmtv.it, 09/3/2011

15) Alterazioni di serotonina e norepinefrina nel cervello che potrebbero contribuire ai sintomi della depressione, www.ccdu.org, 15/01/2008

16) Patologia che presuppone nel paziente almeno due personalità che prendano costantemente il controllo del comportamento dell'individuo, http://www.msd-italia.it

17) Grave disturbo psicotico: chi ne è affetto diventa del tutto indifferente a ciò che accade, reagisce in modo incoerente agli eventi esterni, perde il contatto con la realtà e si isola in un mondo suo proprio, incomprensibile agli altri, www.ipsico.it

18) The danish girl, www.amazon.it, 10/02/2016

19) Tom Hooper, Intervista, 2015

20) Loren S. Schechter, MD, FACS, gender confirmation, Ibidem

21) Loren S. Schechter, MD, FACS, Ibidem

22) David Ebershoff, The Danish Girl, titolo originale Man into woman; Traduzione italiana La Danese, 2001

23) Einar Wegener- Lili Ilse Elvenes alias Lili Elbe, Il titolo completo è Man into woman. The first sex change, a portrait of Lili Elbe: the true and remarkable transformation of the painter Einar Wegener

24) lasiepedimore.wordpress.com 31 dicembre 2015

25) Anna Durante, La vera storia di Lili Elbe, www.sinapsi.unina.it: Einar è stato quasi sicuramente intersessuale, con delle ovaie rudimentali in addome; nel presentarsi in pubblico come uomo, veniva spesso scambiato per una giovane donna. I dosaggi ormonali antecedenti al primo intervento, inoltre, indicano una maggior quantità di ormoni femminili rispetto a quelli maschili. E' probabile la “sindrome di Klinefelter”, con un cromosoma X in più (47, XXY). 1-2 maschi su 1000 non presentano alcun segno fino alla pubertà; raggiunta la maturità sessuale, invece, le caratteristiche fisiche diventano più evidenti ed è possibile formulare la diagnosi. Spesso non si verifica una sintomatologia conclamata, con l'eccezione della sterilità o, comunque, di una forte riduzione della fertilità

26) Tom Hooper, Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Interviste incrociate, 2015

27) Tom Hooper, Intervista, 2015

28) The danish girl, www.amazon.it, 10 feb 2016

29) Il Tempo della storia (TS) è quello in cui si svolgono i fatti e se in un’opera vi sono le necessarie indicazioni, esso si può calcolare esattamente; Il Tempo del discorso (TD) è quello impiegato per raccontare la storia e, pertanto, è molto soggettivo, empirico, difficilmente quantificabile

30) Transgender: da trans (al di là) e gender (genere sessuale), Ibidem

31) Tom Hooper, Intervista, 2015

32) Transgender - androginoide - ginoandroide, Ibidem

33) Movimento di liberazione omosessuale (LGBT)  contesta la logica eterosessista e genderista; tale orientamento ribadisce che i sessi dell'essere umano sono solo due, che l'identità di genere di una persona deve necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile da parte degli esseri umani. Il transgenderismo, invece, propone una visione dei generi fluida e rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi "maschio/femmina" stereotipati senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.

34) Il “Rating R.” è un provvedimento adottato dall'industria cinematografica per categorizzare un film e indicare, in base al contenuto e al tema trattato, il pubblico adatto alla sua visione. Rating, letteralmente, è il visto della censura; la R significa "Restricted". The danish girl, infatti, è stato distribuito nelle sale statunitensi il 27 novembre 2015 in versione limitata e con il divieto per i minori di 17 anni non accompagnati dai genitori o, comunque, da un adulto

35) Valerio Caprara, The Danish Girl, valeriocaprara.it, 17/02/2016

36) Matilde Perriera, Bellezza e poesia fuori corso? Recensione del film “Fragola e cioccolato”, www.mymovies.it, 12/12/2009

37) www.attraversaremuri.wordpress.com, 05/12/12

38) Matilde Perriera, Bellezza e poesia fuori corso?, Ibidem

39) Eddie Redmayne, Intervista, 2015

40) Matilde Perriera, Vivere osando, Ibidem

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