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Riflessioni sulla Semplicità

Riflessioni sulla Semplicità

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Aspetti della semplicità

Settembre 2016

  • Aspetti della semplicità

  • Perché semplificare?

  • Il costo della complessità

  • Semplificazioni abituali

 

Aspetti della semplicità

 

Una definizione
Una cosa è semplice se è composta da un numero limitato di entità. Sfortunatamente non è una definizione precisa, ma può essere una buona base di partenza. Si applica alle cose create dall’uomo, oggetti ma soprattutto entità immateriali, come un discorso, un documento, un regolamento.
Se giudichiamo la semplicità di una cosa fatta di parole (come un discorso) in linea di massima meno parole contiene più la possiamo ritenere semplice, ma ci possono essere eccezioni: un testo con molte parole di uso comune può essere considerato più semplice di un testo con poche parole ma con termini desueti o difficili. Invece delle parole si possono considerare i ‘concetti’, ma in questo caso ci sarebbero difficoltà ancora maggiori.
Il giudizio di semplicità dipende dall’argomento trattato. Un regolamento può essere intrinsecamente complesso, ma se lo si riesce ad esprimere con un numero di parole inferiori a quello abitualmente usato lo si può giudicare ‘semplice’ anche se le parole sono ancora tante.

 

Quanti elementi?
Da che numero massimo di entità può essere composto qualcosa per essere definito semplice? Da tutte e sole quelle necessarie, si potrebbe rispondere (citando il cosiddetto ‘rasoio di Occam’), ma ci si può ricondurre alla mente umana: la memoria a breve termine (quella su cui abitualmente ‘lavoriamo’) riesce a mantenere contemporaneamente attivi al massimo sei-sette concetti: una cosa ‘semplice‘ non dovrebbe avere un numero di entità costitutive maggiore.
E’ chiaro che in alcuni casi questo valore può essere del tutto irrealistico, ma il procedimento di suddivisione in elementi può essere ripetuto più e più volte: un libro può avere decine di migliaia di parole, ma un primo livello di suddivisione può essere quello dei capitoli, poi si può scendere ai paragrafi, ai capoversi e così via.

 

 

Perché semplificare?

 

Se non si semplificasse
Semplificare è indispensabile per la vita di tutti i giorni: immaginiamo che cosa succederebbe se un negozio avesse un prezzo diverso per ogni prodotto – se ogni carciofo od ogni arancia avesse un prezzo diverso non solo in base al peso, ma anche alla sua bellezza, morbidezza o profumo: il negoziante dovrebbe perdere tutto il suo tempo a catalogare ogni oggetto in vendita e cercare il prezzo con difficoltà ogni volta che vende qualcosa; i clienti non saprebbero che cosa comprare, le transazioni sarebbero lunghissime.
Immaginiamo che si dovesse pagare un pedaggio non soltanto per le autostrade, ma per ogni ponte ed ogni tratto di superstrada o di statale: si impiegherebbe il doppio del tempo per spostarsi. Immaginiamo che dal benzinaio, invece di due tipi di carburante, gasolio e benzina, ce ne fossero trenta, con diverso numero di ottani e diverso prezzo; la gestione sarebbe impossibile, i tempi di rifornimento inaccettabili. O ancora che non ci fossero tre o quattro possibili limiti di velocità sulle strade (30, 50, 70, 90 chilometri all’ora) ma che ogni comune, ogni provincia, ogni regione sulle strade di sua competenza potesse scegliere il limite che ritiene più adatto, ad esempio 44,1 o 53,5 chilometri all’ora.
Per sopravvivere è necessario semplificare, dal fruttivendolo ci sono solo due o tre tipi di arance e per ogni tipo il prezzo al chilo di ogni frutto è lo stesso, si devono pagare pedaggi solo per pochi tipi di strada, il numero di carburanti tra cui si può scegliere è limitato. Solo semplificando – o mantenendo le cose semplici - si riesce a sopravvivere.

 

Perché è meglio se più semplice
Se le cose sono inutilmente complesse ci vuole più tempo per gestirle e non si riesce a fare tutto ciò che si vorrebbe – e comunque non resta tempo per le cose effettivamente utili. Il commesso del negozio in cui tutti i prezzi sono diversi con tutta la buona volontà non può servire un numero ragionevole di clienti – ogni vendita richiede troppo tempo.
Le “entità non necessarie” (i prezzi di troppo)  intralciano e fanno perdere tempo. Ma un altro motivo per cui conviene mantenere le cose semplici è che la mente umana riesce a gestire un numero piuttosto limitato di concetti per volta. La memoria umana “a breve termine” – come si è già visto - può memorizzarne al massimo 6-7 allo stesso tempo.(1) Anche se riusciamo a ricordarci dove abbiamo passato le vacanze quindici anni fa, non riusciremmo a ripetere una poesia di dieci versi due minuti dopo averla ascoltata per la prima volta. Se i concetti sono troppi, semplicemente non riusciamo a gestirli e per forza di cose tendiamo a scartarne alcuni, non necessariamente i meno importanti. In questo modo rischiamo di perdere ciò che invece ci sarebbe utile.

 

Fare le cose semplici
Fare le cose semplici di solito è più rapido che farle complesse, ma non sempre. La mente umana è piuttosto caotica e se buttiamo giù le parole come ci vengono è probabile che facciamo qualcosa di molto più complesso di quanto servirebbe. Non a caso il filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) iniziava una delle sue “Lettere a un provinciale” scrivendo “Questa lettera è più lunga delle altre perché non ho avuto agio di farla più breve”. (2)
Non ci sono regole precise, ma di solito il tempo utilizzato per semplificare quanto è nato più complesso del necessario è speso bene.

 

 

Il costo della complessità

 

Il portamonete
Se si complica qualcosa più del dovuto le conseguenze possono andare ben al di là di quanto si è portati a pensare al momento. Quando, con l’introduzione dell’euro, il valore e la diffusione delle monete sono molto aumentati (una moneta da due euro vale quasi quanto un vecchio biglietto da cinquemila lire) molti hanno optato per non tenere più semplicemente in tasca i pochi spiccioli di scarso valore che si usavano, ma di utilizzare un portamonete. In questo modo hanno introdotto un nuovo oggetto da portare sempre con sé: ogni pagamento di valore non irrisorio richiederà di utilizzare due oggetti (portafoglio e portamonete) e non più soltanto uno; ogni volta che si cambia giacca o giubbotto ci sarà un oggetto in più da trasferire, se cerchiamo di vedere che cosa abbiamo nelle tasche dovremo passare in rassegna nella ricerca anche il portamonete.

 

I nomi delle tabelle
Se un programmatore decide che è opportuno che il nome di una tabella comprenda l’indicazione dell’applicazione di cui fa parte, e quindi non si chiami ad esempio ‘impiegati’ (che comunque la individuerebbe in modo univoco) ma ‘anagrafica_impiegati’, non solo dovrà utilizzare il nome più lungo in tutto il suo codice ma quando, in seguito, altri dovranno utilizzarla anche loro dovranno usare il nome più lungo, così come dovranno fare gli amministratori che si occuperanno della sua gestione.
Se poi un altro programmatore decide che nel nome di una tabella deve essere compresa anche la descrizione del tipo di dati contenuti, ad esempio ‘stringhe_impiegati’, ed un altro vuole che il nome contenga anche l’indicazione dell’importanza dei dati, ad esempio ‘very_important_impiegati’, per combinare tutte queste esigenze si avrà un aumento esponenziale della complessità. Invece di chiamarsi semplicemente ‘impiegati’ avremo ‘very_important_stringhe_anagrafe_impiegati’, mentre un’altra tabella ad esempio sarà ‘less_important_numerici_datawarehouse_manager’, nomi praticamente impossibili da ricordare e gestire.

 

I listini
Se una azienda petrolifera decide che i tipi da carburante da gestire non saranno più due ma quattro (ad esempio con la versione ‘extra’ di benzina e diesel),  non solo tutti i documenti e le procedure esistenti dovranno essere due volte più complessi ma, in aggiunta, ogni nuova attività (come l’apertura di un nuovo distributore) sarà più complessa. Se poi l’azienda decide che il prezzo dei carburanti dovrà essere diverso per ogni regione, il listino dovrà comprendere quattro voci per ognuna delle venti regioni. Se, ancora, si decide che il prezzo potrà essere diverso a seconda del reddito dei clienti, come certificato ad esempio dall’ISEE, ci dovranno essere ottanta prezzi per ognuna delle fasce di prezzo che si decideranno di adottare – se ci saranno 4 fasce il listino avrà trecentoventi prezzi. In linea di massima ogni prezzo dovrà essere calcolato indipendentemente; se nelle regioni confinanti con un paese estero si tiene il prezzo basso per evitare che i potenziali clienti sconfinino per fare un pieno più conveniente, non si può applicare ai clienti con il reddito più basso lo stesso sconto delle altre regioni, perché in caso contrario si andrebbe in perdita.
Il risultato di questa politica così complessa sarà un aggravio dei tempi e dei costi di gestione per l’azienda, ed una azienda concorrente con listini semplici avrà un sensibile vantaggio.

 

Crescita esponenziale
Se un primo agente raddoppia la complessità, un ulteriore aumento causato da un secondo agente non avrà un impatto analogo al primo, ma un impatto doppio, e così via. Da un livello di complessità uno si passa ad un livello di complessità due, da questo ad un livello quattro, ad un livello otto e così via. Se si complicano le cose si provoca una crescita della complessità che in molti casi è esponenziale, e questo è un ulteriore motivo per sforzarci a mantenere le cose semplici.

 

La complessità di soglia
Un altro motivo per cui può capitare che le conseguenze negative della complessità crescano in modo molto rapido è il superamento delle soglie di funzionamento ottimale. Immaginiamo ad esempio che un negozio che vende vino sfuso ne abbia a disposizione 4 tipi, che tiene in quattro barilotti all’interno del negozio. Il negozio fa parte di una catena che un giorno decide che i tipi di vino in vendita non devono essere più 4 ma 5, senza curarsi del fatto che pochi piccoli negozi della catena non hanno assolutamente spazio per un altro barilotto sul bancone. Il gestore, che deve seguire le direttive, manterrà sul bancone 4 tipi di vino ma, ogni volta che un cliente gli chiede il vino che non è sul bancone, dovrà andare in cantina per sostituire uno dei barilotti con quello del vino richiesto perdendo cento volte il tempo che sarebbe necessario per servire il cliente da uno dei barilotti sul bancone. L’aumento del numero di vini a disposizione da 4 a 5 porta ad un sensibile aumento del lavoro, molto più alto della variazione in percentuale della complessità.

 

Quattro tasche
Immaginiamo che una persona disponga nel giubbotto che porta abitualmente di quattro tasche, ognuna delle quali può contenere agevolmente un solo oggetto. All’inizio porta con sé le chiavi di casa, il portafoglio ed il portamonete ed ha una tasca libera. Se decide di portare con sé anche un cellulare questa complicazione gli causa un disagio abbastanza limitato, più che ricompensato dall’utilità di avere con sé il cellulare. Se però l’azienda per cui lavora gli fornisce un secondo cellulare che dovrebbe portare con sé durante l’orario di lavoro, ecco che diventa difficile trovargli un posto. Assieme ad una altro oggetto in una tasca inserendolo a forza perché non ci starebbe? O lo tiene sempre in mano depositandolo su un ripiano ogni volta che si siede? Anche in questo caso, superata la complessità di soglia le cose peggiorano di molto, per cui semplificare (ad esempio comprando un cellulare che gestisca due SIM) diventa estremamente utile.

 

La mente umana
Come si è già visto, il numero di concetti che la mente umana può gestire contemporaneamente è nell’ordine di sei-sette. Se il numero di concetti che dobbiamo affrontare in un dato momento è sotto questa soglia, va tutto bene; se invece siamo costretti a gestirne di più, una volta superato il livello di soglia la difficoltà cresce in modo molto brusco, proprio come nel caso della rivendita di vini. Dovremo scavare nei ricordi per recuperare qualcosa che non ci è presente al momento e per farlo inevitabilmente dovremo scartare qualche altro concetto, che poi sarà necessario riportare alla mente nello stesso modo dispendioso.

 

 

Semplificazioni abituali

 

Nessuno risponde
Le compagnie telefoniche fatturano i minuti di conversazione. In realtà ogni volta che cerchiamo di chiamare qualcuno che non risponde stiamo occupando le linee ed il consumo di risorse per la compagnia è uguale a quello che si avrebbe se stessimo parlando, ma non lo si fa pagare. In caso contrario si complicherebbero le cose in modo non accettabile.

 

Il biglietto del tram
Il consumo di risorse per un’azienda di trasporti può essere considerato proporzionale al tratto percorso da un passeggero, ma in quasi tutte le grandi città il costo del biglietto è lo stesso sia che si faccia una fermata di metrò, sia che si attraversi la città da una parte all’altra cambiando più metrò, tram e autobus. Per il trasporto extraurbano le tariffe sono un poco più articolate, con 5-6 tariffe diverse a seconda della stazione che si raggiunge, ma anche in questo caso sono molto più semplici che se si facesse pagare una tariffa diversa per ogni percorso.

 

La prima notte in albergo
La prima notte in un albergo dovrebbe essere più costosa delle notti successive: si deve mettere a posto completamente la camera, mentre le volte successive si può dare una veloce ripassata, ci sono i costi di registrazione e check-out, ma la si fa pagare lo stesso che le altre notti; sarebbe troppo complicato fare tariffe diverse.

 

Lo stesso prodotto
Una grande catena di arredamento (IKEA) fa pagare una percentuale fissa sul costo del prodotto se si richiede il servizio di montaggio di quanto acquistato. Il costo dovrebbe essere più differenziato, una cassettiera che costa abbastanza poco ha bisogno di parecchio lavoro, mentre un divano da 1000€ ne richiede molto meno. Ma gestire un prezzo di montaggio per ogni prodotto sarebbe troppo complicato e appesantirebbe troppo la gestione.
Si può fare un discorso simile per le istruzioni di montaggio e gli strumenti (come le chiavi a brugola), presenti in ogni confezione dei prodotti di questa catena. Se compri, ad esempio, 6 sedie, istruzioni e brugola servono una volta sola ed in teoria si dovrebbero fare due diverse confezioni, una completa e una senza istruzioni ed attrezzi ad un costo leggermente inferiore, ma anche questo complicherebbe troppo le cose: conviene sprecare un po’ di carta e di strumenti.

 

Arrotondamenti
Perché di solito un programma di allenamento prevede, ad esempio, 10 o 20 piegamenti, e non 9 o 17, che potrebbero essere il numero ottimale? Perché nelle ricette di cucina le dosi sono sempre arrotondate, ad esempio 100 grammi di burro e non 97 o 102? Gli arrotondamenti rappresentano una significativa semplificazione che utilizziamo molto spesso.

 

   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

NOTE

1) www.human-memory.net/types_short.html

2) Blaise Pascal, ‘Le provinciali’, XVI

 

 

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