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Riflessioni sulla Semplicità

Riflessioni sulla Semplicità

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Come semplificare

Novembre 2016

  • Come semplificare

  • Che cosa è davvero importante

  • Semplificare gli annunci

  • Semplificare i segnali stradali

  • Semplificare i prezzi

 

Come semplificare

 

Giulio Andreotti diceva che, quando fai un discorso, quello che conta è ciò che dici all’inizio e alla fine. Il resto basta che lo dici con voce sicura.(1) In un discorso o in un documento quello che conta è poco, i dettagli non sono percepiti perché la mente umana può recepire un numero limitato di concetti e tutto quello che c’è in più viene scartato. Quello che serve è poco, tutto il resto si può togliere.

 

Che cosa ha detto?

In un episodio della ‘Trilogia della Fondazione’ di Isaac Asimov si analizza quanto detto da un diplomatico straniero nel corso di una visita:

 

Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro riuscì ad eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. Aveva cancellato tutto. Signori, in cinque giorni di discussioni, lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla, ed è riuscito a fare in modo che voi non ve ne accorgeste.(2)

 

Si ha spesso una sensazione simile nei discorsi che sentiamo. La maggior parte delle parole potrebbero essere semplicemente scartate. Se si togliessero le frase ricorrenti, le ripetizioni, i convenevoli scontati resterebbe molto poco o nulla. Quasi sempre si può semplificare.


 

Che cosa è davvero importante

 

La ricevuta del bonifico

 

La ricevuta del bonifico

 

In questa ricevuta ci sono centinaia di parole ed un sacco di informazioni. Che cosa è realmente importante? Che cosa dobbiamo guardare se ci esibiscono questa ricevuta? Le informazioni che servono sono soltanto il beneficiario (qua nascosto), la cifra e la data. Tutto il resto lo possiamo tranquillamente dimenticare.

 

L’autenticità del bonifico

Non c’è nessuna garanzia che questa ricevuta sia vera; la si potrebbe facilmente falsificare partendo da un’altra ricevuta e cambiando con un programma di gestione delle immagini alcuni pixel del file prima di stamparlo. Non c’è carta filigranata a garantire l’autenticità, né l’inchiostro della firma.

L’unico modo per essere sicuri che il pagamento ci sia effettivamente stato è un’altra informazione, l’unica che ci può dare una garanzia: il CRO (o il TRN, che comprende il CRO), un riferimento univoco che si può usare per chiedere informazioni alla banca di chi sostiene di avere fatto il bonifico.

E la firma in calce alla ricevuta? Anche questa non è altro che una serie di pixel, e non ci vuole niente a copiarla e riprodurla esattamente. Tutte queste complicazioni, la firma e tutte le informazioni che non ci interessano servono solo a dare solennità a quanto asserisce chi deve dare i soldi. Invece di dire ‘ti ho fatto il bonifico, fidati’ si consegna questo stampato, che è molto più solenne ma che ha una unica informazione rilevante in più (il TRN). E’ un po’ come dire: ‘lo giuro!’.

 

I documenti di progetto

I documenti aziendali che descrivono un progetto, ad esempio le modifiche di un modulo software, sono soggetti ai ‘templates’ aziendali. Il documento deve seguire certe regole, che prevedono pagine e pagine prima di arrivare alle cose da fare, a volte descritte in poche righe. Prima di arrivare a ciò che serve di solito si trova:

  • Una pagina di intestazione generale con il logo dell’azienda

  • Una pagina sul progetto, con informazioni già conosciute da chi leggerà il documento e che non ci sarebbe alcun bisogno di esplicitare

  • Una pagina con la storia delle versioni e l’elenco dei documenti di riferimento, di solito vuote

  • Una pagina di indice, perfettamente inutile perché la descrizione delle cose da fare si riduce ad un unico paragrafo

  • Una pagina di ‘sommario esecutivo’ che non fa altro che dire che si vuole realizzare quanto descritto dopo

In un documento di sei pagine, l’unica che serve è l’ultima.

 

I contratti di affitto

Sul web si trovano facilmente degli esempi di contratti di affitto, proposti da varie associazioni, che di solito comprendono pagine e pagine scritte in oscuro linguaggio burocratico. Quando però si deve registrare un contratto di affitto, passo indispensabile per essere garantiti, si scopre che le informazioni necessarie sono pochissime:

  • il proprietario (individuato dal codice fiscale)

  • l’affittuario (identificato allo stesso modo)

  • gli estremi catastali

  • il canone pattuito

  • la scadenza del contratto

La maggior parte delle clausole sono definite per legge, inutile ripeterle.

 

Il libretto di istruzioni

Quando acquistiamo un nuovo elettrodomestico, una lavatrice, uno stereo, una radiosveglia, per poterlo usare abbiamo bisogno di qualche semplice informazione, ad esempio come lanciare il programma di lavaggio che ci serve. Cercarle nel libretto di istruzioni il più delle volte è un compito lungo e frustrante, perché sono nascoste in pagine di informazioni inutili:

 

“Inserire il cavo alimentazione AC nella presa di corrente domestica AC 230V 50Hx. Il sistema è dotato di un sistema di back up che richiede l’uso di una batteria piatta al litio 3V CR2032 (non inclusa). Inserire le batterie nell’apposito vano accertandosi di rispettare le corrette polarità positiva e negativa (+ e -) come indicato nel vano stesso …”

 

Le informazioni che ci servono sono poche – e non potrebbe essere diversamente, altrimenti non riusciremmo ad usare l’oggetto. La nostra vita è talmente piena di oggetti tecnologici che la quantità di informazioni che possiamo memorizzare per ognuno di essi è estremamente ridotta – ma per ricavarla da un libretto di istruzioni serve un bel po’ di fatica.

 

 

Semplificare gli annunci

 

Vietata la vendita

Vietata la venditaGuardiamo questo cartello esposto alle casse di una delle principali catene di supermercati italiani:

 

In caso di cliente di giovane età, palesemente o presumibilmente  inferiore o vicina ai 18 anni, che si presenti alla cassa per acquistare alcolici di qualsiasi tipo (es. birra, vino, superalcolici, ecc.) è fatto obbligo al personale di cassa di richiedere un documento di identità e verificare l’età del cliente.

In caso di età accertata inferiore ai 18 anni o di rifiuto di persona giovane di età dubbia ad esibire un documento di identità, il prodotto non potrà essere venduto”

 

Che cosa basterebbe

Questi lunghi periodi (79 parole) contengono forse più informazioni della semplice frase (7 parole):

 

“Vietata la vendita di alcolici ai minori” ?

 

Analizziamo la prima formulazione:

 

“In caso di cliente di giovane età”
Se vuole che gli vendiamo qualcosa è un cliente, se è minore è di giovane età
“palesemente o presumibilmente”
Se è palese è anche presumibile, ed in ogni caso che bisogno c’è di avverbi per qualificare l’età? Se un cliente sembra avere circa 18 anni gli chiedo i documenti, altrimenti non serve
“inferiore o vicina ai 18 anni”
Se invece l’età è chiaramente inferiore non glieli chiedo nemmeno, non gli do gli alcolici. Quanto ai diciotto anni, chiunque sa (e deve sapere) che corrispondono alla maggiore età
“che si presenti alla cassa per acquistare alcolici “
Se vuole che gli vendiamo qualcosa deve andare alla cassa
“di qualsiasi tipo (es. birra, vino, superalcolici, ecc.)”
Se c’è un divieto per qualche cosa vale per “qualsiasi tipo” di quella cosa. E poi nella enumerazione dimentichiamo il sidro, l’idromele, il vermouth?
“è fatto obbligo al personale di cassa di richiedere un documento di identità e verificare l’età del cliente”
E come verificarla se no?
“In caso di età accertata inferiore ai 18 anni o di rifiuto di persona giovane di età dubbia ad esibire un documento di identità”
Sarebbe troppo facile che ce la si potesse cavare rifiutandosi di esibire il documento
“ il prodotto non potrà essere venduto”
Ci mancherebbe altro: “vietata la vendita”!

 

Non c’è alcun dubbio, la prima, lunghissima, formulazione è perfettamente riducibile alla seconda, non ha nessuna informazione in più, ma soltanto complicazioni non giustificate.


 

Semplificare i segnali stradali

 

La rete stradale italiana è infestata da segnaletiche di questo tipo:

semplificare segnali stradali

in cui si indica che il limite di velocità è di 50 all’ora ma, per buona misura, si ricorda anche che non è più di 70 all’ora. Ovviamente, se si impone un limite di 50, non c’è nessun bisogno di specificare che un limite di 70 non è più valido, come peraltro dice anche il codice della strada all’Art. 39 (regolamento di attuazione all’articolo 119):

 

Il segnale di fine limite di velocità deve essere usato quando si vogliano ripristinare i limiti generalizzati di velocità vigenti per quel tipo di strada

 

(ad esempio il limite di 90 Km/h sulle strade extraurbane o di 50 km/h all’interno dei centri abitati). Perché in tutta Italia si è diffusa questa stupida consuetudine, che comporta costi maggiori e confonde chi guida? Sicuramente chi pianifica i cartelli stradali non conosce il codice della strada ma, peggio, non conosce il valore della semplicità, perché non è in grado di capire che, se si impone qualcosa,  non c’è bisogno di dire che ogni imposizione contraria è annullata. Probabilmente, se da piccolo qualcuno gli avesse insegnato il valore della semplicità, non sarebbe caduto in questo strafalcione.


 

Semplificare i prezzi

 

Quanto costa

Quando dobbiamo acquistare qualcosa il prezzo è uno dei principali fattori di scelta, ma a volte i prezzi sono riportati in modo non omogeneo. Se ad esempio per un tipo di scatolette di tonno si riporta il prezzo per scatola e per un altro tipo il prezzo al chilo, dobbiamo rendere univoca l’indicazione considerando una sola grandezza, il prezzo al chilo. Talvolta i produttori usano volutamente una indicazione diversa da quella ‘naturale’ per nascondere il fatto che il loro prodotto è più costoso, ma per il consumatore è importante semplificare.

 

Tre per due ed altre offerte

Tutte le possibili variazioni introdotte per motivi di marketing vanno calcolate e si deve riportare quello che ci interessa – il prezzo – ad una unica metrica, rendendo coerenti le nostre informazioni. Il ‘tre per due’ è una semplice riduzione di un terzo, un’offerta ‘se compri tre pezzi uno è in regalo’ è una riduzione di un quarto, un’offerta ‘se compri un pezzo il secondo costa solo un euro’ è riconducibile al prezzo unitario con semplici operazioni aritmetiche.

Se il venditore ci regala dei ‘bollini’ o dei ‘punti’ dobbiamo valutare anche loro. Quasi sempre il valore dei punti è facilmente calcolabile, anche perché li si possono usare direttamente per pagare la spesa. Se per certi prodotti sono offerti punti aggiuntivi si deve decurtare il loro valore dal prezzo.

Se il venditore regala dei gadget se ne deve calcolare il valore che hanno per noi. Se permette di partecipare ad una lotteria (‘partecipi all’estrazione per una crociera’) dobbiamo calcolarne il valore atteso (ad esempio se hai una probabilità su 10.000 di vincere una crociera da 600 euro, il valore atteso è di 6 centesimi di euro, da decurtare dal prezzo di un prodotto – sempre che la crociera ci interessi). Se acquistando un’auto regalano l’assicurazione per due anni, si deve calcolarne il valore e toglierlo dal prezzo.

Il marketing cerca di complicare le cose in tutti i modi, per spingerci a scegliere prodotti che altrimenti non sceglieremmo; per decidere bene invece dobbiamo semplificare.

 

Le rate

Le vendite a rate sono una delle principali fonte di complicazioni nelle offerte commerciali. In modo del tutto scorretto spesso non si indica il prezzo totale di un bene, ma soltanto l’importo della rate. Per riportare il prezzo ad un valore omogeneo si deve calcolare il costo totale inclusivo di tutte le rate, interessi e spese burocratiche, che spesso è sorprendentemente alto. E non bisogna dimenticare che effettuare un acquisto a rate equivale a  ricevere un prestito, con tutte le sue controindicazioni.

 

Lo sconto

Spesso la pubblicità non dice nemmeno il prezzo di un prodotto, ma si limita ad evidenziare lo sconto. Molti clienti sprovveduti acquistano un prodotto più costoso di altri soltanto perché ha un forte sconto e quindi a loro sembra più conveniente. In realtà fare sconti spesso è indolore per i produttori: è sufficiente aumentare prima i prezzi.

Lo sconto è una diminuzione del ‘prezzo abituale’, ma il concetto di ‘prezzo abituale’ è molto sfuggente; si deve tenere conto soltanto del prezzo che si paga adesso, indipendentemente da quanto il venditore dice che costasse prima.


   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

NOTE

1) www.drzap.it/O_Andreotti.htm

2) Isaac Asimov, ‘Cronache della Galassia’, Mondadori 1963, pag 52

 

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