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RIFLESSIONI SUL SENSO DELLA VITA


di Ivo Nardi

Edizioni TLON, 2016

 

 

RIFLESSIONI SUL SENSO DELLA VITAIvo Nardi ha posto dieci domande esistenziali a più di cento personaggi del mondo della cultura, mille risposte a confronto.

Una preziosa raccolta di riflessioni che mettono in luce le prospettive della società contemporanea.

L’intento è quello di offrirti più punti di vista possibili sul senso della vita, così da aiutarti in maniera più obiettiva davanti alle circostanze della tua esistenza. Approfondisci


Leggi l’introduzione
e scarica gratuitamente l'eBook contenente gli aforismi tratti dalle risposte.


Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista ad Andrea Panont

marzo 2012

 

Andrea Panont è sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

A 21 anni, con la Professione Solenne, entra definitivamente nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi dove completa gli studi filosofici e teologici e a 24 anni viene ordinato sacerdote. Dopo varie ed intense attività pastorali si specializza in teologia spirituale nella Pontificia Facoltà Teologica Teresianum a Roma. Riprende l'impegno nella Pastorale privilegiando i ragazzi, i giovani e gli esercizi spirituali. E' negli anni '80 che viene valorizzato il suo particolare stile di porgere il Vangelo e di far conosce Gesù. E da lì traggono origine le sue trasmissioni radiofoniche ad "Ascolta si fa sera" ed i suoi libri. Approfondimenti su questa pagina: Padre Andrea Panont

 

 

1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

E’ interessante la tua domanda che mi suggerisce questa risposta: Proprio alla presenza del dolore, della malattia e della morte mi viene offerta tale domanda, perché è grazie al disagio che si cerca l’agio, grazie al dolore particolarmente se morale, spirituale, si è spinti a cercare oltre, più in alto: “Inquieto è il mio cuore finchè non riposa in Te”. La felicità è lo scopo primo per cui Dio ci ha creati. La sua nascita segna l’arrivo del “gaudium magnum” – “Vivete le mie parole affinchè la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia perfetta”- Il Paradiso è creato perché in eterno possiamo godere in Dio tutta la Felicità e con essa godere ogni altro bene, senza alcun male.

 

2) Padre Andrea Panont cos’è per lei l’amore?

E’ il dono che sgorga dal cuore verso un altro appena prendi coscienza di essere infinitamente amato; è il traboccare d’una realtà paradisiaca che non sai e non puoi contenere in te, come del resto neppure Dio sa e può trattenere: “Bonum diffusivum sui”. Io e tu…siamo stati creati da Dio perché amati da Lui e per dare a Lui la possibilità di amare qualcuno fuori di sé. Poter amare il prossimo è salute per te e per lui. L’amore reciproco è amore perfetto perché assomiglia a quello del Padre, è amore trinitario, è un amore che permette di donarci reciprocamente Dio e meritarne la presenza non solo in noi, ma anche fra noi. E’ il nostro paradiso in terra.

 

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Mi piace ricordare le parole d’un canto che mi aiuta molto:

 

“E’ tanto difficile capir

Gesù Abbandonato il tuo dolor,

capire il vero amor”.

E l’amore vero è quello “che nulla chiede e tutto dà”.

 

E’ umanamente inspiegabile il dolore. Solo dopo il calvario un Dio è venuto ad assicurarci la sua presenza d’amore in ogni sofferenza piccola o grande; comunque anche la più piccola è massima perché “contiene” ed è espressione  dell’amore infinito.

 

4) Cos’è per lei la morte?

Per me la morte non è il cessare di respirare sulla terra, ma è il continuare in cielo a respirare pienamente quello Spirito d’amore iniziato fin dalla nostra nascita in questo mondo. La morte non è il finire di qualche cosa, ma è la più grande rivelazione a ciascuno dell’innamoramento di Dio che tanto ci ama da non farcela più in paradiso senza di noi. Con la morte si avvera l’abbraccio definitivo tra L’Amore e chi si lascia amare. La morte è agli occhi di Dio talmente importante che non può mai pensarsi causata da una distrazione, ma da “eccessiva attenzione” dell’Amore di Dio, talmente geloso di te, che non vuole lasciarti “in braccio” a nessuno.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Il più bel paragone che mi risulta in grado di rispondere a  questa domanda è: “Il bambino appena nasce s’aggrappa alla mamma che Dio gli ha affidato e dalla quale è nato. Non può vivere, non gli è chiesto, nè sa fare un passo, né può volere qualcosa, né ricevere nulla senza diretto o indiretto riferimento alla mamma. Il percorso del bambino è stare in braccio alla mamma…”Rimanete nel mio amore”- “In Ipso vivimus, movemur et sumus” “Senza di me non potete far nulla” – “Tutto posso in Colui che è la mia capacità”. In Lui quindi trovo ogni momento la via da percorrere, la luce della verità che mi illumina il cammino ed è il vigore della vita. La mia fortuna è avvertire che senza di lui sono smarrito, senza forze, né direzione.

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Mi pare che il progetto esistenziale corrisponda alla vocazione che Dio da a ciascuno e che Lui sa portare avanti. Ho sperimentato che il progetto della mia vita ce l’ha in mano Lui. Spesso mi ripeto come prima urgenza di ogni mia giornata: “come in ogni uomo, anche dentro di te hai Dio-Papà; lascia che ti faccia da Papà nella tua vita”.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

Rispondo con una metafora dei miei libretti, perché Dio ci ha creati a immagine sua, come comunità, come espressione dell’amore fraterno, come famiglia:

 

Due ruote e un telaio: Spesso telefonavo a Stino, mio amico carissimo, per sollecitarlo ad attuare quanto insieme ci eravamo proposti con entusiasmo. Ma lo sentivo privo di ogni slancio, demoralizzato al punto che ripeteva:

“Non vedo soluzione ai problemi che si presentano. Sarebbe bello, ma io non posso, non me la sento…; dal mio punto di vista è tutto assurdo”.

Come sempre, non perdevo tempo a discutere al telefono; lo invitavo semplicemente a mangiare una pizza. Gli era facile stare insieme a tavola per una mezz’ora; anzi quei benedetti momenti di comunione diventavano la soluzione del problema, luce per ogni oscurità, ebbrezza per ogni proposito. Ecco perché il demonio è vincente appena inietta il veleno della disunità.

Approfittai per raccontargli la storia d’una bici che sapevo gloriosa di imprese. Un giorno le due ruote per un violento incidente si erano separate una dall’altra e già erano demoralizzate ai bordi opposti della strada. Ancora intatte ed efficienti; ma sole. Da una spirava disperazione e dall’altra il triste rammarico di non poter più godere i gloriosi traguardi su strada.

Non perdetti tempo a ragionare con le due “separate”. Con il loro assenso, le presi e le portai dal meccanico che le ha applicate e unite al loro stesso telaio. Non era ancora ultimata l’operazione di aggancio che avevano già ripreso con slancio a programmare imprese che da sole era ovviamente assurdo anche solo pensare.

Se due ruote separate sono disperate, in una bici cantano vittoria.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Il male lo riconosco dall’inquietudine, dall’insoddisfazione, dal disagio…; il bene che mi accompagna lo godo dall’appagamento, dalla serenità, dalla libertà che genera. Agostino definisce l’Amore, il massimo bene, come vera espressione di libertà; tanto che invita a vivere il massimo dell’amore cristiano per godere il massimo della libertà: “ama et fac quod vis”.

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

Ogni astro, ogni pianeta, ogni pianta, ogni essere… ogni uomo riceve dal creatore il suo DNA… Da qui la sua partenza; è la proiezione che, assecondata, gli assicura la pienezza della serenità e la fuga da ogni angoscia, il bene della libertà. Io so che ogni uomo che perda la pace, che smarrisca la direzione o che si trovi nel baratro della sua miseria o sprofondato nell’angoscia più nera dell’orfanezza, può in ogni momento ricomporre  tutto, può sempre ritrovare il riposo sicuro rifugiandosi “nel sen che mai non cangia”: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

Per me il senso della vita, e lo sperimento vero ogni giorno, è godere quella felicità che ci deriva dalla certezza di essere amati immensamente da Dio, cosi come siamo. Certezza che ti rilancia a  vivere in pienezza l’amore fraterno fino a donare la vita: non c’è felicità più grande, non c’è amore più grande. Mi piace cantare: trovi vita se doni la vita.

 

  • Ringrazio Pier Angelo Piai, autore e curatore del sito www.friulicrea.it. e curatore su Riflessioni.it della rubrica "Riflessioni sul Cristianesimo", per aver reso possibile l'intervista a Padre Andrea Panont.
               Ivo Nardi

 

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