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Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista a Ennio Rega

agosto 2011

 

Ennio Venturiello (in arte Ennio Rega), pianista, cantante e cantautore particolarmente apprezzato dalla critica, di origine salernitana trapiantato a Roma, musicista versatile che ama cimentarsi in progetti diversi. Premio Tenco 1993.
Premio Pigro 2003  tributo a Ivan Graziani.
Con l’album Concerie, vince il Premio Carosone 2004, il Premio Lunezia 2005 per il valore Musical-Letterario.
Nel 2007 pubblica Lo scatto tattile, proponendo nuove forme di sperimentazione nella canzone d’autore, il brano Lavoro Studio Sviluppo è ritenuto da buona parte della critica tra le canzoni italiane più toccanti mai scritte contro la guerra.
Vince il Premio Charlot 2007 di Paestum come “cantautore dell’anno”. Sito web ufficiale www.enniorega.com

 

1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

E’ insita in noi nell’infanzia, non la puoi catturare né conquistare, però la puoi perdere. La  felicità è una forza totalizzante al di fuori dal rapporto con la prassi e delle funzioni sociali.
Ci vuole una bella testa anche per salvaguardare questa fortuna: accade che, poiché l’eterno non è dato, ci si lasci trascinare nella vita dal cambiare rotta  per sperimentare ed imparare da altro, buttando via e per sempre quella straordinaria occasione avuta.
Purtroppo l’essere umano impara solo dopo aver sbagliato e così l’uomo che in principio era un “essere pensato” finisce con questo “fallimento” per perdersi a volte in un nichilismo in cui non resta nulla della verità. Per vivere nell’infanzia pur essendo adulti e maturi non serve un approccio psicoanalitico, una sorta di gioco della sabbia junghiano, basterebbe auspicare, per dirla da anarchico, a un “sempre anteriore” a un “non ancora”.
Psichicamente innata è l’infanzia che intuisce la vita proprio come un sogno, non deve essere curata ma lasciata a se stessa…e tutto bene.

 

2) Cos’è per lei l’amore?

Quale Che Guevara oggi ispira l’approssimarsi dell’umano al meglio dell’umano.
L’amore non nasce sulla base di un elemento etico o estetico, travalica ogni certezza poiché è uno slancio che non nasce dalla ragione in senso stretto, è nel sangue e in nessun altro luogo del pianeta, è una carnalità micidiale o è niente, alcuni lo meritano altri no.
Però debbo dire che considero utopico il motivo dell’amore in questo nuovo medioevo di barbari assetati di plastica e circuiti di silicio, per ora l’amore è una parola vuota sempre più sulla bocca dei furbi, risorgerà quando saremo di nuovo presi dentro da qualcosa di simile alla libertà.
In una Italia così l’amore è impossibile, è morto ormai da tempo... ma se vedo in giro solo gente che mangia!!! Non vedo  principi che spingano in funzione dell’amore vedo però molta ipocrisia, sempre più librerie che chiudono e ristoranti che aprono…ah…sempre più cuochi.
Una volta col prossimo condividevo un sentimento…giro nella metropoli sempre più solo e non vedo amore…molto cuore però, la parola cuore…è sempre più in bocca alla gente.

 

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Con la solitudine che è spesso conseguenza di un’eterna rinuncia.
L’uomo ha impulsi autodistruttivi da dominare e lo fa camminando a testa alta verso una qualche  meta ma tutta la vita sociale è essenzialmente pratica e così, in totale contraddizione con il proprio pensiero spirituale al quale non spetta una verità oggettiva, privati di una carica magica ed emotiva scivoliamo nella crisi d’esistenza che produce il più delle volte anche un abbassamento delle difese immunitarie trasformando un malessere spirituale in sofferenza fisica.

 

4) Cos’è per lei la morte?

E’ una conoscenza che disprezza la realtà.
L’ultimo respiro esce e va…tu lo guardi, lo ascolti, lo insegui, ti chiedi dov’è finito, non c’è…più niente, guardi quel corpo sul letto e non è più quello che era, resti lì nella stanza e nell’aria di quell’ultimo respiro che hai perso definitivamente di vista. Credo la vita sia più una spinta dal basso che una creazione dall’alto, e se la morte fosse il contrario. Da poco è morta mia madre, ogni tanto accarezzo una sua fotografia, porto nell’agenda una foto di noi insieme abbracciati, era l’accoglienza totale, il mantesino su cui poggiare la testa in silenzio per ore, un amore irripetibile, ora sono solo su questa terra e per me la morte è il vagare in un deserto senza bussola.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Io esisto perché suono, scrivo, canto, dipingo etc… mentre i soldi, la gloria, la carriera, il successo, le barche, gli immobili sono roba per “malati di mente” e per i quali le parole proprietà, dovere non sono parole vuote e senza mistero.
Io sono criticamente avvertito al riparo dalle superstizioni, non sono uno spirito debole e se avessi un gregge darei un nome ad ogni pecora.
Come un Don Chisciotte affronto le arti e senza conoscerle le assalgo a spada tratta senza stare lì a fare eterni corsi di studio, l’arte è già in me, la sento fortemente e come un gesto non mio. Quando provi una cosa così ci devi credere, qualcosa in te “crea” e tu lo guardi agire incredulo e meravigliato,: Non sono io che ho obiettivi sono gli obiettivi che hanno preso me ed anche se avessi potuto, comunque non me la passo un granché, non avrei fatto altro, ho già buttato via una laurea in architettura dopo anni di professione e di obbligatori appoggi politici…
Quindi si va!!!

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Chi ce l’ha questo progetto nemmeno lo sa, purtroppo la terra gira anche grazie agli ignoranti, indifferenti ed ai “coglioni che sono la maggioranza ed è giusto che vincano” diceva Cèline.
Don Chisciotte sì che ha un progetto esistenziale da compiere, non ne è consapevole, sfugge al conformismo e ne è ben fiero, ecco tutto: è meravigliosamente “matto” e non è un barbaro perché sa come sognare. Credo però più nell’autenticità di un sogno notturno perché i sogni diurni, tranne in qualche grande forma storica dell’utopia, sono sempre contaminati  dalla concretezza dei fatti nella pratica.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

L’individualismo scorporato rispetto alla struttura sociale è estraneo all’interesse pratico, che è roba per chi comanda e fa le leggi, quindi per uno come me che mette il sogno al primo posto l’individualismo non è un fatto negativo in sé  e non credo sia giusto ridurre l’uomo a puro essere sociale. Oggi non viene affatto esaltato l’individualismo ma solo un banalissimo demenziale egoismo, che è fatto ben diverso.
Questo egoismo dell’arraffare il più possibile ad ogni costo senza coordinate di tipo filosofico ed etico è una profonda involuzione culturale nell’Italia  impoverita dal berlusconismo.
Sono temi che ho trattato ampiamente nell’album “Arrivederci Italia” che sarà pubblicato a settembre. E’ compito di artisti ed intellettuali illuminati  promuovere iniziative di controcultura  affinché questo paese si risvegli. L’Italia non ha più utopie, né sociali, né dell’arte e né dell’ideale, da tempo ridotta a plasmare, vincere e “valere”. Questo paese non distingue più  tra vero e falso sa dare senso solo alla dimensione concreta di una pizza margherita.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Direi che il bene è un’intelligenza filtrata da un sentimento altruistico del vivere in funzione degli altri, il male lo scovi nell’orrore e nella stupidità della furbizia.
Anche qui però va detto che potremmo riconoscere bene e male con le leggi stabilite dal potere dove però spesso il bene è un male, quando il bene è privato da ogni legame con le passioni in quanto calcolatore di vantaggi nella società concreta, e viceversa.
Il bene e il male sono differenti nei differenti individui per costume e idee politiche.
Siamo troppo lontani dallo stato di natura per attribuire a questi nomi un valore assoluto.
La misura delle azioni buone o cattive è data dalla legge, e questo è il punto debole di ogni società moderna: sostituendo la legge con la coscienza, il sistema sociale ne risulterebbe indebolito.
Una cosa la so: “il bene è vivere in funzione degli altri” e qui le parole stanno veramente a zero per chi non intenda portare solo l’acqua al suo mulino.

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

L’ignoto è un’antitesi necessaria in funzione dell’avanzare in positivo di ogni  civiltà.
L’ignoto è un barbone che dorme nell’androne di una banca o in una cabina telefonica, lui è molto più colto della coppia di baristi di fronte che accumulano, aggressivi e cinici, denaro nella cassa. Da cosa è aiutato questo barbone? Dal distacco. Sporco come un pensiero critico è il progresso.
Le risposte  alle tante domande della vita poco hanno a che fare con la religione e con la filosofia. La strada mi ha dato la possibilità di afferrare una realtà di ordine superiore conservare nella memoria e nei sensi ciò che è fuori da una funzione sociale, da convenzioni, dal mondo concreto dei fatti è un tema che ho trattato nel brano “ Il più labile dei dati”.
Più di un prete o della Critica della ragion pura di Kant mi hanno aiutato, e continuano ad aiutarmi,  la luce e gli odori sulla strada all’alba tra il finocchio selvatico e la nafta.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

Ci sono attimi tremendi in cui la vita sembra un incubo dal quale non saper uscire ma è tutta una burla del cervello, andiamo nei boschi a ritrovare lucidità, sulla felce all’odore dei lombrichi, la felicità è bellezza. Facciamo dell’infanzia tutta una vita.
Il senso della vita? E’ rispettare “l’altro” riconoscendolo quale “elemento poetico”, ed è così che amandolo amiamo noi stessi. Va riscoperta un’idea poetica della vita, del tutto e da capo. Intorno?
Il vuoto…
…a chi mi viene a dire che, come tutti quelli di sinistra la depressione che vediamo in questa Italia intorno è la depressione che è in noi, rispondo con l’ultimo verso di un altro brano dell’album “Italia irrilevante”: “ …ipocrisie arrancano nelle retrovie  di un’ignoranza che ha smesso di divertirci” .

 

 


Ennio Rega voce con Lutte berg chitarra, da CONCERIE "Lo scemo dice"

  • Ringrazio la signora Carla Di Francesco della Scaramuccia Music per aver reso possibile l'intervista al Maestro Ennio Rega.
       Ivo Nardi

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