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Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista a Jayan Walter

novembre 2010

 

Jayan Walter, nome d'arte di Ezio Walter Vantaggiato.

Nato a Napoli nel 1957, dopo gli studi universitari si è dedicato alla pratica e all'insegnamento della meditazione. Ha soggiornato per anni in Ashram (comunità spirituali) e incontrato molti Guru (Maestri Illuminati). Ha scritto sul pensiero orientale e sulla reincarnazione. Ha insegnato filosofia indiana. Ha scritto il libro: "L'uomo è Dio. Lo yoga della conoscenza e la natura dell'universo". Edizioni Tempo lungo - Cuzzolin, Napoli 2002. Ha scritto le commedie: "Il gioco delle maschere" e "La vita è un boomerang", entrambe rappresentate a Napoli. È responsabile del centro (gruppo di satsang) di meditazione e pratiche spirituali di Amma Mata Amritandamayi di Napoli.

Il suo sito è: www.jayanwalter.com

 


1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

Ci sono due tipi di felicità:
A) quella legata a un oggetto, una persona, una situazione, che definirei "effimera" perché non duratura ma confinata nel tempo (il tempo di gustare un dolce, o di fare l'amore, o di innamorarsi...) - questo tipo di felicità è sempre accoppiata alla sofferenza: quando finisce l'esperienza della felicità nasce la sofferenza e la delusione, perché ci accorgiamo di non poter avere quella felicità per sempre, come vorremmo (quando finisce l'orgasmo sessuale rimaniamo stanchi e frustrati perché avremmo voluto avere quell'orgasmo sempre, 24 ore su 24, e ciò non è umanamente possibile);
B) quella che sgorga incessantemente dentro di noi, la beatitudine del nostro vero essere, Sat Chit Ananda (Pura Coscienza di Beatitudine), come viene definita nella filosofia indiana, la felicità dell'anima - essa è eterna, sempre presente, anche ora... dobbiamo soltanto divenirne consapevoli... è come un tesoro che è sempre stato sotto terra, sotto la baracca in cui viviamo tutta la vita come mendicanti... se divenissimo consapevoli di esso la nostra vita cambierebbe completamente... dobbiamo allargare la nostra consapevolezza dall'io limitato all'essere illimitato, che è Dio in noi.
Quando non diveniamo consapevoli del fatto che la felicità è effimera e che non potremo mai trovare la vera felicità nel mondo perché esso è transitorio e limitato, allora interviene il dolore, che ha un grande potere di trasformazione e ci aiuta a cercare nella giusta direzione, quella interiore. Quando soffriamo, ci ammaliamo o ci avviciniamo alla morte, riflettiamo sul senso della vita... e allora soltanto, almeno una parte degli esseri umani, prendiamo in consideriamo ciò che è eterno, Dio, l'anima e la continuazione della vita... allora soltanto ci rendiamo conto che per tutta la vita ci siamo illusi di poter trovare la felicità in ciò che oggi è e domani non è più.

 

2) Cos’è per lei l’amore?

Per me l'amore è la forza che fa muovere l'universo, che fa che esso si manifesti in tutte le forme viventi e non. L'amore è l'essenza stessa della vita. Quando siamo in contatto con l'amore che è in noi, allora diveniamo felici e rendiamo felici anche gli altri. L'amore è l'unico potere capace di liberarci dalla trappola del nostro ego e venir fuori dalla convinzione di essere noi che agiamo... Allora cessa la sofferenza e noi siamo liberi.

 

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

La sofferenza nasce dall'identificazione nel nostro ego. Finché c'è ego ci sarà sofferenza. Quando crediamo di essere separati dall'Essere Infinito, di avere una nostra identità e di essere noi che agiamo, viviamo, proviamo piacere, accumuliamo denaro, cerchiamo il potere in ogni sua forma, allora proveremo sempre sofferenza, perché saremo rinchiusi nella limitatezza del nostro essere, che noi stessi abbiamo creato. Non faremo altro che rincorrere la realizzazione dei nostri desideri, uno dietro l'altro finché essi non ci consumeranno. Non dico che non bisogna avere desideri o si debba perdere la nostra identità. Quel che dovremmo lasciare sono i nostri attaccamenti. Vivere nel mondo ma senza attaccarci ad esso. E ciò lo possiamo realizzare soltanto con la meditazione (che ci porta all'esperienza dell'Essere interiore e quindi a un sempre maggiore distacco da tutto ciò che è effimero e transitorio) e con l'aiuto di un Maestro Illuminato, che sia già arrivato alla metà, cioè che viva in unione con Dio.
Nella Bhagavad Gita è scritto: "Yoga sta kuru karmani" ("Essendo stabilizzato nello stato dello yoga - unione con l'infinito - compi l'azione").

 

4) Cos’è per lei la morte?

La morte è come un cambio d'abiti. In questa vita viviamo in una dimensione, quella "terrestre", con un corpo fisico. Ma oltre al corpo fisico ci sono altri corpi: astrale, mentale, emozionale... Questi sopravvivono alla morte. Per cui, quando moriamo, non facciamo altro che lasciare sulla terra l'involucro più esterno e continuare a vivere in un'altra dimensione, quella chiamata "astrale". Del mondo astrale ne abbiamo esperienza ogni giorno quando sogniamo. A volte, quando abbiamo i cosiddetti "sogni lucidi", le sensazioni che proviamo sono identiche a quelle dello stato di veglia: possiamo gioire o soffrire, a volte le esperienze possono essere anche più intense. In questa dimensione possiamo rimanere per tempo breve o lungo, dipende da ciò che abbiamo fatto in questa vita. Se abbiamo fatto del male andiamo all'inferno (Yama loka). Ma, attenzione: l'inferno non è eterno! Dura il tempo che ci serve a espiare i mali commessi, poi ne veniamo fuori. Se invece abbiamo fatto del bene, tanto bene agli altri e a noi stessi, andiamo in paradiso (Indra loka). Anche qui rimaniamo per un tempo limitato, quel che ci serve per godere dei premi meritati per la nostra buona condotta. La maggior parte della gente, quella comune, che non ha fatto tanto male ma neanche tanto bene, va in purgatorio (Pitru loka), che è un mondo simile a quello della terra, con gli alti e bassi che ci sono qui, non c'è tanta sofferenza ma neanche tanto godimento. Dopo essere stati in questi mondi ritorniamo sulla terra, ci "reincarniamo" per continuare il nostro viaggio evolutivo. Anche nelle vite future rinasceremo in buone famiglie e situazioni favorevoli se abbiamo fatto del bene, altrimenti potremo nascere poveri, o storpi o altro e in situazioni molto sfavorevoli. Finché ci sono desideri ci saranno sempre reincarnazioni, per realizzare tali desideri. In un proverbio arabo si dice che Dio, per punire gli uomini abbia fatto realizzare i loro desideri! Quando non ci saranno più desideri, quando avremo superato le illusioni e gli attaccamenti, allora avremo l'esperienza totale dell'infinita beatitudine e non ci reincarneremo più, bensì vivremo per sempre beati, in questa vita e dopo. Allora avremo sconfitto la morte e saremo immortali.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Il mio obiettivo primario è di poter vivere nella beatitudine infinita ed eterna del Sé o anima. Ne ho avuto esperienza per periodi limitati nel tempo e dopo questa esperienza ogni forma di piacere o gioia da me provata in passato, anche la più forte, è passata in secondo piano. Ora dedico tutto il mio tempo alla ricerca della vera felicità. Certamente devo anche lavorare, mi piace avere relazioni con gli altri, condurre una vita sociale, adoro scrivere e vorrei, con il mio guadagno di scrittore, poter aiutare i poveri, che sono sempre nel mio cuore. Oltre alla meta ultima di realizzare Dio, ognuno di noi ha una meta per questa vita, la mia è proprio quella di aver successo nello scrivere. Ciò mi permetterà di essere più indipendente a livello economico e di dedicarmi completamente alle pratiche spirituali. Medito ogni giorno almeno un'ora o anche due o di più. Pratico i canti o bhajan, leggo le parole dei Grandi Maestri, cerco di essere d'aiuto agli altri e di fare qualche opera umanitaria. Anche il mio lavoro di scrittore non lo faccio pensando al guadagno che ne potrei avere ma solo perché mi piace, e attraverso i miei scritti vorrei comunicare messaggi che possano elevare chi li legge.

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Certamente, ognuno di noi ha un cammino più specifico da seguire in questa vita e uno più generale che riguarda tutto l'arco delle sue esistenze: tornare all'Infinito, tornare a Dio, ricongiungersi a Lui, cioè a se stesso. Nel pensiero indiano questo cammino o da seguire viene definito "dharma". Ognuno di noi ha un suo dharma. Non si può dire che chi conduce una vita monastica progredisca più velocemente di chi ha la responsabilità di una famiglia. Se una persona ha il dharma di essere monaco e si sposa, non va bene. Viceversa, chi ha il dharma di sposarsi e si fa monaco, neanche va bene, il suo progresso sarà molto lento...

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

Credo che l'individualismo e l'egoismo siano i due mali (in realtà sono due aspetti dello stesso male) maggiori dell'epoca in cui viviamo. E non credo che sia sufficiente l'informazione o l'educazione - anche se essa ha un grande valore - per cambiare gli individui. Quando invece, con la meditazione, essi vivono l'esperienza dell'Essere da cui provengono, quando vivono in prima persona che non sono altro che rami di un unico albero, quello della vita, allora non potranno non essere altruisti, non potranno continuare nel loro individualismo cieco. Nella società in cui viviamo c'è bisogno di più amore. Tutti dovremmo dedicare qualche ora alla settimana al servizio degli altri - così ci insegna Amma (che ha realizzato tantissimi progetti umanitari in India e nel mondo). Oggi mancano gli ideali e i valori, si pensa soltanto ad accumulare denaro e oggetti, nessuno cerca ciò che è di valore inestimabile: Dio. Non mi riferisco a un Dio che è nel cielo, lontano dagli uomini, ma al Dio che è in noi. Dobbiamo imparare a essere altruisti e spirituali. Solo così verremo fuori dalla società materialista e consumistica che ci tiene in trappola e ci fa soffrire. Il mondo è a una svolta. Dipende da noi, ognuno di noi singolarmente, e tutti insieme collettivamente, trasformarlo. Quando l'essere umano supererà l'individualismo ci sarà una grande evoluzione e tutti vivranno più felici di ora.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Se abbiamo un contatto continuo con la nostra natura più profonda e intuitiva, la cosiddetta "voce della coscienza" potremo riconoscere il bene e il male. In ogni caso, ciò che non danneggia gli altri e noi stessi può essere considerato bene. Anche se a volte dobbiamo essere un po' severi, con gli altri e con noi. Questa severità fa parte dell'educazione e della disciplina. Si dice che quando una pianta è nella fase del germoglio e della prima crescita, bisogna impedire che i rovi la soffochino e quindi proteggerla, oltre che innaffiarla di più... in seguito, una volta cresciuta e divenuta un albero, non ci dobbiamo più prender cura di essa. 
Certamente, anche in questo caso, chiedere consiglio a un Maestro Illuminato, o a una persona che sentiamo come saggia, è sempre utile.
A volte il male appare come bene e viceversa...

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

Entrambe. Per me la filosofia, in particolare quella dell'India, o Vedica, mi ha aiutato molto, ma anche la religione, intesa come pratica spirituale, e nel caso mio, almeno all'inizio, intimo rapporto con Gesù. Ciò che più di ogni altra cosa mi ha aiutato è stato l'incontro con diversi Maestri Illuminati o Guru (anche se questa parola è molto inflazionata, è divenuta persino la marca di vestiti!) viventi. Quando li incontri percepisci nella realtà incarnata in esseri umani quel che prima osavi soltanto immaginare. Ognuno di loro è "Dio disceso sulla terra". E il Guru che più amo, la mia guida spirituale è Amma, Mata Amritanandamayi.
Non credo tanto nella filosofia come si è sviluppata in Occidente (eccetto quella greca di Platone, Pitagora, Plotino... e qualche altro), basata solo sull'esercizio della mente, sulla razionalizzazione di ogni evento e oggetto o essere dell'universo. Sono più attratto dalla filosofia indiana perché essa parte dall'esperienza della realtà interiore e solo in seguito cerca di esprimerla con un linguaggio razionale e comprensibile.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

Siamo nati per essere felici. Questo secondo me è il senso della vita, la meta che tutti dovremo raggiungere e che un giorno certamente raggiungeremo.

 

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