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RIFLESSIONI SUL SENSO DELLA VITA


di Ivo Nardi

Edizioni TLON, 2016

 

 

RIFLESSIONI SUL SENSO DELLA VITAIvo Nardi ha posto dieci domande esistenziali a più di cento personaggi del mondo della cultura, mille risposte a confronto.

Una preziosa raccolta di riflessioni che mettono in luce le prospettive della società contemporanea.

L’intento è quello di offrirti più punti di vista possibili sul senso della vita, così da aiutarti in maniera più obiettiva davanti alle circostanze della tua esistenza. Approfondisci


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e scarica gratuitamente l'eBook contenente gli aforismi tratti dalle risposte.


Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista a Michela Marzano

giugno 2013


Nata a Roma, Michela Marzano ha studiato all'università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore. Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca in filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, oggi è professore ordinario di filosofia morale all'Universitè Paris Descartes. Si occupa di Filosofia morale e politica e, in particolar modo, del posto che occupa al giorno d'oggi l'essere umano, in quanto essere carnale. L'analisi della fragilità della condizione umana rappresenta il punto di partenza delle sue ricerche e delle sue riflessioni filosofiche. Michela Marzano è deputata del Partito Democratico. Ha pubblicato "Sii bella e stai zitta. Perché l'Italia di oggi offende le donne" (Mondadori, 2010) e "Volevo essere una farfalla" (Mondadori, 2011).

 

Intervista telefonica del 3 dicembre 2012

 

 

1) Normalmente le grandi domande sull'esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos'è per lei la felicità?

La felicità come stato permanente non credo che esista. Esistono solo piccoli attimi di gioia. Da questo punto di vista, la felicità consiste nell’essere capaci di prendere quello che la vita ci dà, di riconoscerlo, di non lasciarlo passar via e di ricordarcene nei momenti in cui invece è un po’ più difficile andare avanti.

 

2) Professoressa Marzano cos'è per lei l'amore?

Ah! Domanda difficile, perché in questo momento sto cercando di riflettere… proprio perché sto scrivendo il mio prossimo libro sull’amore.

Dunque, l’amore. Intanto comincerei col dire ciò che non è l’amore. L’amore non è la fusione, non è nel momento in cui io penso che l’altra persona possa colmare esattamente il vuoto che mi porto dentro, che sono confrontata all’amore, perché in quel caso confondo l’amore con il bisogno. L’amore però, al tempo stesso, non è nemmeno indifferenza, che poi è praticamente lo scoglio di fronte al quale ci troviamo: se non posso arrivare a una fusione con l’altra persona perché l’altra persona non può colmare il mio vuoto, non posso nemmeno fare come se l’altro fosse un estraneo e quindi mettere troppa distanza tra me e l’altro. Partendo da queste due cose da evitare, l’amore è un equilibro delicato che consiste a dare e ricevere. Lacan direbbe che: “Ogni qualvolta che si ama, si dà ciò che non si ha, a una persona che non lo vuole”. Secondo me è una definizione molto bella dell’amore perché effettivamente quando si ama, si ha tendenza a voler dare alla persona che si ama, quello che si vorrebbe ricevere da questa persona. Solo che, siccome l’altra persona è altro rispetto a noi, probabilmente quello che lui o lei vuol ricevere non è quello che gli stiamo dando. Ecco perché c’è questo paradosso, io do a una persona che amo quello che non ho, anche se questa persona molto probabilmente non vuole quello che io le sto dando.
C’è sempre un’incomprensione all’interno dell’amore: si dà e si riceve, anche se il tutto in maniera sempre asimmetrica e imperfetta.

 

3) Come spiega l'esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Non credo si possa spiegare la sofferenza. Quando si soffre, si cerca disperatamente di trovare un perché. Il perché di questa sofferenza, però, sfugge sempre. Per certi aspetti, la sofferenza è sempre inutile e sempre senza senso. Ecco perché bisognerebbe smetterla di cercare per forza un “perché”. Quello che conta, talvolta, è spostarsi dal “perché” al “come”: non “perché soffro?” ma “come posso fare per soffrire meno?” Purtroppo quando si parla della sofferenza c’è sempre qualcosa che rinvia al mistero della condizione umana. Questo non vuol dire che si debba accettare la sofferenza. Al contrario. Si deve cercare si superarla e di diminuirla. Sapendo però che tante volte si è impotenti.

 

4) Cos'è per lei la morte?

La morte dell’essere umano è qualcosa che è intrinseca alla natura umana. Come dice Hans Jonas: “moriamo proprio perché viviamo”. C’è dunque qualcosa di ineluttabile nella morte. Ecco perché, come dico sempre ai miei studenti, l’unica cosa che possiamo cercare di fare è quella di sforzarci di vivere al meglio. Quando poi si parla della morte dei propri cari, si aggiunge a questa dimensione ineluttabile della morte, la dimensione della perdita. Si perde una persona cara che non è solo un’altra persona, ma è anche l’insieme di tutti i sentimenti che ci legano a questa persona, ecco perché è così difficile fare poi il lutto della perdita della persona cara.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Per tanto tempo, sono stata convinta che la cosa più importante nella vita fosse quella di fare il proprio dovere. Poi, pian piano mi sono resa conto che nella vita c’è anche altro, c’è anche la gioia, la tenerezza, l’amore. Oggi, il mio obbiettivo più importante è quello di cercare di trovare le parole giuste per spiegare quello che viviamo, cercare di dare un senso, talvolta, a ciò che senso non ha. Ho quindi capito che il modo migliore per perseguire questo scopo è quello di essere attenta a tutto quello che succede e talvolta lasciar perdere il dovere, banalmente perseguire il corso della vita.

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Dipende da cosa si intende con progetto. Di progetti ce ne sono tantissimi, non c’è un unico progetto. Diciamo che ognuno di noi deve cercare di capire quello che desidera veramente e sforzarsi poi di trovare i mezzi necessari per realizzare i propri desideri. Che per fortuna sono tanti.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un'epoca dove l'individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

Sono d’accordo. Uno dei problemi della contemporaneità è che, a forza di perseguire il proprio interesse individuale, talvolta si dimentica che anche il nostro stesso interesse non può essere perseguito se escludiamo gli altri. L’unico modo per poter veramente realizzare i nostri progetti è cooperare con gli altri: è solo quando si coopera che si può poi costruire un vivere insieme comune e che possiamo poi realizzarci anche individualmente.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Non è facile. Anche perché tante volte è proprio nel nome del “bene” che si compie poi il “male”. Non dimentichiamoci che nel periodo del terrore rivoluzionario Robespierre voleva realizzare il bene, ed è stato proprio nel nome del bene che si è messo poi in atto tutto il sistema del terrore con la ghigliottina ecc. Forse il modo migliore per cercare di evitare di cadere in queste trappole è quello di dare una definizione minima del bene e del male, e io direi che è bene tutto ciò che permette di riconoscere l’altro come una persona che merita rispetto; ed è male tutto ciò che impedisce a una persona di essere se stessa, tutto ciò che impedisce a un altro di essere altro rispetto a noi. È bene il rispetto dell’essere umano in quanto tale, sapendo però che ognuno di noi è diverso da tutti gli altri.

 

9) L'uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall'ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

Un insieme di cose, nel senso che io per tanto tempo sono stata molto razionale, poi mi sono accorta dei limiti della razionalità. Forse, ciò che aiuta veramente è rendersi conto che in quanto esseri umani iscritti nella fragilità del mondo, non possiamo controllare tutto. Certo, ci sono tante cose che dipendono da noi, ma ce ne sono anche tante che ci sfuggono. Basta accettare i propri limiti, coscienti del fatto che sono proprio i nostri limiti che talvolta diventano dei punti di forza.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

Per me il senso della vita è vivere! Se si cerca di andare al di là del vivere, talvolta ci si perde.

 

 

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