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Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista a Sebastiano B. Brocchi

febbraio 2010

 

Sebastiano B. Brocchi, originario di Montagnola (Svizzera) e oggi residente in Francia, è nato il 18 marzo del 1987 da Mauro e Grazia. In terza liceo lascia gli studi per diventare ricercatore autodidatta nel campo della storia dell'arte, della filosofia ermetica, della simbologia sacra e dell'alchimia interiore. Ha pubblicato: "Favole Ermetiche" (2009); "Riflessioni sulla Grande Opera" (2006); "Collina d'Oro Segreta" (2005); "Collina d'Oro - I Tesori dell'Arte" (2004).
Dal maggio 2008 collabora con Riflessioni.it come autore della rubrica: Riflessioni sulla Simbologia.

Il suo sito web è http://sebastianobrocchi.googlepages.com



1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per te la felicità?

La felicità è quella condizione in cui percepiamo un momentaneo appagamento dei nostri desideri. Chi si sente felice non vuol’essere altrove, non vuole avere altro, non vuole essere diverso: ciò che è ed ha in quel momento gli basta per sentirsi completo. Di conseguenza la mancanza di felicità ingenera il desiderio: l’infelice è convinto di non essere al posto giusto, di non avere abbastanza o di non essere abbastanza. Il desiderio dà quindi origine ad una forma di immaginazione che allontana sempre di più il soggetto dall’oggetto del suo desiderio, tanto che fra i due si instaura un inseguimento che ha tutta la natura del celebre paradosso di Zenone, in cui il “piè veloce” Achille tenta invano di raggiungere la tartaruga…
In realtà le domande sull’esistenza non nascono nel momento in cui viene a mancare la felicità, ma nei momenti in cui ci si rende conto che si ignora o che si è persa di vista la vera natura di ciò che potrebbe renderci veramente felici. In tal caso, il dolore, la malattia o la morte, non fanno che “spezzare”, con quella forza e determinazione di cui noi siamo spesso incapaci, lo scorrere di un’illusione. Ovvero ci inducono a riconsiderare i nostri obiettivi, la nostra condizione, le priorità della vita.

 

2) Cos’è per te l’amore?

L’amore è un sentimento, mentre le parole sono frutto del pensiero. Perciò spiegare l’amore con le parole, un sentimento con il pensiero, è voler forzare un accoppiamento fra specie diverse: non potrebbe che nascerne un ibrido sterile. Fatta questa indispensabile premessa, dirò che l’amore è uno dei due fili (insieme alla conoscenza) con cui la Mente divina ha tessuto il nostro universo. Tutto si basa sull’amore, e da esso trae il proprio nutrimento.

 

3) Come spieghi l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Soffriamo ogni qualvolta dentro di noi si infrange un’illusione, e per questo acquisiamo consapevolezza. Se ci scottiamo, impariamo qualcosa su noi stessi e sulla natura della fiamma, che prima ignoravamo. La nostra fragilità dovrebbe indurci a riflettere sul nostro valore.

 

4) Cos’è per te la morte?

La morte, ovvero la fine di qualcosa, è il grande agente della trasmutazione universale, che permette alle cose e agli esseri di liberarsi da una condizione limitante ed accedere ad un nuovo stato e/o livello di esistenza. Quando l’Intelligenza che muove questo universo constata che una componente di tale universo ha terminato il suo ruolo in un certo contesto, o ha raggiunto la sufficiente maturità per trasformarsi in qualcosa di più evoluto, ne determina la morte. Ecco allora che l’essere può accedere ad un nuovo ruolo, un nuovo contesto o ad una condizione più evoluta. Molti commettono l’errore di considerare la morte come l’opposto della vita, dimenticando che l’opposto della morte è la nascita, non la vita. La vita è un fiume: la nascita è la sua sorgente, la morte è la sua foce. Entrambe, nascita e morte, non sono che soglie.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i tuoi obiettivi nella vita e cosa fai per concretizzarli?

Dal mio percorso di ricerca alchemica ho avuto in dono un tesoro molto prezioso. Naturalmente non sto parlando di un tesoro tangibile, che si possa vendere o comprare; ma di conoscenze che portano appagamento, serenità, totalità. Tuttavia, un sentiero di crescita personale non ha senso se i suoi frutti non vengono condivisi. Per questo, malgrado sia realmente difficile tentare di trasmettere l’esperienza di un’opera interiore, sto cercando di divulgare, in particolare attraverso i miei scritti, almeno dei frammenti di quanto ho potuto apprendere. Che sia tanto o che sia poco, mi è impossibile giudicarlo, come mi è impossibile sapere se, a chi, dove e quando potrà giovare il mio contributo.
Ma parlando di obiettivi, ci sono nella vita delle priorità ancora più importanti: ad esempio cercare di ricambiare per come possiamo l’amore di chi ci sta vicino, e dimostrare lealtà e rispetto alle persone e agli esseri viventi che condividono con noi l’esistenza su questo pianeta (oltre che, naturalmente, al pianeta stesso).

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Parlare di un “progetto da compiere” potrebbe fuorviare, nel senso che alcuni potrebbero ritenere che vi sia un compito particolare da assolvere nella vita, un compito che si può riuscire a compiere o meno (in quest’ultimo caso “fallendo” quindi, in una sorta di missione che ci era stata affidata). Credo che dovremmo sentirci rassicurati dal fatto che nessuno di noi muore “prima del tempo”. La Natura ci dimostra che la morte interviene soltanto quando il “compito” di una creatura è stato assolto correttamente. Né prima, né dopo. Parlare di morte “prematura”, significa ignorare la sapienza della Natura, che sa sempre esattamente a cosa destinare ogni elemento di questa creazione. Forse l’uomo dimentica di osservare gli ecosistemi e il loro funzionamento, la loro armonia impeccabile.
Detto questo, sì, ognuno di noi è qui per compiere qualcosa, ma non si tratta mai di una sola cosa: ogni nostra singola azione va ad immettersi nella delicata intelaiatura della storia del mondo. Ognuna delle nostre azioni è assolutamente necessaria, imprescindibile. Ce ne renderemmo conto soltanto se sapessimo osservare le cose con una prospettiva più ampia di quella individuale, momentanea.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensi?

Non vedo un’involuzione culturale nella nostra epoca, anzi, osservo con grande ammirazione i progressi che si susseguono sempre più rapidi grazie alle nuove possibilità della comunicazione globale. In particolare, credo che l’umanità non abbia mai avuto a disposizione, per la propria evoluzione culturale, strumenti potenti e meravigliosi come quelli di cui disponiamo al giorno d’oggi.
L’incremento dell’individualismo non avviene sul piano culturale, bensì su quello sociale, politico, decisionale, e a mio modo di vedere in modo costruttivo, nel senso che rispetto alle epoche passate l’uomo è sempre meno “oggetto” e sempre più “persona”. E questo vale tanto per lo stato che per la religione, nel senso che oggi in molti dei cosiddetti “paesi civilizzati” all’individuo è data la possibilità di scegliere in cosa credere: la fede smette di essere una dottrina imposta dall’autorità e diviene una questione di sensibilità personale. Questo è il primo passo fondamentale di quello che credo sarà un futuro nemmeno troppo lontano, in cui non esisteranno più le religioni, ma soltanto il cammino libero e individuale di ogni uomo verso il Sacro che ci circonda e di cui siamo fatti.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Come spiego in diversi passaggi dei miei libri (fra cui quasi un intero capitolo di “Favole Ermetiche”), lo scopo dell’Iniziato non è arrivare a distinguere il bene dal male, bensì quello di superare ogni dualismo. Il pensiero dualistico (che classifica l’universo in una serie di entità in opposizione) è quello più facile ed innato; mentre il pensiero monadico è qualcosa di molto difficile da ottenere ed incarnare.
In realtà, anche molte cerchie iniziatiche, religioni o scuole di pensiero passate e presenti non sono mai riuscite a superare la visione dualistica, e questo costituisce a mio modo di vedere uno dei loro maggiori limiti.

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato te?

La ragione, ma soprattutto l’intuizione, messe al servizio della ricerca filosofica ermetica; e un’ammirata, quasi devota, osservazione della natura.
Le religioni non potranno mai veramente portare pace e chiarezza, poiché si basano sulla tacita accettazione di un credo che non viene compreso dai fedeli. Persino la moderna pedagogia ci insegna che un bambino può imparare realmente soltanto ciò che gli viene spiegato o ciò di cui può fare esperienza diretta, e non ciò che è obbligato ad “accettare” senza fare domande. La fede intesa come indottrinamento è contraria al progresso, giova soltanto ad una ristretta oligarchia sacerdotale; mentre l’esperienza personale del sacro è l’unica a rendere l’uomo veramente libero.

 

10) Qual è per te il senso della vita?

Sarebbe triste che dei lettori lo cercassero nelle risposte di una mia intervista, non credi? Preferirei che arrivati a questo punto smettessero di leggere, si voltassero, e… forse gli basterebbe aprire bene gli occhi, e lo vedrebbero, tutt’intorno a loro. Perché di fatto è lì, e non nelle pur tante e bellissime parole che si possono scrivere. La verità, il senso della vita, è sempre nel non detto.

 

 

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