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Riflessioni sulla Simbologia

di Sebastiano B. Brocchi    indice articoli

 

In una mano di carte.
Il destino dell'Iniziato

Agosto 2009

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Parliamo dei numeri: le carte vanno dall’uno al dieci. La scuola pitagorica ci insegna l’importanza di queste dieci cifre. "1, o Monade. Indica l'Uno, il principio primo. Considerato un numero né pari né dispari, ma pari-mpari. Geometricamente rappresenta il punto. 2, o Diade. Femminile, indefinito e illimitato. Rappresenta l'opinione (sempre duplice) e geometricamente, la linea. 3, o Triade. Maschile, definito e limitato. Geometricamente rappresenta il piano. 4, o Tetrade. Rappresenta la giustizia, in quanto divisibile equamente da entrambe le parti. Geometricamente rappresenta una figura solida. 5, o Pentade. Rappresenta vita e potere. La stella iscritta nel pentagono era il simbolo dei pitagorici. 10, o Decade. Numero perfetto. Infatti secondo la loro concezione astronomica 10 erano i pianeti, e questo numero veniva rappresentato con il tetraktys: il triangolo equilatero di lato 4 sul quale veniva fatto il giuramento di adesione alla scuola" (da "Wikipedia").
Notiamo che il numero 1, nel gioco di carte è chiamato "Asso" (per l’etimologia vedi www.etimo.it/asso).Credo che non sia solo casuale la similitudine del termine con "Asse" (www.etimo.it/asse). carte figureL’Unità rappresenta infatti l’Asse del mondo (Axis mundi), la radice che permette l’esistenza di ogni altra cosa. La base su cui si fonda la creazione è proprio l’Unità che ne è la radice. È importante ricordare che l’Asso, in quanto Unità, è la prima e anche l’ultima carta: si può posizionare prima del numero due, o dopo al Re. Poiché Uno è l’inizio e Una è anche la fine, ed entrambi sono la stessa cosa, coincidono nello stesso punto.
Ai dieci numeri, nel gioco di carte, si aggiungono le "figure": Fante, Regina e Re; che richiamano simili figure del mazzo dei Tarocchi, ovvero il Bagatto, l’Imperatrice, l’Imperatore.
Sono le figure fondamentali dell’interiorità dell’individuo, ovvero l’Ego personale (Fante), l’Anima o Corpo Eterico (Regina), e l’Intelletto, Ego superiore, Spirito o Corpo Astrale (Re). Non solo: rappresentano anche il principio delle trinità maschile, femminile, e neutro; padre, madre e figlio; zolfo, mercurio e sale; ecc.
Il Jolly (o Joker, meno noto con il nome italiano "Matta"), la carta che può assumere ogni ruolo ed ogni valore, simile al Matto dei Tarocchi; indica l’Iniziato, colui che ad un certo punto della propria vita, grazie ad una misteriosa concomitanza di cause (vocazione, volontà, destino), è messo nella condizione di cambiare le carte in tavola; di cambiare la propria esistenza portandola su un piano superiore. Il Jolly sconvolge l’ordine prestabilito, ha il potere di rivestire ogni ruolo ed assumere il valore che si vuole dargli. Esso ha spezzato le catene, per questo è libero. È il Matto, può fare ciò che vuole. Di fatto questo potere gli è dato dall’aver rinunciato ad un’identità stabilita: il Jolly ha trasceso il suo Ego: non è più né Asso, né Due, Tre, Quattro, Cinque, Sei, Sette, Otto, Nove, Dieci, Fante, Regina o Re; non appartiene più al gruppo dei Quadri, dei Fiori, delle Picche o dei Cuori.
Jolly JokerIl Jolly ha compiuto la scelta di non essere nulla per essere tutto. È nulla in senso particolare, tutto in senso assoluto. Non solo: esso è l’unica carta che diventa l’espressione diretta della volontà del giocatore. Il Jolly diventa ciò che il giocatore vuole che esso diventi.Come l’Iniziato, il Jolly ha rinunciato ad essere espressione della propria autodeterminazione, rimettendosi al corso degli eventi, determinato dall’Alto. Il Jolly è nelle mani del giocatore come il Mistico è nelle mani di Dio. Affida sé stesso ad un’Intelligenza infinitamente superiore alla sua, e solo così comprende di essere una sola cosa con quell’Intelligenza.
Il gioco, con il suo svolgimento, rappresenta la vita. La vita dell’uomo e la storia dell’universo. Microcosmo e Macrocosmo, che sono uno il riflesso dell’altro.
La mano di carte è distribuita in modo aleatorio, prima di cominciare il gioco non sappiamo di che carte disporremo. E soprattutto, l’inizio coincide con il Chaos: le carte sono scompagnate, disordinate, senza senso.
Ad ogni turno, il giocatore deve prendere e lasciare: prendere una carta dal "tallone", e gettarne una nel "pozzo". Il tallone rappresenta il futuro, l’ignoto, le sorprese della vita. Ciò che incontriamo sul nostro cammino. La grande incognita. Al contrario, il pozzo rappresenta il passato, e ciò che dobbiamo lasciarci alle spalle ogni volta che progrediamo nell’esistenza.
Il giocatore "subisce" passivamente il suo destino quando deve prendere una carta dal tallone, mentre è chiamato ad una scelta precisa, attiva, quando si tratta di scartare una delle proprie carte. Così è nella vita: non sappiamo a cosa andiamo incontro; e dobbiamo costantemente scegliere a cosa rinunciare. Questo è ciò che avviene ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad un bivio, consapevolmente o meno. Dico "consapevolmente o meno" poiché, anche se inconsapevolmente, ad ogni istante della nostra vita scegliamo la nostra direzione, e in questo modo rinunciamo a tutte le altre direzioni possibili.
Ad ogni turno, il giocatore deve prendere coscienza della sua situazione, osservare con cura le carte che ha in mano, e cercare di ordinarle secondo combinazioni che potremmo definire "armonie". Deve cioè portare Ordine nel Chaos.
Le "armonie" si basano sulla similitudine o la progressione. Basate sulla similitudine sono le combinazioni di numeri o figure uguali ma di semi diversi; ovvero i tris, e i poker costituiti da tre o quattro carte dello stesso valore. Ad esempio un poker di Re: un Re di Quadri, un Re di Fiori, un Re di Picche e un Re di Cuori.
Le combinazioni basate sulla progressione sono invece delle serie di carte dal valore crescente ma appartenenti tutte allo stesso seme. Ad esempio: Asso di Cuori, Due di Cuori e Tre di Cuori.
Simbolicamente, le combinazioni basate sulla similitudine e quelle basate sulla progressione rappresentano la ricerca dell’Equilibrio e della Crescita.
Ogni volta che una combinazione è formata, che un’armonia è stata raggiunta, il giocatore può "scendere", ovvero deporre sul tavolo quella data combinazione di carte. Sub specie interioritatis, questa regola del gioco ci fa comprendere che il nostro scopo è portare a compimento i vari aspetti della nostra individualità, nella prospettiva di abbandonarli una volta equilibrati. Perché come già detto si tratta di mezzi o supporti momentanei. Vince chi si è liberato di tutte le carte.. Colui a cui non è rimasto nulla in mano, nulla cioè che possa limitare la sua coscienza a questo o a quello.
La riuscita, badate bene, non dipende solo dalla fortuna, dalle "belle carte". Anzi. È data in particolare dall’attenzione, dalla concentrazione, che sapremo dedicare alla nostra mano, alla lungimiranza con la quale sapremo unire e scomporre le diverse combinazioni, a come sapremo interagire con il gioco degli altri giocatori. C’è chi inizia il gioco con una mano più che favorevole, ma alla fine perde poiché disattento, frettoloso, incapace di discernimento; e chi al contrario comincia in una situazione di svantaggio e costruisce poco a poco la propria vittoria con prudenza, analisi e perspicacia. In questo modo, il gioco ci ricorda che "Faber est suae quisque fortunae" (Sallustio), ognuno è artefice del proprio destino. "Aide toi, le ciel t’aidera" (Jean de La Fontaine), aiutati, e il cielo ti aiuterà. Chiunque può risollevarsi da una situazione sfavorevole se non perderà di vista la propria vita, se non dimenticherà sé stesso, ma al contrario avrà sempre un occhio attento nell’osservare la maturazione del proprio cuore.
Quando il gioco è compiuto, i giocatori e il mazzo tornano ad annullarsi nel Tutto. La vita, come il gioco, è un’opera. Un lavoro che viene abbandonato quando è concluso. Si può dire chi vince in questo gioco? Vince forse chi arriva alla meta prima degli altri?
La vera vittoria è con sé stessi e solo per sé stessi.
Che ognuno, quindi, giochi la propria esistenza come meglio saprà fare, ma rimanendo pur sempre saldo nella profonda consapevolezza che in questo gioco non esistono scelte giuste e scelte sbagliate; poiché non ci è dato conoscere gli esiti ultimi delle nostre azioni.

 

Sebastiano B. Brocchi


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