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Riflessioni sulla Simbologia

di Sebastiano B. Brocchi    indice articoli

 

Salvate il figlio di Chronos.
Il significato misterico dello stratagemma di Rea

Maggio 2009

 

Rea Crono«Crono è il figlio minore di Urano e di Gaia, quindi il più giovani dei Titani. Aiutò la madre a evirare e detronizzare Urano, di cui prese il posto, dopo aver precipitato negli inferi i fratelli Ciclopi ed Ecatonchiri o "giganti dalle cento braccia". Poi sposò la sorella Rea ma, poiché i genitori - depositari della saggezza e della conoscenza - gli avevano predetto che sarebbe stato a sua volta deposto da un figlio, divorava i piccoli via via che Rea glieli presentava. E così generò e poi ingoiò Estia, Demetra, Era, Plutone e Poseidone. Figli di Crono, ma non di Rea, sono anche l'immortale saggio centauro Chirone ed Efesto.

Rea, in procinto di mettere al mondo Zeus, l'ultimo dei suoi figli, fuggì a Creta, dove partorì, poi presentando a Crono una pietra avvolta di fasce, che egli prontamente divorò senza accorgersi dell'inganno.

Divenuto adulto Zeus, dopo avergli somministrato una pozione che lo indusse a vomitare i figli precedentemente divorati, con l'aiuto di questi ultimi mosse guerra a Crono, a sua volta alleato con i propri fratelli Titani. La lotta durò dieci anni ma alla fine Zeus riportò la vittoria conclusiva, dopo che un oracolo gli aveva predetto che sarebbe riuscito vincitore se avesse liberato i fratelli di Crono - Ciclopi ed Ecatonchiri - da questi imprigionati nel Tartaro. E così Crono e i Titani finirono a loro volta incatenati sotto la custodia degli Ecatonchiri» (“Crono” dal sito http://www.sullacrestadellonda.it).

 

Precisiamo innanzitutto che Crono o Chronos (anche identificato con Saturno) è la divinità ellenica che personifica il Tempo e perciò la dimensione temporale. Il mito che lo riguarda ci informa che esso è il minore dei figli di Urano e Gaia (il Cielo e la Terra, o piuttosto il “piano verticale” ed il “piano orizzontale”): questo dimostra la consapevolezza che il Tempo non fa parte delle realtà prime di questo universo, né rappresenta un potere imprescindibile e vincolante a livello assoluto. Esso è una delle leggi che regolano il mondo fenomenico a partire dal suo distacco dall’Unità primordiale.

 

È interessante notare, en passant, che nella Bibbia e perciò nella tradizione giudaico-cristiana non compare una vera spiegazione sulla natura e l’origine del Tempo, come invece avviene nel mondo ellenico con il mito che stiamo analizzando, o in altre culture come quella induista. Nella Bibbia il Tempo è semplicemente quella sequenza di eoni che intercorre tra la creazione del mondo e la fine del mondo, e comunque si tratta di una definizione implicita e non esplicita nel testo.

 

Ma torniamo a Chronos: ci viene detto che esso aiuterà la madre a detronizzare Urano: interpretando, il Tempo si sostituisce alla dimensione “uranica” nel governo del creato. Se Gaia può, come abbiamo detto, rappresentare l’orizzontalità dello spazio e materia passiva del cosmo (natura naturata); Urano prima e Chronos poi, identificano il principio attivo o la verticalità agente, che induce la generazione e la metamorfosi (natura naturans).

 

"O Urano, padre di tutto, parte indistruttibile del Mondo, di tutti gli esseri antichissimo principio e di tutti gli esseri fine, O Padre Cosmo, Che ti aggiri in cerchio intorno alla Terra, Sede dei Numi Beati, che ti Muovi con l'Impeto del Rombo e circondi, custode terreno e celeste, ogni cosa, portando nel petto la Terribile Necessità della Natura..." (Inni Orfici, A Urano, IV, 1-6).

 

ZeusMa se Urano è una dimensione legata all’eternità immobile, e dunque la verticalità assoluta, franca, di una dimensione metafisica che comunque esiste a prescindere dai mutamenti “di quaggiù”; dimensione dell’Idea e del concetto-seme di tutte le cose; Chronos diviene invece la potestà della realtà storica, dunque una verticalità relativa e vincolata a Gaia-orizzontalità. Urano viene privato della sua facoltà di generare direttamente la manifestazione di sé steso (simbolicamente viene evirato) poiché deve ora sottostare al compromesso del Tempo: ovvero manifestarsi progressivamente.

Fin qui si descrive un processo creativo che avviene su scala cosmica: cedendo sé stesso all’universo manifesto, “sacrificandosi” alla materia, il Dio che è all’origine dell’eternità si sottomette di fatto al dominio del figlio Tempo; quel Tempo che divora i suoi figli poiché porta al degrado e al disfacimento tutto ciò che prima porta all’esistenza.

Tuttavia, in questo colossale meccanismo che muove i mondi, viene gettato il seme della futura “palingenesi” o liberazione.

Infatti, dentro ognuno di noi, la Magna Mater o Grande Dea che nel mito compare con il nome di Rea (Dea della fertilità e della vita, spesso associata a Cibele) può generare lo strumento della redenzione dal Tempo, sotto forma del figlio Zeus (letteralmente: Luce del cielo). Zeus è quindi quel Sé superiore che, come sembrano affermare tutte le varie tradizioni iniziatiche, può portare l’individuo a vincere Chronos diventando un essere che si posizioni al di sopra del Tempo stesso.

 

Osservando gli esseri umani, possiamo vedere ovunque tanti schiavi del Tempo e delle sue tre dimensioni, passato, presente e futuro. Individui che sono stati, saranno stati, sono, saranno, potrebbero essere, vorrebbero essere qualcosa o qualcuno in un certo momento. Individui che rimpiangono, dimenticano o idealizzano il passato; fuggono il presente o cercano un modo per viverlo a pieno; sperano nel futuro o lo temono… ma ricordiamoci che per essere simile agli Dei, l’uomo può e dovrebbe diventare quell’impronunciabile “Io sono colui che è” che nella lingua ebraica rappresenta il più sacro nome di Dio, e che equivale ad una più profonda e radicale identificazione dell’individuo con l’Essere, al di là del Tempo e dello Spazio.

Ed era questo uno dei maggiori scopi degli antichi Misteri e più in generale di ogni forma di Iniziazione. Permettere all’adepto di comprendere, attraverso una serie di osservazioni ed esperienze, l’illusorietà del Tempo, e la possibilità di trascendere il passato, il presente e il futuro, fondendo la propria consapevolezza con l’Eternità. Era questo in definitiva il segreto dell’Immortalità.

 

Non mi soffermerò in questa sede sull’approfondimento delle singole esperienze, riflessioni, rituali che permettessero agli Iniziati di valicare questa soglia imprescindibile della loro fioritura spirituale, ma è chiaro che non si trattava di semplici concetti speculativi, bensì di esperienze cognitive che facessero mutare radicalmente l’individuo nella sua percezione delle cose.

Quel che importa qui sottolineare, è che ogni Iniziato era di fatto condotto a ripercorrere in un certo senso le tracce del mito, poiché realmente dentro di lui avvenivano i misteri raccontati nella liturgia dai sacerdoti e tramandati nei secoli dagli aedi. Realmente nell’Iniziato avveniva quello scambio messo in atto dalla Dea Rea, e l’individuo veniva scisso: una parte di lui era la pietra sacrificata a Chronos, l’io corruttibile dato in pasto al Tempo; e l’altra parte era l’Io immortale, Zeus, celato agli occhi del mondo e consegnato all’Eternità.

 

Zeus, svezzato e cresciuto in segreto nell’isola di Creta, ovvero maturato su un piano sottile dell’individuo, invisibile agli occhi esteriori, costituisce perciò il legame occulto dell’uomo con il re primordiale Urano. È l’Assoluto divenuto monade, l’Eternità resa attimo, il Tutto reso Uno. In ognuno di noi.

 

E in questo modo, attraverso questo mistero imperscrutabile per la mente profana, alla fine Zeus ha incatenato suo padre.

 

Sebastiano B. Brocchi

 

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