Pochi giorni fa, il primo di aprile, come ogni anno alla stessa data, ho visto rientrare mio padre dal lavoro con un pesciolino di carta attaccato alla giacca. Mio padre fa l’insegnante, per cui si diverte a lasciare che i bambini “celebrino” a sue spese l’antico rito del “pesce d’aprile”…
«di scoppiare dall’ira mentre ritornava a Roma con una possente armata navale. Tutti quei superbi vascelli, così ben apparecchiati e provvisti di potenti speroni navigavano ch’era un piacere; il vento in poppa gonfiava tutte le vele; le onde e il cielo sembrava che fossero favorevoli a Caligola, assecondando i suoi progetti, quando sul più bello, ecco che la galera ammiraglia e imperiale si fermò improvvisamente. Le altre navi invece volavano sull’acqua. L’imperatore si corrucciò, il pilota raddoppiò i suoi colpi di fischietto, i quattrocento rematori e galeotti ch’erano ai remi, cinque per banco, sudavano a forza di remare; il vento soffiava con più forza, il mare cominciò ad indispettirsi per questo affronto, tutti si meravigliarono di questo miracolo, e l’imperatore si immaginò che un qualche mostro marino lo trattenesse in quel punto. Scesero allora in mare dei tuffatori, che, nuotando sott’acqua, esaminarono tutta la chiglia di quel castello galleggiante; trovarono un pesciolino piccolo e malintenzionato, lungo circa mezzo piede, che s’era attaccato al timone, e si divertiva a fermare la galera che aveva sottomesso l’intero universo. Sembrava che si volesse burlare dell’imperatore del genere umano che scalpitava tanto con tutti i suoi gendarmi e i suoi tuoni di ferro che lo avevano reso signore della terra.