«Stupendi sono i personaggi dei quali narrano la tradizione e la leggenda Romane, tra essi svetta Muzio Scevola, in lotta contro il malvagio Porsenna intorno all’anno 507 a.C., il quale non si voleva arrendere dopo la sconfitta inflitta a lui da Orazio Coclite e insisteva ad assiepare Roma. Muzio Scevola s’introdusse nel campo tentando di attentare a Porsenna, colpì invece il suo scrivano e per punirsi si tagliò la mano che aveva compiuto quell’errore.
Tutto questo mi fa venire in mente un’altra tradizione popolare, anch’essa romana, quella legata al mascherone di pietra noto come “bocca della verità”, «una grossa pietra circolare (1,80 m di diametro) che rappresenta una testa di fauno urlante: è la famosa "Bocca della Verità", probabilmente un chiusino, a forma di maschera, di una cloaca, risalente al IV secolo a.C. Nel Medioevo l'indagato veniva condotto dinanzi al mascherone (allora affisso alle mura esterne della chiesa di S.Maria in Cosmedin) e la mano introdotta nella "bocca della verità": se innocente, ritirava la mano indenne, ma, se colpevole, il mascherone avrebbe chiuso la bocca, troncando di netto la mano» (da www.romasegreta.it).
Su questo sentiero ci imbattiamo sicuramente nel celebre episodio evangelico dell’“incredulità di Tommaso”, in cui l’Apostolo identifica nel “toccare con mano” la veridicità di quanto afferma l’uomo che si trova di fronte a lui.