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Massoneria teosofica. Simbolismo, Sacralità, Esoterismo, Reminiscenza, Profanità.
di Vincenzo Tartaglia   indice articoli

 

Le forme visibili ingannano e confondono l’uomo. Capacità dell’anima di superare l’illusorio, tramite la Bellezza invisibile e la divina Geometria

Prima parte - Novembre 2016

 

DIO Altissimo non ha forma: neppure le forme spirituali LO rappresentano degnamente e compiutamente!
Eppure l’uomo, dotato d’immaginazione, non può evitare d’immaginarLO: l’immaginazione gli è stata data proprio a tale scopo. L’immagine, o il simbolo che più degnamente LO rappresenta è l’OSCURITA’, qualcosa che c’è ma non c’è: il VUOTO-PIENO! Tra i simboli che hanno una forma visibile, quelli che tuttavia più avvicinano a DIO sono le figure geometriche. Quando dunque l’ALTISSIMO si mostra (se non si mostrasse non ci saremmo!), allora instilla, nella Mente dell’Artefice Universale, la Geometria che definiamo divina per distinguerla da quella conosciuta e adottata dai geometri.

 

L’uomo conosce il mondo secondo che lo osservi tramite i sensi; con l’anima; con lo spirito; oppure avvalendosi dell’una e dell’altro, collaboranti e direi intrecciati. Alla visione spirituale, la collaborazione dell’anima con lo spirito appare come un triangolo isoscele volgente la punta in alto, verso il PUNTO: lo SPIRITO, il REALE, l’UNO, insomma l’Artefice Universale che accoglie le anime spiritualizzate meritevoli del divino riposo, dopo il viaggio purificatore tra le sfere.
Partendo dalle forme illusorie che la Terra assume e sensorialmente percepiamo, in quanto entità votate alla divina Conoscenza dobbiamo accendere in noi la visione delle figure geometriche: in esse è nascosto il REALE. Non soltanto il corporeo-visibile è infatti suscettibile di assumere forme, ma anche l’incorporeo-invisibile: sensazioni, sentimenti e ricordi elaborati dall’anima si manifestano insomma all’anima stessa e allo spirito; altresì vi sono figure che rispecchiano i pensieri, gli ideali, la genialità, la spiritualità umana potenzialmente illimitata.
Queste realtà animiche e spirituali, che si rivelano ai simbolisti, hanno rapporto con determinate condizioni e fasi che l’anima e lo spirito vivono durante i cicli evolutivi. Dico che il contenuto nascosto della divina Geometria ci ammaestra su ciò che le parole non possono descrivere, e che la comune logica non può afferrare e dimostrare: una figura geometrica non è dunque fine a se stessa ma riconduce ai misteri della Creazione, della vita e della morte. Sicché la Geometria, a cui qui si allude, racconta simbolicamente la storia che il tempo non contiene e non conserva, non altera e non distrugge.
Questa storia, eterna e reale, è conoscibile da ciò che nell’uomo è parimenti eterno e reale: l’Ego, l’entità spirituale-animica che ricorda il passato e “legge” il futuro. In quanto ricordiamo, siamo esseri semidivini; in quanto lettori del futuro, siamo entità divine: infatti al ricordo è legata soprattutto l’anima; col futuro ha invece reciprocità lo spirito, che vive oltre il tempo misurabile e mai dallo SPIRITO si stacca.
… Oltre le forme geometriche è la NON-FORMA, la NOTTE: MADRE di tutte le forme e di nessuna… L’universo esce quindi dalla TENEBRA quando nello Spirito e nell’Anima dell’Artefice (Grande Geometra) prende le forme incorporee della Geometria, delle quali le figure geometriche conosciute rappresentano solo l’aspetto simbolico: risalendo tramite i simboli alle originarie forme ideali, spirituali, l’uomo penetra per così dire nella Mente ideatrice.
Poiché le figure geometriche sgorgano dallo Spirito dell’Artefice, possiamo addirittura immaginarle come il Suo Alito vitale: l’Artefice dunque crea, espirando,  la Geometria. Oppure: nell’ora del Principio l’Artefice fischietta, come volendosi divertire, e le note si concretizzano in figure spirituali. A sua volta l’uomo, immagine dell’Artefice e degli dèi creatori, espirando emette nel contempo aria e forme geometriche invisibili: sono proprio queste che rappresentano e raccontano un individuo, nella maniera più fedele all’anima e allo spirito. Dunque espirando, un individuo scrive nell’aria il suo passato terreno ed ultraterreno: l’alito che egli emette rivela i misteri della sua vera natura, coessenziale all’eterna immutabile Realtà.

 

In quanto entità spirituali, deiformi, abbiamo ereditato la facoltà di geometrizzare. Ciò dà a noi la possibilità di acquisire la Conoscenza teosofica che svela gli aspetti essenziali e veritieri del Creato, delle creature e del Sommo Geometra: è il cammino iniziatico che comincia dalla concretezza illusoria, per raggiungere la Realtà che mai degenera o si abbassa. Per l’uomo, questo cammino è piuttosto un’elevazione: esprimendomi simbolicamente dico che è un’ascesa dalla base quadrangolare di una piramide fino all’apice, Punto iniziale-finale della Creazione, o meglio della Grande Manifestazione. Ciò che chiamiamo Creazione è in effetti il manifestarsi, periodico, di una parte dell’OCCULTO sempreesistente (NOTTE MADRE).
Nel grande come nel piccolo, l’apparizione non segna quindi l’inizio di una vita: essa soltanto mostra qualcosa, per esempio l’universo solare, che precedentemente dormiva profondamente nella NOTTE (l’INFORME-ONNIFORME; l’INDETERMINATO).
Svegliandosi ed uscendo da tale condizione per manifestarsi sulla Terra sotto le sembianze di una persona vivente, lo Spirito umano (Ego) passa attraverso condizioni che geometricamente e matematicamente corrispondono a:

 

un Punto, Origine della vita e Preforma di ogni forma: Uno;
un Triangolo isoscele incompleto (senza base): Due;
un Triangolo isoscele completo: Tre;
una figura quadrangolare, infedele copia del Sacro Quadrato: Quattro.
L’uomo dunque vive sulla Terra come un quaternario imperfetto composto dal corpo fisico, visibile; dal corpo eterico (vitale) e dal corpo animico (che suscita le primitive, ancora grezze sensazioni), invisibili; e dall’io che, esso stesso invisibile ed imperfetto, troneggia nel centro dell’uomo come un Sole spirituale che effonde Luce (Sapienza), Calore (Amore) e Forza (Volontà).
Se ci ispiriamo alla Geometria e ci riferiamo al nostro universo, possiamo dire: quando il Grande Geometra (Punto) estrae da sé una creatura, nella sfera spirituale appare qualcosa che gli Iniziati appercepiscono ed assimilano al triangolo isoscele incompleto (simile ad un compasso, aperto verso il basso). Questo triangolo, che attraverso l’apice resta unito al Punto, è incompleto poiché la base esiste solo potenzialmente. La figura a cui alludo è quella dell’anima: essendo imperfetta, questa deve perfezionarsi per mezzo del movimento purificatore che però, allontanandola dall’Artefice, la conduce parimenti lontano dalla Sua pur relativa Perfezione (che non è la PERFEZIONE). Tale lontananza non stacca tuttavia l’anima dallo SPIRITO, che nell’Onnipresenza vigila sulla Creazione e non abbandona neppure le anime più deviate e sataniche.
Ne sia cosciente o no, l’anima è essa stessa spirituale e parte dello SPIRITO, così come il vento è parte del Vento e questo del VENTO. SPIRITO e VENTO indicano la medesima COSA, l’ESSENZA e l’ONNIPRESENZA di DIO ALTISSIMO: pur se l’anima perde l’intima percezione del divino, tale satanica condizione non annulla l’ONNIPRESENZA. Sicché il rifiuto più ostinato, la durezza più invincibile, l’odio più cieco dell’anima nulla sono e nulla possono contro l’AMORE assolutamente costante ed inesauribile di DIO, verso le creature tutte. Se dunque l’anima si allontana dallo SPIRITO divino, ciò non significa che ESSO si allontana dall’anima: l’allontanamento, comunque periodico, dipende dalla percezione soggettiva dell’anima stessa.
DIO è Amore: non può averci creati per lasciarci eternamente vagare senza identità e senza pace, nello Spazio infinito!... Se poi la logica inclina a tutt’altre conclusioni, è perché detesta le “visioni” e si perde fatalmente di fronte all’Ignoto e alla Trascendenza. La logica non spegne tuttavia nei simbolisti la capacità di  ravvisare come una Linea immateriale che lega ogni creatura allo SPIRITO: quella Linea appare simile ad una “mano” tesa verso le creature, per sostenerle nella lotta contro le imperfezioni che hanno peraltro ereditato dall’Artefice-Creatore, non da DIO!
La perfezione relativa è anche relativamente fissa (in verità gira attorno ad una Perfezione più completa, la quale a sua volta…); l’imperfezione è invece mobile per necessità, dato che il movimento è trasformatore ed avvicina le creature alla PERFEZIONE (irraggiungibile). Al fine di colmare le sue imperfezioni, l’anima deve quindi abbandonare il Cielo (mondo spirituale) e discendere sulla Terra per vivere in un corpo materiale, che molto la farà soffrire. La sofferenza è appunto ciò che alle anime manca ed è necessaria: essa è purificatrice, illuminante ed elevante. Dunque soltanto dopo aver tribolato sulla Terra, tra cose materiali ed avverse, l’anima potrà in piena coscienza gustare la celeste Beatitudine che non è nella Dualità bensì nell’Unità.
L’anima è beata quando, avendo conosciuto la sofferenza, si riunisce finalmente con l’Artefice e Ne assorbe la relativa Perfezione.

 

Se gli uccelli nascessero nel cielo e dovessero lì volare, vivere e riprodursi, non avrebbero bisogno delle zampe ma solo delle ali. Il fatto però che questi esseri, meravigliosi in volo, sono dotati anche delle zampe per poter vivere, sostare e risposare quaggiù, deve pur suggerirci qualcosa circa il rapporto tra lo Spirito (Cielo) e la materia (il nostro Pianeta). Tale rapporto è duale, e mette in relazione l’alto e il basso, il divino e l’umano; la quiete e il movimento; in breve gli opposti che sono illusori rispetto all’UNO, il REALE coagulato e senza opposizioni.
Arriverà il tempo in cui l’uccello apparterrà via via all’aria: allora necessiterà sempre meno delle zampe. A sua volta l’anima si libererà gradualmente del corpo materiale per poter riposare tra gli Spiriti, prima di riprendere l’infinito cammino della purificazione… Finché l’esistenza sarà tuttavia governata dalla Dualità, le ali dovranno convivere con le zampe ed il riposo dovrà alternarsi con l’attività. Anzi è proprio nella quiete del riposo che l’uomo spirituale, alato, rivive l’Eternità: se mai egli riposasse finirebbe col dimenticarla, e l’oblio spegnerebbe in lui il desiderio dell’Eterno. E’ in effetti vero che il dormire e il sognare sono temporanei, avendo un inizio ed una fine; è altrettanto vero che quando l’uomo riposa e sogna, l’anima ritrova volando la sua deiforme ed armoniosa natura: la divina figura, che infonde pace.
Come allora definiremmo, l’incubo? Come la sensazione che assale l’anima quando percepisce l’imperfezione, la difformità della sua figura sofferente (smorfia?). L’anima si stanca e soffre non quando sogna e vola felicemente aggrappata all’Eternità, ma quando vive nel corpo e per il corpo secondo le esigenze del tempo e della mutazione. Negli uomini comuni, l’Eternità per così dire si frantuma in maniera irriconoscibile: si trasforma in frammenti di tempo a causa della nostra ordinaria coscienza, limitata, incapace di percepirla nell’insieme. Simile percezione tuttavia si sviluppa in chi, avendo trovato l’Unità in se stesso (Ego), coglie l’unitarietà anche all’esterno.
Sicché la vita terrena si configura come una foresta, sviluppatasi  da un unico seme: la maggioranza degli individui percepisce alberi, pluralità e caos; gli eletti colgono invece la foresta nell’insieme e nell’armonia, poiché fanno risalire ogni cosa al divino SPIRITO totalizzante.
Dunque la Terra fa sì, che: il Punto assuma tutte le forme; l’Uno proliferi, trasformandosi in molteplicità; la Realtà produca, come degenerando, schegge d’illusioni. Sul nostro Pianeta materiale tutto quindi si presenta capovolto, all’anima che ha reminiscenza del mondo spirituale: ogni cosa la trae in inganno, facendola soffrire. In verità anche nel risalire al Cielo l’anima vede le cose capovolte, rispetto a come le vedeva sulla Terra: questa volta però, ciò che essa vede conduce al VERO (SPIRITO dell’universo).
Più che al risalire una scala, il viaggio dalla Terra al Cielo assomiglia ad un volo: si confà agli individui “alati”, ricchi d’immaginazione e d’intuizione. Durante l’ascesa, questi uccelli umani svilupperanno e perfezioneranno sempre più le ali a svantaggio delle zampe (materia): nel mondo spirituale è infatti soltanto possibile volare, poiché affini all’aria e allo Spirito sono appunto le ali (spiritualità).
Nel paradisiaco mondo spirituale, inizialmente le anime sono ancora assonnate (…appena emerse dalla NOTTE): la coscienza che le assiste è simile a quella di un fiore sulla Terra. Esse “volano”, cantano, sono immerse nella Beatitudine ma ignorano quasi totalmente la loro condizione: gioiscono così come un fiore percepisce, nel suo sonno, il calore benefico del sole. Sappiamo peraltro che la totale incoscienza è un’impossibilità, poiché la coscienza è onnipresente quanto lo SPIRITO, ossia la VITA. Una sola scintilla di coscienza è sufficiente affinché una creatura possa vivere ed attivarsi su differenti livelli; possa adattarsi, sopravvivere e  perfezionarsi.
Le anime voleranno e canteranno e gioiranno coscientemente, quando torneranno all’Origine dopo le tribolate esperienze terrene.
Un bambino gusterà coscientemente la vera felicità soltanto dopo che avrà deposto, sull’altro piatto della Bilancia della Vita (Dualità), almeno una scintilla di sofferenza personale: se tu ignori e non pesi il dolore, in qual modo conoscerai e peserai le gioie? Il fuoco è per tutti grigio e come inesistente, fino alla prima scottatura: da quel momento prenderà il colore della sofferenza, e forse sapremo evitarlo. Allora pure impareremo a conoscere la duplice natura del fuoco: infligge all’anima sofferenze, ma la prepara alla gioia. Dunque la Dualità, alla quale tanto male imputiamo e tanta forza satanica, ha in sé il seme del Buono e del Vero!
A tal proposito gli uccelli insegnano più di qualcosa: se cinguettano e manifestano felicità nel volo è perché nella loro coscienza, ancorché nebulosa, avvertono la differenza tra il penoso saltellare e poggiare sulla Terra, su superfici più o meno solide e sto per dire avverse, ed il volare liberamente nel cielo fraterno. Le zampe sono quindi la base della felicità, per gli uccelli: le sofferenze terrene predispongono ed innalzano le anime, alla Beatitudine. Le zampe e le sofferenze si configurano come la base di una piramide, o di un triangolo isoscele rivolto in alto. La Terra stessa è la base di questa piramide immaginaria, simbolo architettonico della purificazione e della ricerca del Divino.
Nella sua ternaria natura, l’anima prenderà invece la forma di un triangolo equilatero vivendo in progressiva armonia col corpo e con lo spirito. E’ la condizione in cui essa si avvicina allo SPIRITO, vertice della simbolica piramide e Punto che riassorbe e riunifica le forme. Per ogni anima, tale riunificazione è la ricompensa alle sue sofferenze; all’aver superato difficoltà crescenti ed armonizzato la sua natura, complessa ed effervescente.

 

Tutte le creature sono potenzialmente immortali: ricevono l’immortalità come un dono. Il dono è però un seme: ciascuna creatura dovrà meritare il dono, aiutando il seme a germogliare. Dico che l’immortalità ricevuta è solo un divino “soffio”, che si perde nel VENTO della VITA infinita. L’immortalità sofferta e meritata è invece Vento, nel VENTO: tale è parimenti l’individuo alato, che con le proprie forze e soffrendo si è liberato di tanta materialità ed ha acceso nell’anima la divina Luce. Si tratta dunque di portare tanti divini “soffi”, tanta sacralità entro di noi, finché siamo cittadini terreni: inspirare soffi ed accogliere il divino, è come distruggere vasi (corpi) per respirare l’aria (spirito) che occupa invisibilmente l’interno.
Credi allora che sia a te più necessaria l’aria del vaso, oppure il vaso materiale che vanamente la contiene e racchiude? Certamente le anime elette avvertono maggiore affinità con l’aria, poiché sono attratte dall’ignoto: l’aria è infatti invisibile, come l’immortalità alla quale l’anima aspira. Superiamo in effetti la morte quando dalle cose illusorie assorbiamo l’elemento immortale, invisibile, arioso. Significa che conquistiamo l’immortalità privandoci del concreto, per avere l’astratto: è come rinunciare alla falsa vita palpabile in favore della vera, che chiamiamo morte pur essendo esperienza realmente vissuta dall’entità spirituale-animica!
A chi riconosce questa divina entità, gli uomini appaiono morti proprio quando mostrano un corpo, quaggiù; appaiono invece viventi, quando scompaiono nello spazio…
A certi individui, l’aria ispira l’eterna vita. E che dire allora dei “vuoti d’aria”? Non sono questi ancor più dell’aria vicini all’Eternità, proprio perché sono meno corporei? Non esiste infatti il vuoto, ma il PIENO visibile-invisibile: ovvero lo SPIRITO, che si manifesta o si nasconde senza perdere un solo soffio. La VITA è SOFFIO, unico e continuo; è RESPIRO, di cui non può esistere il secondo, il terzo…: la molteplicità è illusione. L’ultimo respiro che precede il trapasso, non si rimescola forse con l’aria che respirerà chi resta in vita? Dimmi: l’ultimo respiro è davvero l’ultimo, oppure si trasferirà per continuare la sua missione? In quale corpo è finito l’ultimo respiro di Pitagora… di Gesù? Chi, differenziando i respiri, separa l’uno dall’altro? Siamo soffi nell’unico VENTO; raggi nell’unica RUOTA; respiri nel RESPIRO.
Immaginiamo lo SPAZIO popolato di figure ventose, incorporee: in quale Geometria rientrano queste figure invisibili? Esse sono attualmente sconosciute ed inconoscibili, poiché troppo sorvolano il nostro intendimento: si riferiscono infatti a condizioni molto più elevate rispetto a quelle che le anime e gli spiriti stanno vivendo, nel sistema solare. I sistemi sono limitati, rispetto al SISTEMA; analogamente sono limitate le geometrie rispetto alla GEOMETRIA, dato che il corpo e l’anima e lo spirito occupano spazi differenti: spazio limitato e limitante, per il corpo; elastico, per l’anima; ancor più libero per lo spirito, capace di evolvere infinitamente nello SPAZIO.
Ciò che mai cambia e resta unico, è pur sempre lo SPIRITO divino: la MADRE NOTTE che partorisce in ogni momento, infinitamente trattenendo nel GREMBO le creature…Nell’aspetto più puro, dico nella divina nostra Realtà, mai nascemmo e nessuno nascerà! Sei nato soltanto in quanto corpo, per necessità dell’anima ad esso collegata: per la parte invece legata allo Spirito, l’anima è Sempreesistente.

 

Essendo duale, l’anima è chiamata a districarsi e patire tra l’illusorio e il reale così come tra ogni altra coppia di opposti. Alla visione di un uomo “animico”, che avverte fortemente i dualismi, è dunque possibile che le rocce si presentino alate, pronte al volo! Per quanto bizzarra, tale visione non imbarazza affatto chi percepisce l’affinità occulta tra la roccia e l’aria: vi è una parte ariosa nella roccia; vi è una parte solida nell’aria. Ciò in virtù del fatto che gli opposti, come sappiamo, coesistono.
Quando la roccia sarà polvere si unirà prima o poi all’aria, e scomparirà alla vista. Tuttavia resterà in vita, poiché ciò che appare non finirà mai di esistere: sopravvivrà al nostro sguardo; continuerà a vivere, anche se saremo raggiunti da cecità! Quanto più una cosa sembra anzi inesistente ed oscura, tanto più è nella vera Vita. Ma cosa è questa Oscurità trascendente, priva di riferimenti oggettivi, apparentemente nemica della logica? E’ l’eccelsa condizione alla quale pensavano i metafisici Ideatori della Piramide di Cheope, tronca... senza fine. Essi vedevano l’INVISIBILE, il triangolo oscuro (apice piramidale mancante): divina Trinità.
Il passaggio dal visibile all’INVISIBILE è per l’uomo una purificazione, che lo alleggerisce interiormente. Tale vantaggiosa trasformazione permette all’anima di lasciare l’illusoria e caotica condizione terrena e d’innalzarsi a condizioni e spazi sempre più reali, geometricamente ordinati: appunto sfuggendo alle cose illusorie che la influenzano mortalmente, l’anima acquisisce meriti per la Vita Eterna. Ciò è però impossibile al negatore dell’ultraterreno che  si crede circondato da cose ed esseri inanimati, senza vita: lo scetticismo nei confronti dell’invisibile e della trascendenza, attira la morte e respinge la vita.
Se insomma le immobili pietre evocano a te la morte, come eviterai i loro mortali influssi? Può invece evitarli l’individuo spiritualista che percepisce e considera viventi ed animate tutte le cose, ricevendo da esse gioia e vitalità: quando è nel cimitero, tra defunti, quell’eletto individuo si sente proiettato in alto e più vivo che mai!
… l’uomo è a suo modo un’entità geometrica, piramidale. E’: Punto all’apice, in quanto spirito; quadrangolare alla base, in quanto corpo; triangolare tra apice e base, in quanto anima. Tale parimenti si rivela il nostro Pianeta, a chi lo percepisce al di là delle apparenze. Le forze che queste infatti sprigionano nascondono la bellezza vivificante del Creato, l’armonia tra le sue componenti corporee, animiche e spirituali: è la condizione assimilabile ad un triangolo scaleno.
Ciò che infatti sembra brutto agli occhi e suscita repulsione e smarrimento nell’anima, si manifesta allo spirito come una figura disarmonica. Questa disarmonia la troviamo appunto nel triangolo scaleno, i cui lati assomigliano a tre fratelli irrequieti e sospettosi, malintenzionati, in lotta sotto lo stesso tetto…

 

Seconda parte (prossimamente)

 

   Vincenzo Tartaglia

 

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