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Massoneria teosofica. Simbolismo, Sacralità, Esoterismo, Reminiscenza, Profanità.
di Vincenzo Tartaglia   indice articoli

 

Massoneria agonizzante, tra Iniziazione e ignoranza

Prima - Seconda - Terza - Quarta - Quinta - Sesta - Settima parte

- Luglio 2016

 

L’iniziando scarsamente dotato, esteriorista e poco spirituale, non tarda invero a palesare i suoi limiti una volta elevato al 3° Grado! Si fa allora notare per essere esigente e cavilloso oltre misura, e per cose di poco conto, mentre poi si mostra indifferente e sto per dire allegrotto verso la Scienza Muratoria! Il cavillo e l’intolleranza, al pari dell’indifferenza e della superficialità rivelano del resto la tenebrosità di un’anima ancora grezza e debole, troppo “terrosa” per poter accendere in se stessa una visione larga e spirituale della vita e dell’universo: a tale visione allude il simbolismo del Compasso, che durante i Lavori nel Terzo Grado progressivamente si apre per prevalere infine sulla Squadra.
Questa apertura allude alla tendenza dello Spirito ad alimentare nel Maestro non solo la Conoscenza, ma soprattutto la capacità di amare altruisticamente e con umiltà, con semplicità e concretezza: ciò è possibile grazie alla facoltà dello Spirito stesso di correggere, sgrezzare e purificare l’istinto. Se tale possibilità non sussistesse, mai un Maestro si sentirebbe benevolmente spinto verso i Fratelli gerarchicamente più in basso.
In un certo senso l’autentico Maestro ricorda e rivive il suo entusiasmo iniziale, quando, egli stesso Apprendista, di fronte ai misteri massonici mostrava amore e timore, innocenza e purezza: era come un bambino che avanza con inconsapevole religiosità verso la vita, pronto ad abbracciare l’Ignoto, ogni essere e cosa!
I velati insegnamenti che la Luce elargisce agli intuitivi Fratelli dicono che, nei riguardi della Sapienza, un Maestro resterà pur sempre e soltanto un bambino: un esserino infuso di Eternità; figlio dell’Eternità, prima ancora che dei genitori terrigeni! Il Maestro dovrebbe dunque sviluppare specialmente l’umiltà, e sentirsi sempre un principiante che muove i primi passi verso la Conoscenza: lungo il sentiero conoscerà il vero Amore. In virtù di queste ottime acquisizioni egli dirigerà la Mente ed il Cuore verso i Fratelli gerarchicamente più in basso, per assisterli nel combattere le paure che affliggono l’anima; per costruire nei loro cuori la speranza; aiutarli a fugare il superfluo, che oscura le menti, per il beneficio dell’essenziale che invece le illumina; per soccorrerli affinché il loro pessimismo si trasformi in ottimismo, così come puntualmente il tramonto nell’alba successiva.
Questa positiva visione rivitalizza i Fratelli spirituali; come un vento generoso, soffia sulle loro anime; fa sì che il presente non sia per essi improduttivo ma fertile, non claudicante e goffo, ma metta le ali per avvicinarsi alla Meta: l’Eternità, sempre rugosa e sempre rosea!
Se fossero illuminati e virtuosi secondo le prerogative del Grado, i Maestri avanzerebbero verso la morte senza dover sopportare la compagnia dell’inquietudine; della tristezza per dover lasciare questa vita. Il Maestro che interiorizza con profitto i simboli relativi al 3° Grado, già impara infatti a vivere spiritualmente e virtuosamente sulla Terra: sorvolando sulle cose illusorie tanto amate dai comuni individui, egli prepara allora un soggiorno piacevole nel mondo degli Spiriti. Tra questi, riconoscerà (dopo la morte) il suo Spirito: l’Ego, il vero Maestro che aveva trovato proprio in lui, vivente, il corpo ospitante tramite cui poter operare nelle condizioni terrene.
Se quindi un Libero Muratore mostra di trovarsi a suo agio quaggiù, nel mondo materiale, come vivrà da defunto e disincarnato nel regno dell’Anima e dello Spirito? Se sei amico del tempo, se rifiutando l’immateriale rincorri la materia, certamente l’Eternità rifiuterà te quando non sarai della Terra ma apparterrai alla morte!... Sarai allora presto rinviato (reincarnazione) alla Terra, per ritrovare le illusioni mortali che avevi cercato ma ti facevano a tua insaputa non poco penare!

 

Impara più che puoi già dai simboli, Fratello iniziando: lascia che respirino in te! Non soffermarti sulle cose materiali, ma considera effimera questa esperienza (tornata) terrena. Perfeziona piuttosto la visione dell’oltretomba, della vera Vita oltre la morte: non lasciare che l’incapacità dei Maestri distolga e scoraggi l’anima tua, se realmente aspiri all’Eternità!

Dal punto di vista iniziatico il Massone è un bambino molto particolare, sotto certi aspetti prodigioso: responsabile, cosciente; sempre desideroso di apprendere; degno di entrare nella ristretta famiglia degli eletti, chiamati all’Eternità.
Quando un bambino immagina di essere un capo, un comandante, una figura simile ad un Re, non è per la sterile vanità o perché spinto dalla totale incoscienza! La sua immaginazione è invero accesa e mossa da forze cosmiche, le quali sono originariamente nel Sole. E cosa in realtà desidera un bambino, nella purezza dell’anima sua? Piuttosto che la conoscenza desidera l’Amore; sente il bisogno del Calore anziché della Luce: un istinto primordiale lo ammaestra sul fatto che, dando o ricevendo Amore, si dà o si riceve tutto il resto, ogni altra cosa, Sapienza compresa.
Ancorché incoscientemente, ma in sintesi meravigliosa, l’innocente bambino afferra ciò che ai celebrati filosofi razionali sfugge!
E del resto l’innocenza è un dono, forse il primo ed il più grande: essa non ci è data per essere trasformati in vittime impotenti, ignare dell’altrui malizia, schiacciate sotto la perversità dei perversi! L’innocenza, che come una nuvola invisibile avvolge e protegge un neonato, ha davvero in sé tanta saggezza; ha abbondantemente forza e conoscenza, per proteggersi e proteggere; possiede il giusto Intendimento, maestro e guida dell’anima sul cammino dell’immortalità.

 

La vista di un neonato incute timore e suscita sentimenti complessi negli individui spirituali, i quali percepiscono nella sua innocenza qualcosa di arcano, celestiale: una divina presenza! Se peraltro un’alba può trasmettere meraviglia fino alla commozione, cosa mai è capace di accendere in noi la nascita di un essere, l’apparizione in veste mortale di un’anima divina? Cerchiamo a questo punto d’immaginare lo SPIRITO Onniforme, che  si compiace di assumere una forma particolare!… Immaginiamo il TUTTO, Indeterminato ed Onnipotente, che umilmente si concretizza e si determina in qualcosa di palpabile: in un vivente limitato e gracile, che già sul nascere porta il germe ed i segni della morte!
Un neonato è estremamente indifeso: chiunque potrebbe ucciderlo! Persino un genitore: anzi proprio lui, più facilmente e per primo! Eppure tale infanticidio, che non è senza precedenti e ci sgomenta, è per fortuna molto raro se consideriamo le umane imperfezioni, il cieco impulso della Pietra Grezza, tanto imperfetta quanto a noi stessi avversa!
Sennonché la Vita, accesa dall’AMORE onnipotente, ha la capacità di ricrearsi sia visibilmente che invisibilmente. Per quale motivo, il biblico Diluvio non distrusse totalmente la vita sulla Terra? Poiché l’Onnipotenza non è nell’Acqua bensì nel FUOCO, ossia nell’AMORE: l’interpretazione esoterica del Diluvio, conduce appunto a tale conclusione. Infatti i “salvati” (sull’Arca di Noè) sono coppie; esseri suscettibili di ricreare la vita, nella VITA Illimitata, dono e necessità dell’ONNIPOTENTE.
Dunque la divina FORZA creatrice non ha avversari: la morte non è suo nemico; non può che essere il suo alleato! E del resto non è affatto comune l’espressione “morte illimitata”, mentre frequentemente ci imbattiamo in quest’altra riconfortante espressione, “VITA infinita”, attraverso la quale proclamiamo l’Onnipotenza dell’AMORE che illimitatamente ricrea e trasforma se stesso, pur rimanendo Inalterabile ed Immobile. E’ ESSO che spinge il vero eletto a cercare nuove esperienze interiori; a rinascere tramite il cammino iniziatico purificatore, attraverso il quale si perviene alla Luce.
Significa che la Conoscenza purifica sì l’anima, ma oltre la purificazione non può andare. Diciamo:
l’Acqua lava e purifica l’anima del Fratello; l’Aria solleva l’anima e la porta con sé;… infine il Fuoco accende in essa la divina Beatitudine, che ignora l’odio e ne resta al riparo.
Possiamo affermare che ad ogni nuova nascita e metamorfosi nell’anima, l’eletto Fratello avverte come un’esplosione d’Amore. E’ il manifestarsi del Fuoco: sorridente, non terrificante; creatore, non sterminatore.
In verità ognuno, nascendo, cade sotto la legge della Dualità (Compasso aperto): porta quindi con sé sia l’Eternità che la morte; è stretto tra coppie di opposti, conteso dagli estremi; si sente amato, odiato; ora vitale, ora agonizzante. Se un neonato potesse allora esprimersi, canterebbe la vita o la morte? Percepirebbe il suo albeggiare, nel grande Giorno della Vita, già come un tramonto? Nel suo primo pianto è forse celata la disperazione per aver lasciato il Paradiso e l’Amore, oppure si nasconde l’incosciente gioia di poterli riconquistare e rivivere tra gli Immortali… lassù?
L’Amore fa sì che i genitori contemplino il neonato con rispetto profondo e meraviglia, con religiosità; lo riguardino come semenza, della Vita futura. Già dunque tramite la presenza sulla Terra, un neonato annuncia ai mortali la sua divina missione: trasmettere a sua volta, dopo averlo ricevuto, il cosmico SOFFIO vitale, unico ed infinito! Affinché ciò si realizzi, è necessario che il neonato superi la prova della vita: dovrà veleggiare tra i terribili opposti; tra la purezza spirituale e l’impurità materiale.
Invero il neonato è impuro solo per eredità. In quanto singola entità, in quanto “ego” irripetibile, voluto e desiderato dall’AMORE, è invece soltanto Spirito. Dico perfezione, ossia purezza: se hai l’una, non può mancarti l’altra. Nella sua spiritualità, ogni essere è infinito quanto lo SPAZIO. Se dunque reputi che al tuo amore sia necessario un compagno, cercalo nella purezza, che è quanto dire nell’innocenza, alle quali l’AMORE concede scintille della sua Onnipotenza per la salvezza degli innocenti e dei puri.

 

Nell’immaginarsi Re, un bambino si sente già un principino, un figlio di Re… Pur nebulosamente, avverte nell’anima la sublimità della sua celeste Origine: vede nel Sole un Re, un Padre; prova Amore per Lui; Ne desidera l’Amore. Non è tutto! Immaginandosi Re, quell’esserino si sente come rinvigorito, interiormente fortificato e più completo; prova sentimenti di gioia e piacere. Inconsapevolmente, invero teme anche il momento in cui sarà deposto e non sarà più Re. Chiediamoci: in questa deposizione, la sua anima avverte già il crepuscolo della vita e l’alba della morte?
Ponendo l’Amore al centro di tutto; conferendo all’Amore l’aspetto del Sole, al Sole quello di Re, il bambino afferra, tramite istintive intuizioni e rappresentazioni, che il centro di ogni spazio vivibile non è reperibile attraverso processi matematici, numerici e gelidi, ma è qualcosa che non tutti possono vedere o sentire interiormente: è un Fuoco misterioso! La saggia voce del Cuore insegna, che il punto centrale di una casa è la culla del neonato. Quel punto riluce di sacralità; rappresenta il confluire delle onde della Vita: in ogni culla, albeggia il sole che verrà!
Ogni vivente fu, un tempo, questo “sacro centro”: fu un principino.
… Come un futuro Re dovrebbero i Maestri considerare parimenti un Apprendista, che si prepara a divenire Venerabile. La Loggia stessa dovrebbe rappresentare per essi una Reggia, e questa a sua volta un Grande Oriente, espressione e parte del GRANDE ORIENTE assoluto, invisibile, spirituale! Attraverso la voce di anziani Maestri assennati ed umili, piuttosto che brontoloni ed effervescenti, la Sapienza Muratoria peraltro ci ricorda che ogni Loggia è “sovrana”.
Orbene il mettere ciò che è piccolo (Loggia) al centro di qualcosa più grande (Grande Oriente), è come porre idealmente la culla del neonato al centro della casa…; il bambino al centro della famiglia…; l’Apprendista al centro del Tempio…; l’innocenza, al centro dell’Evoluzione e della lotta per la sopravvivenza…; la difformità al centro dell’Armonia…; un soffio al centro della Vita…; un’ombra al centro della Luce…; l’incompleto al centro del Completo…; la Terra al centro dell’universo solare…
Sarebbe un paradosso, tutto questo, se non fosse invece riconducibile alla più antica ed elevata Saggezza: TUTTO è UNO. Che è quanto dire: ogni essere o partìcola è centrale nell’universo, poiché l’AMORE è Onnipervadente, Inalterabile e non soggetto a flessione. Orbene percepire la centralità di ogni soffio di vita, nella VITA, credo possa infondere negli esseri spirituali tanta armonia e tanta pace: infatti lo Spirito, quando in un individuo opera divinamente, riunisce e conserva ciò che la satanica materia invece scompiglia per terrorizzarci e distruggerci, creando un mortale caos sotto i nostri occhi!
Tutto allora dipende dalla condizione animica di chi osserva il Creato, e se lo rappresenta: il materialista vede la materia al centro di ogni cosa, nel grande come nel piccolo; lo spiritualista vede lo Spirito. Sicché il Maestro spiritualmente illuminato non percepisce gli Apprendisti soltanto in quanto pietre grezze, ma nella loro spiritualità dormente e da risvegliare: per quel Maestro, l’Apprendista è simile al sole ancora invisibile, nell’attesa dell’alba. Come dunque concentriamo lo sguardo verso l’oriente, per rallegrarci al sorgere del sole, così i Maestri debbono concentrarsi sul mondo degli Apprendisti, dal quale sorgerà il Venerabile che occuperà idealmente il centro del Tempio.
Se ogni Loggia è peraltro sovrana, è proprio perché ospita l’Apprendista: il futuro Sole che creerà Fratelli, e li illuminerà della sua Scienza Muratoria.
Non dunque l’Apprendista-persona merita di occupare il centro ideale del Tempio, bensì l’Apprendista in quanto “figura” massonica che preannuncia il Venerabile. Prima che appaia all’oriente, il sole si manifesta indirettamente tramite una flebile luminosità: ci ama e non vuole accecarci… Similmente l’Apprendista è, simbolicamente, la luminosità spirituale che preannuncia il Venerabile (Sole).
Se allora riguardi l’Apprendista come il futuro Sole nel Tempio, gli dovrai molto  rispetto e tanta considerazione, persino sottomissione, anche se gerarchicamente lo sovrasti: soprattutto in questo caso, se l’interiore luminosità rispecchia il tuo rango! Se hai nel cuore il futuro e le sorti della Loggia, sarà perciò bene inchinarti all’umiltà: dovrai tornare (quando necessario) al passato perché non muoia, anzi dia il respiro all’avvenire. Avanzando sul cammino iniziatico, cerchiamo infatti il Sole che si leverà… L’altro, il Sole del giorno precedente, è rientrato nella NOTTE per riposare prima di riprendere lo scettro…
I soli astronomici sono infiniti, ma tutti illusori; nell’Essenza sono UNO: il SOLE, unica REALTA’. Analogamente la COSTRUZIONE è UNA, ma infiniti sono i mattoni.
Tu, Fratello Costruttore, consideri allora la Costruzione che sarà e ti attende, oppure rimpiangi vanamente i mattoni forse già dispersi ed oramai polvere, della Costruzione che fu? Sei insomma capace di guardare al passato, senza rimpiangere il vecchio Sole? Quanto a te, Venerabile Maestro, più di ogni altro Fratello devi volgerti all’Apprendista, il quale sarà Sole quando tu sarai nell’oscurità per gustare la Ricreazione, dopo il Lavoro.

 

Gli individui illuminati e spirituali concepiscono il Geocentrismo in maniera totalmente differente, da come è materialmente visto ed ancora accettato dalla Scienza ufficiale: la quale però non coglie e non considera nell’uomo la parte invisibile e divina, l’entità che all’immaginazione degli intuitivi si manifesta come il centro e il fine della Creazione.
L’illuminato Maestro, che vede la Terra in maniera spirituale, non può non collocarla al centro dell’universo (solare). La Luce divina infatti, aprendogli la visione immateriale, al posto della Terra astronomica gli mostra una Culla! Quella, nella quale dorme il futuro Re del Mondo: l’uomo, immagine del Grande Architetto. Dunque un Fratello che intuisce ed immagina la Terra e non il sole, al centro dell’universo, in modo analogo vede al centro del Tempio non il Venerabile bensì l’Apprendista: ossia l’uomo tenebroso che aspira alla Luce; l’uomo mortale, che lotta per conquistare l’immortalità!
Non è magico, meraviglioso, immenso tutto ciò? Non potremmo raffigurarci una condizione così vicina all’Impossibile, quanto quella vissuta dall’Apprendista: è nelle tenebre, ma riesce a cogliere un salvifico barlume di Luce! È sostanziato di materia, di “polvere”, ma brama lo Spirito! Sa di dover morire, ma lavora, persevera ed impara per presentarsi puro e perfezionato al cospetto dell’Eterno! Sicché i Maestri dovrebbero rispettare e valorizzare l’Apprendista, almeno quanto i saggi individui rispettano la Terra affinché non perda, nell’universo solare, la dignità e la centralità ad essa concesse dalle occulte leggi dello Spirito e dell’Amore.
Dunque il Venerabile, proprio lui che è sul Trono all’Oriente, è tanto più amabile quanto più è umile e lo dimostra: grazie all’umiltà si comporta come un mite e saggio Re verso il suo popolo, e come un saggio uomo verso la Terra: umilmente e fraternamente.
Non differentemente deve mostrarsi ed operare un Gran Maestro, nei confronti di tutti i Fratelli: tanto più siamo chiamati a servire, quanto più fummo collocati in alto…

 

   Vincenzo Tartaglia

 

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