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Riflessioni sul Sufismo

di Aldo Strisciullo    indice articoli


 

Sull'anima pacificata

Aprile 2010

 

Sull'anima pacificata«O anima placata!  28 Ritorna al tuo Signore appagata e appagante;  29 entra dunque coi Miei servi,  30 entra nel Mio Paradiso!» (89, 27-30)

 

Questo versetto del Corano mi è venuto in mente un giorno in cui riflettevo sul senso e sul cammino di una terapia. Spesso, ciò che nel corso di una terapia si cerca di ottenere è proprio la pacificazione tra parti in conflitto del proprio sé. Un aspetto ben importante per un individuo e per il senso della “guarigione”.
La psicologia si occupa di realizzare il benessere, l’unità psichica dell’individuo, imprescindibile per la serenità stessa dell’individuo. Tuttavia, nelle teorie psicologiche, soprattutto quelle di stampo occidentale, manca l’aspetto trascendentale. A mio modo di vedere, una teoria senza trascendenza, non si spinge abbastanza a fondo nella domanda: chi sono? E poi: a che punto sono? E se l’individuo può comunque trovare in sé l’autonomia di tale approfondimento, una teoria senza trascendenza può rimanere intrappolata nella teoria culturale e sociale che l’ha generata o da cui ha preso le mosse, poiché contiene i limiti e le relatività di ogni visione particolare. Le teorie e la cultura sono “croste” dell’individuo, legate al tempo, alle credenze e tutto ciò che è specifico in un dato momento.
Anche la religione può essere considerata, tutto sommato, una teoria sulla realtà e sull’uomo e non possiamo darne per scontati i contenuti e la forma. Ma essa, anche se produce usi, costumi, cultura in senso generale, mantiene invece l’aspetto e il senso trascendentale, necessario al superamento della “teoria” stessa.
Un “conflitto interiore” può essere letto in molti modi, a seconda delle teorie che si applicano. Lo si può vedere, ad esempio, come una mancanza o una cattiva comunicazione interna all’individuo, dovuta a vari fattori, esperienze di vita, ambiente, educazione: noi siamo ciò che abbiamo imparato ad essere (Gabriele Mandel). Fra le parti che non comunicano o comunicano male si generano opposizioni. Se il conflitto si inasprisce, diventa allora disfunzionale e doloroso per l’individuo, il quale soffre inoltre nella comunicazione col mondo esterno e nel rapporto con gli altri individui. Il malessere e il disagio in generale condizionano la vita, le aspirazioni, il cammino di vita delle persone. Per mitigare questa condizione l’individuo ricorre a strategie di compensazioni, a dei palliativi, a illusioni che, seppure “coerenti” con le sue esperienze, non risolvono mai il problema e la sofferenza psichica che ne deriva e rimandano continuamente ai suoi nodi interni.
Pensiamo a questo conflitto come ad una “spaccatura” nell’intimo del soggetto. Come detto ad una mancanza di comunicazione interna. Immaginiamo, per comodità mentale, due o più parti, ognuna con un credo, idee e abitudini, fissazioni e progetti. Queste parti per vari motivi si sono trovate in contrasto nel corso della vita dell’individuo, ognuna cercando di emergere, adeguarsi al mondo, realizzare la propria idea e lavorare per il benessere della persona. Tuttavia, operando una senza conoscere gli obiettivi dell’altra esse non aiutano a instaurare il benessere, né permettono la maturazione completa della persona. Questa condizione diventa un’abitudine inconscia che genera insoddisfazione e, in alcuni casi, appunto sofferenza.
Il percorso religioso o spirituale, corretto e autentico, allora è un momento in cui si realizza l’aspetto terapeutico, ma anche l’aspetto trascendentale (che non vuol dire la negazione del mondo materiale).
L’aspetto terapeutico spinge l’individuo verso la riconciliazione e la riappacificazione interna. La trascendenza spinge l’individuo pacificato, oltre se stesso. Ecco ciò a cui allude dunque il versetto citato all’inizio. Il “paradiso” è il luogo originario senza conflitti, senza opposizioni, dove l’anima gode in tutta la sua interezza del mondo e della pace, in cui non esistono divisioni interne e insoddisfazioni croniche. L’anima e il mondo così coincidono. Nell’animo si riconcilia la frattura antica, originaria, la cui memoria è il motivo del cammino e della ricerca della risoluzione. Nell’animo scompaiono i motivi di rabbia, i rancori, e nel corpo la stanchezza. L’anima è ricondotta alla sua origine, alla sua calma, alla sua più pura esistenza. L’anima insomma è placata.
Nella religione i simboli servono ad indicare il percorso, le tappe intermedie e la meta finale. I simboli sono costruiti con la forza della verità della realtà dell’anima ed è per questo che hanno la potenza e la forza per stimolarne la realizzazione. L’aspetto trascendentale proietta l’individuo, il sé individuale nel sé collettivo, superindividuale. Non esiste più solo il proprio disegno, ma un orizzonte in cui il proprio io si perde, non più individualizzato, in una forza e percezione più vasta, originaria e profonda dell’esistenza.

 

Aldo Strisciullo

 

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