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di Aldo Strisciullo    indice articoli


 

La miniatura islamica: l'ombra e l'assoluto

Dicembre 2009

 

miniatura islamica«Non v'è nulla di cui Noi non si abbia il deposito, e Noi facciamo scendere ciò in misura determinata.»
Corano 15, 21

 

Da questo versetto i sufi hanno tratto le considerazioni sul processo della creazione, considerazioni che si leggono anche nelle Enneadi di Plotino; concetti sulla genesi dell’esistenza delle cose che procedono dalla “mente di Dio” e dal mondo degli Archetipi procedono fino al mondo sensibile. Secondo la riflessione dei Maestri sufi, il mondo procede dall’Uno o Assoluto, manifestando la creazione prima nel mondo degli Archetipi, poi nel mondo dei Simboli e infine nel mondo delle Forme fenomeniche.
Nella miniatura di tipo figurativo, soprattutto nella tradizione persiana e indiana, la peculiarità delle illustrazioni è quella di rappresentare il mondo degli Archetipi. Le illustrazioni sono svincolate dalle contingenze della realtà quotidiana. Infatti, l’assenza di ombre e l’architettura, geometrica e non prospettica, proiettano il soggetto dell’illustrazione in una realtà libera dai vincoli “realistici”, in un piano altamente simbolico e ideale, libero da costrizioni interpretative. Si tratta di un mondo in cui i significati e i termini della rappresentazione rimandano alla realtà degli Archetipi. In queste rappresentazioni sono espressi i concetti di Assoluto, ombra e archetipo, che definiscono appunto un mondo intermedio, di grado superiore, che esprime sul piano concettuale figurato una realtà dell’essere.

 

La miniatura islamica: l’ombra e l’assoluto

 

L’universo, secondo la terminologia sufi, è considerato come l’ombra dell’Assoluto. Qualcosa provvisto di un’esistenza relativa poiché è la determinazione sensibile di un Archetipo. L’Essenza divina, che procede per gradi in direzione della creazione, si manifesta negli Archetipi o nomi e qualità di Dio. L’archetipo quindi è ciò che è contenuto a livello potenziale nell’Assoluto e che si manifesta  ad un livello intermedio fra l’Assoluto e il mondo sensibile. «Il rapporto fra l’ombra e ciò che la proietta può essere comparato a quello esistente fra fenomeno e la causa del suo noumeno. Per produrre un’ombra tre elementi sono necessari: la cosa che proietterà un’ombra, il luogo dove potrà essere proiettata l’ombra e la luce che permetterà di percepirla.» (Laleh Bakhtiar)
Il luogo dove potrà essere proiettata l’ombra è il mondo degli Archetipi (figura 1), «dove si situano le essenze delle cose possibili. Se questo luogo mancasse, l’ombra resterebbe solo intellegibile» (Laleh Bakhtiar). Ad esempio, il seme resta al livello potenziale fin quando non è espresso in una pianta. E così per la forma contenuta in una pasta di argilla, ma non espressa fin quando l’artigiano non ne modella la forma. Ne vediamo l’esistenza quando le forme sono espresse e pensate. Il perché della forma è contenuto nelle leggi che Dio “crea col pensiero”. L’uomo riconosce la bellezza della forma e l’alta idealità contenuta in essa quanto più la forma si avvicina all’armonia e alla proporzionalità assolute. Altrimenti l’uomo non si emozionerebbe davanti ad un soggetto se esso non risuonasse in lui.
«La luce attraverso la quale l’ombra è percepita è ugualmente una manifestazione dell’Assoluto. Illuminando l’universo degli Archetipi, essa proietta sul mondo inferiore dei simboli un’ombra che giunge infine al mondo fenomenico. Se il mondo superiore non velasse la luce e se non proiettasse l’ombra, che è tutto ciò che ci è dato vedere, la luce ci accecherebbe. L’ombra rappresenta la distanza che separa ciò che è luminoso in ragione della sua forma manifesta, come il sole la cui luce è originale, e la luce che la luna riflette per la sua qualità passiva» (Laleh Bakhtiar)
La miniatura islamica: l’ombra e l’assolutoL’assenza di ombre nelle miniature, prova quindi che la rappresentazione è quella del mondo ideale degli Archetipi, dove si riflette la luce divina. Al di sotto di questo “mondo”, c’è il mondo appunto delle ombre, ovvero il mondo fenomenico dove il Sé si identifica con la psiche, la materialità e l’individualità, che in quanto “io” perde la percezione della sua relatività e si distacca dalla totalità e dal senso dell’unità. Mentre noi siamo appunto emanazione di una stessa cosa (l’Assoluto) che si relativizza.
Allo stesso modo, nella miniatura anche l’assenza di prospettiva indica la distanza dal mondo sensibile. La prospettiva architettonica «crea un “immaginale” artificiale definendo in modo troppo netto una terza dimensione che annulla la scoperta personale» (Laleh Bakhtiar), l’intuizione e la realtà sovrasensibile.
Lo schema della figura 2 riassume la discesa dalla natura divina a quella umana e quindi la condizione della luce, da “essenziale” a “riflessa”, come è del mondo fenomenico, creazione e riflesso di Dio.
Poiché tutto nella creazione è simbolo, poiché ogni cosa percepita dai sensi esterni può essere concepita dai sensi interni, per il sufi la visione simbolica si produce quando il simbolo è percepito in presenza della luce della teofania. Questa luce è la conoscenza dell’illuminazione. Il simbolo porge immediatamente il significato che contiene.
Il soggetto della miniatura rappresenta una realtà simbolica che, percepita, svela il senso e la natura della rappresentazione, ovvero la particolare qualità dell’azione divina, ovvero i nomi o qualità. Nell’iniziato questa comprensione trasforma la percezione della realtà e il suo stato psicologico, si realizza uno stato interiore in sintonia con l’idealità del mondo degli Archetipi, così il cammino spirituale è trasformazione del sé.

 

Aldo Strisciullo

 

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