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Riflessioni sul Sufismo

di Aldo Strisciullo    indice articoli


 

Simbolismo e psicologia nel Sufismo

Giugno 2008

 

Simbolismo e psicologia nel SufismoLa Via al Sufismo consiste nell’apprendere la via dell’umanità e dell’Amore. Per questo, l’aspirante sufi procede lungo una Via in cui lo scopo principale è ripulire la ruggine dallo specchio del proprio cuore e far sì che esso diventi il regno dell’unità, anziché la terra della molteplicità.
Questa è una prima parte del cammino. Il sufi intraprende questo viaggio aiutato da un insieme di simboli. Attraverso i simboli, il mistico “trasforma se stesso”. I simboli agiscono sulla psicologia dell’individuo, costituendo il supporto in cui egli, proiettando se stesso, conosce le dimensioni dell’essere e le sue possibilità.
Il primo passo consiste nell’intraprendere il cammino. Quando l’aspirante sufi fa questa semplice considerazione, si muove verso la montagna, ossia dà una direzione, nel vuoto, alle sue forze consce e inconsce. Di fatto, che cosa circonda il ricercatore se non il vuoto? Le domande che egli si pone sono: chi sono? Che cosa sono? Perché sono ciò che sono?
Secondo quanto ha detto lo sheikh Muzaffer Ozak, le quattro vie essenziali verso la fede sono:

  1. sapere che esiste una cosa;

  2. vedere una cosa;

  3. essere in una cosa;

  4. diventare la cosa.

L’incontro col Maestro, controparte delle forze inconsce dell’iniziato, segna l’inizio del cammino all’indietro, pur proseguendo in avanti. Il lavoro di sgrossatura consiste nel liberarsi dei falsi valori, dei preconcetti e delle ipocrisie, cercando di conoscere il proprio mondo personale in relazione al passato e al presente, per poi elaborarlo.
Tagliare i rami della foresta delle illusioni e delle false sicurezze. Abbandonare ogni ideologia poiché, sia positiva che negativa, resta nell’ambito del dualismo della materia. In definitiva, si tratta di decostruire per poi ricostruire, rivedendo interiormente ciò che, per abitudine, era sentito come proprio, invece che realtà di un condizionamento.
Ha detto lo sheikh Muzzafer Ozak: «Nel caso del profeta Abramo ... Egli aspirava a trovare Dio. Guardò la stella più luminosa e disse: “Tu sei il mio Signore”. Poi spuntò la luna piena. Era molto più grande e più luminosa di qualsiasi stella. Abramo guardò luna e disse: “Tu sei il mio Signore”. Poi spuntò il sole; la luna e le stelle disparvero. Abramo disse: “Tu sei il più grande, tu sei il mio Signore”. Venne la notte e il sole scomparve. Abramo disse: “Il mio Signore è colui che cambia le cose e le riporta indietro. Il mio Signore e Colui che sta dietro tutti i cambiamenti”».

 

Io sono? âl-Hallaj ha detto: «attraversa il deserto [...] dell’essere».
Quante volte, con la nostra presunzione, crediamo di “essere”, imponendo i nostri personalismi? E’ necessario liberarsi da questi inutili meccanismi cercando la giusta misura e l’obiettività.
L’iniziato, comincia così a porre nel cuore le radici della propria umanità e della verità. Il sufi in cammino si chiede, a che punto sono? Le domande iniziali, ormai, non lo riguardano più. Chi procede, abbandona le velleità e si affida solo a ciò che via via è più reale, ciò che più lo avvicina a se stesso cioè a Dio.
Il sufi sulla Via impara a guardare dall’alto e a interpretare i segni che lo circondano. La natura delle cose gli diviene sempre più familiare. Vive relazionandosi con gli altri nella forma più corretta, imparando a ricevere, ma anche a dare. Impara ad esprimersi correttamente perché sa che un messaggio mal detto, un discorso fatto per non dire nulla, sono perdite di tempo, oltre che vizi di pensiero. Un attenzione sempre e costantemente rivolta a Dio lo rendono essenziale e ineffabile, utile agli altri, positivo, incoraggiante, “amante” della vita. Vive il presente perché è l’unico tempo che ha realmente a disposizione, essendo il passato ormai passato e il futuro di là da venire. Il presente e il futuro sono come i concetti del Paradiso e dell’Inferno, due buoni inganni per la mente semplice, ma per l’uomo realizzato due nulla rispetto al ricordo unico di Dio, nel “qui e ora”.
Dunque, sbarazzata la mente dagli ingombri della falsa cultura e dalla pseudo-educazione, ancora oggi fondata sul sistema del “ricatto d’amore”, nello specchio levigato del cuore si riflette via via la vita tale e quale essa è.
Così il sufi libero dai limiti dell’individualizzazione è pacificato nel suo mondo interiore. La sua mente spirituale non è legata a nulla essendo egli sempre oltre.
Come scrisse il grande Maestro sufi del IX° secolo, Dhu âlNûn âlMisrî: «prima di compiere il viaggio credevo che le montagne fossero montagne e i mari fossero mari; durante il viaggio scoprii che le montagne non sono montagne e i mari non sono mari; ed ora che sono giunto so che le montagne sono montagne, e i mari sono mari».
Le cose sono ciò che sono, tutto il viaggio consiste nella scoperta di ciò che è già.

 

Aldo Strisciullo

- Articolo apparso sulla rivista Sufismo, n°2/2008

La via al Sufismo. Nella spiritualità e nella pratica di Gabriele Mandel L'immagine a inizio articolo è tratta dalla copertina del libro di Gabriele Mandel: La via al Sufismo. Nella spiritualità e nella pratica - Bompiani - 2004

 

 

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