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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Ancora sull'animalismo

marzo 2012


Nell'articolo di Ottobre del 2010 [Ndr La tecnosophia in rapporto con gli animali] avevamo affrontato “la questione animale” che a nostro avviso rientra a pieno titolo nell’ambito di Tecnosophia: ci chiedevamo allora se gli animali avessero o no una propria individualità e in caso affermativo perché viene loro negata, quasi si volesse cancellare il loro diritto alla vita e oggettivarli come fossero cose, e questo sia per gli animali che sono allevati ai fini alimentari, sia per quelli domestici super coccolati e trattati come peluche.

Dicevamo allora che dietro un cane o un gatto vezzeggiato si occulta l’incapacità di prendere coscienza della nostra brutale natura sfruttatrice nei loro confronti e del nostro orizzonte esistenziale egoista e antropocentrico che ci fa sentire dispoticamente padroni di tutte le forme viventi. Alcune religioni hanno una buona responsabilità su questo, in particolare la Bibbia che veicola concetti come quello che siamo stati creati ad immagine di un Dio che dà licenza di uccidere qualsiasi animale dato che il creato è stato appunto creato per l’uomo.

Noi diamo in continuazione qualità etiche agli animali (buoni, cattivi …). Si tratta di un antropomorfismo che impariamo fin da piccoli, quando ci leggono le favole di Fedro o quando vediamo i film di Walt Disney. Ma gli animali non hanno qualità etiche, siamo noi umani che le abbiamo e perciò sul piano etico dovremmo ritenere che tale diritto non spetti solo all’uomo ma anche agli animali. Il legame con l’animale che il delirio antropocentrico ha voluto in tutti i modi occultare, riemerge ogniqualvolta siamo chiamati a rispecchiarci nella loro sofferenza.

Ci sono più di 5 miliardi di capi di bestiame nel mondo che aspettano (assieme a oltre 50 miliardi di avicoli) di essere scuoiati dalla mano dell’uomo. Dobbiamo pertanto superare il presupposto razzista che designa la specie umana dispoticamente padrona di tutte le forme viventi e considera la fauna in un’ottica antropocentrica solo per soddisfare i nostri bisogni. Se i muri dei mattatoi fossero di vetro, nessuno mangerebbe più carne. Dobbiamo quindi creare le condizioni affinché l’allevamento e la vivisezione non siano più necessari e potremo farlo solo se riusciamo ad abbracciare la tecnosofia che pone la "evoluzione autodiretta", l’autodeterminazione, il superamento di sé, al centro dei propri valori e con largo uso di eugenetica e di ingegneria genetica, giacché le bistecche potranno (e quindi dovranno) essere create prima in laboratorio e poi industrialmente, senza animale, attraverso colture intensive di cellule [Ndr Tecnosophia e la carne artificiale]. Traguardo raggiungibile in pochissimi anni se solo ci fosse la volontà e l’informazione.

Per quanto riguarda la vivisezione, basta solo guardare la puntata di “Uomini e topi” di Report per capire che c’è attorno ad essa una segretezza da filo spinato, efficiente come quella militare, altrimenti non sopravvivrebbe neppure un giorno. Del resto prestigiose riviste come Lancet e Nature hanno pubblicato opinioni contrarie alla vivisezione. Chi continua a vivisezionare (in Italia vengono sacrificati oltre un milione di animali all’anno) lo fa come dogma e come tutti i dogmi bisogna crederci per fede, nonostante i catastrofici fallimenti che hanno fatto definire tale pratica una “bancarotta scientifica”. La vivisezione non funziona, sia perché mette a rischio la tutela e anche il recupero della salute dei cittadini, sia perché sottrae risorse a indirizzi più promettenti e affidabili. Tra qualche anno la vedremo citata nei manuali come un fenomeno storico.

Nella matematica basta una eccezione per inficiare un teorema. Quante ce ne devono essere in medicina? Non sono bastati casi tragici come quello della talidomide che provocò la nascita di migliaia di bambini focomelici, senza gambe o senza braccia, nonostante i test fossero stati brillantemente superati su topi, conigli, cani, gatti, maiali e primati. Neppure sono bastati medicinali come l’Amrinone, il Cliochinolo, l’Eraldin, il Fialuridine, il Flosint, l’Isoprotenerol, il Nomifensine, l’Opren, il Suprofen, lo Zelmid, lo Zomax, che sono stati subito ritirati per gli effetti nocivi sull’uomo. L’Opren, antiartritico sicuro ed efficace sugli animali ha causato 67 morti accertati. Con il Vioxx ci furono 100.000 morti per infarto, mentre con il Cliochinolo tra 10.000 e 30.000 paralizzati e ciechi in Giappone. Quousque tandem, vivisezione, abutere patientia nostra?

E cos’hanno da dire le migliaia di associazioni ambientaliste sul tema? Mangiatori di carne con cervello da gallina e occhi da pesce lesso. Le loro azioni contro la bistecca transgenica o contro gli Ogm è solo una facciata, un riflesso antropologico oggetto di una manipolazione mentale di cui non si rendono neppure conto. Le lobby del “naturale” inibiscono la consapevolezza subdolamente a livello inconscio facendo fare all’utile idiota la levata di scudi per principio contro tutto ciò che non è naturale. Così gli ambientalisti diventano professionisti nello sputare nel piatto in cui mangiano, giacché nulla dicono su migliaia di altri fronti che sono i veri fronti pericolosi: i funghi sono buoni? Beh, ma contengono idrazine che è cancerogeno. Mettete senape dappertutto? La senape contiene allil-isotiocianato, cancerogeno. Anche il pesto, così naturale, così buono, così … genovese, contiene metileugenolo, che è genotossico e cancerogeno. Vi piace la carne alla griglia? La crosta abbrustolita del pane? Le patatine fritte ben dorate? Sono tutte cose che contengono sostanze cancerogene. Allora come la mettiamo?

Per questo motivo Tecnosophia sposa incondizionatamente l'evoluzione autodiretta dell’uomo. L’evoluzione darwiniana (modifica casuale + selezione) è servita per portarci fino qui, ma non ci tirerà fuori. Servirebbero decine di migliaia di anni e l’uomo su questo pianeta non ha tutto questo tempo a disposizione, da come siamo messi, dobbiamo proprio cambiarlo l’uomo, e forse non in nome di grandi sogni di dominio sulla malattia o sulla morte ma perché il collasso per sovrappopolazione, con tutte le conseguenze biopolitiche, sanitarie ed economiche derivanti, è comunque imminente. Solo l’evoluzione autodiretta potrà salvarci perché le modifiche sul corpo umano non saranno più casuali ma programmate dal nostro desiderio. La selezione resta, ma dipende da contesti che sono a loro volta oggetto di modifica progettata per un uomo migliore in un mondo migliore, dove la sofferenza fisica e l'angoscia di morte sono una posta negativa che rappresentano il male nel senso più immediato e indiscutibile, per quell'orrore verso la violenza che è generato dall'empatia con la vittima.

Ecco il punto saliente di tutta la discussione: l’empatia. L'empatia è la capacità di focalizzarci sul mondo interiore dell'altro, e l’altro non è necessariamente un’altra persona. L’empatia può rivolgersi anche agli animali soprattutto se riteniamo che siano dotati di un minimo di coscienza. In genere non proviamo empatia per i vegetali ad esempio e nemmeno per animali che sono molto lontani dal punto di vista evolutivo, ai quali non sentiamo di attribuire coscienza. Non ci si commuove per l'uccisione dei pomodori o delle melanzane. I meccanismi psicologici dell'empatia sono innescati da input che muovono la nostra emotività, come la sofferenza che si legge nelle espressioni facciali, negli occhi che ti guardano, nelle labbra che sorridono o piangono, ecc. Vedere un cucciolo di foca ammazzato a bastonate provoca molta più empatia di un embrione staccato dall’utero, per il semplice fatto che nessuno può provare empatia per un embrione, che peraltro nei primi giorni è più piccolo della punta di uno spillo ed è per questo che chi vuole suscitare empatia pubblica foto di feti di 8 mesi o di neonati, ma non di embrioni.

Infine, c’è da dire che prima o poi la tecnosofia, la saggezza della techné, finirà per vincere. Per quanto i bioluddisti remino contro, per quanto gli ambientalisti della domenica facciano manifestazioni contro il mais transgenico, essi saranno per sempre indegni della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo. Sono il freno e le erbacce che ne soffocano lo sviluppo. Qualche tempo fa in una trasmissione televisiva c’era un servizio dove si diceva che in un futuro non troppo lontano potremo avere organi rigenerati o riparati, tutti nostri, non protesici o impiantati, carne della nostra carne, perfettamente funzionanti ed identici a quelli originari. Naturalmente c’era meraviglia e anche una certa incredulità tra i presenti, ma traspariva una totale accettazione da parte del pubblico. E’ ovvio che arriveremo a tali risultati solo sperimentando sulle staminali, ma dov’era andata tutta la querelle sulle staminali? Dimenticata. A nessuno è venuto in mente dire alcunché su questo aspetto.

Di fronte ad un futuro così eccezionale, tutti sembravano d’accordo, e non poteva essere altrimenti, trattandosi di un risultato largamente condivisibile e auspicabile. Il che significa che alla gente interessano poco le sottigliezze delle dissertazioni o le complicate disquisizioni sulla bioetica. Basta solo che possano vedere i risultati straordinari di una qualunque manipolazione genetica sull'individuo, che ogni resistenza verrà superata come per incanto. Per ora nell'immaginario collettivo domina la visione catastrofista imposta dalle lobby del potere che non vogliono i cambiamenti. Sono i “pastori” sempre al lavoro perché le pecore restino pecore. Ma siccome anche costoro godranno dei benefici della manipolazione genetica, non sarà più credibile agli occhi della gente vedere che da un lato sbraitano contro i “mostri” creati con la manipolazione genetica, e dall’altro ne attingono poi a piene mani.

Le teorie “mortaliste” (quelle secondo le quali bisogna rassegnarsi alla sofferenza, alla malattia e anche alla morte perché essa fa parte della vita, le dà il senso, ecc. ecc.) faranno il suo tempo e riempiranno i libri di storia delle future generazioni che si chiederanno come mai potevamo essere così ingenui amanti della morte e della sofferenza. Forse anche in futuro ci saranno quei quattro gatti invasati che si opporranno a questo progresso, ma la stragrande maggioranza andrà verso un futuro tecnosofico. Quindi prima o poi la tecnosofia vincerà la sua battaglia e la possibilità di mettere al mondo individui più forti, più robusti e vigorosi, più sani e resistenti e soprattutto più longevi non potrà che essere accettata e voluta dai più, imponendosi sulle resistenze degli immancabili oppositori.

 

   Walter J. Mendizza

 

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