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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Essere contro gli Ogm è un crimine contro l'umanità

Luglio 2016

 

Non è facile comunicare razionalmente utilizzando dati, numeri, statistiche, grafici. La gente che si informa su internet clicca più facilmente su foto di animali maltrattati o di bambini sofferenti o racconti di storie drammatiche. Questo produce disinformazione perché parlare alla pancia è più facile che parlare alla testa. Nell’ambito della disinformazione globale in cui siamo immersi, un tema ricorrente di questa rubrica è la difesa degli Ogm. Ormai tutta l’impalcatura antiscientifica che è stata messa in piedi contro gli Ogm è crollata. Tuttavia sappiamo che quando una leggenda metropolitana riesce ad avere una massa critica, acquista vita indipendente e non la si ferma più. È come se continuasse per inerzia perché si autoalimenta: cresce e si sviluppa nelle persone che vogliono liberarsi dal peso di doversi confrontare da soli con la verità.
Facciamo rapidamente il punto della situazione, lo stato dell’arte degli Ogm. Quello che sappiamo con certezza è che ci sono due ingredienti importantissimi nell’evoluzione: le mutazioni e la selezione naturale.
Mutazioni

  1. Tutto ciò che vive è fatto di cellule e le cellule hanno dentro il Dna (le istruzioni per creare quell’organismo);

  2. Ogni volta che una cellula, per qualsiasi motivo, si riproduce (duplicandosi), c'è un dispositivo che si occupa di "copiare" il DNA. Questo avviene per tutte le cellule, da quelle dei capelli a quelle del cuore, e anche quelle destinate a diventare un altro organismo (semi, ovuli, spermatozoi…).

  3. Accade (per fortuna) che questo dispositivo ogni tanto sbagli. Se la cellula copiata è quella di un organo, va da sé che non accade nulla, ma se la cellula copiata è una di quelle destinate a diventare un altro individuo, questo nuovo individuo sarà un mutante, cioè nascerà con una piccola variazione casuale (orecchie a sventola, braccia più lunghe, mani con 6 dita).

  4. La stragrande maggioranza dei mutanti non nasce neppure, altri nascono e muoiono subito, ma c’è una percentuale di mutanti che subisce modificazioni non letali e che dovranno accostarsi alla vita.

Selezione naturale

  1. Se la mutazione aleatoria rende il nuovo individuo "più adatto" a vivere nell'ambiente in cui si trova probabilmente quell'individuo vivrà di più, si riprodurrà di più e la mutazione verrà trasmessa ai suoi discendenti.

  2. Se invece la mutazione lo rende "meno adatto", l'individuo avrà meno chances di vivere e riprodursi e la mutazione non si trasmetterà ai discendenti. Alla lunga, se la modifica è tanto più adatta da diventare un vantaggio sostanziale, gli individui che ce l'hanno finiranno per prendere il sopravvento.

Circa 10 mila anni fa l’uomo scopre la coltivazione e l’allevamento e inizia ad interferire con la selezione naturale, modificando tutte le specie animali e vegetali che alleva e coltiva. I cani ad esempio non esistono in natura, ma sono stati selezionati dal lupo con opportuni incroci creando, di fatto, tutte le razze che conosciamo. Questo vale per gli animali domestici, per quelli di allevamento e per tutta la frutta e la verdura che coltiviamo. Agli inizi del secolo scorso si è capito che la selezione naturale è molto “pigra” e aspettare che una pianta faccia (casualmente) frutti migliori per poi selezionare i suoi semi, per quanto efficace, è un meccanismo troppo lento. Fu così che nacque l’idea di iniziare ad agire sulle mutazioni. Ogni volta che un essere vivente viene stressato, si producono più mutazioni in tutte le cellule. Quindi si è iniziato a cercare modi per stressare le piante (tossine, radiazioni, sollecitazioni meccaniche, termiche, ecc.). Tra gli elementi che più generano stress ci sono le radiazioni. Così, nel secolo scorso si scoprì che bombardando un campo di grano, con neutroni e raggi gamma (mettendo nel campo del Cesio radioattivo ad esempio), i semi che ne vengono fuori fanno piante piene zeppe di mutazioni: moltissime piante muoiono subito o durano pochi giorni, altre crescono storpiate, altre ancora sono piante un po’ diverse che nascono con qualche “difetto” che però viene considerata una virtù, ed ecco che vengono subito selezionate.
Con questo metodo, nella seconda metà del secolo scorso (quando non c’erano ancora gli ambientalisti) si è selezionato il grano duro con il quale oggi facciamo la pasta che mangiamo. Si tratta di un brevetto italiano. Non esiste nulla che sia più Ogm del nostro grano, e tuttavia è possibile paradossalmente fare addirittura coltivazioni “bio” di questo grano senza che nessuno dica nulla. Anzi. I pochi ambientalisti che sanno queste cose le tacciono in omaggio alla disinformazione che permette loro di prosperare, quelli che non le sanno sono ancora più colpevoli perché oggigiorno l’informazione è a portata di click e quindi meritano tutta la disistima possibile, per essersi schierati dalla parte dei “buoni” (a nulla) senza informarsi e per essersi lasciati condizionare dal buonismo d’accatto e dai principi di cautela sbandierati come specchietto per le allodole.
Stressare intere piantagioni con bombardamenti radioattivi era tra le peggiori cose che si potevano fare, e l’abbiamo fatto. Stressarle per poi andare a pescare tra le poche piante sopravvissute qualche mutazione che sia conveniente per l’industria, grida vendetta al cielo ma gli ambientalisti sempre pronti a urlare contro le multinazionali, su queste cose invece si inchinano e applaudono compunti all’eccellenza italiana della pasta di grano duro. Oggi sappiamo di più su queste mutazioni e soprattutto sappiamo come procurarci una sola piccola mutazione mirata senza interferire sul resto del Dna. Ma oggi che abbiamo finalmente la capacità di modificare geneticamente le piante senza necessità di bombardarle con raggi gamma e Cesio radioattivo, oggi che abbiamo raggiunto questo livello di scienza e di conoscenza, che possiamo cullarci sulla tecnosofia, sulla saggezza della tecnica, agendo in maniera chirurgica e ragionata sui singoli geni, ebbene, oggi noi italiani stiamo mandando tutto in vacca e addirittura vietiamo gli attuali Ogm che sono di gran lunga molto meno modificati (geneticamente) del grano duro ottenuto a colpi di neutroni e raggi gamma.
Dunque la totalità dei prodotti che mangiamo ogni giorno proviene da organismi geneticamente modificati dall’uomo nel corso degli ultimi 10.000 anni, intervenendo in maniera artificiale sul meccanismo di selezione. Nell’ultimo mezzo secolo o poco più, l’uomo è intervenuto anche sulle mutazioni genetiche bombardando a 360 gradi tutti i geni delle cellule. Tuttavia tutto questo non è Ogm per la normativa europea, che invece definisce Ogm solo gli organismi ottenuti agendo sui singoli geni. Un suicidio collettivo fatto passare con la demonizzazione della parola Ogm che è diventata un mostro mediatico. Se un giapponese proveniente da Fukushima portasse una pianta che grazie alla radioattività produce melanzane da 4 kg potremmo tranquillamente riceverla e addirittura coltivarla in modo conforme al capitolato “Bio” e venderla con il marchio Bio, senza nemmeno avere la più pallida idea del perché quella pianta produce melanzane giganti. Se invece i nostri scienziati studiano cosa è stato modificato nel genoma di quella melanzana e poi la riproducono in laboratorio, è una fatica di Sisifo, non serve a nulla in quanto tale pianta non può essere coltivata in Italia, giacché nel nostro Paese non si possono coltivare Ogm, nemmeno per fare ricerca.
La ciliegina sulla torta di tutto quanto abbiamo detto finora la si può scoprire navigando nel sito www.ilpost.it/2016/07/02/premi-nobel-contro-greenpeace-ogm dove si può trovare una lettera aperta sottoscritta da ben 110 premi Nobel sui circa 300 attualmente in vita. La lettera è indirizzata ai governi di tutto il mondo e ai capi dell’organizzazione ambientalista Greenpeace, affinché riconsiderino la loro posizione contraria agli alimenti geneticamente modificati e in particolare al Golden Rice (varietà di riso ottenuta tramite una mutazione genetica prodotta in laboratorio che rende il riso capace di sintetizzare la vitamina A). Nel mondo ogni anno muoiono 670.000 bambini per carenza di vitamina A, e circa mezzo milione è colpito da cecità infantile sempre per mancanza di vitamina A. Questi bambini potrebbero essere salvati dal golden rice, considerato un mostro Ogm perché nel riso viene inserito il gene che consente alle carote di produrre il carotene, la vitamina A. Questo carotene dà la classica colorazione alle carote e fa diventare giallo il riso ed è per tale motivo che viene chiamato golden rice. L’atto di accusa degli scienziati contro Greenpeace è durissimo e l’azione di contrasto della famosa organizzazione ambientalista viene definita “un crimine contro l’umanità”. Un altro genocidio ad opera del becero ambientalismo.

 

   Walter J. Mendizza

 

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