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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Stato invadente

novembre 2014


Com’è noto il mancato uso delle cinture di sicurezza comporta una sottrazione di ben 5 punti della patente. Il meccanismo è quello della c.d. patente a punti introdotto in Italia dal 1º luglio 2003 e attraverso il quale ogni automobilista si vede togliere punti quando viene pizzicato a commettere qualche infrazione del codice della strada. Se dovesse arrivare a perderli tutti gli viene revocata automaticamente la patente.

Tuttavia una cosa è non dare la precedenza ai pedoni sulle strisce, un’altra è circolare senza casco per le moto o non fare uso delle cinture, ché, nel secondo caso non si mette in pericolo la vita altrui. Eppure lo Stato ci penalizza fortemente anche se abbiamo un comportamento pericoloso solo per noi stessi. Perché? È lecito limitare le scelte autodistruttive di una persona sulla base di un preteso compito “paternalista” dello Stato? È lecito farlo per una questione di costi sulla collettività? Se sì, quali comportamenti dovrebbero venir sanzionati e quali no?

Il problema non è di poco conto perché implica decidere se si debba accettare oppure no che lo Stato abbia il compito di proteggere i cittadini da sé stessi (come nel caso dell’obbligo di casco e cintura). Il nostro Paese è uno dei più vecchi al mondo, cioè con una età media della popolazione molto elevata; la popolazione anziana tende a vedere di buon occhio che tra i compiti dello Stato ci sia quello di proteggere i cittadini. Più è totale questa protezione e meglio è. Lo Stato protegge i suoi cittadini a 360 gradi, da tutto e da tutti, anche da sé stessi, adottando di volta in volta regimi proibizionisti sulle droghe o scoraggiando il fumo di sigaretta o penalizzando le slot machine perché provocano dipendenza patologica, ecc.

In realtà è tutta una finzione perché lo Stato si traveste da buonista ma quello che gli interessa è mettere le mani sui nostri portafogli. Quando si capì, ad esempio, che la sigaretta elettronica stava facendo crollare le entrate erariali provenienti dalla vendita delle sigarette normali, si è proceduto subito a super tassarle. Il fumo hi-tech è stato equiparato a quello tradizionale e, forse per questo, molti sono tornati alle vecchie abitudini più “analogiche”. Il fenomeno di costume delle c.d. e-cig si è insomma esaurito in fretta grazie all’avidità di uno Stato che si presenta come protettore ma al quale non gli interessa nulla della nostra salute. Ma perché ci vuole proteggere a tutti i costi? Se uno ha comportamenti che non danneggiano nessuno, caso mai solo sé stesso, che senso ha punirlo?

Ricordiamoci che “punire” qualcuno significa comunque che qualcun altro gli deve star dietro, ché se viene beccato nel comportamento autodistruttivo scatta l’iter burocratico della pena: forze dell’ordine, procure, servizi sociali, ecc. Che senso ha mettere in piedi tutto questo ambaradan? Saranno o no fatti suoi se uno decide di accettare il rischio di cadere dalla moto e rompersi la testa per non essersi messo il casco? O di prendersi un cancro per essersi riempito i polmoni di catrame perché ha deciso di fumare…

Lo Stato non deve svolgere nei confronti dei cittadini alcun ruolo di guida o di protezione. È intollerabile che chiunque e tanto più lo Stato si intrometta nelle proprie scelte, le valuti, le giudichi e cerchi di orientarle come pare a lui.

La giustificazione che si sente spesso afferma che decidere di autodanneggiarsi non riguarda soltanto sé stessi, ma anche tutti noi: perché se uno si spacca la testa per non essersi messo il casco sarà necessario curarlo, o se si droga occorrerà disintossicarlo e se fuma tre pacchetti di sigarette al giorno finirà con un tumore ai polmoni e bisognerà curarlo, alla fine il costo di tutte queste cure e a carico della collettività.

Sembra un discorso logico a prima vista, ma a una analisi più attenta non lo è affatto: se accettiamo questo assioma non possiamo non estenderlo a tutti i comportamenti potenzialmente rischiosi: lo Stato dovrebbe evitare che le persone ingrassino e quindi dovrebbe vietare i fast food e gli hamburger con patatine fritte e che dire dei dolci fatti con zucchero raffinato? Per non parlare delle farine 00, o dei grassi idrogenati che sono venduti in supermercato…

Si finisce per stilare una lista di comportamenti che dovrebbero essere vietati ma è una lista infinita: anche il colore delle automobili finirebbe per essere regolamentato atteso che le macchine gialle o bianche si incidentano di meno di quelle grigie. Ma anche stare troppo tempo seduto davanti alla tv o a un pc è dannoso, o bere bevande zuccherate o cibi con troppo sale. Sono tutte cose che producono migliaia di malati l’anno, malati che sono ugualmente costosi per la società. Ma scegliere il colore della propria autovettura o decidere di lavorare tutto il giorno davanti a un pc sono scelte di vita individuali proprio come quella di fumare o non mettersi la cintura di sicurezza o il casco. Quindi se si decidesse di non curare un fumatore si dovrebbe fare altrettanto per un mangiatore di merendine o uno che si disseta con bevande gassate e zuccherate, ma anche per uno scalatore di montagne o per uno che si butta in parapendio…

D’altra parte perché lo Stato non defiscalizza le coltivazioni biologiche o gli allevamenti biologici? E perché non carica di accise il cibo spazzatura pieno zeppo di grassi idrogenati che invade i nostri supermercati? Come mai, nonostante sia noto che condurre una vita sedentaria è letale per il sistema cardiovascolare, non si obbligano le persone a fare attività fisica? E come mai non si eliminano gli eccessivi carichi di stress visti i danni che causa al sistema nervoso? E non si pensi che siano cose da poco, ché, ogni anno queste quisquilie producono decine di migliaia di malati costosissimi per la collettività e li producono sulla scorta di scelte di vita individuali, proprio come quelle di fumare o non mettere la cintura.

 

   Walter J. Mendizza

 

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