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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

La Bellezza: un benefico enigma

Di Antonio Girardi

Giugno 2013

 

La riflessione su un tema tanto importante qual è quello della Bellezza fa sì che sullo sfondo emerga quel concetto archetipale tanto caro alla cultura classica che evidenzia come il Bello ed il Buono finiscano per costituire qualcosa di unitario, una sorta di quid che appare ai confini della Coscienza quando l'uomo cerca il Vero con animo puro.

Ponendoci con semplicità di fronte a questo concetto scopriamo ben presto quanto sia difficile definire concretamente la Bellezza. La nostra osservazione spazia dalla Natura all'Arte, dal Misticismo all'Amore: ovunque la Bellezza affiora e finisce per entrare prepotentemente perfino in noi stessi.

A tutti è capitato di esclamare sinceramente: "Com'è bello!" o di pensare di aver fatto una "cosa bella" o anche di vedersi - sì, almeno una volta! - "belli".  Pare quasi che il concetto di Bellezza sia un po' come quegli aspetti universali che tutti conoscono ma nessuno sa definire. Una sorta di benefico enigma.

Non ci resta allora che affrontare la questione dal lato opposto, provando ad osservare ciò che la Bellezza non è. E certamente non c'è Bellezza nella paura, nell'ignoranza, nell'egoismo. Paradossalmente, dopo aver affermato che la Bellezza è ovunque, possiamo altresì affermare dove manca.

Krishnamurti focalizza la questione su una qualità della mente:

 

"La bellezza non si trova nei musei, nei dipinti, nelle sculture o ascoltando un concerto; la bellezza non è in un poema o in un bel cielo al tramonto, o nella luce che brilla nell'acqua, o nelle proporzioni di una bella costruzione. C'è bellezza soltanto quando la mente ed il cuore sono completamente in armonia con le cose; e la bellezza non può essere percepita da una mente limitata che sa vedere soltanto il disordine di questo mondo".

 

Queste parole di J. Krishnamurti contengono un'eco vasta e dirompente perchè conducono ciascuno di noi a chiedersi: "Io percepisco il mondo come Bellezza o come disordine?". Il singolo può vivere il mondo come Bellezza e lo può fare quando è in grado di andare oltre gli inganni della mente concreta. In questo senso, certamente, le vie dell'arte possono condurre alla Bellezza, specie se consideriamo l'arte come un passaggio e non come un risultato.

Il poeta tedesco Holderlin affermava in proposito che: "L'arte è il passaggio dalla materia alla cultura e dalla cultura alla natura". E c'è poi tutto il filone artistico-letterario russo che si riconosceva nell'affermazione: "La bellezza salverà il mondo".  Mi riferisco a Dostoevskij, a Tolstoj e a Roerich, che concepivano la bellezza non come un fatto estetico bensì come una situazione dello spirito.

Ma anche la via della scienza può schiudere la nostra coscienza alla Bellezza. Jinarajadasa affermava in proposito:

 

"Noi non notiamo soltanto, quando studiamo gli elementi chimici, una soverchiante Saggezza, ma avvertiamo anche, con un senso di meraviglia e di ammirazione, un lavoro che è squisito per simmetria e proporzioni. Quando avremo innanzi ai nostri occhi il diagramma che mostra in dettaglio la costruzione di tutti gli elementi chimici della Legge Periodica, questo senso di meraviglia sarà simile, in potenza, a quello avvertito contemplando un edificio perfetto come il Partenone od il Taj Mahal. Perchè, quando il Logos costruisce, egli costruisce in Bellezza e tutta la natura è opera sua".

 

Anche la filosofia ci porta lungo le strade del Bello e, in questo senso, immortale resterà la pagina tratta dalle "Enneadi" di Plotino:

 

"Ecco perchè, quando si dice "bellezza", è necessario prescindere da una forma determinata e non porsela davanti agli occhi per non cadere dal Bello vero a cose che si dicono belle soltanto perchè ne partecipano oscuramente. L'idea che è senza forma, in quanto idea, è sempre bella anche se tu la vada spogliando di ogni forma: anche di quella pensata per la quale affermiamo che una cosa differisce da un'altra, come differiscono fra loro, pur essendo tutt'e due belle, la giustizia e la temperanza. L'intelligenza, quando pensa una cosa particolare, sminuisce se stessa, anche se colga tutti insieme gli esseri che sono nel mondo intelligibile; se li coglie singolarmente, possiede soltanto una forma intelligibile; se li coglie tutt'insieme, coglie, per così dire, una forma differenziata, ma è tutt'ora manchevole, poichè è necessario che contempli, al di sopra di quella, ciò che è assolutamente vario e non vario insieme, al quale l'anima tende senza poter dire perchè ami un essere così sublime; mentre la ragione afferma che questo è l'Essere vero, poichè la realtà di ciò che è più alto e più desiderabile consiste in ciò che non ha nessuna forma. Perciò, qualunque sia la cosa che tu mostri all'anima, se essa si riduce ad una forma, l'anima cercherà sempre, al di là di essa, qualcosa d'altro che le ha dato la forma".

 

Tuttavia, definizioni e testimonianze, che pur ci stimolano sulla strada della comprensione della Bellezza, non possono sostituirsi alla "nostra" ricerca, al "nostro" cambiamento individuale, al "nostro" individuale incontro con la Bellezza. Un incontro da realizzarsi non in un futuro lontano, ma "qui ed ora", in quel presente che profuma d'Eterno e che si libera dei vecchi schemi, per lasciare il posto a "ciò che è".

Sapremo allora certamente comprendere i versi di Gibran Kahlil Gibran: "La Bellezza è la vita, quando la vita rivela il suo profilo benedetto. Ma voi siete la vita e siete il velo. La bellezza è l'eternità che si ammira in uno specchio. Ma voi siete l'eternità e siete lo specchio".

 

   Antonio Girardi

 

Il dr Antonio Girardi è il Segretario Generale della Società Teosofica Italiana dal 1995. E’ autore di numerosi articoli pubblicati in riviste italiane e straniere ed ha tenuto conferenze in Italia ed all’estero. Dal punto di vista professionale dirige una  Fondazione che si occupa di formazione, di progetti sull’innovazione, di creazione di nuove imprese e di inserimento lavorativo dei giovani. E’ anche impegnato in campo sociale e culturale.

 

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