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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

Cerca la via  

Di Radha Burnier

Novembre 2014

 

I ricercatori pensano spesso che la verità sia lontana e che si debba trovare una via verso questa verità. Tale concetto ha generato molti problemi e fa cadere le persone nell’inganno di essere alla ricerca della verità, e perfino di seguirla, mentre in realtà stanno vivendo vite distruttive, creando antagonismo e dolore. I “credenti” di ogni religione, ciascuno con il proprio sentiero verso la verità, a causa della loro devozione per essa creano una barriera tra sé e gli altri. La loro “via” è cosparsa di conflitti, tuttavia sostengono che il loro scopo è la verità.

Radha BurnierPoiché il motto della Società Teosofica è “Non vi è Religione Superiore alla Verità”, i suoi membri debbono verificare se la verità sia davvero al termine della via, o intrinseca alla via stessa e se cercare la verità e trovare la via siano due cose differenti.

Ma che cosa è la via? Si è parlato dell’esistenza di molte vie. La Bhagavad Gita afferma: “Per qualsiasi via gli uomini mi avvicinano, così io li accolgo”, suggerendo così l’esistenza di una varietà di sentieri. A volte si sente dire che le diverse religioni sono vie adatte ad un particolare secolo, società e temperamento. Se immaginiamo una circonferenza attorno ad un centro, si può dire che ciascuna abbia inizio in un punto della circonferenza, ma che tutte convergano verso il centro. Nei punti esterni sono tutte separate, ma alla fine giungono al centro dell’unità e dell’armonia. Di conseguenza, quale che sia il sentiero che gli uomini percorrono per avvicinarsi al centro, essi raggiungono la verità.

La Luce sul Sentiero insegna che la via per una qualsiasi strada non si trova con la sola devozione, con la sola contemplazione religiosa, col solo lavoro, con auto–sacrificio e così via. Altri pensano di appartenere ad un settore specifico, quale il sentiero del servizio, o quello della conoscenza o quello della devozione. Ciascuno si attacca al proprio percorso e rimane separato dalle persone su altri sentieri. Se in qualche modo ha un punto di vista più ampio immagina, come già detto, che l’armonia e l’unità si trovino alla fine del sentiero, nel centro. Ma il centro immaginario corrisponde spesso al preconcetto della verità di ogni singola persona. Il fanatismo e il dogmatismo esistono perché la direzione del sentiero è predeterminata, la “verità” è ciò cui la mente è già attaccata. Di conseguenza il sentiero è, fin dall’inizio, fonte di conflitto.

Può il conflitto portare alla verità? Può il senso di separatività generato dall’attaccamento ad una specifica via portare l’illuminazione? Se così fosse equivarrebbe a dire che la verità non è collegata con la bontà e che il sentiero può essere separato dall’amore. Ma la via non può essere differente dalla verità, e la verità può manifestarsi sulla via, poiché ogni vero passo sul sentiero è un’intuizione della verità e, se non vi è nuova luce, allora non è un vero passo sul sentiero.

Tutti i sentieri possono forse essere riassunti in uno: è la via dal sé al non sé, dall’egoismo all’amore universale. Quale altro sentiero vi può essere? Se qualcuno fa anche un solo passo dall’egoismo verso uno stato di fratellanza o amore, allora questo moto interiore è verità. Quindi, la verità non può essere separata dal sentiero.

Il concetto di sentiero, in termini di acquisizione di conoscenze, ottenimento della beatitudine, ecc. può portare a fraintendere molto, poiché una persona può acquisire grande sapere e tuttavia vivere una vita egoista, facendo danno agli altri e creando intorno problemi e confusione e mentre così si comporta può immaginare che la conoscenza la condurrà alla verità.

Tutto dipende da cosa si intende per conoscenza. Dire semplicemente che lo studio e la conoscenza non sono necessari per condurre una vita spirituale non è sufficiente, benché importante; è ciò che arreca la conoscenza. Similmente risulterebbe deludente assimilare il sentiero col proprio concetto di meditazione. Vi sono persone che meditano per anni e rimangono essenzialmente sempre le stesse – le loro attività e i loro pensieri continuano ad essere profani e mondani mentre, tutto il tempo, può sussistere l’illusione che la verità si trovi al termine di una specifica condotta, il perseguimento della conoscenza o della meditazione.

Anche il servizio può essere di dubbio merito. Si possono compiere belle azioni di servizio ma per esaltare se stessi, dando spazio all’ambizione, alla gelosia o alla competitività. L’antagonismo esiste nell’area del servizio sociale tanto quanto nel campo della ricerca, dell’arte o dell’industria. Gli atteggiamenti della mente umana sono dappertutto i medesimi.

Di conseguenza il sentiero, sia esso quello dello studio, del servizio, della meditazione o qualsiasi altro, lo è soltanto se libera l’individuo dalla fondamentale condizione egoistica, da cui sorgono tutti i problemi, come dal vaso di Pandora. Che bisogno vi è, allora, di cercare la via? La frase ha grande significato, da un certo punto di vista, come detto sopra, ma in un altro senso, ovvero non vi è nulla da cercare, vi è solo un sentiero per ognuno e tale è il sentiero della liberazione dall’oscurità del sé verso la verità dell’amore universale. Qualsiasi altra cosa – studio, meditazione o attività – è secondaria, un mezzo per questa liberazione.

I saggi aiutano l’umanità senza apparentemente, sollevare un dito, il loro stesso essere, i loro pensieri e la loro influenza sono una forza benefica. Il culmine del sentiero è la totale rinuncia al sé.

La via è soltanto una sola. Vi sono vari mezzi da adottare, ma ogni mezzo valido deve portare dall’autoreferenzialità all’amore universale. La via non è separata dalla verità, perché ad ogni passo vi è maggior luce e libertà dall’egoismo. Quindi, in un certo senso non abbiamo bisogno di cercare la via, dobbiamo soltanto percorrerla.

 

   Radha Burnier

 

Estratto dell’articolo pubblicato su “The Theosophist”, dic. 1987.

Radha Burnier è stata Presidente internazionale della Società teosofica dal 1980 al 2013.


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