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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

La Chiesa è contraria alla Reincarnazione?  

Di Edoardo Bratina

Gennaio 2015

 

Ad un analogo quesito riportato su “Gli Arcani”(1), rivista non più in commercio, il noto teologo R.P. Eugenio Ferrarotti afferma esplicitamente: “È vero che la Chiesa non ha mai condannato (sic) ufficialmente la Reincarnazione, sostenuta in special modo dalle religioni orientali. Per ora (sic) non l’approva, non ne parla, perché afferma che la vita terrena è unica come prova sulla terra. Per questa ragione insiste sulla sua preziosità, affinché la si spenda nel migliore dei modi, nella giustizia, bontà e verità”.

A sua volta Padre Andres Roesch, fondatore dell’Istituto Cattolico di Ricerche Parapsicologiche “Imago Mundi” afferma: “La Chiesa dovrà prossimamente confrontarsi con questo problema poiché nel mondo moltissime persone credono più alla Reincarnazione che ad una Sopravvivenza alla morte individuale. Si vedrà fino a che punto sarà possibile un dialogo”(2).

Il R.P. Ferrarotti rispose inoltre al quesito della triplice natura dell’uomo e scrisse: “Circa la distinzione tra l’anima e lo spirito, dirò che è l’anima che informa e dà vita al corpo, di cui si serve per compiere il bene o il male. A volte si usa denominare l’anima con spirito, cioè con la parte spirituale di questo composto che è l’uomo. Se si volesse fare una distinzione netta bisognerebbe dire così: L’uomo è composto di corpo, anima e spirito (!) Ma in questo caso lo spirito sarebbe, secondo la Chiesa ed i mistici, la parte divina che è in noi, la scintilla divina (!) in noi, dono del Creatore e riconquistata dal Redentore Gesù per noi uomini. Come l’anima è la vita del corpo, così lo spirito è la vita dell’anima. È sempre l’anima che eventualmente si reincarna (!) per disposizione divina, nel caso della Reincarnazione”(3).

Queste precisazioni del teologo Ferrarotti confermano la tesi teosofica della tricotomia dell’uomo: corpo-anima-spirito, di cui solo lo spirito è divino e immortale. Ammissione importante è pure quella che la Chiesa non ha mai condannato la reincarnazione: e come avrebbe potuto farlo, con tanti riferimenti espliciti che vi sono nell’Antico Testamento?

Un altro celebre teologo modernista, Ugo Janni, in una nota all’opera di Chambers afferma con tutte le riserve: “Non voglio dire che l’ipotesi della Reincarnazione rientri nell’ambito della fede evangelica rivelata. Essa non ha valore che come ipotesi (?) filosofica, la quale rettamente intesa non è (!) in contrasto con la fede evangelica e che perciò il teologo ortodosso è libero (!) di mantenere come privata opinione”(4).

Il teologo della Chiesa Unitaria rev. W.R. Alger compilò invece già nel 1860 forse l’opera critica più completa sulla Reincarnazione, nella quale tra l’altro mette in evidenza: “ … l’ipotesi che l’anima dopo la morte rinasca in un altro corpo e che le condizioni, il carattere, le circostanze e le esperienze di ogni esistenza successiva dipendano dalle qualità, dalle azioni e dalle cognizioni delle vite precedenti… la teoria della trasmigrazione delle anime è meravigliosamente adatta a spiegare l’apparente caos delle ineguaglianze morali, dell’ingiustizia e di tanti mali presenti della vita umana…”(5).

Dello stesso parere era l’arcivescovo Luigi Passavalli, il quale scrisse al suo amico senatore Canonico Tancredi a proposito della Reincarnazione: “Le mie difficoltà cessarono, lo confesso, perché raffrontandole con i dogmi cattolici ho veduto che si possono benissimo accordare con essi, le idee della Reincarnazione ed anzi, parmi che con esse si spieghino molte cose, fino ad ora arduissime…”(6).

Chi crede nel Vangelo deve necessariamente ammettere la Reincarnazione, poiché la prova più eloquente la diede Gesù stesso quando disse di Giovanni Battista: “… ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto… allora i discepoli compresero che aveva parlato di Giovanni Battista…”(7). Evidentemente Gesù si riferiva al profeta Malachia, il quale predisse la venuta del Messia con queste parole: “Ecco, io vi mando il profeta Elia avanti che venga quel grande e spaventevole giorno del Signore”(8). Inoltre, nel Vangelo di Luca, dove si narra la nascita prodigiosa di Giovanni, leggiamo: “E andrà dinanzi a lui (del Messia) nello spirito e virtù di Elia…”(9). Numerosi altri passi scritturali alludono alla reincarnazione, che in quei tempi era una credenza comune presso gli ebrei, i quali sono incomprensibili senza l’ammissione della teoria della Reincarnazione.

L’evangelista Marco riporta una domanda posta a Gesù dagli scribi e dagli anziani del Tempio, domanda che risulta inintelligibile al lettore che ignora la Reincarnazione. Gli scribi chiesero a Gesù: “Con quale autorità fai queste cose?”. Gesù, anziché rispondere, pose un’altra domanda: “Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini?”(10). Ed essi tacquero, poiché era sottinteso che Giovanni era Elia reincarnato il quale, secondo il profeta Malachia, era il precursore del Messia. Non potevano negare che Giovanni fosse Elia reincarnato, ma ammetterlo pubblicamente avrebbe significato legittimare la missione di Gesù.

La parola “palingenesi” che compare una sola volta nel Vangelo attribuita a Gesù, nel greco classico alludeva alla Reincarnazione, non semplicemente al “rinnovamento” o “rigenerazione”. Infatti Matteo riporta: “In verità vi dico che voi che mi avete seguito nella palingenesi, quando il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua maestà, sederete anche voi sopra dodici troni (anche Giuda?) e giudicherete le dodici tribù d’Israele”(11).

Ciò allude all’antica credenza che, quando l’illuminato raggiunge l’apogeo, anche i suoi diretti discepoli vengono elevati al livello di Arhat.

Si potrebbe facilmente compilare un volume di citazioni tratte dall’Antico e Nuovo Testamento a suffragio della teoria della Reincarnazione ma non è necessaria la ripetizione, se teniamo presente che anche i Padri della Chiesa, i quali furono in diretto contatto con i primi discepoli di Gesù, sostenevano la stessa dottrina. Per esempio Origene afferma che le sue idee su questo soggetto non gli derivavano da Platone, bensì che era stato istruito da Clemente d’Alessandria, discepolo di Panteno, il quale ebbe questa dottrina direttamente dagli apostoli.

In un altro articolo abbiamo ampiamente riferito sulle vicende del Concilio di Costantinopoli per dimostrare che la dottrina della Reincarnazione non è mai stata ufficialmente negata o proibita dalla Chiesa, ma semplicemente cadde in dimenticanza e restò conservata da sette ereticali come quelle dei Pauliciani, degli Albigesi, dei Bogomoli, ecc. e soprattutto dai teosofi anche dei secoli passati(12).

 

È una legge occulta che nessuno può elevarsi al di sopra delle proprie carenze, senza elevare, anche in piccola misura, tutto il corpo di cui è una parte integrante. Allo stesso modo nessuno può da solo peccare né soffrire gli effetti del suo peccato. In realtà non esiste la “separatività”. (H.P. Blavatsky, La Chiave della Teosofia)

 

Lo spirito e la materia, benché in origine siano una sola cosa, quando si trovano sul piano della differenziazione, ognuna incomincia il suo progresso evolutivo in direzioni opposte–lo Spirito scende gradualmente nella materia e quest’ultima ascende alla sua condizione originaria, quella della pura sostanza spirituale. Entrambi sono inseparabili, tuttavia sempre distinti. (H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta, 1°, p. 267, ed. orig.).

 

    Edoardo Bratina

Articolo pubblicato nella “Rivista Italiana di Teosofia”, novembre 1982.

 

NOTE
1) “Gli Arcani”, maggio 1980.
2) Ibid.
3) Ibid.
4) Ugo Janni, L’idea cristiana dell’al di là, Libr. “La Luce”, 1923, p. 30. Cfr. pure Chambers.
5) W.R. Alger, A Critical Study of the Doctrine of a Future Life.
6) A. Begey Favero, Mons. Arciv. L. Puecher Passavalli. ed. Bocca, 1911.
7) Matteo, 17/12–13.
8) Malachia, 4/5.
9) Luca, 1/17.
10) Marco, 11/28.
11) Matteo, 19/28.
12) “Rivista Italiana di Teosofia”, giugno 1979.


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