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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

Le forme-pensiero

Di Silvano Demarchi

Novembre 2013

 

 

L’Idealismo ha sempre sostenuto che l’essenza del reale e quindi anche della materia è pensiero: tesi fortemente combattuta dalle opposte correnti filosofiche come materialismo o realismo. Eppure, se consideriamo che il pensiero nella sua fisicità è energia in vibrazione, assente o quasi la massa, questa posizione speculativa non dovrebbe più stupirci. Non esiste solo l’energia della materia densa, ma anche del pensiero, ed è su questa possibile collaborazione e unione che gli alchimisti effettuavano i loro esperimenti di trasformazione della materia e soprattutto della psiche, ottenendo risultati a quanto pare fuori della norma.

E’ soprattutto sul nostro organismo che il pensiero ha un’enorme influenza, tale da arrestare o deviare le normali funzioni del sistema involontario, come dimostrano i fenomeni di fachirismo, ottenuti dopo lungo allenamento, che ancora stupiscono (insensibilità nei confronti del fuoco, levitazione, sospensione momentanea delle normali funzioni vitali, ecc.).

Grande incidenza hanno il pensiero o la fantasia sulla vita sessuale, dove basta un pensiero, anche peregrino, d’impotenza, ad arrestare l’atto, o viceversa, una fantasia erotica, magari sorretta da visioni, di cui oggi è così prodigo il mercato della ponografia, a risvegliare e attivare la sessualità sopita. Il pensiero che il soggetto ha creato, magari per gioco, e coltivato nella sua intimità, si ritorce poi su di lui come un boomerang, rendendolo schiavo. Questa forma di pensiero avrà una forza ricattatoria e indurrà a ripensare a quella cosa.

Lo stesso discorso vale per i pensieri d’odio e di vendetta o viceversa di angoscia e di paura, spesso sproporzionati al fatto perché ingigantiti dal ripetersi dell’atto pensante, fino a divenire fissazione od ossessione, per cui il soggetto cade in un circolo vizioso da cui non può liberarsi, perché porterà sempre con sé la forma-pensiero, che è venuta ad acquistare una sua consistenza anche fisica, fino a quando per qualche evento non si esaurirà. Rileva con estrema chiarezza E. Bratina: “Queste forme-pensiero una volta create non si dissolvono, ma permangono per un tempo più o meno lungo, secondo l’intensità dell’emozione o del pensiero che le ha create. Queste forme-pensiero restano sempre nell’ambito della persona che le ha generate, stimolandola continuamente a ripetere l’emozione. Pertanto se tale forma-pensiero è benefica (un buon demone), altruistica, costituisce una forza benefica, se essa è egoistica, malvagia diventa un demone cattivo che spinge al male” (Edoardo Bratina in Rivista Italiana di Teosofia, Trieste gennaio 1991, pag. 15).

Queste ultime sono le cosiddette tentazioni del demonio, erroneamente ritenute dalla superstizione popolare come prodotti di un’entità superiore e diversa dall’io.

E’ noto come alcuni romanzieri si trovino soggiogati dal personaggio che hanno creato, il quale assume una vita autonoma e un comportamento diverso da quello che era stato originariamente concepito: il personaggio ingombrante di Claudel o i sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello che rifiutano forme precostituite. Quando l’attività pensante batte troppe volte su un’idea e s’invischia in una rete di connessioni immobili, finisce col costruirsi come una gabbia che la imprigiona e la condiziona: è il caso delle ideologie politiche, religiose, estetiche.

Oggi si tende a scrollarsi di dosso le idee fisse e precostituite, i dogmi perentori pur nella loro indimostrabilità, le fedi assolute, per scoprire invece la libertà della ricerca e attuare la dilatazione della coscienza, l’apertura e l’elasticità della mente con indubbi vantaggi nell’evoluzione dell’io.

La visione del mondo dipende certamente dal colore degli occhiali che si portano, ma ciò che conta è cambiare ogni tanto gli occhiali! Quando il pensiero ossessivo o semplicemente ripetitivo si unisce ad uno stato d’animo, la sua influenza sull’io ingigantisce e la sua forza propagatoria diventa incredibilmente ampia e coinvolgente.

Si sa che la presenza di una persona depressa ha come conseguenza l’abbassamento del tono d’umore di chi le sta vicino e viceversa una persona di alto morale, ottimista, amante della vita, ha la conseguenza opposta. Gli atteggiamenti disforico ed euforico sono tra i più contagiosi e debbono essere considerati non in un’ottica di astratto psicologismo che non spiegherebbe i contenuti reali, ma fisico, di energia vibrante ad ampio raggio o ad alta frequenza. L’energia psichica non sfugge alle leggi della propagazione che valgono per i suoni e le immagini che oggi entrano in ogni casa.

Accanto all’attività elettrica del cervello, espressa in onde di vario tipo, come risulta dall’elettroencefalogramma, pare che altre onde, non ancora registrate, si propaghino dentro e fuori di noi e provochino perturbazioni psichiche di varia entità.

Dinanzi a questa potente forza del pensiero e delle emozioni che rischiano di soggiogare la persona, d’imprigionarla in una rete di combinazioni, di renderla schiava di fissazioni ed ossessioni, che inducono alla ripetitività degli atti, di portarla ad un comportamento fuori della norma con allucinazioni ed esaltazioni di vario tipo, che cosa deve fare il saggio, ossia la persona che tende all’equilibrio delle facoltà psichiche?

Educare la mente ad un vigile e assiduo controllo dei pensieri e di quei pensieri, in particolare, che fanno sorgere le emozioni, come raccomandava Buddha a proposito del “retto sforzo”: “Qui il monaco acutizza la sua mente per evitare il sorgere di cose nocive non ancora sorte, per eliminare cose nocive già sorte, per alimentare cose salutari non ancora sorte e mantenere cose salutari già sorte, farle crescere, portarle a maturità e alla piena perfezione di sviluppo” (Discorso 22, Digha Nikaya).

Risultato del retto sforzo saranno l’equilibrio psichico e quella felicità che solo dentro di noi possiamo trovare, non isolandoci dal mondo e dai suoi beni, ma abituandoci a selezionarli e servircene, senza mai indulgere alle forze negative.

Volendo trarre le conclusioni di questa esposizione, si osserva:

  1. il pensiero nella sua fisicità è energia vibrante;

  2. l’intensità e la ripetitività di un’idea comportano la forma-pensiero che permane per un certo tempo vicino alla persona che l’ha creata, esercitandovi una forza d’attrazione o penetrando nella mente nei momenti di rilassamento;

  3. emozioni e pensieri hanno una loro forza di propagazione che raggiunge altri soggetti;

  4. l’insieme delle forme-pensiero crea il sistema chiuso, l’ideologia unilaterale che ingabbia la mente dell’uomo, togliendogli la sua libertà.

   Silvano Demarchi

 

Silvano Demarchi, già professore di filosofia e materie letterarie negli istituti superiori, preside a riposo e già presidente dell’Associazione Culturale “Dante Alighieri” di Bolzano, ha ottenuto nel 1981 il “Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Demarchi è stato, dal 1982 al 2004, presidente del Gruppo Teosofico “Oriente” di Bolzano.

 

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